< I martiri di  Alessio Orgera (Arkadia)

Qui di seguito le recensioni di IMartiri raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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La storia è interessante riguardando un periodo storico recente ma poco conosciuto e che viene trattato in maniera chiara e semplice. Tuttavia la scrittura è piatta e la trama poco avvincente. La lettura è comunque scorrevole e piacevole ma non suscita particolare interesse.

Iride Porcellini

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È un romanzo che, forse proprio per ciò che stiamo vivendo in questi giorni, mi ha travolta. Non ho potuto fare a meno di leggere e continuare pagina dopo pagina. Un romanzo bellissimo che racconta la rivoluzione rumena attraverso la lente della macchina fotografica di un fotogiornalista.
Incredibile, lo consiglio a tutti

Sabrina Lazzaro

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I martiri
Ben scritto, chiaro, riesco a cogliere l’intento divulgativo su un certo tema politico e sociale, ma non ho provato grandi emozioni. Mi è sembrata quasi una cronaca, un elenco temporale di eventi.
Non sono riuscita a “sentire” la voce dell’autore.

Valentina Sorce

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Il testo di Orgera mi ha convinto in quanto riesce a creare un parallelo efficace tra il regime totalitario in Romania nel 1989 con il suo forzato conformismo, la negazione di ogni diritto e le ripercussioni nel privato. In particolare il rapporto coniugale in crisi del protagonista, il fotogiornalista che deve testimoniare i martiri delle stragi di regime: “il paese era in rovina e con esso, la sua vita e quella di Ileana”. Una vita soffocata dove ogni essere mira solo a soddisfare la propria necessità di sopravvivenza. Lui aveva permesso che “la miseria del paese entrasse in casa sua”. Ma dopo i morti di Timişoara con il suo cielo come “una fodera pomposa” che segna per la dittatura l’inizio della fine, c’è spazio per un moderato ottimismo. Per la possibilità di uscire da un paese allo stremo. Di rimediare alla sua disastrata vita di coppia. Di non barattare la compromessa dignità professionale. E alla fine sembra riuscirci. Consegnando alla stampa estera ciò che ha fotografato: gli scatti dei massacri. Nell’attesa assapora “il tabacco scendere morbido, lungo la gola, tentando di uscire dal guazzabuglio di paure e sensi di colpa”.
Vorrei sottolineare la capacità dell’autore nel rinnovare i significati delle parole, o delle frasi, sfibrate dall’uso. Ripristinandone il valore attraverso un’apparente decontestualizzazione: i fiocchi di neve che dondolano. Il respirare sporco dell’aria. “Lo sguardo inabissato di Grigore. Quel senso di vuoto che gli schiacciava i sensi”.
E poi ancora. Un uso del dialogo secco, privo di fronzoli, con un procedere antitetico, alla Hemingway: “«Aspettate che apra?», domandò indicando la porta della chiesa. «Aspettiamo che esca», rispose un uomo dai grandi baffi neri”.
Il saper inquadrare la scena. Come se fosse una sequenza cinematografica. Riesce a fartela vedere. Scoppiata la rivolta, l’inevitabile arrivo della milizia configura gli schieramenti. Lo scrittore non ci mette subito davanti all’inevitabile epilogo. Lo sospende. Ce lo fa intuire. Mediante lineari sequenze di avvicinamento. Materializza l’attesa che preannuncia la violenza: da una parte c’era una striscia verde di soldati, simmetricamente conficcati a terra, e dall’altra la macchia nera e uniforme dei fedeli del reverendo. Nel mezzo una lingua d’asfalto.
Notevole anche la scissione percettivo/emotiva del medesimo accadere: da un lato i corpi in movimento o mentre cadono, l’incredulità dei manifestanti. Dall’altro, gli sguardi impersonali dei militari.

