< Dall’Inferno di  Cosimo Argentina, Orso Tosco (MinimumFax)

Qui di seguito le recensioni di DallInferno raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Purtroppo non è il mio genere e la copertina non aiuta affatto. Non sono riuscita a finirlo .

Marianna P

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Un libro crudo,sia nel linguaggio che nella storia. Due realtà italiane che sembrano sempre così lontane e che sembra impossibile che possano essere accostate a racconti veri e soprattutto recenti. Un viaggio all’insegna della fatica di essere davanti ad una realtà che è quella italiana

Matteo Dal Toso

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Questo libro contiene due racconti, Umè e Bestïn.
Bestïn mi è piaciuto. È il racconto in prima persona del quotidiano di Orazio Lobo, che ha avuto un incidente, è stato in coma e al risveglio qualche cosa non va più come dovrebbe. Vive la sua vita in una Genova conosciuta e popolata di persone più o meno variopinte, anche loro, forse nella loro normalità, con qualcosa che non va. È scritto bene, scorre bene e ha un bel ritmo. Ci porta in una dimensione in cui forse potremmo essere anche senza aver attraversato l’esperienza del coma. Alla vita di Orazio si affianca la descrizione della sua città con i suoi caruggi e palazzi, che aiutano lo svolgimento del racconto. La città con i suoi luoghi e abitanti si interseca fittamente con il quotidiano rituale di Orazio; i personaggi hanno un ruolo nella storia, anche quelli che, forse senza cattive intenzioni, ma per le proprie debolezze, non fanno il bene di Orazio. Un bel racconto.

Umè non mi è piaciuto, si legge con difficoltà, non scorre, non intriga, nonostante la curiosità di scoprire un qualcosa nella pagina che segue, senza però trovarlo. Acune parole sono incomprensibili. È la storia di questo operaio che entra nell’industria pesante e non riesce a iniziare il suo lavoro, incontra personaggi di vario tipo perlopiù non inclini alla solidarietà in un destino comune. La descrizione di una giungla industriale in cui gli esseri umani tentano di sopravvivere sarebbe interessante, soprattutto dal punto di vista del protagonista. Ma la lettura è faticosa e anche il tempo, la cadenza del racconto.

Simonetta Corsolini

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Reportage letterario (come da descrizione di copertina) che descrive 2 questioni italiane, tristemente nella mente di tutti, prendendo il lettore per mano è invitandolo ad entrare in casa. Niente di meglio per colpire ancora, questa volta alla pancia e al cuore.

Manuela Porcu

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Le ambientazioni, l’uso incisivo, diretto e crudo del dialetto tarantino, echi di storie di persone lontane e persone vicine, racconti di due città segnate dalla tragedia. Due luoghi come un solo mondo. Due racconti che inquadrano una vita da lavoratore, una vita dedita al lavoro, finita per il lavoro. Drammatico ma necessario da raccontare.
La lettura è molto scorrevole per entrambi i racconti anche se strutturati in modo differente

Lorena Circolo

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due racconti su due tragedie italiane filtrate dai toni dell’immaginazione. personaggi quotidiani si aggirano in paesaggi resi surreali dell’Ilva di Taranto e del ponte Morandi.
scrittura capace di portare dentro la realtà attraverso gli occhi dei protagonisti.

Simona Amatucci

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Due protagonisti di due storie in apparenza molto diverse: il primo, narratore in prima persona, reporter di guerra, attraversa il labirinto infernale delle acciaierie di Taranto, in una atmosfera da incubo, dove cielo e terra si uniscono in un’unica materia fangosa (Blad Runner o Mariupol) ; il secondo, un uomo-bambino, dalla mente sconvolta e lesionata dalla sofferenza e da un coma prolungato, percorre una Genova sconfitta, in lutto, dopo il crollo del ponte Morandi.

