< Di luce propria di  Raffaella Romagnolo (Mondadori)

Qui di seguito le recensioni di DiLucePropria raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Il libro sembra diviso in due parti. Nella prima emerge soprattutto l’ambientazione storica dell’Italia appena unificata, la quale non solo fa da sfondo alle vicende del protagonista Antonio Casagrande, ma diventa essa stessa protagonista con i suoi uomini simbolo, le sue celebrazioni e i suoi contrasti interni. Interessanti sia la narrazione storica delle condizioni di vita dei figli abbandonati nella ruota degli esposti sia dei primi passi dell’arte fotografica che un maestro visionario, utopista dall’animo nobile, cerca di domare.
Unico punto debole della prima parte del libro ritengo siano le descrizioni eccessivamente prolisse che, talvolta, rallentano il ritmo della lettura e confondono la trama.
La seconda parte, dove le vicende umane del protagonista si dipanano, è più scorrevole e la tensione rimane alta sino alla fine.
Il dono sovrannaturale concesso ad Antonio, se da un lato agevola la tensione narrativa, dall’altro lato banalizza il contesto storico che, a mio parere, rimane il punto di forza della narrazione.
Concludendo, posso dire che il libro mi è piaciuto e lo consiglierei precisando di non farsi scoraggiare dalle prime 50 pagine.

Vanessa Pistoni

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“Di luce propria” di Raffaella Romagnolo è un romanzo intessuto di emozioni e storia.
A fare da fil rouge degli eventi è , come lo stesso titolo suggerisce, la luce.
Il protagonista è un orfano genovese rinchiuso per undici anni all’interno di un orfanotrofio. Ha un occhio di perla e nessuno lo adotterebbe per questa sua malformazione. A salvarlo e a dargli un futuro diverso sarà un fotografo : Alessandro Pavia. Probabilmente a colpirlo è proprio l’imperfezione del ragazzo; essendo un fotografo, infatti, coglie e accoglie i dettagli più insoliti , le imperfezioni , la magia di ciò che è inatteso.
Antonio diventerà il collaboratore di Pavia e con lui intraprenderà un’opera magistrale, ovvero quella di fotografare i “Mille” protagonisti della famosa spedizione garibaldina.
La fotografia ha una missione e un valore inestimabile: immortalare piccoli sprazzi di vita e da questo romanzo si coglie tutto il suo fascino di questa splendida arte.
Questo leitmotiv si intreccia ineluttabilmente con la tematica del destino e quello di Antonio pare proprio essere la fotografia.
Un libro emozionante e pregno di formazione e verità , “Di luce propria”, conquista il/la lettore/lettrice con il fascino seducente della storia e delle vicende personali dei protagonisti. Una lettura da divorare!

Antonella Paparella

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Lettura scorrevole, permeata dall’humor tipico partenopeo. Piacevolissimo nel svelare le caratteristiche dei personaggi. Due protagonisti interessanti e speculari. Il mondo della comunicazione proiettato in un passato recente. È tutto una citazione: dal titolo, dalla narrazione "on the road", a Peppone e Don Camillo, dai classici greci, latini sino a Dante, per finire alla "camilleriana" presa in giro delle forze dell’ordine. Molto divertente

Francesca Paterniti

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Il romanzo porta con sé un interessante analisi del concetto di “padronità”, del significato di essere esempio, modello, guida per una nuova generazione. La narrazione delle vicende ruota sul rapporto tra adulto e bambino e dà, al lettore, l’opportunità di riflettere su una tematica fondamentale in un momento storico, come quello attuale, in cui l’educazione sta diventando sempre più una questione riservata ai pochi, piuttosto che di interesse pubblico e nazionale.

Lara Didonè

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La lettura non è stata per me scorrevole. Una scrittura sicuramente di livello che però non ha compensato il fatto che la narrazione non mi ha quasi mai coinvolta.

Valentina Beltrone

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Un libro che mi rimarrà dentro per un bel po’.
La vita di Antonio è nata in salita, ha dovuto lottare per ottenere tutto quello che ha avuto, riuscendo sempre a restare fondamentalmente buono.
I personaggi sono credibili, descritti con profondità così da poterli immaginare, è un libro che è quasi possibile "vedere" da quanto è ben scritto.
Sullo sfondo una parte importante della storia del nostro paese che a volte sfiora e a volta invece coinvolge in pieno la vita di Antonio e dei suoi cari.

