< La propaganda nell abisso di  Giovanni Mari (Lindau)

Qui di seguito le recensioni di LaPropagandaNellAbisso raccolte col torneo 'sag' (sino alla fase T12. / finale)

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Anche questo non è il mio genere, devo però dire che mi ha fatto riflettere sulle analogie della situazione attuale della guerra in Ucraina. La stampa ha spesso un ruolo importante nelle posizioni dei singoli, sopratutto a quei tempi senza tutte le tecnologie odierne. Il ruolo delle notizie false è una piaga oggi come ieri, ma soprattutto allora quando, forse, con la verità si sarebbero risparmiate tante vittime.

Angela Silla

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La propaganda nell’abisso tratta dell’ultimo disperato tentativo da parte di Goebbels e Hitler di resistere alla disfatta, convincendo il popolo tedesco a resistere e lottare fino alla morte. Per farlo pubblica proprio nei giorni finali della guerra il Panzerbar, un giornale in cui si sostanzia quello che oggi è all’ordine del giorno: la manipolazione e deformazione parossistica dell’informazione, in palese contrasto con l’evidenza della realtà. Sulllo sfondo una Berlino distrutta.
Il libro analizza in maniera accurata i numeri della rivista, con un taglio critico e molto lucido, comparando gli eventi giorno per giorno a quanto riportato sulle pagine del giornale.
La trattazione del tema è asciutta e esaustiva, rendendo la lettura scorrevole e soddisfacente.

Ilaria Nicoletta Roglieri

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La fortuna di questo testo è il farsi leggere sotto la cappa immanente di una guerra nella quale la propaganda martellante e menzognera è pura militanza. Il racconto degli otto giorni del Panzerbar riesce a incalzare nel crescendo dell’inutilità e della crudeltà del sacrificio che i sobillatori potevano evitare ma non hanno voluto. Nulla di romanzato, eppure il ritmo è avvolgente. Da leggere anche le appendici.

Pino Lombardi

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Anche questo libro parla di un altro momento affascinante della storia, in questo caso la caduta del nazismo. In questo caso, però, si focalizza su un singolo aspetto, la propaganda che, anche in quegli ultimi giorni, anche quando tutto era evidentemente ormai perso, non rinunciava a distorcere la realtà, per raggiungere i propri fini. Anche se si fa fatica a comprendere quali fossero, a quel punto, questi fini. La costruzione del libro è certamente suggestiva e scenografica: vengono narrati i fatti come avvenivano realmente, e vengono messi a confronto con quello che si scrive, giorno per giorno, sul "Panzerbär", il giornale edito, probabilmente a cura di Goebbels, all’interno del bunker, dove si consuma la tragedia finale di Hitler e dei suoi uomini.
La dissonanza è drammatica e incomprensibile, in alcuni momenti straniante. Si va veloci verso la disfatta finale, fra ordini omicidi, suicidi eccellenti, atti di eroismo privi ormai di alcun effetto sulla guerra... il tutto raccontato come se si vivesse in un mondo parallelo, alla "The Man in the High Castle", nella disperata attesa di aiuti, che Hitler ed i suoi accoliti sanno bene che non sarebbero arrivati, o addirittura, nella speranza, anch’essa del tutto utopica, che il fronte occidentale si unisse ai tedeschi contro i comunisti Russi.
Il tutto costruito molto bene: gli otto numeri del triste quotidiano, sono riprodotti in copia e gli articoli principali sono pure tradotti. Così, anche chi non legge il tedesco, può farsi una idea meno mediata di quanto scritto dall’autore. Insomma, una lettura affascinante, che mi ha colpito moltissimo.

Pietro Pieroni

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Interessante, una veloce disamina sull’epilogo della propaganda nel termine della seconda guerra mondiale. Sono rimasto coinvolto e sconvolto per i fatti raccontati che, visti da un insolito punto di vista, sono drammatici e purtroppo attuali. Panzerbar oggi ha cambiato nome, telegiornali vari, soprattutto social media hanno raccolto la sua eredità.

Guido Vicentini

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Saggio interessante sugli ultimi giorni della seconda guerra mondiale. In particolare si capisce come il regime nazista abbia continuato a fare propaganda anche in presenza del disastro ormai imminente, mandando in giro notizie false.