Fausto Politino

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il libro che preferisco è "I Martiri" di Alessio Orgera
in cui è descritta, con precisione e accuratezza, in 100 pagine di sofferta documentazione, la cronaca dei massacri di Timisoara e degli ultimi giorni di vita del dittatore Ceausescu. Sono, infatti ,registrati gli avvenimenti storici, ma anche le emozioni, le incertezze e le contraddizioni del giornalista Grigore Romanov il quale osserva, fotografa, introietta e descrive quello che accade fuori e dentro di sé, diventando, così, in un intreccio di vita pubblica e privata, di obbedienza passiva e ribellione, il protagonista finale e rappresentativo del cambiamento in corso.

Paola Perna

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Il romanzo breve di Alessio Orgera pone al lettore importanti domande sul ruolo che in alcuni cruciali momenti della storia svolgono i rivoluzionari. Induce, allo stesso tempo, a riflettere su quanti, in maniera opportunistica si schierano solamente a giochi fatti dalla parte dei vincitori e su coloro che cinicamente strumentalizzano gli idealisti per i propri interessi e giochi di potere. La scrittura si presenta scarna, essenziale, efficace.

Anna Lupo

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Il libro ha incontrato il mio interesse per l’argomento trattato, scarsamente noto e che credo sia valsa la pena approfondire.
Devo dire, però, che ho trovato la scrittura un po’ piatta e poco adatta a ricreare un’atmosfera di patos e a far calare il lettore in quel clima di aspettative e timori che deve aver contraddistinto i giorni alla vigilia della rivoluzione. Libro comunque consigliato.

Barbara Loro

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Castano Primo “Biblioteca comunale”
coordinato da Paola Lauritano e Maria Rosa Gambacorta
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Due libri interessanti quelli proposti in questa partita, anche se di genere completamente diverso. Questa caratteristica mi ha aiutato a fare la mia scelta. Il primo libro “I martiri” come ho già fatto notare per altri libri in gara, sicuramente con il fattore “età” che gioca un ruolo determinante, mi sento coinvolto nelle vicende narrate. Peraltro, la vicenda conclusiva del regime che fa da sfondo al racconto, la ricordo benissimo essendo stata ripresa dalla televisione e proposta anche in Italia nel telegiornale di allora. Nel dicembre del 1989, in seguito alla caduta del muro di Berlino, il regime di Nicolae Ceausescu in Romania, durato oltre ventiquattro anni, crolla miseramente. Il paese romeno è l’unico nel panorama politico dei regimi comunisti in cui la rivoluzione si conclude nel sangue, con il processo e la condanna a morte del dittatore e della moglie. Tutto inizia con Ceausescu a Bucarest a un raduno al quale prendono parte oltre cento mila persone; il dittatore si presenta sicuro di sé fino a quando all’improvviso la gente passa dalle ovazioni alle grida ostili iniziando a distruggere contemporaneamente i cartelli con le immagini del Dittatore che tengono in mano. Il volto di Ceausescu manifesta stupore mentre la voce si inclina: la televisione allora interrompe la diretta del discorso. Il dittatore a quel punto si rinchiude nel palazzo insieme alla moglie Elena, mentre nelle strade della capitale la popolazione si scontra con l’esercito sulle barricate. Bella la struttura narrativa con il personaggio del fotogiornalista che contro la stampa di “regime” tenta di far emergere quello che realmente sta accadendo. Ottimo libro per informarsi su quello che realmente accade in tutti i regimi totalitari nonostante organi di informazione “allineati” tentano di convincere del contrario. La mia preferenza va a questo libro.

Giovanni Marzorati

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Il romanzo inquadra un evento della storia dell’Est europeo, la dittatura di Ceausescu in Romania, la rivoluzione popolare, la cacciata del dittatore. Grigore, il personaggio principale, è un fotografo, lavora per un giornale, scatta foto di ribelli e di martiri…..tanti martiri, di corpi sanguinanti abbandonati per le strade e nelle piazze. L’autore descrive bene l’angoscia del personaggio, la paura e la delusione di tanti burocrati che passano velocemente dall’altra parte abbandonando il dittatore alla morte. Grigore alla fine decide di scappare in Occidente. Il romanzo è abbastanza documentato ed efficacemente veritiero

Maria Luisa Tacchi