Doriana Meloni

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La storia di Claudio e Chiara è molto attuale e contemporanea, scritta con un piacevole fluido narrativo.
Il linguaggio è moderno, a mio avviso talvolta troppo esplicito.

L’atmosfera creata dalla narrazione ben esprime emozioni e sensazioni provate in questi ultimi anni così particolari.

Penso tuttavia che la storia sia maggiormente apprezzata da un pubblico giovane.

Rosi Bucci

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Racconta la vita del fotografo Antonio Casagrande dal 1855 fino alla fine della prima guerra mondiale. E’ un orfano nato a Genova, orbo da un occhio con il dono, o il dramma, di vedere attraverso la macchina fotografica la morte di chi è destinato a morire prima di lui. Bellissimi e suggestivi tutti i richiami e le narrazioni degli eventi dell’epoca con i suoi protagonisti: Garibaldi, i Mille, Mazzini, i moti popolari a Milano, la feroce repressione guidata da Bava Beccaris...E accanto ai personaggi storici quelli di fantasia. L’autrice unisce storia e romanzo e ne esce un libro equilibrato, emozionante che si divora nella lettura.
Indimenticabili le figure femminili: Caterina, Luigina, Teresa e , sopra tutte, Madama Carmen e la sua umanità.

Alessandra Lazzari

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Circolo dei lettori
di Pontedera "LaAV"
coordinato da Maria Rolli
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Romanzo di formazione che mi ha fatto pensare a “Kim” di Kipling o a David Coperfield di Dickens. In questo testo, oltre alla storia del protagonista, sono presenti nella narrazione differenti intrecci di storie che appartengono ad altri personaggi ma legati in qualche modo l’uno all’altro.
Raffaella Romagnolo ci mette di fronte allo svolgersi della vita nella sua caleidoscopica mutevolezza, sostenuta da un buon background storico che quasi commenta ogni vicenda.
Nel corso della lettura è facile riconoscersi in esperienze vissute in prima persona; tutti i personaggi hanno una bontà di fondo, hanno in comune empatia, generosità e si aiutano a vicenda. Nessuno abbandona nessuno e questo determina la magia del libro.

Margerita di Francesco

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma 6 “Barbara Cosentino”
coordinato da Cecilia Gabrielli
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Romanzo complesso, che si sviluppa su più piani: quello storico, dall’impresa dei Mille alla dimenticanza da parte dell’Italia del sacrificio che tanti hanno affrontato per la sua unità; quello sociologico, Genova, città di mare e di porto, con la vita che scorre tra i vicoli, con una morale che tale potrebbe non apparire e che invece è fatta anche di solidarietà; quello familiare, di famiglie assai particolari, da quella contadina e salda di Domenico Leone, pronta ad accogliere una giovanissima ragazza incinta vittima di violenza, a quella dello stesso protagonista, Antonio, con Caterina e il figlio Alessandro, che proprio figlio non sarebbe, ma in realtà lo è assai di più. E da ultimo il legame famigliare con il “padre” fotografo, Alessandro Pavia, che lo strappa dall’orfanotrofio e lo avvia alla magia della fotografia e, ancora, con Madama Carmen. E la fotografia, come momento che cattura il presente, che ferma illusoriamente il tempo, mentre la vita corre in modo ineluttabile verso un finale uguale per tutti noi. Libro ricco di pagine che, pur nel realismo del racconto, consolano e in taluni passaggi commuovono.

