< I racconti di  Anton Čechov (Bur)

 

Čechov racconta quello che è e fa intendere quello che non dovrebbe essere, accompagna lo sguardo del lettore là dove le cose possono suscitare emozioni, ma tutto ciò accade in modo troppo distaccato e asettico. I Racconti sono tessere di una società che si vorrebbe cambiare ma si ha troppa pigrizia per farlo. È chiaro che la mancanza di comunicabilità de “Il reparto n.6” o l’incapacità a pensare l’altro e l’altrove da sé in “Una storia noiosa”, o, ancora, il desiderio purtroppo statico di un qualcosa di diverso da «questa vita stagnante, grigia, viziosa» de “La fidanzata”, che equivale all’accettazione del destino a cui i protagonisti de “La signora col cagnolino” sentono di ribellarsi ma non vi riescono, sono percettibili nella costruzione di queste pagine che sembrano delle inquadrature di un film a episodi, ma incidono poco nella sfera emotiva del lettore che aspetta inutilmente di essere coinvolto. (769/917)

fabiola*******@gmail.com

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Il dramma di cui si appropria Čechov nelle sue storie è struggente perché tocca in modo vivido le paure di ognuno di noi, le vite non scelte e l’ombra inquieta del passato a segnare un destino inevitabile e spesso negato; scene di vita quotidiana descritte minuziosamente, all’interno di paesaggi o luoghi vivi nella loro frenesia ma, al tempo stesso, spenti. Racconti brevi ma intensi, a tratti attraversati da una sottile ilarità, ma che capitombolano improvvisamente in quella realtà che non lascia scampo a nessuno. Racconti che finiscono ma, al tempo stesso, continuano verso altre strade da cui si tornerà o si sparirà per sempre.

mariz*****@gmail.com

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È stata un’impresa impegnativa per via della consistenza dell’opera e del tempo a disposizione per leggerla.

Alcuni racconti li avevo già letti e ne avevo memoria, il che mi ha facilitato il compito.

In merito al mio giudizio, sperando di non suscitare scandalo letterario, ho pensato a Čechov come al Balzac russo per la varietà dei personaggi dei racconti e delle storie raccontate, una sorta di “comedie humaine” russa.

La caratteristica della scrittura di Čechov, rivolta soprattutto ai racconti, a mio parere, riesce a catturare il lettore che, in breve tempo, raggiunge la fine delle storie, spesso dense di considerazioni filosofiche, religiose, morali, descrizione di paesaggi, di introspezioni dei protagonisti, un insieme che, chiudendo l’ultima pagina di porta obbligatoriamente a riflettere.

Per questi motivi non ho avuto dubbi nel concedere la mia preferenza ai Racconti di Čechov.

mircoci*******@gmail.com

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Čechov nei suoi racconti – soprattutto in quelli fulminanti – riesce a condensare caratteri, manie, paure, fisime di impiegati, militari, gente comune. L’aneddoto si fa cifra della fragile e mutevole umanità. Come ne “Il camaleonte” dove il morso di un levriero sarà perseguibile solo in relazione a chi sia il proprietario: ed è in questo ondivago giudizio che cambia ad ogni pettegolezzo informativo che Čechov si fa Pirandello dei Balcani in questa incertezza di una vita schiacciata dal potere e dall’autorità che in mancanza di Stato di Diritto ed imparzialità provoca il mostro della decisione arbitraria. Mago dell’apologo Čechov e grande osservatore dell’animo ondivago di noi umani che mutiamo opinione a soggetto come sceneggiatori di quarta serie. Perciò l’autore russo è ai nostri occhi più scrittore di teatro che narratore.

aiel****@gmail.com

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Aprire le pagine di Čechov è come aprire la facciata di un’antica casa di bambole, per osservare con curiosa passività tutti gli angoli delle stanze nelle loro minuzie più banali e superflue, e in ultimo riconoscersi, sempre. Il dettaglio e l’ovvietà rendono ineguagliabili gli affreschi quotidiani dell’autore. I sensi del lettore sono fastidiosamente risvegliati: quasi si percepiscono gli odori delle estremità più remote delle case e degli abiti di personaggi ben identificati ma sconosciuti, e le loro insicurezze divengono le mie.

brandon*******@gmail.com

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Gli altri racconti di Čechov sono tutti dedicati all’uomo.