Le loro storie sono veramente molto diverse ma somiglianti. I due personaggi attraversano l’inferno dei vivi, incontrano esseri offesi, esemplari di un’umanità sofferente, gli ultimi della terra, condannati per le loro colpe da un DIO potente che li ha destinati a subire umiliazioni e sconfitte.
E’ un dio senza volto né nome ma forse riconducibile a un’entità concreta e tangibile: in UME’, di Cosimo Argentini, è il potere economico che sovrasta e detta le regole, è l’azienda siderurgica, l’ILVA di Taranto e i suoi padroni; in Bestïn, di Orso Tosco, è un destino non casuale, lo stesso che fa crollare il ponte, che solo il protagonista (Orazio Lobo) sa cogliere lucidamente ma non sa esplicitare, nonostante sappia bene che le cose esistono quando hanno nome.

Orazio si nutre di parole. Raccoglie carte di ogni genere in ogni angolo della città, le accumula nel suo appartamento che si affaccia sul ponte, ripete ossessivamente parole in ordine alfabetico, convinto che la salvezza e l’equilibrio di Genova si regga sul suo operare con le parole, metodico e scrupoloso. Lui ha questo compito: tenere in asse il mondo, altrimenti si rompe, si spezza, rotola giù. Si vede in lui un dannato ad una pena eterna, iterata all’infinito, in un girone infernale popolato da puttane, drogati, disperati, infelici. Ma alla fine vedono le stelle nel planetario della città. C’è speranza anche per gli ultimi, forse.

Anche il personaggio di Cosimo Argentina trova la sua stella polare: è Mino Palata, un operaio considerato un santo, con un volto bello e pulito da Cristo Redentore. L’esperienza di una giornata infernale si chiude con un “a domani”, anche se forse lì, in quel luogo, di domani non ce ne saranno mai.
Eterno presente nel primo e nel secondo libro.

Cosimo Argentina scrive in una lingua che ricalca il dialetto pugliese, perfettamente adeguata alla narrazione, efficace quanto difficile. Solo per lettori pazienti ed esperti.
Orso Tosco evita il dialetto genovese con uno stratagemma: il suo personaggio l’ha dim

PIA CAMNASIO

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DALL’INFERNO
Si tratta di due racconti, due “inferni” dei giorni nostri.
Il primo, l’inferno dell’Ilva, dove il lavoro diventa una condanna a morte; il secondo , l’inferno del crollo del ponte Morandi.
Queste due vicende vengono affrontate attraverso le storie di due uomini: nel primo racconto la storia di un uomo che sotto un diluvio si mette alla ricerca di un operaio che faccia affiancamento nel suo primo giorno di lavoro in acciaieria. Senza volere si trova nel bel mezzo di una rivolta operaia, a causa di un incidente mortale che ha coinvolto poco prima un dipendente della fabbrica. In un clima surreale, tra esplosioni, temporale e discariche, il nostro uomo cercherà di arrivare all’alba di un nuovo giorno, forse di rinascita.
Il secondo racconto narra di un altro uomo, Orazio , un emarginato dalle buffe manie, che improvvisamente, a causa del crollo del ponte Morandi, perde la propria casa e si trova a dover affrontare il suo passato, le sue stranezze. Intorno a lui gravitano personaggi altrettanto strani: Marcello lo spazzino che racconta barzellette, Maria Giovanna che tenta da tempo di avvelenare Orazio ma non riesce mai nel suo intento, l’assistente sociale Ugo Lanteri, Marino che ha smesso di amare le stelle dopo la perdita della sua Ottavia e infine Renzo. Sullo sfondo di una Genova alle prese con il crollo del ponte Morandi e la perdita di numerose vite umane, Orazio e i suoi amici tenteranno di rinascere dalle macerie .
Di questo libro ho apprezzato l’ambientazione realistica, ispirata a fatti di cronaca. Nel primo racconto l’autore utilizza un linguaggio spesso dialettale che, se da un lato esalta la veridicità del racconto dall’altro lo rende anche un po’ ostico. Nel secondo racconto il ritmo è scandito dalle date e dagli orari dei fatti, con una sapiente alternanza di dialoghi e parti descrittive.

Ognuno di questi due libri racconta in fondo di un inferno: l’inferno della tetraplegia e dell’immobilità contrapposto agli inferni del degrado ambientale e lavorativo di una delle più grandi acciaierie d’Europa e di un disastro come quello del ponte Morandi.

Viviana Varani