Simonetta Rosa

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Un bellissimo e documentatissimo romanzo storico. L’autrice ci trascina attraverso 70 anni di storia italiana dalla spedizione dei mille alla fine della prima guerra mondiale seguendo le orme dell’”esposto” Antonio Casagrande. La vicenda umana del nostro protagonista, dotato di una menomazione che è anche un dono ed una dannazione, perché dal suo occhio pazzo riesce a percepire la morte dei soggetti che inquadra, si intreccia a quelle di un padrone, Alessandro Pavia, mentore e maestro nell’arte della fotografia, così come guida politica e spirituale e a quelle di una maitresse genovese, Madama Carmen, con lo spiccato senso degli affari. Ma sullo sfondo sfilano anche gli eroici Mille che partirono da Quarto con Garibaldi, così come Mazzini, Nino Bixio, Turati, Kulisciova ed altri gpersonaggi della grande storia Italiana. Antonio è testimone dei fatti del suo tempo attraverso il suo obiettivo. La storia viene raccontata per immagini, attraverso giochi di luci e di inquadrature. I funerali di Mazzini e la storia della sua imbalsamazione, la mano di Garibaldi, il fotomontaggio dell’album dei 100, ma anche i moti di piazza a Milano e i discorsi interventisti di D’Annunzio, alla vigilia della prima guerra mondiale. Mentre il pugno di ferro di Bava Beccaris si posa su Milano trasformandola in una caserma a costo di centinaia di morti, Antonio Casagrande incontra l’amore e noi veniamo attratti nel mondo di Caterina, una levatrice del secolo scorso. Ancora una volta la protagonista è la storia, le conquiste mediche e gli usi dell’epoca. E infine la storia del cinematografo e così il figlio parte per l’America. A questo puntorestiamo in attesa di un proseguimento della saga familiare. Da leggere assolutamente anche il primo volume “Destino”.

Luisa Scorciarini

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Un libro dove la storia personale e la storia di un paese si incontrano in un racconto intenso e appassionante. Letto praticamente ”in apnea” perché gli avvenimenti del passato, quelli che abbiamo studiato nei libri, assumono qui una dimensione vivida, reale e noi ci ritroviamo a vivere i funerali di Mazzini, la lotta dei popolani per il pane. Le figure dei protagonisti sono indimenticabili, fra tutti Madama Carmen, tenutaria di un bordello, che con la sua umanità fa piazza pulita di tutti gli stereotipi legati a questo “mestiere”. E la protagonista principale, la magia della fotografia, che fissando un’immagine ci rende immortali. 

Angela De Chirico

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Antonio Casagrande è il protagonista di questo bellissimo libro ambientato in un momento storico fondamentale il cui sfondolo fa l’Italia nella sua ricerca per il senso di unità. Per undici anni Antonio cresce nell’orfanotrofio aspettando una famiglia pronto ad accoglierlo, ma nessuno lo vuole a causa della cecità a un occhio che lo rende un bambino difettoso. Solo Alessandro Pavia un patriota, fotografo, un giorno lo sceglie e lo porta via con sé, insegnandogli l’arte della fotografia. Antonio diventa grande e uomo accanto a Pavia, seguendolo nella sua impresa di ritrarre uno per uno i Mille di Garibaldi. Romanzo storico, di vita, d’amore. Non si  può non leggerlo. Brava Raffaella.

Idamaria Marini

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Ho trovato questo romanzo delicato e interessante, sia per la vicenda narrata, sia perché è un vero e proprio romanzo storico. Il protagonista Antonio orfano, sempre scartato, viene invece scelto dal fotografo Alessandro Pavia per essere testimone di una importante missione: ritrarre i partecipanti alla spedizione dei Mille di Garibaldi. Il fotografo lo prende sotto la sua ala protettiva, gli insegna tutto ciò che non ha imparato in orfanotrofio e gli consente di scoprire una grande dote: vedere attraverso l’obiettivo fotografico ciò che gli altri non vedono

Rosanna Laterza

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Rapallo “Amici del libro”
coordinato da Mariabianca Barberis
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Un romanzo avvincente. Non solo per lo sfondo storico, in cui si muovono personaggi unici, quasi verghiani, ma per quel dar vita ai reietti, i dannati della società, uomini e donne umili che lottano per trovare la propria dimensione nella vita.
Un ciclo di “vincitori”, in contrapposizione al “ciclo dei Vinti” di Verga, che insegna ad amare, rispettare, comprendere e ad aiutare chi si trova in una posizione svantaggiata, chi è ostracizzato per una diversità fisica, sociale, per le proprie origini .
L’allegra Donna Carmen/Lady Violet ricorda la Moll Flanders di Defoe. Attraversa peripezie roccambolesche per emergere e prendersi la rivincita sulla vita, senza mai dimenticare gli amici di sempre.
Un libro che si legge d’un fiato condividendo con i personaggi paure e speranze fino allo spasmo finale.