Lo scrittore russo, medico, e nell’impostazione dei suoi racconti se ne scorge la scientifica oggettività, osserva, registra e racconta, costruisce le sue storie intorno ad un singolo fatto, la vita di tutti i giorni è terreno fertile da narrare semplicemente, sviluppa la narrazione privilegiando la sintesi e la compattezza con chiarezza e linearità, inserendo, in poche frasi, tutti i particolari necessari ad attivare l’immaginazione del lettore che è libero di trarre le proprie conclusioni.

I personaggi  sono sempre colti in un momento significativo della loro vita, un episodio non necessariamente straordinario eppure tale da rivelare l’essenza della loro esistenza. La descrizione è così particolareggiata e, allo stesso tempo, descritta con tanta leggerezza e con uno stile così brillante da rendere interessante  anche lo scorrere di una vita, tutto sommato, abbastanza comune.

Ho scelto Čechov per la concretezza della sua narrazione di vicissitudini piccole, a volte piccolissime, di un’umanità alle prese con i drammi comuni, modalità successivamente ripresa dall’’amato Raymond Carver, grande ammiratore dei racconti di Čechov, che ha dedicato uno splendido racconto, L’incarico, proprio alla morte dello scrittore russo.

mariacristi***********@gmail.com

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Si percepisce tutta la grandezza dell’autore di teatro, che sapeva leggere nelle pieghe dell’animo umano con l’acutezza del medico e la complessità dell’artista, nei “Racconti” di Checov. Apparentemente privi di un’azione drammatica rilevante e di un intreccio articolato, i racconti del drammaturgo russo costituiscono un’enciclopedia sfaccettata di tipi umani quotidiani, con le loro ansie e le loro frustrazioni, le loro inadeguatezze e la loro incapacità di agire per tentare di cambiare il corso delle cose. Sullo sfondo, lo smarrimento di un’epoca in decadenza morale e intellettuale, che sembra aver perduto i suoi valori e i punti di riferimento che ne avevano costruito il cammino.

pucc****@gmail.com

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I racconti di Čechov sembrano scritti ieri, la sua scrittura ha una freschezza, una capacità unica di descrivere personaggi e circostanze che brillano sfaccettate come diamanti nello spazio breve di un racconto, e questa è un’abilità straordinaria, impareggiabile.

concetti********@gmail.com

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Voce originalissima della tradizione russa, Čechov trova nella forma del racconto il metro ideale per esprimere il tema prevalente dell’aspirazione dell’uomo a una esistenza migliore da quella condizione miserabile all’interno della quale vive. Con uno stile che va dal comico al noir passando per la disperazione e giungendo alla consolazione, ci dona dei racconti vividi e di profonda attualità. La riflessione è una costante che accompagna dall’inizio alla fine per mezzo di personaggi eterogenei che vanno da figure meschine e irritanti ad altrettanti di grande sensibilità. Un’opera completa.

mdar****@gmail.com

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Čechov, con le sue storie brevi, intrattiene il lettore con la (solo apparente) normalità della vita quotidiana. Narra episodi che paiono al limite della banalità, che si sviluppano ed evolvono senza grossi colpi di scena, ma che semplicemente scorrono leggeri, senza arrivare ad alcuna conclusione. Un finale aperto che lascia l’autonoma possibilità di delineare il proseguimento delle storie, in una sorta di perenne “To be continued…”

Nonostante ciò, non risparmia dovizie di particolari descrittivi di un mondo che appare così talmente ricco da rendere poco calzante la definizione di “gente comune”. Vivace e sempiterno.

stefy*****@gmail.com

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[Quasi all’estremo opposto del libro di Gogol’, stanno I Racconti] Queste storie, pur così diverse fra loro per tipologia di personaggi, ambienti e paesaggi (anche se alcuni luoghi o circostanze ricorrono con una certa frequenza) sono però legate da un filo comune e cioè : a ognuno dei personaggi, a un certo punto della propria vita, capita qualcosa (un accadimento, un incontro, un evento ) che diviene rottura fra un "prima" (un’infanzia felice, una vita agiata, una carriera ricca di onori, un lutto improvviso) e che costringe a prendere decisioni che muteranno il corso della vita. Tutto ciò però senza nulla di eroico, di profetico o di moralistico : è solo la vita che accade e impone a ciascuno di prendere decisioni o attuare svolte impensabili fino a un attimo prima.

