< Giorni di primavera di  Roberto Morassut (Armando)

Qui di seguito le recensioni di GiorniDiPrimavera raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Un’indagine a pieno ritmo. L’ispettore Rapisardi indaga la verità sulla scomparsa di un bambino negli anni ’70 e poi ritrovato morto in un cunicolo del Forte Prenestino.
Questo libro è un misto tra romanzo e saggio, ritmato in modalità giornalistica.
Accompagna il lettore in ogni passaggio in ogni ragionamento e ogni scoperta all’indagine.
Mille domande, tanti indizi e testimonianze. Un grande ed estero rapporto di polizia.
"Il fliuto era la prima qualità di un buon poliziotto".

Francesca Massa

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GiorniDiPrimavera è stato un po’ faticoso da leggere, alcune parti poco scorrevoli, scritte quasi come si trattasse di un manuale. Solo nelle ultime pagine ho trovato un linguaggio più caloroso, più partecipe. Alcuni interessanti argomenti, come la pedofilia, la sessualità nel clero, sono abbozzati, avrei preferito che l’autore fosse andato un po’ iù i profondità.

Antonella Pipero

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Farra di Soligo “Quelli di LLC”
coordinato da Annalisa Tomadini
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Una domenica di maggio del 1970 il piccolo Marco Dominici, 7 anni, sparisce nel nulla mentre si trova al centro salesiano per ragazzi di Centocelle, Roma. I suoi resti saranno ritrovati in un cunicolo sotterraneo dello stesso centro sette anni dopo. Il delitto non sarà mai risolto. Questa è la storia vera che l’autore vuole ricostruire, dopo un attento e approfondito studio degli atti giudiziari del caso di cronaca nera. Assieme a questo caso, ne esamina anche altri, sempre insoluti, avvenuti a Roma dagli anni Cinquanta in poi, più o meno noti.
Fin qui tutto bene? Sì e no, perché il modo in cui lo fa non è per nulla coinvolgente, a mio parere, e mi è apparso pedante, slegato. Manca un’idea di fondo nella concezione dell’opera, ecco.
Esempi per motivare la mia opinione:
- all’inizio del libro (e perfino nel sottotitolo) viene introdotto come espediente letterario il personaggio fittizio dell’ispettore Rapisardi, che dovrebbe raccontare questo caso reale come fosse un romanzo. Questo personaggio però viene immediatamente abbandonato e ricompare in un paio di punti, per poche pagine, senza avere una qualsiasi importanza o ruolo nella vicenda narrata;
- i nomi delle persone coinvolte nel caso vengono tutti cambiati (la vittima nel libro si chiama Stefano Russo). Cosa che potrebbe essere coerente con il punto precedente, peccato però che per il resto la vicenda sia raccontata come un puntuale (o puntiglioso) elenco di spunti dell’indagine reale, nemmeno troppo ben organizzati; inoltre, i nomi delle persone coinvolte negli altri casi citati (Simonetta Cesaroni, Elisa Claps, ecc.) sono invece riportati correttamente.
- il libro si compone di pagine e pagine, interi interminabili capitoli che parlano di: geologia del basso Lazio, urbanistica romana e sua evoluzione, approfondimenti su varie opere religiose, toponomastica dei quartieri romani. Uno strazio, e completamente inutile.
In conclusione, il mio è un convinto "sconsiglio". Peccato per l’impegno di ricerca (di notevole valore), forse il libro potrebbe essere riscritto con una decisa operazione di editing professionale.

Annalisa Tomadini

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Un libro che fatico ad incasellare in una qualsivoglia categoria: se fossi cattiva direi che questo libro ha qualche disturbo della personalità. Peccato, perché la prefazione mi aveva indotta ad avere delle aspettative e quasi mi aspettavo un nuovo “Romanzo Criminale”. Invece ho trovato, slegati tra loro: fatti di cronaca più o meno irrisolti e misteriosi, digressioni interminabili sull’urbanistica romana e fantasma il protagonista dal quale mi aspettavo almeno che potesse fungere da fil-rouge in grado di unire tutti i puntini. Ma i casi restano irrisolti, Roma è sempre Roma e Rapisardi scompare nelle sue pieghe sotterranee. Se in un viaggio la destinazione non è la cosa più importante, almeno deve valere la pena di fare il viaggio, mentre qui non mi pare verificata né l’una, né l’altra condizione.
Per fortuna non sono cattiva.
Mai una gioia.

Maria Antonietta Scanu

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Se l’idea di partenza è buona, la tediosità di una narrazione troppo lenta e troppo minuziosa in dettagli tecnici mi ha fatto abbandonare la lettura lasciandomi priva di voglia nel proseguire o nel tentare una seconda volta.

Irene Asciutto