Anna Ferranti

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Antonio Casagrande, abbandonato nella ruota degli esposti dell’Ospedale Pammatone di Genova nel 1855, è il filo che unisce eventi familiari e storici in questo avvincente romanzo di Raffaella Romagnolo.
Poco meno che dodicenne, sente finalmente la parola “magica” che gli permette di andarsene dall’odiato orfanotrofio: “lui”, scelgo “lui”. Il fotografo Alessandro Pavia, un omone scorbutico, ma romantico, onesto, con un grande senso civico, fedele all’idea di una Italia unita e repubblicana, gli insegna l’arte della fotografia e lo trascina in quella che ritiene una grande impresa: fotografare Garibaldi e i Mille per farne un grande albo commemorativo da distribuire in tutti i Comuni d’Italia. Purtroppo l’idea si rivelerà fallimentare, ormai i politici non apprezzano più l’impresa di Garibaldi, anzi perseguono i repubblicani. 
È qui che si apre la parte storica del romanzo, con i fatti di Milano del 1898: una pagina vergognosa della storia d’Italia.  Poi l’entrata in guerra dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale: un Paese povero, con il 70% di analfabeti in cui gli abitanti del nord non capiscono i dialetti del sud e viceversa, dove giovani ignari vengono buttati al fronte senza alcuna preparazione mentre gli ufficiali in comando non hanno competenza. Per non parlare dello Stato Maggiore…
 La vita privata dei protagonisti e gli avvenimenti storici si intrecciano a rendere questo romanzo un affresco pieno di chiaroscuri, come la fotografia cui il titolo fa riferimento.
I personaggi sono molteplici, tutti congeniali al romanzo, ben delineati e vivi nelle loro caratteristiche.  

Anna Signori

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Siamo a Genova nel 1867: il dodicenne Antonio viene adottato da un fotografo che lo usa come assistente e lo introduce ai segreti della sua arte. Questa di rivelerà un’esperienza fondamentale per il ragazzo, ma ancor più la disabilità: Antonio è nato con un occhio dalla pupilla color latte. La cecità appare da subito un dono anche se inquietante: da’ infatti al giovane la capacità di antivedere eventi tragici prima che accadano. Il libro contiene continui riferimenti ad avvenimenti risorgimentali, arricchiti, certo, dalla sensibilità del protagonista. Il libro è complesso, ricco di filoni narrativi e tematiche importanti. Ai fatti ed ai personaggi storici di quel periodo, alle sommosse popolari e agitazioni sociali vi aggiungono la problematicità di Genova, monumentale e malfamata, la disabilità, il ruolo della donna, lo strumento strategico della propaganda e la mistificazione della realtà. Il collante più forte tra fattti e personaggi è però rappresentato dalla fotografia e dall’occhio pazzo di Antonio, che vale a scompigliare le carte. Alla fine tutto si ricompone e si acquieta in una normalità che sopraffà la morte e lascia vincere la vita.

Teresa Ruggiano

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Libro interessante ed avvincente. Prosa scorrevole, chiara,, essenziale. La. I e da ruota intorno ad un ragazzo, Antonio, che viene avvicinato alla conoscenza ed alla pratica della fotografia.Pur avendo un occhio cieco, che, se coinvolto nell’uso della fotocamera, pulsa violentemente e provoca dolori lancinanti, il ragazzo scopre di essere dotato della capacità della preveggenza. È questo un privilegio, ma anche una maledizione: le immagini che anticipano il futuro sono sempre di sangue, di morte. Grazie alla fotografia il giovane verrà a contatto con avvenimenti storici dell’800 e dei primi decenni del 900, con ambienti sociali degradati e corrotti, però scoprirà anche il fiore della solidarietà e del sacrificio, e attraverso la figura femminile, imparerà ad affrontare con tenacia la vita e a risollevarsi dopo le cadute. Come in una fiaba a lieto fine la prospettiva di un futuro di morte si allontanerà definitivamente e prevarrà la fiducia nella vita e nel domani. 

