< Candido di  Guido Maria Brera (LaNaveDiTeseo)

Qui di seguito le recensioni di Candido raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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C’erano delle buone intenzioni, una distopia non troppo distante dalla realtà, degli ottimi modelli (oltre all’omonimo libro di Voltaire ci sono notevoli affinità con "1984" e viene citato "Bartleby lo scrivano"), c’era l’intenzione di mettere in guardia il lettore dai pericoli di una società sempre più diseguale e virtuale, l’invito a ritornare a lottare per una società più giusta...forse il problema è proprio questo, ho trovato il libro troppo prevedibile e didascalico, con un protagonista troppo Candido per essere vero.

Paolo Tamagnone

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Il romanzo “Candido” è ambientato in un mondo futuro che rimanda a quello attuale, anzi sembra quasi essere un prolungamento, un “derivato”, una possibile evoluzione di quest’ultimo. È un racconto, se vogliamo anche “filosofico”, da leggere per un possibile, vicino, probabile, mondo a venire. Scelgo questo romanzo per i temi di cui tratta, tanti, attualissimi. Il protagonista è un, permettetemi il termine, ingenuo, sprovveduto ragazzo in bicicletta. L’ ambientazione è una avveniristica metropoli dove vivono gli “esclusi”, e le élite, gli “inclusi” col rimando alla solita lotta di classe (di marxiana memoria). Tutti sono controllati da Pangloss un Grande Fratello che sa tutto e vede tutto. Candido, sul quale è col quale la storia “scorre”, non vede, non sa vedere la vera realtà, illuso com’è dal mondo virtuale nel quale si rifugia per trovare il suo amore: un puro ologramma femminile. Quello, per lui, convintissimo e allo stesso tempo stupido, inutile e indegno navigatore, è il vero vivere. Candido è soprattutto un racconto di cui molti ragazzi e non solo dovrebbero tener presente. I rimandi sono tanti: alla pandemia; allo sfruttamento dei rider e degli immigrati di cui ci ricorda ogni tanto la cronaca, il riferimento agli “invisibili” della società, ai social network usati come gratificazione personale da parte di molti giovani Candido di oggi, quindi il loro uso per la manipolazione dell’ opinione pubblica e dell’ informazione, il controllo sociale e delle menti con rimandi allo “svuotamento”, anche attraverso l’ uso dei farmaci e la creazione di “altre” più comode realtà (virtuali). Si possono intravedere nel racconto i profondi tratti che ogni “società del controllo” e ogni possibile dittatura (per non parlare di Putin) potrebbero imporre al popolo: “l’ ignoranza… motore sociale dell’ emancipazione” (pag. 88) e l’ uso della violenza contro gli oppositori. Infine, ultimo ma non meno importante, vi è un accenno al potere liberatorio dei libri. È un romanzo “profondo”, da leggere. Secondo me, l’ opera potrebbe rimandare, senza troppe pretese a romanzi come “1984” di Orwell o “Il mondo nuovo” di Huxley.

Francesco My

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Avendo letto anche “Candido” di Voltaire mi ha particolarmente preso la lettura di questo libro, ottimo per conciliare la riflessione sulla visione che abbiamo (o che vogliamo avere) del mondo con la narrazione di una realtà a noi vicina. È una lettura scorrevole, che porta a riflettere senza richiedere uno sforzo eccessivo per concentrarsi.

Camilla Ostuni

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Perché non è possibile evitare le citazioni e i riferimenti più o meno dotti? Senza scomodare Candide di Voltaire e Bartleby di Melville, c’è un po’ di 1984, di Circle e all’inizio, anche un po’ del Tragico Fantozzi. Insomma niente di originale. Una favoletta che migliora un po’ nel finale quando diventa un po’ splatter ma di cui si faceva anche a meno.

Marcello Carossino

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Al limite tra il fantascientifico e il distopico Candido sollecita il lettore a una riflessione sulle tematiche più scottanti del panorama economico contemporaneo, illuminando i brucianti problemi di un capitalismo alla deriva, di tecnologie alienanti e responsabili di sempre più profondi disuguaglianze sociali, di un futuro auspicabile e florido che si rivela essere al contrario un cimitero di diritti e soprattutto di umanità. Un ottimismo ingenuo, quello del protagonista, che si sgretolerà progressivamente sotto gli ingranaggi di quello che credeva essere il migliore dei mondi possible, un ottimismo che ci ricorda parallelamente della nostra percezione del nostro stesso mondo, ricordandoci e avvertendoci in modo provocatorio di quella relatività e complessità di fronte alle quali spesso preferiamo fingerci ciechi.

Giulia Muccioli