Angelantoni Roberto

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Il libro tratta con ricchezza di particolari una situazione che si è sviluppata negli ultimi giorni di aprile 1945 durante l’assedio di Berlino da parte dell’esercito sovietico.
Originale il tema, introvabile persino nei libri dedicati al secondo conflitto mondiale, e precisa la sintetica ricostruzione dei fatti storici.
Esposizione chiara; interessante e da approfondire il parallelo che l’autore propone tra l’utilizzo della propaganda in quello specifico contesto storico e nel mondo attuale che vede la (ri)nascita di movimenti populistici e nazionalistici.

Caterina Durante

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Tutti sappiamo cos’è la propaganda, ma pochi di noi ne conoscono il suo sconfinato potere. Fino a che punto è possibile strumentalizzare un mezzo di comunicazione - in questo caso il giornale del regime nazista, il “Panzerbär” - per sospingere pian piano la massa sul ciglio di un burrone? Quando la persuasione viene orchestrata in modo metodico e programmato, con tutto il supporto politico ed economico necessario, è possibile distorcere la realtà, fino all’autodistruzione nazionalizzata. Un’interessante analisi di Giovanni Mari, coglie la retorica che ha reso possibile quel particolare processo, che ha contribuito al tragico epilogo del Terzo Reich.

Sara Bidinost

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Il libro racconto le ultime giornate in una Berlino invasa dall’Armata Rossa mettendo a confronto la realtà dei fatti con la narrazione del «Panzerbär» («l’orso corazzato»), foglio propagandistico gestito da Goebbels, distribuito a mano e gratuitamente.
E’ un libro avvincente perché rende in pieno l’atmosfera da incubo che regnava nel bunker dove erano rifugiati Hitler e il comando nazista, ma è avvincente soprattutto perché - trasposto ai giorni nostri – ci fa capire che nulla è cambiato nell’uso e nell’effetto della propaganda.
I meccanismi usati da Goebbels sono gli stessi utilizzati oggi: estrema semplificazione ed estrema aggressività; ossessiva iterazione di messaggi, slogan ripetuti all’infinito finché anche l’ultimo individuo non sia riuscito ad afferrarne l’idea. Linguaggio usato in forma di opposizione elementare e immediatamente afferrabile dalle masse e capace di mobilitare le frustrazioni fino a un livello di pura marca reazionaria. Una tecnica basata sulla consapevolezza che la folla è un insieme irrazionale e instabile, suscettibile quindi di un rapido contagio mentale facendo leva sulle emozioni dei singoli: l’opinione pubblica è perfettamente plasmabile.
Mi ha fatto pensare ai No-vax, ai complottisti anti Covid, a Trump e all’assalto al Congresso, a Putin e Zelenski, alla Corea del Nord, per non parlare di alcuni nostri politici.
Lo stesso autore riconosce che molti studiosi individuano forti similitudini tra l’attuale stagione politica e quella degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. Un certo tipo di comunicazione, basata sullo sfruttamento sapiente delle emozioni, fa ancora breccia nelle menti di moltissime persone. Situazione ancora più drammatica oggi che il web e i social mettono a disposizione armi letali per orientare e plasmare l’opinione pubblica, al di là di quanto fosse immaginabile ai tempi di Goebbels.
Conclude dicendo: ”In un’epoca in cui il giornalismo mainstream è preso di mira da un vento populista e qualunquista intenzionato all’abbattimento di qualsiasi autorità di verifica delle notizie, ricordare e studiare le profondità dell’abisso di ignoranza e terrore in cui una stagione politica può far precipitare il mondo – o più semplicemente il mondo della comunicazione – è una necessità urgente.”