Tommaso Santapaola

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E’ proprio una luce che illumina questo libro originale di una scrittrice sorprendente, una luce che accompagna tutti i personaggi nel loro percorso e non solo la luce dell’occhio cieco di Antonio Casagrande che gli permette di vedere tragici destini. L’orfano abbandonato nella ruota di Pammatone, il fotografo Maestro che se lo prende insegnandogli il mestiere, la tenutaria del bordello trafficona generosa e  una donna vera e coraggiosa con cui il protagonista conclude finalmente in un “happy end” tribolate vicende, escono dagli stereotipi e diventano veri, interessanti  nelle loro sfaccettature. Romagnolo ha costruito un romanzo storico  in cui sullo sfondo di una ricerca e narrazione appassionate del periodo risorgimentale si staglia un affresco di luoghi conosciuti, Genova e le colline piemontesi, con personaggi coraggiosi, vicini a noi nella loro modernità di azioni e di sentimenti

Gabriella Vezzosi

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La scrittrice sceglie per questo suo romanzo un soggetto interessante ,la fotografia nei suoi inizi, pura sperimentazione di uomini appassionati,si può dire “creatori” di questa nuova arte che ebbe nella Genova postunitaria diversi rappresentanti. Lo sfondo storico quotidiano della città attorno al porto, “caruggi”, diventa lo scenario in cui uno di costoro e il ragazzino, da lui prelevato dai “derelitti”( Pammattone), bambini abbandonati. Il “fotografo”,che gli insegnerà i segreti dell’arte ,è grande ammiratore di Garibaldi e si è prefisso di fotografare i garibaldini  superstiti oltre l’Eroe stesso naturalmente. Questo l’incipit della vicenda che porterà il lettore anche in altri luoghi e città,per concludersi a Genova all’inizio degli anni ‘20  . Molti gli spunti di interesse :per quanto riguarda i personaggi femminili ,per lo piùl’autrice ce li presenta dal punto di vista del ragazzo ,compiendo quindi una scelta non tanto consueta ; abbastanza cruda e realistica  la presentazione delle donne dei ceti meno abbienti.  Insomma un libro che si fa leggere, grazie anche ad una moderata “strategia” di mistero attuata dall’autrice.(N.B. essendo io genovese,con avi in Genova dal 1700, posso testimoniare dai racconti di mia nonna e della mia bisnonna,
la validità della ricostruzione.) 

mg.Bert

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Romanzo “storico” che abbraccia l’arco della vita di Antonio, scelto per esercitare la professione di fotografo, mestiere nuovo per i tempi, e strano per un ragazzo praticamente cieco da un occhio che però possiede un dono speciale (o una maledizione) quella di intravedere la futura morte di alcune persone, seppure in modo distorto e difficilmente interpretabile, se non a posteriori. 
I personaggi sono vari e interessanti, presentati nella loro umanità più intima. Il lettore si affeziona a tutti e legge avidamente per conoscere il destino del protagonista Antonio Casagrande, ma anche quello di Alessandro Pavia il grosso fotografo itinerante repubblicano, di Madama Carmen la tenutaria di bordelli, della dolce Caterina espertissima levatrice, cultrice dell’igiene.
E leggendo impari tante informazioni: sui primi anni dell’arte fotografica, sulla vita negli orfanatrofi, sulle case di tolleranza, sulla missione di fare nascere i bambini, al tempo delle “comari” e al tempo delle ostetriche professioniste. Molto interessante. 

Giuliana Gabet

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Romanzo che tratta di storia vera, vissuta in prima persona da un giovane fotografo veramente “speciale”, dotato di un occhio “matto” che produce visioni inquietanti. Il libro è molto interessante non solo per le vicende personali dei personaggi, ma anche per le vicende storiche in cui si trovano a vivere e che vengono raccontate con molto brio e partecipazione. Complimenti all’autrice che deve aver svolto un lavoro molto meticolso per documentarsi sulle vicende dei garibaldini e sui tumulti di Milano in rivolta contro Bava Beccaris, e ha saputo trasferirle in una prosa brillante, mai noiosa e di piacevole lettura. 

Alberto Foresta

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Il romanzo della Romagnolo è la fotografia di una parte importante della nostra storia,quella che spesso nei manuali non appare. Attraverso la fotografia, coprotagonista del romanzo e attraverso le vicende dei personaggi, alcuni fantasy, altri realmente vissuti, viene presentata la realtà di un paese che è appena uscito dall’unificazione e che già viene preso d’assalto da inevitabili problemi di miseria quotidiana. Il protagonista è un orfano abbandonato fin dalla nascita e già segnato da un difetto ad un occhio che lo renderà un diverso, ma proprio l’occhio sarà la sua salvezza.Alessandro Pavia, fotografo realmente vissuto, lo sceglierà come suo assistente e gli insegnerà i segreti di una professione che era ai suoi albori. Il romanzo cattura il lettore fin dall’inizio e pagina dopo pagina si apprezzano le capacità di lettura sui diversi piani narrativi della scrittrice insieme all’evidente lavoro di ricerca storica.
La scrittura ha l’immediatezza della fotografia nel delineare i personaggi, le situazioni e gli eventi e la voglia di andare avanti nella lettura è sempre costante. Davvero pregevole il romanzo.

