< Certi bambini di  Diego De Silva (Einaudi)

Qui di seguito le recensioni di CertiBambini raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Il romanzo di De Silva scolpisce dei ritratti: il lettore è in grado di vedere le facce di tutti gli attori che vanno in scena. Un romanzo corale, in cui ciascuno nel quartiere occupa uno spazio che è, di fatto, anche un ruolo nella società non scritta dalla camorra. Rosario è al centro di questa vicenda, ha undici anni e un giorno, occultando la pistola nel borsone della squadra di calcio, travalica i confini conosciuti per commettere il suo primo omicidio. Rosario si prende cura di sua nonna quotidianamente. Rosario si innamora di Caterina, ma il suo bagaglio di parole e di esperienze è troppo scarno per saper chiamare con un nome certo quello che sente e Caterina non saprà mai quello che Rosario prova per lei. De Silvia affonda insieme a Rosario nella melma con un linguaggio diretto, a tratti dialettale, crudo e scarno anche. La ricchezza di dettagli, che non fa sconti nemmeno nei momenti più difficili della storia, rende il romanzo molto potente.

Silvia Berzetta

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De Silva racconta il degrado della periferia di Napoli. Tutto ruota intorno a Rosario, un ragazzino che sembra sia già un adulto ma con un’estrema corruzione morale. A volte ci si ricorda che ha solo 11 anni. La minuzia con cui vengono descritte le vicende permette al lettore di prendere piena coscienza della realtà; quasi difficile da mantenere la concentrazione nella lettura, proprio perché è chiaro che questa sia la normalità quando non dovrebbe esserlo.

Martina Minniti

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È un libro conosciuto ma nel rileggerlo a distanza di anni sento immutata la potenza del crudo efficace linguaggio e la storia è sempre dolorosamente attuale.
Poveri bambini Rosario che si sentono “ ommini“ e che soffocano senza comprenderlo un’inconsapevole bisogno di tenerezza.

Nicolosa Chessa

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Crudo, fin dalle prime scene. Locale, a oratore dal linguaggio che pensieri e parole del protagonista. Concreto e sensibile, per le
percezioni che evoca la vivida scrittura del romanzo.
Leggendo si capitombola in un contesto di quartiere, popolare, criminale. O meglio, ci si trova a guardare il mondo dalla prospettiva angusta di un adolescente che fin da piccolo fa parte della malavita.

In un modo di pensare che appare lontano, ma poi non lo è così tanto né nello spazio né nel tempo. In cui scombussola tutto Santino.

Il dipinto della vita del protagonista viene pennellato a intervalli regolari, appena un evento od oggetto fanno scattare il meccanismo del ricordo, forse con una regolarità che sembra avere anch’essa un ruolo da protagonista.

Sebastiano

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«State per leggere un vecchio libro che è riuscito a restare miracolosamente vivo» scrive Domenico Starnone nella prefazione della nuova edizione del romanzo. Miracolosamente vivo perché dopo di lui - uscito con prima edizione del 2001 - sono usciti libri come "Gomorra" e "La paranza dei bambini". Una storia che colpisce, con una forza narrativa che riesce ad arrivare diretta al lettore. Una vita, quella di Rosario, che a soli 11 anni pende tra i due volti di Napoli. È proprio Rosario che fa entrare il lettore nella sua città dove la lotta per le proprie idee (ad ognuno le sue) e per la propria vita ne caratterizza l’identità.

Livia Condemi

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Una scrittura più fresca, un ritmo scandito e serrato, si avverte da subito la sensazione del male, della tragedia incombente o già avvenuta. I dettagli sguazzano nel torbido. Da ogni capitolo esce fuori il peso della scomodità e del disagio. Una storia molto interessante.

Jessica Di Pasquantonio