Tullia Roghi

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Il «Panzerbär»,«l’orso corazzato», distribuito a mano e gratuitamente dal 22 al 29 aprile 1945 in una Berlino ormai allo stremo delle forze, è l’ atto finale della macchina propagandistica di Joseph Goebbels. L’analisi di Mari ci guida tra le traduzioni dei principali articoli di questo bollettino che fu la voce di una volontà folle e crudele, creatrice di una realtà deformata e allucinata e incurante della vita umana "fino all’ultimo secondo, fino all’ultimo respiro".


marta savino

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Premetto che entrambi i libri sono molto interessanti e meritano di essere letti. Anzi, se "Propaganda nell’Abisso" fosse stato accoppiato a un altro titolo, l’avrei senz’altro votato... quindi in questo caso la scelta è guidata dal solo fatto che bisogna sceglierne uno.
Ritengo che questo libro indaghi molto bene la questione della propaganda politica, sia in generale che in particolare per quello che riguarda il regime nazista. Una lettura interessante che merita sicuramente il tempo che gli si dedica.

Flavia Fulco

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Joseph Goebbels rappresenta il cuore nero del totalitarismo nazionalsocialista e l’architetto di una propaganda condotta fino all’estremo convincimento del sacrificio necessario del patriota tedesco. Come ministro della propaganda aveva avuto modo di organizzare già nel 1938 le PK (propaganda-kompanie) cioè squadre di giornalisti, cineoperatori, tipografi che venivano aggregate ai battaglioni per riferirne le gesta o quantomeno quello che ci si aspettava da loro, allontanandosi dalla realtà storica.
Ma la cosa più stupefacente di JG è la creazione, dal 22 al 29 aprile (Hitler si suiciderà il giorno 30) di un giornale chiamato Panzerbar, l’Orso corazzato, metafora della città di Berlino che si difende strenuamente dall’invasione russa. In queste 4 pagine per 8 uscite si spronano la popolazione e i soldati in un’ insensata resistenza con una narrazione dei fatti che si piega all’esigenza di una propaganda efficace a coinvolgere più persone possibili .
L’autore mette a confronto ciascun numero del giornale con gli avvenimenti realmente accaduti, e per chi legge diventa molto chiara la manipolazione dell’informazione. La propaganda quindi è un tipo di comunicazione falsato già dall’inizio ed è sorprendente vedere come attecchisce nelle menti e nei cuori di una moltitudine di persone. Gli esempi sono molteplici anche adesso a partire dalle campagne elettorali dei nostri politici, alla ben più tragica guerra ucraina dove la propaganda coinvolge entrambi gli schieramenti.

Maria Cacciavillani

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Come viene auspicato dall’autore, un libro per "ricordare e studiare le profondità dell’abisso di ignoranza e terrore in cui una stagione politica può far precipitare il mondo". Viene così presentato un accurato confronto tra la realtà dei fatti storici e la menzogna portata avanti dai contenuti del giornale "Panzerbar" durante il Terzo Reich, illustrando fino a che punto la propaganda è stata in grado di spingersi.

Laura Rasotto

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Il contesto storico raccontato dal libro è già stato affrontato in passato da molti lavori. Qui, alla luce degli ultimi giorni dell’assedio di Berlino, si cerca di rileggere tutto il significato che la propaganda ha avuto nel regime nazista e la tensione autodistruttiva di Hitler e della sua cerchia. L’analisi del giornale pubblicato nell’ultima settimana di Berlino rivela aspetti interessanti. Il linguaggio utilizzato è autorevole e scorrevole.

Emanuele Papa

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La propaganda nell’ abissò è un libro che oggi può risultarci molto utile per capire i meccanismi della propaganda, vissuti anche con la guerra odierna Russia-Ucraina. Il metodo Goebbels è spietato, brutale, ha portato all’annientamento dell’umanità. Il libro è veramente importante, utilissimo, crudele, di non facile lettura però, anche perché il tema è non facile.

Andrea Antinucci

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Attraverso il suo linguaggio fluido riesce ad attirare l’attenzione del lettore che, pagina dopo pagina, si ritrova immerso nel complesso ingranaggio propagandiatico.

Elisabetta Fermo

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Oltre che farmi conoscere la vicenda del "Panzerbär" mi ha fatto riflettere sulla potenza di una propaganda politica martellante, emotiva, semplificatissima usata per asservire le masse al pensiero di un regime. Letto in questo periodo di inascoltabile campagna elettorale il libro spinge al rimpianto dei politici di un tempo che tanto ci smnoiavano ma avevano gli strumenti culturali per sviluppare un pensiero originale, l’onestà intellettuale per difenderlo e il rispetto per il popolo per esporlo argomentando e approfondendo.

Franca Nicolais