< Dice Angelica di  Vittorio Macioce (Salani)

Qui di seguito le recensioni di DiceAngelica raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Le riscritture dei classici non sono mai state un genere da me prediletto, ma quando mi è stato assegnato non mi sono tirata certo indietro!
“Dice Angelica” è la versione in prosa dell’ “Orlando Furioso” ma viene usato come narratore la prima persona di Angelica, la bella dama contesa tra i paladini carolingi (e non solo). L’impressione leggendolo, è stato un susseguirsi piatto e a tratti confuso degli eventi dove ben poco la prima persona è risultata utile. Confrontarsi con i classici è sempre un’arte che richiede estremo coraggio, ma anche un notevole impegno a non cadere nella semplice riscrittura.

Aurelia Marra Campanale

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Pioltello "Biblioteca di Pioltello"
coordinato da Fiorenza Pistocchi
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Recensione libro 1 - Dice Angelica
Aveva ragione Ciampa, ossia Pirandello: pupi siamo, povere marionette mosse da forze ignote e ingovernabili: destino, istinti, sentimenti; quando poi ci si mette l’amore diventiamo incomprensibili - in primo luogo a noi stessi - e accampiamo concetti e ragionamenti fasulli per illuderci di nascondere la nostra follia; poi ci comportiamo di conseguenza: del tutto incoerenti secondo i parametri della logica, ma coerentissimi con la nostra fissazione: e così si corre (si insegue o si fugge), si piange, si combatte, si soffre e si fa soffrire, addirittura qualcuno compie imprese, rischia o perde la vita (o l’onore, la dignità), sempre desiderando. Aveva ragione Pirandello anche a sostenere che, se gli esseri umani sono mortali, i personaggi invece sono condannati all’immortalità, soprattutto quando sono simboli, quando incarnano (proprio loro che consistono di parole) i valori, i desideri, le paure, le domande di noi miseri mortali. Il repertorio epico-cavalleresco ha attraversato i secoli dal Medioevo dei giullari cantastorie al teatro dei pupi affascinando scrittori eccellenti come Ariosto e Calvino; Vittorio Macioce, giornalista e pubblicista, fine lettore, ne riprende storie e personaggi, arricchendo il racconto di originali contaminazioni e di una nuova prospettiva, quella di Angelica: non più bellezza esotica e pericolosa, infedele e infida, disprezzata e desiderata dai maschi, preda per i prodi, ma una donna con i suoi ricordi, i suoi dubbi, le sue manie, che osserva, descrive, giudica - e inevitabilmente ridimensiona eroismi e imprese a insensate esibizioni: il suo sguardo lucido e implacabile, ma non freddo né cinico, smaschera le debolezze dei grandi campioni della fede, cristiana o islamica, inducendo in noi lettori un senso di compassione: per loro e per noi, piccoli esseri umani che quei giganti dovrebbero rappresentare. Una scrittura raffinata, che non merita i troppo frequenti refusi ortografici e grammaticali.

Maria Liverani

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Decisamente troppo lunga e troppo complessa per dei burattini,

Angela Occhiuto

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“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto…”, l’Orlando Furioso visto dalla prospettiva di Angelica che, sospesa tra le linee del tempo, a scontare l’eternità, racconta in prima persona, alternandosi al narratore, le sue origini, la sua volontà, la sua versione, il rapporto con i vari personaggi. Angelica, l’ossessione da inseguire, che appare cinica, “gli eroi li manovro, per quello che mi serve, e sono pronta a pagare un prezzo, senza mai regalare nulla”. Numerose sono le vicende narrate che richiedono però, per una migliore comprensione, la conoscenza del poema e ciò influisce sulla scorrevolezza del racconto, dal quale traspare tutta la passione/ossessione dell’autore per l’opera di Ariosto.

Giuseppe Maltese

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Una visione femminile dell’Orlando Furioso, che ripropone alcuni luoghi comuni sulle idee femministe. Interessante ma non così rivoluzionario, a volte noioso.

Maria Modarelli