< Acrilico di  Manuela Malchiodi (NeroPress)

Qui di seguito le recensioni di Acrilico raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Ben scritto, scorrevole. Ho apprezzato il mondo degli street artist, i riferimenti artistici e antropologici seppur appena trattati. Finale non travolgente nè impensato. Nell’insieme un libro gradevole

Donatella Musetti

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Tra i due è stato il libro che mi è piaciuto di più. L’autore è partito da lontano snocciolando la storia pian piano e toccando tematiche molto delicate ma preparando il lettore a quello che sarebbe poi accaduto.

Francesco Falleti

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premesso che a me non piace questo genere e cioè il giallo, mi sento di scegliere Acrilico, per i personaggi, lo stile, la piacevolezza che a tratti diventa leggera di un mondo, quello degli street-art, non solo sconosciuto a me , ma anche alla maggior parte del pubblico. Lo scelgo anche per quella capacità di raccontare alcune scene erotiche ma che hanno una scenografia alle spalle d’impatto.

Speranza Ferrara

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Scorrevole e ben scritto, personaggi piacevoli

Lavinia De Ranieri

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Circolo dei lettori
di Palermo “Eutropia”
Coordinato da Rosana Rizzo
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“Ambra e Alessandro avevano voluto inaugurare il ciclo di lezioni visitando una zona periferica ricca di capannoni e di infrastrutture viarie, con un’esplorazione serale che introducesse meglio gli studenti allo spirito del writing”. Con questa notazione Manuela Malchiodi, l’autrice del testo “Acrilico”, ci introduce all’interno della trama del suo testo, la quale prende il via nel corso della prima visita didattica che Ambra e Alessandro, docenti precari di Antropologia, realizzano in compagnia dei loro studenti. Essi, infatti, si imbattono, nei pressi del grande murale oggetto della visita, nei resti di una donna evidentemente assassinata. Quell’omicidio, scoperto per caso proprio quella sera, non sarebbe stato il primo.  A catalizzare l’attenzione del lettore, da quel momento in poi, interviene l’evidenza di vari richiami iconografici ma specialmente la tecnica adoperata nei murales. Questi, infatti, sembrano appartenere a un particolare universo simbolico, elemento del quale a essere esperti sono i due docenti e non certo il commissario Marosi e l’ispettrice Valeri, titolari dell’indagine inquirente. Quest’ultimo personaggio, in particolare, serve all’autrice per sottolineare un frequente pregiudizio nei confronti di un certo tipo di interessi culturali. Infatti l’ispettrice è descritta non solo come scettica ma soprattutto come diffidente anche sull’opportunità dell’aiuto che i due giovani docenti sono disponibili a dare per agevolare il corso dell’indagine e li considera “Intellettualoidi, con un approccio in bilico tra l’assistente sociale e la fratellanza universale, vivono come se fossero in un’avventura virtuale e non in una città reale e pericolosa…”. Ma qui, proprio sulla veridicità di questo giudizio di stroncatura della qualità umana e professionale dei due docenti, le sorprese, come scoprirà il lettore, non mancheranno.
In “Acrilico”, romanzo d’esordio di Manuela Malchiodi, l’autrice miscela nel più vasto contenitore del genere giallo, anche elementi del noir e thriller e consegna così al lettore una storia nella quale il tratto investigativo emerge dalla costruzione narrativa con un ritmo incalzante. Buona è la capacità dell’autrice di rendere appassionante l’indagine che racconta e di mostrare allo stesso tempo l’abisso oscuro al cui interno si muovono i personaggi che fanno parte della street art urbana. In virtù di ciò, il romanzo risulta gradevole sia per l’ambientazione dalla quale prendono vita le vicende narrate, sia per la comprensione dei codici che caratterizzano questa forma d’arte dei nostri giorni. Quanto alla caratterizzazione dei personaggi, essa è resa in modo soddisfacente attraverso i dialoghi, la presenza dei quali consegna inoltre al lettore importanti e precisi riferimenti culturali che afferiscono all’antropologia, all’archeologia e alla mitologia nonché come è ovvio alla stessa street art. L’insieme di questi punti di forza contribuisce a rendere avvincente la lettura di questo libro.

Cinzia Marino

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Giallo siculo,si svolge a Catania,ma la protagonist della serie,la vice-ispettrice Vanina Guarrasi e’palermitana.Donna vorace nel mangiare,tutte specialita’ siciliane,ma soprattutto,ahime’,l’autrice infarcisce di termini dialettali fino alla noia, altroche’ Camilleri.
Trama complicatissima, sospetti di mafia,etc.
Direi piu’azzeccata la descrizione di Vanina, vicende sentimentali incluse, che la trama gialla principale,piuttosto scontata.
"...sprofondo’ in un sonno piombigno." Che orribile neologismo!

Patrizia Aluffi

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Storie mai banali tra realtà e fantasia,secondo me adatto ai giovani .

Rita Bernardelli

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Castano Primo “Biblioteca comunale”
coordinato da Paola Lauritano e Maria Rosa Gambacorta
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Acrilico è una qualità di colore che gli writers usano per le loro creazioni sui muri. Il romanzo racconta la maestria di writers , divisi in due bande ,  guerra tra due tribù urbane che si richiamano alla storia più antica dell’umanità e allo scontro originario tra il potere femminile e quello maschile. Amazzoni contro Kurgan, che lasciano sui muri la traccia dei loro omicidi, con raffigurazioni di battaglie cruente e con simboli di antica memoria. Due formidabili antropologhi , docenti universitari, aiutano la Polizia a districarsi un queste battaglie metropolitane e a risolvere la catena di omicidi che tanto li preoccupa. Scritto in maniera esemplare e coinvolgente con un finale aperto che fa supporre ad una seconda “puntata”.

Daniela Colombo

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L’autrice ci porta nel mondo della street art. Accanto a un maestoso murales dove si scorgono dettagli riguardanti delitti cruenti vengono rinvenuti resti di una donna assassinata. Ci saranno altri murales e altri omicidi. Due antropologi, Ambra e Alessandro, docenti universitari, aiuteranno la polizia nelle indagini cercando di decifrare i simboli racchiusi nei disegni che rimandano alla mitologia. La scrittura è scorrevole, i personaggi sono ben descritti. Non mi convince molto il finale che sembra annunciare un sequel. Simpatico il riferimento alla Luisona del bar sport di Stefano Benni. Bella la riflessione del commissario Marosi sul tempo che passa e sul corpo mortale che si consuma: “Il problema vero era che gli sembrava di avere una mente programmata per vivere in eterno ma un corpo programmato per morire come tutti gli altri, e non aveva idea di come sarebbe riuscito a sanare questa divergenza.”

Maria Rosa Gambacorta