< La letteratura ci salverà dall’estinzione di  Carla Benedetti (Einaudi)

Qui di seguito le recensioni di LaLetturaCiSalveraDallEstinzione raccolte col torneo 'sag' (sino alla fase T12. / finale)

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Interessante la tesi per cui la lettura ci salverà dall’estinzione. Da approfondire.

Tullio D’Ambrosio

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Un racconto che parte dalla notte dei tempi, e racconta come il tema della salvaguardia dell’ambiente e del mondo sia un tema davvero antico, fin dai tempi di Noè e della sua Arca. Un pò lento nel modo di scrivere e narrare, ma rimane interessante nelle argomentazioni proposte, e nella loro attualità nonostante siano di periodi ben lontani dal nostro.

Cleo (solo il nome come Madonna, Cher, Adele)

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Una esposizione chiara ed efficace che affronta tematiche di stretta attualità sforzandosi di adottare uno sguardo futuro-retrospettivo, da "acrobati del tempo", rilanciando la doverosa fede nel ruolo salvifico di letteratura e filosofia.

Giorgio Demuru

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La letteratura ci salverà dall’estinzione di Carla Benedetti è un breve saggio che mette a tema il ruolo della letteratura nel far fronte all’emergenza del cambiamento climatico.
Secondo Benedetti, la produzione letteraria può agire come catalizzatore di una metamorfosi culturale che spinga ad azioni drastiche per scongiurare la catastrofe.
Ho apprezzato i numerosi riferimenti bibliografici e gli spunti di riflessione non banali.

Debora Visconti

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“La letteratura ci salverà dall’estinzione” di Benedetti è indubbiamente il testo più intelligente che abbia letto sul tema del cambiamento climatico. È un libro capace di cambiare prospettiva adottandone una nuova e più potente. Con una penna informata e colta la scrittrice ci spiega qual è l’unica via per sopravvivere, ma anche perché non la stiamo ancora percorrendo. È una sgridata che funziona perché non si spiega alzando la voce ma arriva invece a segno con pazienza e abilità. Ci lascia con niente da ribattere, in bocca un mix di sperata speranza e inevitabile amarezza.

Eleonora Simula

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Il titolo si prospetta salvifico: un assioma, finalmente, in un mare di incertezze. O almeno così immagina, speranzoso, il lettore. già dopo poche pagine, si capisce invece, e come biasimare, che non v’è certezza. ma che questo è un bene, anziché un fallimento. L’uso della parola che trova spazio in una società assertiva e aggressiva deve invece ritornare alla sua condizione di dubbio, al suo calibro sentimentale e soggettivo, per ridare slancio all’umanità, che non ricorda più da dove abbia origine.

Deborah Vianello

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Siamo terrestri è il concetto più bello espresso da questo libro, non umani che è limitante e ci fa vedere il resto degli esseri viventi come altro da noi, ma terrestri, tutti abitanti di questa terra. Un invito alla riflessione profonda e al cambio di prospettiva per non rimanere passivi davanti allo spavento dei cambiamenti climatici, ma essere invece capaci di reagire. Per farlo occorre immaginazione, quella che hanno i fanciulli e quella che può essere stimolata dalla poiesis (il fare dal nulla). Un invito a leggere la letteratura ma soprattutto un invito a chi la produce a inserire i temi ambientali. Saggio consigliassimo e molto attuale.