Čechov non giudica mai, ci mostra l’umanità così come è, con le sue debolezze, le incertezze e i dubbi, ma anche con la pietà, la comprensione e la fiducia verso gli altri che le sono proprie.

La sensazione che ho provato leggendo questi racconti, e, soprattutto i romanzi brevi, è stata quella di assistere all’esecuzione di una sinfonia, dove ogni elemento ( i paesaggi, gli interni, la fisionomia e i sentimenti dei protagonisti) si accorda, volta per volta, per creare un’armonia che travalica il tempo e lo spazio. Non si odono mai stonature o dissonanze, tutto si muove e si avvicenda con sincronia perfetta. E, proprio a tal proposito, nel racconto "Nemici", accennando al dolore per la morte improvvisa del figlio del dr Kirilov, Čechov scrive : " tenue, appena afferrabile bellezza del dolore umano....che solo la musica, pare sa rendere ".

A mio avviso, questa musicalità, attorno alla quale si avvolge la trama del racconto, è solo una delle tante meraviglie di queste storie e ne spiega la loro incorruttibile attualità.

clarita.s*********@gmail.com

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Voglio perdermi nei racconti di Čechov! Non li ho ancora letti tutti; non bastano le settimane indicate dal regolamento ma ne sono contento. Ne sto godendo e soffrendo al contempo, come si fa in terapia davanti a uno psicologo che non ti dà una soluzione ma ti fa trovare la causa. Questo sono i racconti di Čechov: il recupero della fonte dei tuoi mali e quindi la meravigliosa scoperta di averli finalmente conosciuti per poterli affrontare.

paolop******@gmail.com

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I mirabili racconti di Čechov mi hanno lasciato piuttosto indifferente, come quei minuscoli quadri in fila in un museo, con scene ben dipinte e dettagliate ma senza emozione.

angela******@gmail.com

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INCHIOSTRO SIMPATICO

Procurarsi i “Racconti” di Checov in versione cartacea è come sbirciare la vetrina della pasticceria sotto i portici e scegliere una millefoglie, i cui strati restano fragranti solo se ben sovrapposti e solo se sufficientemente farciti. Insomma la magia non sta nel miscuglio bensì nel connubio. E Anton lo sapeva. Non ogni morso è perfetto certo, ma nel complesso un amplesso, che schiude un ventaglio di concretezza contro l’asfissiante calura della ipocrisia contemporanea.

I personaggi sono attori, che diventano autonome creature e si impadroniscono dello spazio staccandosi dalla penna del creatore come bolle di sapone. In un parco giochi si passano la parola, senza mai lasciarla cadere, nomi che diventano uomini fino a creare un unico grande racconto occupando tutti insieme, senza mai affollarlo, il palcoscenico. Checov disegna, prima a matita accennando soltanto con delicati tratteggi e poi con improvvisi punti di colore e ci trascina col naso sulla tela facendoci scoprire infiniti dettagli. Racconta piccole storie di peccati, vizietti, debolezze, segreti, insomma difetti che però se osservati da vicino non disturbano, semplicemente ci sono; e tanto più rallentiamo la frettolosa fruizione dell’opera, tanto più li accettiamo. Proprio come la peluria sul labbro di una eterea fanciulla. I baffi diventano fili color ocra su sfondo roseo, ma solo se siamo disposti ad accorciare le distanze.

Una prosa ricca, ma mai pesante, si svincola attraverso uno stile che saltella e fischietta come uno scolaretto che torna a casa per pranzo. Il lettore calpesta così la piazza del paese, la casa del curato, il bagno della moglie dell’ispettore, indossa una volta le scarpe del giardiniere, un’altra il lutto della zitella, assaggia le ostriche dell’affamato figlio dello scrivano, con un trasporto e una immedesimazione di cui quasi non si accorge. Checov è un mago, un druido della steppa che con una sputata di inchiostro ha il potere di trasformaci financo in un cane zoppo.

