< Doppia verità di  Michael Connelly (Piemme)

 

Il libro di Connelly è un poliziesco vicino ai classici californiani hardboiled di Raymond Chandler e Dashiell Hammett, con una bella descrizione del carattere del protagonista e di alcuni ambienti.   Il primo è un poliziotto preoccupato della propria missione di giustizia ma capace anche di uccidere con freddezza, quando necessario per quel fine.  Gli ambienti sono quelli della fornitura e spaccio di droga ma anche della corruzione e di certi meccanismi perversi della giustizia made in Usa: questi sono appunto i due plot che si intrecciano nel romanzo. Il ritmo è decisamente sostenuto e la lettura scorre agevole, aiutata anche da una sorta di confortante prevedibilità senza scadere nel banale o nello scontato.

b*@unife.it

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Non avevo mai letto Connelly, quindi non conoscevo il detective Hieronymus Bosch, detto Harry, protagonista di vari altri libri. Al di là della particolare scelta del nome, Bosch incarna lo stereotipo del poliziotto americano, poliziotto fino al midollo, tanto da lavorare senza risparmiarsi e come volontario anche dopo il pensionamento. È specialista dei “casi freddi”, quelli rimasti irrisolti, ma all’occorrenza si presta a condurre indagini in tempo reale. In questa storia si trova coinvolto contemporaneamente su due fronti. Improvvisamente viene riaperto un caso relativo ad un detenuto che risiede nel braccio della morte da ormai 30 anni, condannato per stupro e omicidio e difeso da un nuovo avvocato che organizza un piano per spartirsi l’ingente risarcimento previsto nell’ipotesi di scarcerazione del suo cliente. Contemporaneamente prende a cuore il nuovo caso relativo all’omicidio di due farmacisti, padre e figlio, soprattutto quando capisce che si tratta della vendetta di un losco giro di trafficanti di farmaci oppiacei che coinvolge diversi medici e farmacisti. In particolare rimane colpito dall’onestà e dalla fiducia nelle istituzioni del farmacista figlio che aveva sporto denuncia alla commissione di polizia competente. L’episodio relativo a Bosch infiltrato nella pericolosa banda apporta un po’ di suspense e ritmo alla narrazione complessivamente molto piatta. Temi centrali del libro sono il potere del denaro e lo sfruttamento dei tossicodipendenti, chiamati “portapillole”, “persone senza speranza negli occhi, senza casa, intrappolati nella spirale della dipendenza, condotti in giro come una mandria”.

Nel complesso non mi piaciuto molto, soprattutto per il linguaggio, per lo meno nell’edizione italiana, sciatto e stereotipato.

adrian******@gmail.com

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Un doppio filo lega la scrittura di Michael Connelly: intensa, essenziale, avvolta da un velo di nostalgia che valorizza ogni suo aspetto. Doppia è la verità che connota il mondo degli uomini: quella inalterabile degli onesti e quella flessibile dei corrotti. Connelly trascina il lettore nel cuore della storia, nella quale suspense e azione diventano elementi essenziali, dando vita a un ritmo incalzante e mai noioso. Ciò che più emerge è l’aspetto umano e psicologico con cui vengono descritti omicidi e intrighi giudiziari, conferendo un valore aggiunto al cliché del male vinto dal bene. Una scrittura che mette a nudo le debolezze e le paure degli individui, chiamati a confrontarsi con una realtà dura e inospitale dove solo la nobiltà d’animo può portare alla salvezza.

giulia******@outlook.it

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Doppia verità ci conduce con Harry Bosch per le strade di Los Angeles e in territori aridi come appaiono molte delle coscienze dei suoi personaggi. Il poliziotto in pensione si ritrova a lavorare su più fronti: indaga il crimine organizzato della droga sotto copertura con grandi suspense e colpi di scena, ma deve soprattutto difendersi in tribunale da un’accusa infamante che metterebbe in dubbio i suoi indefessi quarant’anni di carriera. Nel frattempo scava nei cold cases della stazione di San Fernando, scontrandosi alla fine con la difficoltà di misurarsi con la nuda verità.

salis*****@gmail.com

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Incipit senza tensione, illustrativo. Il protagonista è un detective vecchio stampo sempre nel vivo dell’azione, accattivante sia per il modo di fare che per la storia personale. Personaggi minori ben costruiti e più empatici.

