< Brutta. Storia di un corpo come tanti di  Giulia Blasi (Rizzoli)

Qui di seguito le recensioni di Brutta raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Scontato.

Ornella Tadè

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Il libro è un perfetto mix tra ironia ed introspezione, ma un introspezione che non è solo personale ma anche, e soprattutto, sociale. Nelle pagine di Brutta ti ci ritrovi dentro, tra le pieghe di una battuta sarcastica ma che ti lascia l’amaro in bocca o tra una riflessione profonda su un tema che colpisce tutte noi donne, nessuna esclusa. Un libro da rileggere per comprendere ancora meglio la sua portata innovativa e di attenta analisi.

Francesca Pulcini

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A partire da un vissuto personale, si sottolinea quale peso abbiano le parole nella costruzione dell’immagine di sé.

M. F.

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Essendo nata negli anni 70 in un paesino minuscolo della provincia veneta, l’ambientazione mi è risultata piacevolmente familiare. Bellissimo perchè l’autrice svela e smaschera ciò di cui io, e forse molti, non ci accorgiamo: la bellezza fisica, per una donna, ha un peso che rileva durante tutta la vita, in ogni occasione. Le vicende narrate, con ironia, dimostrano come per una donna è praticamente impossibile presentarsi senza che l’aspetto fisico venga considerato. Femminismo è anche agire affinchè possiamo affrancarci dal giudizio sul nostro fisico.

Cosetta Fossà

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Con una scrittura ironica e a volte pungente, Giulia Blasi parla del rapporto con il suo corpo, corpo con cui tutte le donne possono identificarsi. Libro divulgativo e divertente, come una chiacchierata con un’amica. Invita alla riflessione sul corpo al femminile e sulle limitazioni che ci accompagnano sin dalla nostra nascita, fa prendere consapevolezza e insegna a porsi domande perché guarda a una quotidianità come tante, sicuramente interessante per chi non ha mai affrontato questo tema.

Monica Sacchetti

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Letto tutto d’un fiato. L’autrice è riuscita a toccare un tasto dolente della vita di ogni donna con ironia, l’ironia giusta che non offende ma anzi fa spuntare il sorriso. Consigliato a tutte le età.
È importante il confronto, il non sentirsi sole e magari strane per provare certe sensazioni o sentimenti.

Rossella Petrolo

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Ho molto apprezzato la lettura di questo volume, è un testo che apre ulteriormente gli occhi su concetti che teoricamente dovrebbero essere già dati.
Pagina dopo pagina ci si chiede come sia possibile che serva una femminista ed attivista a ribadire concetti che dovrebbero essere ovvi. Perché è vero, la bellezza altro non è che il capitale sociale delle donne, è sempre stato così. C’è stato un tempo in cui le donne per ottenere prestigio sociale dovevano conquistarsi un uomo; quindi, la più bella aveva maggiori possibilità di successo, e per dirla con le parole della stessa autrice “abbiamo alle spalle millenni di educazione in quel senso. Certo, oggi esiste la possibilità di conseguire un altro tipo di affermazione, quindi possiamo prescindere dalla nostra bruttezza se siamo determinate e brave abbastanza. Però molte donne rimangono indietro perché vengono svilite, insultate, attaccate sul loro aspetto fisico. Molte si vergognano, pensano di non poter stare su un palco se non sono attraentissime”.

Raffaella Bianco

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Argomento attualissimo e scrittura diretta e sincera.

Lucia P.

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Circolo dei lettori
di Roma 2 “Passaparola”
coordinato da Giulia Alberico
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L’autrice   parte   da   esperienze   personali   e   da   episodi   della   sua   vita   per commentare, un po’ racconto e un po’ saggio, quanto la donna interagisca con il mondo   esterno   per   il   tramite   della   sua   fisicità. Con   sguardo   arguto   e   un linguaggio   tra   il   serio   e   il   faceto,   con   molta   intelligenza   e   da un’angolatura particolare,   indaga   tutte   le   sfere   comportamentali   e   relazionali   delle   donne: quando, condizionate dai mass-media volevano “essere bona”, non intelligenti, quando   l’abbigliamento   e   altri   status-symbol   (assolutamente   via   gli   occhiali), diventavano luoghi comuni (    una ragazza seria certe cose non le fa). E poi ci sono il   problema   delle   mestruazioni   e   della   menopausa   e   soprattutto   il   gioco dell’attrazione   uomo-donna.   Eppure,   nonostante   sembri   che   l’Autrice   abbia subìto l’essere donna, tuttavia non si è mai piegata ai cliché di immagine, ha sempre vestito controcorrente, ha adottato un trucco pesante per nascondere la sua “faccia da stronza” (dice lei) o per giocare con i colori (dico io). Mette in
evidenza il suo problema con la sua pancia (non mi ero mai accorta che anche io mi guardo sempre la pancia allo specchio). E poi c’è il ballo, capace di rapire la scrittrice, che si lascia andare e finalmente fa pace con il suo corpo.

Amina Vocaturo

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Un pamphlet femminista scorrevole e di facile comprensione. Ha un linguaggio giovanilista, a volte arguto, con molti riferimenti pop e qualche ammiccamento socio – politico. Sebbene scritto in chiave biografica, la narratrice rimane piuttosto indistinta dietro la categoria annunciata dal titolo. Al di là di alcune osservazioni generiche, del rapporto con il suo corpo, di cui vorrebbe fare “la storia”, e di come abbia costruito la sua effettiva identità sappiamo abbastanza poco. Forse per una spinta pedagogica, alla disamina dei comportamenti non segue una analisi convincente, al di là degli stereotipi.

Alfredo Menichelli