< Dress Code: rosso sangue di  Marina Di Guardo (Mondadori)

Qui di seguito le recensioni di DressCodeRossoSangue raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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La caratterizzazione psicologica e umana dei personaggi è il tratto più apprezzabile del romanzo. Risulta, invece, un po’ lento il flusso della narrazione.
Ad esempio nell’incipit "sagoma indistinta nella nebbia impenetrabile", indistinta e impenetrabile appaiono aggettivi superflui nella frase, che allungano e rallentano inutilmente il flusso non ancora iniziato. Questa sensazione si conferma nel prosieguo del romanzo.

Raffaele Carafa

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Inizio dicendo che sicuramente la mia opinione è molto fuorviata sia dal titolo e sia dalla lettura del secondo libro che mi hanno fatto presumere che anche questo fosse un giallo.
Mentre scrivo questa "recensione" mi mancano solo 60 pagine al termine e posso concludere che non è il mio genere di libro: non lo acquisterei e se non avessi "dovuto" darne un’opinione non sarei arrivata oltre pagina 100.
La storia, che dovrebbe avere come focus la risoluzione di mistero che è costato la vita a ben quattro persone, si incentra, di fatto, sulla vita della protagonista.
E tuttavia, se da lato ci sono molti -e pesanti- excursus narrativi sulla "triste" infanzia della protagonista, dall’altro non c’è nessuna vera introspezione su ciò che quest’ultima prova di fronte ad avvenimenti, anche molto molto forti, a cui assiste.
Il lessico non mi sembra particolarmente ricco e la storia in sé, a mio avviso, manca di sostanza; i fatti di sangue, che a rigor di logica dovrebbero essere il soggetto principale, sono evidentemente utilizzati come mero espediente narrativo per raccontare la vita, gli amori e le insicurezze di una quasi trentenne milanese.
Insomma, il libro non mi è piaciuto e non ho neppure apprezzato alcune imprecisioni, soprattutto sulla realtà degli studi legali.
Mi dispiace darne un giudizio così negativo però, per quanto mi riguarda, è il classico romanzo che può piacere a chi legge solo in occasione della pausa estiva.

FM

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Circolo dei lettori
di Ponte Buggianese “Vitamine vaganti”
coordinato da Laura Candiani
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Dal momento che nel torneo dedicato ai classici russi è stato garbatamente rilevato che i giudizi si basavano ("ingenuamente") soprattutto sui contenuti (vedi Sonata a Kreutzer), questa volta sarà bene attenersi in prevalenza alla qualità della scrittura, allo sviluppo della trama, al rilievo dato ai/lle protagonisti/e, anche se ovviamente siamo anni luce distanti dai capolavori ben noti. Intanto non si è mai visto che parenti/amici di una persona assassinata vengano condotti sul luogo del ritrovamento per riconoscerla ufficialmente, col rischio di contaminare le prove; dopo i rilievi, il cadavere viene portato via, infatti i morti si riconoscono all’obitorio! E poi l’ispettore capo che subito chiede di dargli del tu (!) e che naturalmente è assai bello, come del resto l’amico Fabio, il fidanzato Andrea e tutti i giovani uomini palestrati. A proposito di lessico e stile: "apparì" (brutto e desueto), concordanze mancate (pag.248), era un uomo "solare", aggettivo "iconico", articolo davanti a cognomi femminili e scarso rispetto della lingua di genere (la Lazare; ai clienti), abuso di termini stranieri (è vero che si riferiscono al mondo della moda, ma insomma...). Se l’intreccio è mediocre, la fabula (trama) è poco originale e relativamente poco "gialla" (in copertina è definito addirittura "thriller"), perfino con così tante uccisioni e il finale "aperto": il cane che trova il primo morto, il casolare degradato, lo stilista omosessuale (ti pareva...), il sospetto di riti satanici... la protagonista che indaga per proprio conto, frequentando bar, girando per aperitivi, mangiando in trattorie e ristoranti... queste milanesi in carriera... Io che leggo tantissimi romanzi gialli, italiani e stranieri, e ne conosco tutti i trucchi, francamente avevo sospettato dell’amante/assassino, ma solo per esclusione, soluzione frettolosa che comunque non regge a una analisi psicologica di sviluppo del personaggio.

Laura Candiani

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Dress code è un libro a cui do giusto la sufficienza. Non è sgradevole da leggere, anzi si lascia leggere. però sicuramente non riesco a considerarlo un giallo come pretenderebbe di essere. La scrittura è fluida però mi dà l’idea di essere un po’ artefatta, in particolare nell’uso di certi termini che stanno ad evidenziare il glamour del mondo milanese della moda in modo esasperato. Ad esempio il termine "iconico" ripetuto quasi una volta per pagina!
Non riesco a considerarlo un giallo perché, nonostante ci siano fin troppi omicidi, chi legge non è messo nelle condizioni di capire, non ci sono quasi indizi rivelatori nel corso del romanzo e via via i vari aspetti della storia vengono svelati quasi senza alcuna ricerca da parte di chi investiga.

Donatella Caione

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Recensione libro 1 --- Dress code. Un romanzo scontato, la trama contorta si avvicina molto alle dinamiche horror e alla cronaca nera dei femminicidi di cui siamo testimoni nella realtà che ci circonda.
Troppi elementi da messe nere disturbano in abbondanza l’insistenza del mistero da svelare per chi fa le indagini.
Uno stereotipato thriller, niente di nuovo da raccontare nella Milano da bere e della moda. L’autrice Di Guardo lascia molto a desiderare per la scelta del soggetto, per la trama, per il movente e per l’epilogo di questa crime o noir-mistery story piena di banalità, si aggiunga che lo stile narrativo è pesante, allontana chi legge dall’interesse ad andare oltre per arrivare alla fine.

Agnese Onnis

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Non nascondo la fatica di leggerlo e il sollievo di lasciarlo a metà senza rimpianti. Non conoscevo l’autrice e, come d’abitudine, leggo senza informarmi per non farmi influenzare. Ho scoperto una storia che non mi ha interessata, appesantita da particolari che non servivano a delineare i personaggi né ad approfondire le situazioni. Non è il tipo di libri che amo leggere anche se mi accosto a tutto senza pregiudizi, ma poi  prendo le distanze, se occorre.

Laura Bertolotti