Filomena Martoscia

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La storia di un bambino, Antonio Casagrande, nato ed abbandonato all’orfanotrofio genovese Pammatore, il 13/06/1855.
A causa della sua "pupilla color perla" nessuno lo voleva adottare.
Ma un giorno, le sue preghiere furono esaudite e venne un uomo, barbablù lo chiamò Antonio, Alessandro Pavia, che lo portò via da quella sola realtà che il bambino aveva conosciuto finora.
L’uomo gli insegnò l’alfabeto, la geografia, la politica ma soprattutto, la fotografia nella quale, Antonio, troverà la cura alla sua menomazione, una passione ed un lavoro.
Un libro molto interessante e toccante, sia dal punto di vista umano, che da quello storico.
L’autrice, dal mio punto di vista, ha saputo creare un racconto avvincente, emozionante ed istruttivo, regalando al lettore una piacevole esperienza.

Andre Rovere

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Romanzo ben costruito che inquadra perfettamente il paese  durante e post unità di Italia. Al centro della vicenda narrativa Antonio, orfano e non vendente da un occhio, sviluppa, grazie alla meravigliosa arte della fotografia, la metaforica dote di diventare così lungimirante da poter iperbolicamente vedere vicende nefaste che possono accadere;  con il suo affetto più profondo ( il figlio )evita il peggio . 
Lettura profonda  e forbita, necessita di una certa attenzione e concentrazione per essere davvero colta .

Viola Villa

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Nascere da una mamma che ti abbandona, non promette bene Antonio Casagrande è affidato a un Pio Istituto di Genova Non basta, ci vede solo da un occhio, l’altro ha l’iride completamente bianca Ancora. Un ragazzo gli crea uno sfregio sul viso. Quindi, mai avrebbe pensato di essere adottato da qualcuno, come spesso succedeva Invece, un fotografo appassionato del suo lavoro lo prende con sé Gli insegna tutto dalla fotografia alla scrittura e lettura Proprio grazie alla macchina fotografica, scopre di possedere un "dono," nell’occhio cieco  Quando l’occhio malato mette a fuoco lo sguardo del fotografato, Antonio riesce a prevedere un evento funesto su di lui. Senza poter fare nulla. C’ è" riuscito solo una volta Ha salvato la vita a suo figlio acquisito da una ragazza madre, morta di parto. Fine del "dono"
L’atmosfera del Risorgimento accompagna la narrazione di Antonio, divenuto ottimo fotografo . E di suo figlio, che invece si appassiona al nascente cinema.  Storia commovente ma fluida

Pasqua Covelli

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Un romanzo avvincente fin dalle prime pagine in cui gli avvenimenti storici sullo sfondo di un’Italia appena nata si accompagnano a quelli dei protagonisti, dei personaggi meravigliosamente costruiti e incredibili, che costituiscono ognuno un mondo da esplorare. Ho molto apprezzato anche il modo in cui viene ricreata la magia di Genova e dei suoi vicoli, con le sue atmosfere e i suoi “odori”.

Manu Prato

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Di luce propria. Intrigante e coinvolgente fin dall’inizio, che spinge a chiedersi - pagina dopo pagina - cosa possa accadere ai "freaks" (volontari e no) che lo popolano. Valore aggiunto la "location" genovese, puntigliosamente ricostruita.