La trama è complessa, ben orchestrata, serrata e con ritmo coinvolgente. Le storie al suo interno sono ben congegnate, credibili, accurate e con maggior pathos.

Molto buono il finale.

fabiopier*********@gmail.com

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Lettura avvincente, buono il ritmo, la vicenda scorre senza tentennamenti e cadute di tono; gli intrecci sono ben congegnati. Quasi immediata l’entrata in sintonia con Hieronymus Bosch e la sua integrità morale; interessanti anche tutti i personaggi di contorno. Pur lasciando immaginare sin da subito la conclusione a favore del protagonista, l’autore riesce a mantenere alta l’attenzione sullo svilupparsi della sua difesa (che non sempre utilizza metodi del tutto ortodossi) in un ambiente che, quando non gli è ostile, ha comunque dubbi su di lui.

francesc********@gmail.com

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Michael Connelly racconta le indagini del detective Harry Bosch, uomo schivo e sensibile cementato nella sua nobile vocazione alla lotta alla criminalità dalle idee del missionario ed esploratore scozzese David Livingstone. Il romanzo esplora i meandri di delitti brutali con una prosa pulita e senza fronzoli e offrendo al lettore una trama densa di sorprese. Nonostante Doppia verità manchi di difetti non è riuscito a trascinarmi, forse perché privo di quell’enfasi narrativa capace di avvincerti. L’ho letto con piacere, ma come una semplice spettatrice; non sono riuscita a mettermi nei panni dell’altro, di quel qualcun altro - buono o cattivo, assassino o detective - che cerchi in un romanzo per diventare proprio lui in quel momento, in quel preciso momento. Ecco perché non lo rileggerei.

zaz***@libero.it

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Doppia verità è un buon giallo, in cui la costruzione dell’intrigo funziona e la trama è ben congegnata. Già dalle prime battute il protagonista Harry Bosch mi è piaciuto: la sua personalità complessa, il passato doloroso e la passione per le cause perse ricordano Philip Marlowe di Raymond Chandler, personaggio che amo molto e a cui, credo, Bosch sia ispirato. La storia si dispiega attraverso due diversi misteri che devono essere svelati, e questo dona al romanzo un ritmo incalzante che rende la lettura ancora più piacevole. Un elogio, infine, alla prosa semplice ed essenziale.

giu***@studioentourage.it

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Un thriller doverosamente solido, senza sorprese. La soluzione è ovvia fin dall’inizio, come l’inevitabile finale aperto. Nessun personaggio mostra reali complessità, fin dal detective, la cui psicologia appare piuttosto banale; alcuni comprimari sono tanto poco caratterizzati da apparire quasi dei doppioni. La scrittura è paratattica, eccessivamente esplicativa, incapace di emozionare; pregiudicata ne è non solo la qualità letteraria, ma anche la suspense. Un irritante giustizialismo lo pervade; il ritratto sconsolante (per il lettore, ma non sembra che il narratore lo giudichi tale) della sommaria giustizia statunitense è forse l’unico motivo di interesse. Scontato.

elenasof********@gmail.com

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Il libro è ben scritto, con un linguaggio semplice, scorrevole e avvincente ma molto spesso è troppo, Sono troppi cinque casi che si intrecciano con facili soluzioni, troppe le telefonate, troppe le persone buone e disponibili, troppo scontati i cattivi, troppe le sigle dei vari distretti etc. etc. Anche Harry Bosch, il detective è troppo generoso e si lancia a capofitto in tutto quello in cui si imbatte. Ottima la scelta del titolo che raffigura la rappresentazione di due tipologie di verità descritte nel libro: quella definita e non modificabile sulla quale si fonda l’esistenza, il ruolo e la missione del protagonista e quella flessibile, indefinita, ambigua dei politici, dei ciarlatani, degli avvocati corrotti e dei loro clienti, verità questa che viene modellata secondo interessi e convenienze di parte. In definitiva giudizio sufficiente.