Maria Rolli

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Attraverso le testimonianze di autori antichi e contemporanei, questo saggio traccia una panoramica del ruolo che la letteratura ha ricoperto e potrebbe ricoprire nell’attuale emergenza climatica.
Non si tratta però di una ottimistica profezia, ma dell’indicazione di una possibilità: creare con l’immaginazione e la potenza della scrittura una sensibilità adeguata al momento di crisi che stiamo vivendo, trasformando radicalmente le nostre forme mentali.
Per fare ciò, secondo l’autrice, è necessario che il lettore venga coinvolto non solo nella sfera del logos, ovvero della ragione, ma anche in quella del pathos, del sentimento e della compassione.
Mi convince l’accento sul ruolo positivo che la letteratura avrebbe avuto storicamente nel potenziare il sentimento di empatia, come sostenuto tra gli altri anche dalla filosofa Martha Nussbaum: l’immaginazione narrativa è un’"immaginazione compassionevole", componente importante di una posizione etica "altruistica".
Ma il discorso dell’autrice resta piuttosto astratto, nell’indicazione generica di un sentimento di "essere terrestri" che dovremmo condividere, nella preoccupazione per il mondo a-venire dei "non ancora".
Ciononostante ho deciso di premiare questo saggio, rispetto al secondo, perché è un inno alla potenza rigeneratrice della parola che mi ha commosso profondamente.
Il senso del testo è il richiamo alla letteratura come zona di contatto intimo e profondo tra individui della stessa specie, anche quando si trovano a distanza nello spazio e nel tempo. "Questo strumento stupefacente - sottolinea l’autrice - si è sviluppato nel corso dell’evoluzione umana grazie all’elaborazione di una parola potente e memorabile, orale o scritta che sia, recitata, cantata o letta. Nella lunga storia dell’uomo questo canale non ha trasportato solo conoscenze ma anche sogni, emozioni, sentimenti; non solo pensiero ma anche cellule staminali di ulteriore pensiero, e ha sempre avuto una sua specifica forza di prefigurazione e di rigenerazione."
"La letteratura ci salverà dall’estinzione" è un emozionante invito all’utopia, a ripensare alla potenza della parola, a realizzare una “metamorfosi” del sapere, in cui siano padrone l’immaginazione, l’empatia e una nuova idea di umanità.

Maria Grazia Caldirola

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Divertente ma anche puntuale e stimolante.
Una lettura agevole per un argomento su cui credo si dovrebbe riflettere e poi intervenire a livello politico.

Silvia Iesari

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Un approccio molto interessante al problema della sopravvivenza fatto con sapienza e leggerezza

Aida Iandolo

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Interessante, scrittura fluida, letto volentieri

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L’idea dell’autrice che la letteratura e la bellezza possano salvarci dall’estinzione sembra piuttosto un’utopia e come tale irrealizzabile. Purtroppo l’uomo, in particolare l’uomo centro del mondo di oggi, ha troppa "fame" e avidità per perdere tempo a "leggere" per cambiare. Credo che il Noè citato dall’autrice oggi rimarrebbe da solo sull’arca, nessuno gli darebbe retta troppo presi da nuovi e più grandi obbiettivi da raggiungere.

Massimo Casolaro

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Quello che si evince con chiarezza da questo testo, è che la lettura non ci salverà assolutamente dall’estinzione. Come in una profezia che si auto avvera, già nel vecchio Testamento, alla voce "Noè" è possibile scorgere quale sia la fine dell’umanità. Attraverso il diluvio, moneta di pagamento per i nostri peccati, l’uomo paga il prezzo dei propri errori. E così oggi, tra siccità, nubifragi e temperature folli, il conto si sta presentando senza la possibilità di essere messi in salvo da nessuna Arca. Perchè la conoscenza che ormai abbiamo acquisito non riesce a creare un positivo senso di emergenza? Questa è la domanda dell’autrice, alla quale non è possibile scorgere risposta.

Maria Gabriella Giacinto

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A differenza del primo testo in gara ho trovato piacevolissima la lettura di questo libro. Ben scritto e utile per diversi punti su cui riflettere.

Stefano Della Melina

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La letteratura ci salverà...
Il saggio è non solo interessante ma capace di indurre cambiamenti nelle scelte di vita, "cantiere di metamorfosi" senza ricorrere ai decotto di ayahuasca!
Scritto in modo chiaro ed elegante, il libro è ricco dì citazioni e suggerimenti di lettura.
Il tema della fine della specie umana - che non sembra coinvolgerci e sconvolgerci quanto dovrebbe - viene affrontato sia con lo sguardo scientifico sia con quello umanistico, partendo da una visione olistica che l’avvento del covid avrebbe dovuto estendere più ampiamente: tutti stiamo vivendo dolorosamente l’interconnessione.
Pur pubblicato nel 2021 non menziona il virus, mentre sottolinea i batteri citati da Gadda come esempio dell’allargamento del contesto, richiesto alla produzione letteraria, per inserire la vicenda umana nel quadro cosmico, appannaggio dei soli generi fantastici o fantascientifici.
L’ampliamento di prospettiva e la definizione "terrestri" per tutte le forme di vita sulla terra danno all’opera un grande respiro e a tutti noi la responsabilità di un cambiamento.
Il testo trasmette la gravità del momento "problema mai presentato prima" e nel contempo dona fiducia
alla letteratura e alle persone di poter avviare una rivoluzione incentrata su solidarietà e scelte sostenibili.
Ho molto apprezzato la definizione "terrestri" che corregge anche quella di "Antropocene" che, se è efficace a segnalare la responsabilità della nostra specie, sottolinea una centralità/superiorità dell’essere umano che ci viene dalla tradizione giudaico-cristiana e dell’eredità illuminista.
Bisogna fare qualcosa!