Silvana Gamberi

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Antonio Casagrande, abbandonato nella ruota degli esposti dell’Ospedale Pammatone di Genova nel 1855, dopo anni in cui non l’hanno mai scelto per adottarlo, il fotografo Alessandro Pavia sceglie proprio lui con quell’occhio cieco. Lo vuole come assistente e qui comincia anche l’interessante storia della fotografia dai primordi. Inoltre il fotografo, un omone scorbutico, ma romantico, onesto, con un grande senso civico, fedele all’idea di una Italia unita e repubblicana, gli insegna l’arte della fotografia e lo trascina in quella che ritiene una grande impresa: fotografare Garibaldi e i Mille per farne un grande albo commemorativo da distribuire in tutti i Comuni d’Italia. Comincia quindi qui la storia d’Italia con i fatti di Milano del 1898 con la repressione del generale Bava Beccaris, poi l’entrata in guerra dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Antonio diventa un abile fotografo e scopre che quel suo occhio di perla in realtà è un occhio di morte perché quando inquadra le persone per fotografarle alcune volte ha degli incubi e sta male. In seguito scopre che quelle sue sensazioni sono premonitori della morte del soggetto inquadrato per la foto.
Quando diventerà padre il suo incubo è di morire prima del figlio e lo fotograferà in continuazione per cercare di proteggerlo e ci riuscirà a scapito della perdita della sua incredibile facoltà.
 I personaggi sono ben descritti, con le loro caratteristiche e pare proprio di immaginarli. Insomma proprio un bel libro che si legge con piacere. 

Mariabianca Barberis

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Grandi lettori
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Di luce propria di Raffaella Romagnolo è un intrico di ispirazioni differenti ma ordinate che sfociano in una storia delicatissima narrata con sapienza. Antonio Casagrande è un orfano orbo che trascorre undici anni nell’orfanotrofio di Pammatone prima di essere “scelto” e accolto dal fotografo Alessandro Pavia da cui riceve un’istruzione e impara i segreti della fotografia. Ad un certo punto della narrazione irrompe la storia contemporanea: Pavia intraprende l’impresa fallimentare di fotografare tutti i Mille che hanno partecipato all’impresa garibaldina e, durante queste sedute, Antonio scopre di possedere un talento infido e ineluttabile che si rivelerà con sofferenza, all’uomo maturo e fotografo apprezzato, durante i moti di Milano del 1898. La storia umana e quella politica si intrecciano e la parabola del romanzo descrive l’evoluzione e la crescita del protagonista in un microcosmo pittoresco e familiare. Nella parte finale del romanzo si esprime la circolarità del destino che riserva ad Antonio l’opportunità di riscattare il bene ricevuto da Alessandro, maestro nell’arte e nei sentimenti. L’autrice mantiene, in ogni punto della narrazione, un tono realistico anche quando il talento di Antonio potrebbe apparire magico e superstizioso.


Silvia Vantaggiato

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Gruppo di lettura 
di Lanciano “Ex Libris – Lanciano”
coordinato da Maria Rosaria La Morgia
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Protagonista del romanzo è Antonio Casagrande: cresciuto in un orfanotrofio , privo di un occhio (che però  vedrà le disgrazie in arrivo) viene scelto come assistente da " Barbablù" , un fotografo che , sullo sfondo della Genova di fine ottocento, gli insegnerà l’italiano e le astuzie del mestiere, ne alimenterà l’amore per Garibaldi e per l’impresa dei Mille (immortalati nelle preziose foto custodite fino alla fine), gli farà rispettare  Mazzini e comprendere la forza  e il potere della fotografia, che andrà evolvendosi in parallelo con la vita di Antonio come lui sperimenterà per strada, nelle drammatiche " Tre giornate di Milano".   Le donne del romanzo sono indimenticabili: intraprendenti, sensibili, autonome,  come Rosetta,  " Madame Carmen", tenutaria di case d’appuntamento  per delusione d’amore : al paese, bambina, in famiglia con sette fra fratello e sorelle, guardava le pecore e conosceva la fame ma..non le accadrà mai più. Madame seguirà la vita di Antonio con amore materno e Antonio curerà Barbablù come un figlio: maternità e paternità vere, cariche di affetto e di sollecitudine. Madame spingerà Antonio verso il matrimonio: con Caterina Colombo, levatrice diplomata , moglie del protagonista, l’autrice ci presenta  il ritratto indimenticabile di una donna specchio fedele del suo tempo e della, ancora viva, difficoltà di vivere delle donne