maxpi*****@gmail.com

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Il romanzo di Connelly Doppia verità tiene tesa l’attenzione giocando su due casi intrecciati, assai diversi tra loro. Un ergastolano colpevole di omicidio sessuale rischia di tornare in liberà perché sono emerse prove che il suo delitto è stato commesso da un altro. Il detective Bosch - in pensione ma riassunto per lavorare ai cold cases - è accusato d’aver manomesso le prove che han portato alla condanna, ma mentre cerca di dimostrare che le nuove prove d’innocenza sono false, viene coinvolto a indagare su un caso di omicidio recente, che rivela tutto un mondo sommerso di traffici e di profitti immensi alle spalle di individui derelitti ed emarginati, senza tetto impasticcati e dipendenti da farmaci contro il dolore. Connelly si districa egregiamente tra l’una e l’altra indagine, alternando azione e tecnica investigativa, lasciando intravvedere quel minimo della vita personale di Bosch che basta a dare un’idea della sua testardaggine e dei suoi affetti scontrosi. Nessun esotismo: c’e tutto quello che ci si aspetta da un  thriller ambientato nei sobborghi di Los Angeles. Una scrittura limpida, senza svolazzi, gradevolmente amarognola.

daniella.*********@gmail.com

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Un thriller che affresca un’America moderna fatta di violenza, corruzione e schiavitù, capace di distruggere certezze e lasciare disorientati. I dialoghi sono profondi, giusti, a ritmo perfetto con il succedersi avvincente degli eventi, orchestrati da un uso magistrale della suspense che permette di stupirsi continuamente. Si è catapultati in una Wall Street nera, nascosta ai margini della strada eppure Connelly non rinuncia a speranza e determinazione che usa come armi per opporsi all’ingiustizia senza confini di questo moderno inferno americano: la Doppia verità del mondo. Assolutamente da leggere!

giuliagh********@yahoo.it

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Un classico di scuola americana. Il poliziotto tutto d’un pezzo, vedovo, idealista, duro ma umano per il quale l’onestà, la rispettabilità costruita in una vita verso i colleghi e, soprattutto, la figlia, sono il bene più prezioso. Azione nella prima parte, con una cinematografica resa dei conti aerea e il classico dibattito in aula nella seconda. Con tutti i tasselli del caso che vanno a posto come nei buoni polizieschi di una volta, grazie alla narrazione precisa di tutti i passaggi. Fin troppo. Stile tradizionale, di scuola. Sguardo realistico e amaro sulla società e sulle persone, in un mondo in cui una madre è capace di abbandonare la figlia per la propria salvezza. Un affresco contemporaneo, del resto il detective si chiama Hieronymus Bosch.

stefano*******@gmail.com

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Per riferirsi alle parole del protagonista, al mondo ci sono due tipi di verità: quella inalterabile su cui si fondano la vita e la missione di una persona e quella flessibile di politici, ciarlatani e avvocati corrotti.

La prima verità è il principio che guida il detective Harry Bosch, uomo solido, leale, intensamente umano e capace di mostrarsi tanto duro con se stesso quanto tenero con la figlia.  Con un linguaggio asciutto ma ritmico e una trama avvincente Connelly concilia magistralmente suspense e profondità psicologica. Frequenti cenni alla vita precedente di Harry permettono di conoscere le varie sfaccettature dell’investigatore rendendo così il romanzo fruibile anche a chi si approccia per la prima volta all’autore.

silvia.ma*********@gmail.com

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Il Detective Hieronymus Bosch si chiama come il pittore fiammingo autore di allegorie raffiguranti la bassezza e la violenza insita nell’ umanità attratta dalla gravità degli Inferi.

Il detective Bosch le conosce bene, perché lavora in questo “mondo oscuro e spaventoso”, nel quale riesce a sopravvivere grazie alla sua integrità e reputazione professionale.

E quando questa sarà messa in dubbio da un detenuto da lui rinchiuso anni prima nel braccio della morte, non esiterà a combatterlo

e lo farà contemporaneamente ad altri casi paralleli per i quai la sua sete di giustizia lo vedrà sempre in prima linea.

Il libro è fluido, ben scritto, con una traduzione che non inficia la carica di suspense che ogni thriller deve avere.