Anna Maria Bientinesi

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un plauso al titolo che condivido in pieno e spero sia di buon auspicio e all’ampia ricerca, ma un po’ pesante per la stagione estiva

Cristina Borin

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Condivido solo il titolo. Trovo che si svolge girando fra scrittori,psicologi, scienziati,filosofi arrivando a una non conclusione sul tema

Michela Ravara

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Carla Benedetti ci dice che l’incosapevolezza del rischio climatico nasce dall’egocentrismo di cui siamo affetti come appartenenti al genere umano, e dalla mancanza di empatia riguardo a quale sarà il destino delle generazioni future. Questo atteggiamento si traduce in una letteratura - il campo specifico di indagine dell’autrice - basata sul realismo, una realtà descritta con un approccio di tipo razionalistico, in una prevalenza della cultura sulla natura. Al fondo di questa analisi, Carla Benedetti evoca, per affrontare l’emergenza ecologica, una forma di letteratura che rompa la separazione tra l’umanità e il suo ambiente di vita, in cui l’umanità stessa venga vista nella sua interconnessione con la vita dei non umani e con le forze inanimate dell’universo.

Gaetano Toro

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Contro la pericolosa deriva dell’uomo che fa parte della natura ed esso stesso é un elemento come lo sono gli altri organismi viventi, l’autrice prospetta una visione catastrofica del futuro poiché il "progresso materiale" nelle società industriali, rischia di creare squilibri biologici tali da rendere impossibile la vita stessa con il rischio di una estinzione di specie. Nel testo vengono citati vari romanzi che in questi anni hanno affrontato le tematiche della crisi climatica e viene sottolineato che quello che manca nella società attuale è la memoria. L’accumulazione di esperienze dovrebbe rendere più sensibili rispetto alle esigenze di una natura fragile. Il contributo della letteratura, la presa di consapevolezza della crisi ecologica, sottolinea l’autrice, è fondamentale e cita le produzioni letterarie odierne e quelle del passato che hanno affrontato il tema. "Dove falliscono la politica, l’economia, il diritto e altri saperi specializzati, può forse riuscire la parola poetica...l’arte?"
Affidare alla letteratura un’impresa di tale portata mi sembra un tentativo utopico.
L’approccio al testo non è stato semplice. Mi ha comunque coinvolta. Per una maggiore comprensione è stato utile, seppur impegnativo, rivedere riferimenti, autori e testi citati.

Maria Canu

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Recensione di: Carla Benedetti, La letteratura ci salverà dall’estinzione. (Perchè scrivete "lettura"?)
Un saggio profondo che prende le mosse dall’emergenza ecologica in cui oggi gli umani si dibattono e si chiede se ci può essere una via d’uscita. Ovviamente sono in gioco le sorti dell’umanità che non sa occuparsi di quelli che verranno. Noè che aspirava a salvare i suoi sa che la salvezza verrà solo dopo la fine. Ma è la stessa tesi dell’Apocalisse mentre si cerca la salvezza dei contemporanei arrendendosi all’idea di Omero che la vita, anche quella deli eroi, è una cosa effimera.
Se, come afferma l’autrice, è necessario cambiare l’algoritmo del nostro ragionamento, l’unica forza utile al cambiamento è la potenza della parola. Allora ci aiuteranno le opere letterarie che, tutte insieme, determinano linee di forza che ci fanno ragionare in modo nuovo.
Ho trovato il ragionamento eccessivamente ermetico, lasciandomi smarrito nel campo della pura astrazione filosofica. Non mi è piaciuto.

Aurelio Miccoli

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Libro complicato, che parte da come i cambiamenti climatici non vengano percepiti come urgenza dai politici e in generale dalle persone e che poi si estende in tanti meandri filosofici e sociologici che dovrebbero chiarirne il perché.
Talvolta mi sono persa nella lettura.
Bellissimo, a mio parere, il racconto di Noè e della costruzione dell’Arca dell’Alleanza e la definizione dell’Acrobata del Tempo.

Barbara Colombo