Luigina De Santis

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Il romanzo narra la storia di Antonio Casagrande, orfanello del Pammatone di Genova, adottato dal fotografo Alessandro Pavia, un omaccione corpulento con una gran barba, un gran ventre e un gran cuore, che gli fa da padre insegnandogli i segreti del mestiere. Di Luce Propria è un romanzo storico i cui fatti si svolgono tra ‘800 e primi ‘900 e insieme un romanzo di formazione, quella di Antonio, allevato da un padre gran repubblicano, socialista, appassionato di Garibaldi e dei Mille, e da una quasi madre, Madame Carmen, tenutaria di un bordello. Antonio ha un occhio cieco, attraverso cui, come in un lampo, vede il destino di morte di chi sta fotografando. Un destino che inchioda inesorabilmente, cui non si può sfuggire, finché un atto di amore sovrumano vince sulla morte. Al centro del romanzo la luce, soprattutto quella che viene colta dal fotografo per congelare l’attimo, contro la vita in moto verso un’unica meta. Grande l’originalità della scrittura: l’Autrice ci immette, ogni volta che cambia il “quadro”, in medias res, per poi ricostruire l’evento. Notevole il pathos, il crescendo spasmodico di certe scene, di certe “riprese”, come la rivolta milanese sedata nel sangue da Bava Beccaris, l’inaugurazione del monumento di Quarto, l’avanzare del tram portatore di morte.

Rita Foresi

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Non sperava in un’adozione Antonio Casagrande, orfano e menomato, rinchiuso da undici anni nel Pammatone di Genova. Finalmente a sceglierlo arriverà Antonio Pavia, fotografo  geniale ma con poca fortuna. Soprannominato Barbablù gli farà scoprire la politica e il valore della fotografia, di quel magico incontro tra luce e buio. Antonio diventerà  suo aiutante e compagno di viaggio nell’Italia da poco riunita e piena di contraddizioni negli anni che vanno dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento.  Una storia ricca di passioni, umane e politiche, e soprattutto la scoperta  di quanto sia potente quella nuova arte capace di  vedere oltre ciò che appare.  

Maria Rosaria La Morgia

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Dante e...Beatrice? Questa volta no. Dante e Gemma Donati, sua moglie, sempre in secondo piano, quasi sfocata di fronte alla luce angelica di Beatrice, musa ispiratrice del poeta. Gemma è l’opposto della donna angelicata, ha i capelli rossi, è forte, pragmatica passionale. Sposa per amore un uomo non ricco, privo di potere politico, poeta per di più. Non si perde d’animo quando lui si trova sul fronte sbagliato in una Firenze divisa, in una perenne lotta tra fazioni che distrugge vite e patrimoni. Vedova bianca ad appena trenta anni, affronta il lungo esilio di Dante, accorta nel gestire le difficoltà economiche, presente nella vita dei quattro figli che crescono, esule essa stessa, rifugiata in una malsana palude, ma sempre accanto a Dante, forte nelle sventure e artefice delle sue fortune, la vera musa della sua vita. In un Trecento feroce e splendido di duelli e fazioni, di fede e scomuniche, Gemma è carne, intelligenza e passione. Forse un errore del destino se Dante è diventato immortale e lei invisibile. Con questo romanzo le viene restituita una storia personale, ricca, avvincente che la consegna alla storia delle grandi donne.

Rita Crisanti

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Romanzo storico e familiare, racconta la vita ed il percorso formativo di Antonio Casagrande, divenuto a 11 anni l’aiutante del fotografo Alessandro Pavia. Antonio attraverso l’obiettivo e la luce scopre che il suo occhio cieco è capace di guardare “oltre”, di vedere quello che accadrà, ma scopre anche l’ineluttabilità del destino. Scopre sulla sua pelle l’impossibilità di intervenire sul corso delle cose per cambiarle. La narrazione è molto dinamica, dinamici gli eventi storici che fanno da sfondo, dinamici i personaggi eppure questo dinamismo si può fermare e immortalare con la fotografia. È la celebrazione dell’istante.

Annamaria Ciarelli

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L’Autrice ci porta in un periodo in cui la recente unità d’Italia è intrisa di grandi contraddizioni. Le vicissitudini del protagonista Antonio Casagrade, che il 13 giugno 1855 viene abbandonato al “Pammatone”, l’ospedale genovese dove vengono accolti gli orfani e che nessuno voleva perché con un occhio cieco, e quindi difettoso viene scelto, già grandicello, da Alessandro Pavia - patriota, repubblicano convinto e fotografo dilettante che si cimenta nell’impresa ardua di ritrarre ognuno dei Mille garibaldini - come apprendista. Antonio impara velocemente ciò che il padrone gli insegna e scopre, quando appoggia l’occhio cieco all’obiettivo, di avere il potere di prevedere il destino di chi è in posa. Un libro struggente e malinconico, per certi versi, con tante sfaccettature ma molto interessante.

Franca Pierdomenico