< I giorni più belli di  Giancarlo Melosi (NewtonCompton)

Qui di seguito le recensioni di IGiorniPiuBelli raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Molto efficace nel creare il coinvolgimento del lettore nel procedere del racconto che presenta una coerente complessità. La ricostruzione storica è capace di essere calda, piuttosto evocativa con un buon effetto immersivo.
Ho letto il libro con molto piacere.

Marco Biffoni

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L’abilità dello scrittore di creare parallelismi visivi tra la realtà della povertà e le feste e gli sprechi della classe benestante fa di questo romanzo il suo punto di forza. La narrazione contribuisce a creare un’immagine mentale molto forte che si interrompe bruscamente per intervallarsi con l’altra faccia della medaglia, creando nel lettore un senso di angoscia e di immedesimazione totale. Il L’abilità dello scrittore di creare parallelismi visivi tra la realtà della povertà e le feste e gli sprechi della classe benestante fa di questo romanzo il suo punto di forza. La narrazione contribuisce a creare un’immagine mentale molto forte che si interrompe bruscamente per intervallarsi con l’altra faccia della medaglia, creando nel lettore un senso di angoscia e di immedesimazione totale. Il tema storico trattato da “i giorni più belli” è fortemente informativo pur rimanendo narrativo e fluido, accompagnando il lettore in avvenimenti storici senza mai perdere di vista il racconto fittizio principale con dettagli eccessivamente superflui, lasciando il lettore ambientarsi poco per volta nel contesto per comprendere tutte le sue parti in modo autonomo.
Unica nota di sfavore sono i dialoghi che, a volte, possono sembrare eccessivamente lineari, i personaggi enunciano quello che pensano e, quando non lo fanno ad alta voce, viene espresso in dettaglio il loro modo di pensare senza lasciare al lettore di intuire da sé gli stati d’animo solamente attraverso le azioni.

Francesca Piano

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Una famiglia ebrea che vive a Roma nel serraglio degli ebrei, con sullo sfondo i fasti della capitale, tra cortigiane, papi, e ricchi mecenati: sono questi gli ingredienti di questo romanzo.
La scrittura agile e scorrevole rende al meglio la storicità dei tempi e dei luoghi ma anche le passioni traboccanti vissute dai personaggi.
Da leggere

Francesca Febbraro

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Parma “Voglia di leggere Ines Martorano”
coordinato da Pietro Curzio
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Nella narrazione, i personaggi storicamente esistiti si alternano a quelli di fantasia. Il romanzo è ambientato nella Roma del Cinquecento e narra la saga della famiglia Di Segni, ebrei confinati nel ghetto o serraglio da dove, per decreto, tutti devono forzatamente rientrare la sera. Il capostipite della famiglia, Michele abile cerusico e specializzato nelle cure fitoterapiche, viene chiamato dal ricchissimo banchiere Agostino Chigi nella sua fastosa residenza romana in quanto tormentato da una malattia che i medici cristiani non sono riusciti a debellare. Michele progressivamente conquista la stima e riconoscenza di Agostino, diventando il suo medico di fiducia nonostante le sue origini ebree. Da qui in poi entrano in scena altri numerosi protagonisti del romanzo tra cui la moglie del Chigi, Francesca Ordeaschi, ex cortigiana con cui Michele inizierà una tresca amorosa. Altri protagonisti della Roma papale e corrotta dell’epoca si intrecciano con le tormentate vicissitudini della famiglia Di Segni. I componenti della famiglia, in quanto ebrei, devono sopportare l’angoscia e l’atroce disillusione di essere cittadini della Roma cinquecentesca, sempre sopraffatti da nuove attese ed in cerca di un asilo sereno che ritrovano scappando da Roma ed approdando prima a Pitigliano e poi a Livorno. Il risultato è un romanzo intenso, coinvolgente, che a tratti emoziona e spinge a riflettere, e dove il contesto storico è essenziale per collocare le vicende dei numerosi personaggi e rendere viva la loro descrizione. Per chi ama i racconti storicamente ambientati, il libro regala capitoli e momenti di facile e gradevole lettura ma anche squarci di estrema crudezza sulla società del tempo.

Nando Lapetina

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"I giorni più belli" di Giancarlo Melosi è un affresco storico ben raccontato e sostenuto da interessi e studi. L’ampio respiro che l’autore imprime al testo lo porta a privilegiare lo sviluppo storico rimanendo sulla superficie delle vicende umane.

Daniela Randi

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Un bel romanzo storico dove finzione e realtà si intrecciano molto bene. Un linguaggio scorrevole che regala una lettura piacevole e coinvolgente. La storia intensa e ricca di descrizioni, fa rivivere l’atmosfera dell’Urbe e soprattutto rievoca la vita dell’antico ghetto e di molti personaggi storici tra i quali Raffaello. I personaggi sono tanti ma la storia è incentrata soprattutto in una famiglia: Michael e Ruth due protagonisti delineati molto bene soprattutto Ruth, donna forte, determinata e nonostante le ingiustizie subite non si arrenderà mai.

Adriana Moretti

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Un po’ scontato

Barbara iemmolo

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Il libro di Giancarlo Melosi è interessantissimo: un affresco storico della grande Roma cinquecentesca vista dal Serraglio degli Ebrei, quello che oggi conosciamo come ghetto. In apertura Melosi pone un elenco dei personaggi inventati e di quelli realmente esistiti e una nota dell’autore in cui autodefinisce la propria opera un romanzo storico. Tecnicamente lo è, in effetti, ma è quasi più apprezzabile come documentatissimo saggio con delle punte eccellenti di dettaglio sugli usi e costumi della Roma ebraica cinquecentesca che come romanzo: quello che non invoglia, infatti, è il ritmo lentissimo dello svolgersi delle vicende.

Silvia Berzetta

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Appassionante epopea di una famiglia ebrea. Mi è piaciuta la ricostruzione della Roma del 500, l’ intreccio appassionante, la descrizione dell’ arte del cerusico e della medicina dell’ epoca. Avvincente, ben scritto.

Liuba Del Carlo