I personaggi sono ben delineati e descritti e l’autore si rivela ottimo conoscitore sia delle procedure e tecniche di polizia

che di pratiche legali e di tribunale che spiega chiaramente e con la giusta dovizia di particolari.

Le storie parallele si separano e si riaffacciano mostrando da parte dell’autore una maestria nella scrittura, sicuramente aiutata dal personaggio, l’Investigatore Bosch, del quale si apprezza l’integrità e la sua carica di umanità.

tei***@gmail.com

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Connelly scrive con uno stile asciutto. Descrive personaggi e situazioni in maniera impeccabile.

La lettura scorre piacevole e ogni pagina è un invito a leggere la successiva.

Bosch prova pietà per i più deboli ma non si accanisce nei confronti dei criminali. Non tollera l’uso politico che viene fatto della giustizia. Non si piega alla ragion politica

Un uomo duro, segnato dall’omicidio della madre, cresciuto troppo presto, passato per l’inferno del Vietnam, alla perenne ricerca di giustizia per i più deboli.

Lettura da consigliare a un amico.

lucio.c*******@gmail.com

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Ecco cosa intendo per thriller coinvolgente!

Non ho mai letto i libri di Michael Connelly, ma mi sono già affezionata a lui e al suo personaggio.

Bosch è diventato un mio amico e adesso voglio scoprire tutto di quest’uomo che fa del suo lavoro una missione.

Un thriller che reputo ben dosato, scritto bene, con i tempi giusti e una cadenza ben ritmata. Niente fronzoli, ma solo colpi di scena che, se a volte sembrano prevedibili, lasciano al lettore la sensazione di esserci arrivato indagando, passo dopo passo, con l’investigatore Harry Bosch.

La doppia indagine, inoltre, ha reso ancora più interessante la lettura, fornendomi ancora più elementi per apprezzare la figura di un investigatore per niente banale ma volto solo alla scoperta della verità.

sartiv******@hotmail.com

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Il detective Bosch, in pensione dal LAPD, si occupa di casi freddi nel distretto di San Fernando, impegnandosi nella ricerca di nuovi indizi che possano risolvere vecchi casi dimenticati. Nella farmacia cittadina viene commesso un duplice omicidio e Bosch viene chiamato in squadra grazie alla sua lunga esperienza; nel frattempo riaffiora dal suo passato con nuove, eclatanti, prove un caso che aveva risolto. Harry Bosch si trova a condurre due indagini e a cercare la verità, l’unica cosa che conta.

La trama è fitta di accadimenti e personaggi, ma di semplice lettura; lo stile è scorrevole e chiaro, ciononostante non imperdibile.

veronic*******@gmail.com

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Lo sviluppo narrativo ruota intorno al personaggio di H. Bosh, detective in congedo; figura che racchiude dentro di sé un mix fatto di nostalgia del proprio ruolo quarantennale di poliziotto tutto d’un pezzo, dall’innato spirito di servizio, ed il desiderio di avventura e sfide sempre nuove, così ben intuibile sul finire delle due narrazioni, nell’amore del detective per i libri di Livingstone (nuove terre, nuove culture...). Il personaggio è credibile sin da subito, com’è collocato nel suo nuovo habitat fatto di essenzialità, come quello una disadorna ex cella di carcere che egli adatta ad ufficio dove va a riprendersi i cold-case della contea e del sobborgo di L.A ove opera, piccolo microcosmo di apparente tranquillità ai margini di una spietata e sconfinata metropoli.

Attorno a Bosh ruotano pertanto in parallelo il vecchio caso del condannato a morte ultratrentennale che per un colpo di coda legislativo andrà ad essere individuato come uno dei casi che verrà sottoposto a revisione per presunta innocenza dell’imputato e, nel divenire, il nuovo accadimento che vedrà l’assassinio a sangue freddo del titolare della farmacia di quartiere e di suo figlio, entrambi incensurati ed apparentemente puliti. Unitamente alle due principali vicende che andranno a svilupparsi in parallelo con mirabili passaggi tecnici, tipici del legal thriller nel caso Preston Borders, e con piani di azione degni dei migliori polizieschi nella vicenda del doppio assassinio, si intravvedono sullo sfondo altri significativi rimandi a personaggi "minori" ma di indubbio spessore, su tutti la figura della ritenuta scomparsa ed uccisa Esmeralda Tavares. Lei è la sorpresa forse più significativa del libro, che farà più riflettere Bosh sui testacoda della vita.

