< Colpire alla cieca di  Marco Biaz (Elliot)

Qui di seguito le recensioni di ColpireAllaCieca raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Storia interessante, molto attuale e ben scritta (anche qui qualche refuso). Mi ha appassionato la storia e il parallelismo tra il degrado di una città di provincia e la storia d’amore tra i protagonisti. Bello!

Sandra Saltarelli

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I diversi piani della narrazione mi sembrano confusi, non distinti nettamente l’uno dall’altro, così come i personaggi, non mi paiono ben caratterizzati. Non sono invogliata a proseguire il testo, non mi interessa sapere nulla della vita passata e/o futura dei personaggi, mi sembrano caricature: il politico corrotto, la giovane arrivista in Francesca, le ‘’belle e dannate’’ in Iro e la figlia, il protagonista Gare ‘’perseguitato’’ da tutti mentre vorrebbe solo starsene in pace. Mi sembra un romanzo complottista, si regge su bugie, tradimenti, doppi giochi, spuntano perfino una sindaca e una ragazzina armata, in varie scene ci si concentra sulle loro pistole. Trovo poco stimolante come è stato trattato il filone delle bombe.

Giulia Ziliani

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La storia di Colpire alla cieca comincia con il protagonista (Massimo) che riceve un pacco contenente un diario. Sulla copertina, una richiesta: «Leggilo nel 2019».
Il messaggio - scritto venti anni prima dalla sua compagna di gioventù (Irene) prima del suo suicidio - gli rivela l’esistenza di una bambina, figlia della donna. Un mazzo di fiori freschi lasciati sulla tomba di Irene si trasforma nel filo attraverso cui Massimo riuscirà a ritrovare la bambina, ora adolescente.
Virna – questo è il suo nome – appartiene a un gruppo di suprematisti adolescenziali dell’ecologia che si “limitano” ad appiccare il fuoco e a distruggere i rottami tossici della storia industriale del secolo scorso per risvegliare le coscienze e per sensibilizzare gli “altri” sulla necessità di una svolta radicale delle politiche ecologiche attraverso un processo induttivo, dal particolare al generale.
Sullo sfondo c’è Ivrea, la Città dell’Utopia di Adriano Olivetti, sconvolta da incendi che si allargano a tutto il Canavese mettendo a rischio la candidatura della città a Patrimonio UNESCO.
Interessante e originale la trama e la narrazione: personaggi avvincenti e intreccio serrato.
Conclusione geniale anche se dolorosa e inconciliabile verità umana. Una fuga banale del protagonista sull’enigma della quale si scopre il dramma silenzioso di certe esistenze.

Roberto Corticelli

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Romanzo dalle atmosfere cure, da noir pur non essendo lo nella trama. Poco ritmo, squinternato nella divisione in capitoletti. Il tempo della storia, appunto, questo sconosciuto! L’autore deve averci bisticciato parecchio non venendone certo felicemente a capo. I vari episodi risultano slegati, con salti cronologici inaspettati, disarmonici: laddove, ad esempio, si fa sera e ti aspetteresti si passi al giorno seguente, l’azione salta settimane, mesi interi, sbrigativamente, in due righe buttate lì.
Pur volutamente poco descrittivo, non regge la fisionomia dei personaggi, appena abbozzati. Troppi clichè.

Lo premio perché, se non altro parla di Ivrea, del suo passato che ritorna: gli allori della Olivetti fioriscono nel riconoscimento UNESCO, le lotte operaie bombarole (in abbozzo) ritornano sotto forma di misteriosi incendi degli ex stabilimenti.
Il protagonista maschile, Gare, rimane fiacco, compresso nella ripetizione livorosa della sua disillusione. Non ha sviluppo, non ha respiro. E cade anche lui, assieme al romanzo tutto, sotto la scure del ritmo narrativo che non c’è. Peccato.

Paolo Antoniazzi

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[Lettura non terminata]
Un giallo drammatico, così mi verrebbe da descrivere in una frase questo romanzo. Storia scorrevole e ben narrata, anche se con personaggi abbastanza stereotipati. Il parallelo con "personalità esistenti" fa sorridere all’inizio, poi ho avuto come l’impressione che si spinga troppo su quel pedale. La trama è accattivante e resta la curiosità di sapere come andrà a finire.
Un paio di cose che mi hanno fatto davvero male, almeno fino al punto in cui sono arrivato: dei momenti in cui la consecutio temporum crolla - probabilmente dovuti ai due tempi con cui vengono raccontati le linee temporali della vicenda - e l’utilizzo di "gli" quando ci si riferisce ad un personaggio femminile. Non ho controllato se adesso viene accettato come uso, ma a me continua a dare un fastidio orribile.

Gianmarco Dell’Uomo

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Grazie ad un diario, Gare fa un salto indietro di 20 anni: non è magia, è il ricordo di una giovinezza fatta di ribellione e passione. “Leggilo nel 2019” citava il post-it di Iro su quel terzo volume fatto recapitare all’amico dopo la sua morte. Non seguire le indicazioni su quel banale pezzetto quadrato di carta gialla scatena nella vita di Gare una serie di effetti a catena che trasformano un vedovo di mezza età in un fuggitivo ricercato da un ministro, una sindaca, un’orfana ambientalista assetata di vendetta.
I personaggi, inseriti alla perfezione nel contesto sociale e politico dell’Italia degli ultimi anni, sono tutti credibilissimi: te li immagini, te li figuri fumare, leggere, urlare. Qualcuno, per maliziosa volontà dell’autore, te lo figuri proprio con la faccia e i modi di “illustri” membri del panorama politico odierno.
La storia appassiona, scorre veloce senza farti perdere interesse. L’autore riesce ad equilibrare la necessità di fornire dettagli e descrizioni di personaggi/ambienti con la dinamicità di un flusso narrativo che non risulta mai pesante, mai ripetitivo, mai rallentato.
L’intrecciarsi di background, spinte motivazionali, necessità, idee così diverse fra loro in un unico racconto rispecchia, a mio parere, la varietà umana del nostro presente: dove vecchio e nuovo si scontrano ma, man mano che si avvicinano per la battaglia, capiscono di combattere contro una versione leggermente diversa di loro stessi; dove ognuno disegna la linea che divide buoni e cattivi due centimetri oltre la punta delle proprie scarpe; dove gli interessi collettivi vengono usati solo come mezzo per raggiungere interessi personali; dove il passato ti trova sempre, anche se ti sei nascosto molto bene.

Carmela Panico

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Questo...non è proprio il mio genere. Con thriller e noir facciamo proprio a botte. Ho tentato di leggerlo, ma lo stile così americano dell’autore mi ha messa al tappeto dopo poco. Una six one nine.
Mi dispiace.

Jessica Pelide