< Raffaello. Il dio mortale di  Vittorio Sgarbi (LaNaveDiTeseo)

Qui di seguito le recensioni di RaffaelloUnDioMortale raccolte col torneo 'sag' (sino alla fase T12. / finale)

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Apro il file e scopro che è composto da trecentossessanta pagine … una esclamazione non proprio elegante mi muore in gola. Oltretutto è un saggio, non un romanzo che ti inchioda al libro così che insieme alla storia scorrono sciolte anche le pagine. Le mie conoscenze di storia dell’arte si fermano agli studi scolastici rinverditi periodicamente da visite a mostre e descrizioni lette su guide turistiche. Accettata la possibilità di subire l’imbarazzo di capire poco o nulla, inizio a leggere.
Il testo descrive la figura di Raffaello Sanzio secondo un ordine cronologico che coniuga elementi biografici, produzione pittorica, artisti a cui si è ispirato o che a lui si sono ispirati.
Prevale la trattazione sincronica; gli eventi salienti della vita di Raffaello sostengono le varie stagioni della sua pittura. I dipinti sono descritti, spesso comparati per analogie/differenze con altre opere di artisti coevi o di epoche passate. A volte sono confrontati con lavori contemporanei a testimonianza dell’impronta lasciata dalla sua arte immortale.
L’aspetto grafico del libro è accattivante, il carattere è ben leggibile e sono presenti numerose immagini di opere e di loro particolari. La descrizione aiuta ad apprezzare i vari dipinti e a focalizzare elementi che, senza guida, potrebbero sfuggire.

La lettura del saggio richiede una certa attenzione, tuttavia le pagine scivolano velocemente e ci si ritrova ben presto alla fine. Così si riesce facilmente a dimenticare che lo scritto a volte assume un tono cattedratico, altre retorico o un po’ ripetitivo e che riporta citazioni troppo lunghe; si può forse perdonare anche il disturbo di non avere sempre, ben osservabile nella pagina a fianco, l’opera descritta.

Resta un ultimo interrogativo: a chi è rivolto questo saggio? Non a studenti perché manca la sistematicità necessaria alla didattica, non a esperti del settore perché offre una descrizione libera da tecnicismi, non a persone use ad una comunicazione veloce e lineare. Allora a chi? Forse a chi desidera immergersi nel bello, nella contemplazione di armonia, proporzione, perfezione; e il testo lascia la sensazione di avere sbirciato davvero l’opera di un Dio e, per un momento, di averne intuito la luce.

Alessandra Carloni

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E’ stata una scelta difficile, entrambi i libri sono interessanti per tema e svolgimento. Il volume di Sgarbi è più discorsivo, l’autore esprime, oltre ai fatti relativi alla vita ed alle opere, il suo parere su Raffaello e sulla sua arte - sembra quasi la trascrizione di una conferenza, ben esposta ed illustrata ma che si dimentica in fretta.

Anna Bettinelli

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Meravigliosa carrellata di sommi artisti!

Camilla Robert

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quando Sgarbi fa l’opinionista televisivo e peggio ancora il politico aggressivo e provocatorio, in Parlamento, nelle piazze ed in TV proprio non lo sopporto ma quando finalmente indossa le vesti del critico d’arte è veramente un piacere immergersi nella lettura e seguire, come in questo caso, il dipanarsi del percorso artistico del grande Raffaello. L’iconografia è amplissima e il racconto degli intrecci artistici con gli altri protagonisti del rinascimento (da Piero della Francesca al Perugino, a Michelangelo, a Giorgione e Bellini..) fino ai più audaci paragoni con gli artisti del più recente passato (da Klimt a De Chirico) rendono la lettura interessante ed avvincente. Ho molto apprezzato il libro

Fabrizio Fusco

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Premettendo che il libro non mi è piaciuto affatto per stile (troppo poco curato, neologismi non segnalati come tali, esibizionismo gratuito - vedi elenco delle proprie cariche e propria foto di fronte ad una delle opere d’arte commentata - solita faciloneria tipica dell’autore, malcelata misoginia), QUANTOMENO l’argomento è molto interessante, bello il percorso scelto, le opere analizzate, i confronti finali con l’arte contemporanea. Peccato che l’autore sia Sgarbi.

Laura Aresi

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Anche questo libro non mi ha entusiasmato molto per stile di scrittura e scelta dei temi trattati nei vari capitoli. Ho riscontrato un troppo rapido rimbalzo da un artista all’altro e/o da un’opera all’altra senza possibilità di contestualizzarla e apprezzarla veramente. Si alternano scorci di aneddoti a pareri personali con non sempre evidente rimando o condivisibile opinione. Si “distrugge” Raffaello cercando di elevarlo a “Dio” immortale, con evidente intento eccentrico e/o provocatorio. Salvo questo saggio solo per la ricca ricerca figurativa e la presenza di bellissime fotografie. Anche in questo caso si richiede un livello attentivo e conoscitivo di livello medio-alto (non è un libro divulgativo).

Marianna Lacavalla

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La stesura del libro è veramente appassionante per i continui riferimenti e collegamenti ad altri artisti contemporanei e non di Raffaello. Il testo fornisce gli strumenti per una più compiuta comprensione di tantissime opere che ho sempre ammirato ma che fino ad oggi forse non avevo nemmeno lontanamente compreso in tutta la loro complessità.
Consigliatissimo non solo ad appassionati di pittura ma direi a tutti coloro che apprezzano il bello anzi il sublime .per me da non perdere.

ANNAMARIA BULFONE

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Il libro racconta la vita di Raffaello ed i suoi legami con il suo mondo. E’ accompagnato da un raffinatissimo apparato iconografico. Tuttavia il racconto non prende, le parole scorrono molto meno delle immagini e l’autore continuamente ci ricorda le sue personali perplessità sulla figura di Raffaello. Si tratta di una lettura faticosa, soprattutto quando viene esplorato il rapporto dell’arte moderna con l’eredità lasciata dal grande pittore.

Anna Allerhand

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Onestamente ho trovato questo libro estremamente pesante e tecnico. Penso che sia adatto a chi già conosce benissimo l’argomento, ma non lo consiglierei assolutamente a qualcuno che non è “del mestiere”. Inoltre, trovo che l’organizzazione delle informazioni nel libro sia abbastanza confusionaria, io personalmente preferisco quando il percorso narrativo/esplicativo è ben delineato.

Camilla Porcella