Un altro pilastro su cui si erge la costruzione scenica è rappresentato dalla figura dell’avvocato Haller, colui per il quale, rare ma a volte si, il fine giustifica i mezzi. Nel contrastato feeling fra i due fratellastri, Bosh ed Haller, si sintetizza e si racchiude nel libro, in un certo senso, gran parte della filosofia del "sogno americano", contrasto fra ricchezze inaudite e povertà estreme con le sue enormi disparità e contraddizioni. Da quì emerge tutta la crudezza e la spietatezza di una società dove il più forte ha, quasi sempre, la meglio sui deboli. Ed è forse per questa consapevolezza che Bosh, pur uscendo a testa altissima da entrambe le vicende, anche per una sorta di compensazione fra quello che non ha potuto essere per sua figlia, orfana da piccola della madre, che egli riversa le sue forze anche sulla persona più debole che si incrocia sulla sua strada, una tossicodipendente allo stremo delle proprie forze che egli vorrà con tutto se stesso riportare in carreggiata.

Viene citato ad un certo punto del libro il quartiere di Chavez Ravine, che fu raso al suolo per costruirvi uno stadio di baseball nuovo negli anni cinquanta, ebbene sul racconto sembrano aleggiare a volte le note dell’omonimo indimenticabile capolavoro musicale frutto del genio di Ry Cooder.

Bellissime atmosfere, bellissimi personaggi, racconti con progressioni esaltanti. Nel suo genere un piccolo capolavoro.

Giudizio: ottimo (tre stelle).

59m***@gmail.com

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Sicuramente meglio questo racconto, condotto con mano sicura, forse con fin troppa confidenza coi personaggi tanto da non procurarci mai sorprese. Praticamente già si sa, via via che si svolgono, come si concluderanno le vicende che però sono ben coordinate, con caratterizzazioni approfondite ed una ambientazione urbana precisa e coinvolgente. Comunque un libro non memorabile e probabilmente neanche aspira ad esserlo; vero è che gialli, noir, legal thriller sono quasi sempre letteratura di genere ma che altro spessore ho trovato nei Maigret di Simenon e nelle indagini dell’Ispettore Morse di Colin Dexter!

raffaele********@gmail.com

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Doppia verità e doppia sfida per il detective Harry Bosh. Dopo Los Angeles, in pensionamento forzato da tre anni, lavora part-time presso il piccolo, e squattrinato, dipartimento di polizia di San Fernand. Lo stile lineare, attento ai particolari, quasi giornalistico, di Connelly, ci immerge in un clima di  malinconica accettazione: una squallida ex cella del vecchio carcere è il suo ufficio e, a casa, c’è la tristezza e la sciatteria dell’uomo che è rimasto solo. Tuttavia, nel lavoro sul campo, riemerge il brillante detective e l’uomo d’azione. Malgrado un avvio un po’ lento e qualche ridondanza di spiegazioni psicologiche, che peraltro restano alla superficie, del romanzo rimangono l’empatia e la pietà nei confronti dei poveri corpi di donne, straziati da qualche psicopatico o abusati dall’uso di droghe. Corpi da vendicare, da coprire pudicamente e, se possibile, da salvare.

orif****@gmail.com

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Doppia verità di Michael Connelly è un thriller avvincente e dal ritmo incalzante. La risoluzione di due indagini diverse e distanti nel tempo coinvolge il lettore nelle vicissitudini del detective, nonché protagonista del romanzo, Bosh: l’omicidio di due farmacisti avvenuto nel tempo di azione del romanzo e un caso archiviato 30 anni prima che bussa di nuovo alla porta quando Borders, il criminale, rivendica la sua innocenza. Il detective è costretto dunque a confrontarsi con una Doppia verità per salvaguardare i suoi principi e la sua reputazione: la sua versione dei fatti contro quella dell’antagonista.

bea_br******@live.it

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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