< Bruciati vivi di  Daniela Stallo (Arkadia)

Qui di seguito le recensioni di BruciatiVivi raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Grazie alla struttura a diario, “Bruciati vivi” ha il pregio di farsi leggere velocemente ed agilmente.
La protagonista è un personaggio molto interessante e ricco di sfaccettature, dotata di una propria morale e di un senso del dovere che tuttavia riaffiorano solamente in determinate situazioni.
Lo stile di scrittura, fatto di periodi brevi e di frasi ripetute più volte, non mi ha entusiasmato.
Avrei preferito un approfondimento maggiore sulla storia della scomparsa dei nemici della protagonista, che viene descritta brevemente ed abbandonata quasi subito, salvo qualche breve richiamo.
In definitiva, la storia, per quanto interessante, non mi ha mai completamente rapito.

A.L.

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L’autrice narra in modo quasi intimo e mi ha fatto sentire dentro il racconto insieme a lei alla terza riga. Mi sono sentita coinvolta nella sua storia e nella sua vita ed ho vissuto con lei le sue emozioni, arrabbiandomi, indignandomi o gioiendo insieme a lei. Avendo vissuto anche io, sepur per breve tempo, il mondo dell’insegnamento da insegnante in una scuola secondaria, sono rimasta con un po’ di amaro in bocca, che, però, mi fa riflettere più profondamente.


Anna Spina

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È il diario di una insegnante delle scuole superiori insoddisfatta e stanca del suo lavoro. Sposata, un marito assorbito dal suo negozio di ferramenta e un figlio lontano in America per studiare. La vita trascorre ripetendo giornalmente le stesse azioni. Si sente sola, insoddisfatta cerca l’invisibilità nella scuola. Il libro ti deprime, viene trasmesso un messaggio di infinita tristezza, non c’è speranza di cambiamento. Di fa fatica ad arrivare alla fine del romanzo. Il lavoro, che costituisce la parte più consistente nella vita di una persona, non può essere vissuto nel modo in cui viene descritto. Il lavoro salva dai dolori quotidiani ma occorre metterci passione. Il lavoro di insegnante è di grande responsabilità perché si formano i cittadini del futuro.

Maria Concetta Bianchi

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Un diario giornaliero che trascina in un vortice. Il racconto di una quotidianità che diventa sempre più soffocante e faticosa. La disillusione che acquista sempre più spazio nella vita della protagonista.

Sara Belvedere

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Bruciati vivi. Ci si addentra senza alcun indizio in un susseguirsi di giorni che vanno da un inizio di scuola (settembre) all’estate successiva. Quello che si capisce è  che la protagonista è un’insegnante con 29 anni di carriera sulle spalle. In questi 29 anni si sono susseguiti gli stessi riti. Il mistiere non da più emozioni alla protagonista. Il suo nome di scoprirà molte pagine dopo. Luisa. Le giornate di Luisa sono scandite da una routine lavorativa e familiare che si percepisce sempre più opprimente. Il testo è un diario, un eterno monologo interiore. Il testo è pesante. Pesante come i pensieri della protagonista. Pesante come può essere il dialogo che ognuno di noi ha dentro visto da un altro.
Sicuramente c’e della capacità nell’autrice, ed autenticità nel racconto. Autenticità che solo chi conosce la realtà dell’insegnamento può sapere. Ma non è un libro facile. Non è un libro per tutti. Aleggiano delle domande. Dove ci vuole condurre l’autore? È solo la trascrizione di uno stream of consciousness? Succederà qualcosa? Qualcosa succede ma non se ne coglie appieno il significato. Se si ha la forza di arrivare sino in fondo, con le note dell’autrice tutto diventa un poco più chiaro. È una storia di burnout. E allora forse quella pesantezza assume un altro significato. E forse allora si può essere un po’ più clementi con Luisa, perché di Luisa ve ne è un poco in ognuno di noi.

Vera Scuderi

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Bruciati Vivi. Non è un gran libro e non lo consiglierei ad un amico, ma tra i due è decisamente il migliore. Se nell’altro libro potevo essere interessato all’ambientazione, Milano, città dove ho vissuto 20 anni, qui mi ha interessato il tema, perché insegno a scuola come la protagonista del libro. Il tema mi è sembrato comunque interessante in generale, ed è quello delle insoddisfazioni di chi svolge un lavoro poco riconosciuto. Spesso infatti le frustrazioni degli insegnanti finiscono per ritorcersi su loro stessi o su qualche collega che funge da capro espiatorio, come nella fattispecie la vicepreside dell’istituto, colpevole solo di una certa incostanza e poca cura dei rapporti umani. Il tragico finale però non risulta giustificato per una persona che deve solo rimproverarsi di pentirsi continuamente degli atti che commette: la restituzione della grossa somma di denaro trovata, e l’eliminazione dell’autista della golf che molesta quotidianamente la protagonista. Quanto meno l’epilogo, l’atto estremo, non ammette ripensamenti.

Pietro Corona