< Che cosa c’è da ridere di  Federico Baccomo (Mondadori)

Qui di seguito le recensioni di CheCosaCEDaRidere raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Incipit “dimostrativo” con frasi e descrizioni didascaliche. Poi la storia cresce con la passione del protagonista: vuole diventare un comico di successo e ci sarebbe riuscito se, nella Germania nazista, non fosse stato ebreo. Il Cabaret nel campo di prigionia è il più doloroso e malinconico successo che si possa raccontare. “Le parole…sono così piccole e bucate da lasciarsi scappare via le cose” invece il raccontare storie perpetua i ricordi e li fa vivere.

elena montuono

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Ho preferito questo libro perché la descrizione dei singoli personaggi ti permette di empatizzare con loro. è impossibile non provare affetto o comprensione per il piccolo Erich e per la sua infanzia sfortunata. I tempi della storia sono giusti e permettono di comprendere ciò che accade e di interiorizzarlo, è un racconto ricco di dettagli e questo permette al lettore di cogliere la profondità dei fatti narrati. Lo stile ironico lo rende una lettura leggera, sebbene di leggero in quel momento storico non ci fosse molto, e risulta molto più scorrevole rispetto al libro precedente nonostante il numero delle pagine sia quasi doppio.

Gaia Rossetti

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“A quel punto, il mondo, che era già storto, si piegò in un modo che poteva solo spezzarsi”, di tutte questa frase sarà difficile dimenticarla. Ma aldilà delle parole e della storia di Erich, del suo grande amore e della foga con cui si rimane incollati alle pagine resta la ferocia dolcezza, la disorientante ironia, la rassegnata determinazione

Francesca Esposito

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Non conoscevo questo volume ed è stata una piacevole lettura ed una scoperta. Di quest’autore infatti recupererò senz’altro "La gente che sta bene".
Che cosa c’è da ridere" è un romanzo attualissimo se pensiamo a ciò che l’Europa sta affrontando nuovamente. Con dei protagonisti diversi ma le cui basi sono pericolosamente simili. Ci troviamo nei "contorni" del nazismo e seguiamo la storia di formazione di Erich Adelman "colpevole" di cosa? Possiamo immaginarlo. Attorno alla storia di Erich altre voci che accompagnano la narrazione verso un finale che ho trovato leggermente tirato ma giustissimo. Il tono mi ha sorpreso ed il messaggio di base è molto chiaro. A mio parere però Federico Baccomo non apporta nulla di nuovo a quello che, per fare un esempio, compie già nel cinema Benigni nel film "La vita è bella". Ad ogni modo una lettura consigliata.

mariachiara leone