L’autore non si nasconde mai dietro la sua opera, ma si confonde spesso e volutamente coi personaggi, risultando, se mai ce ne fosse bisogno, ancora più credibile. Da mille racconti ne esce uno solo senza inizio né fine. Staccando gli occhi dal libro, alla parete rimane appeso un quadro fiammingo del seicento che con un po’ di pazienza si potrebbe davvero dipingere per filo e segno. A me tavolozza e pennelli.

dipaolon********@gmail.com

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Čechov dipinge un affresco potente dell’universo russo dell’epoca, descrivendo con delicati tocchi impressionistici il normale e spesso banale corso della vita per una galleria di personaggi di ogni estrazione sociale, che sono vividamente rappresentati nei loro sentimenti e motivazioni. Le illusioni, per questo carosello di uomini e donne spesso deboli e incapaci, non sono permesse: muovendosi nello scenario tranquillo che fa da sfondo alle vicende, emergono la tristezza e un certo pessimismo dell’animo russo. Čechov rende interessanti persino la piattezza e la volgarità dell’esistenza, senza mai dare un giudizio, rendendo così il lettore stesso tollerante nei confronti della debolezza umana.

veroni******@gmail.com

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In una solo parola: stupendi. Lo sono in tutto, nella varietà di situazioni descritte, nei molteplici personaggi magnificamente strutturati, nelle tipologie di vicende narrate, che vanno dal comico-grottesco alla desolante e misera condizione della società russa a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900. Una scrittura scorrevole, molto descrittiva e allo stesso tempo moderna, snella, che ti trasporta. Come lettrice di racconti, mi sono resa conto dell’imperdonabile mancanza che ho dimostrato nel non averli letti prima.

gial****@yahoo.it

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Il teatro è Čechov e Čechov è il teatro. I racconti li reputo un po’ come la trasposizione narrativa di quello che avrebbe voluto mettere in scena. I personaggi e i luoghi in cui prendono vita le storie, sono vividi. Questo accade grazie allo stile descrittivo e preciso, che ci fornisce una sorta di mappa dell’orientamento. I racconti sono dei romanzi in formato mini, e ce n’è per tutti i palati: “al pistacchio…alla crema…al limone”, così come i gusti del gelato che piacciono tanto alla piccola Liza nel racconto “Una storia noiosa”. Lo stile umoristico non rende mai la narrazione noiosa, anche se prende spunto dal quotidiano. Ogni storia può fungere da dolce bacio della buonanotte.

mariacrist**********@gmail.com

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Il libro è una raccolta dei racconti scritti dall’autore tra il 1883 e il 1903. Per chi ha sempre preferito, in modo quasi automatico, i romanzi a favore di qualsiasi tipo di raccolta di racconti, nel timore di sentirsi orfani troppo presto di compagni di viaggio che si erano appena conosciuti, beh dico di affidarsi, è ora di cambiare strada! I Racconti si rivolgono a te che leggi, non si assiste ma si partecipa alla vita dei protagonisti, si è parte di un quadro in cui ciascuno di noi può trovare il suo posto, il suo punto di osservazione. Si vive il dolore altrui che stordisce e commuove, ci si immedesima e ci si sente meno soli, normali come normali sono i personaggi che Čechov dipinge. Il vetturino porta il peso di una grande sofferenza e nevica “... Egli si è curvato quanto è possibile curvarsi a un corpo vivente e seduto a cassetta non fa un movimento. Se cadesse su di lui un intero cumulo di neve anche allora pare non stimerebbe necessario scrollarsela di dosso.” E tu lettore sei proprio li, accanto a lui. La quotidianità delle piccole cose è trasformata in poesia “..un mulino a vento che stava immobile e pareva che si annoiasse perché, essendo festa, non gli si permetteva di agitare le ali” e non si può perdere assolutamente l’occasione di accogliere, nelle giornate frenetiche delle nostre vite, un momento, anche uno solo, di vera bellezza, leggendo almeno uno dei Racconti.

cibel*****@gmail.com

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L’incipit del primo racconto di Čechov – La morte dell’impiegato – è una gustosissima e drammatica descrizione delle conseguenze di un fatto usuale ma fastidioso: uno starnuto.

La mente vaga immediatamente a quello che accade oggi quando una persona che ci è vicina starnutisce, così come incuriosisce e preoccupa la continua insistenza a volersi scusare per il suo starnuto da parte del protagonista del racconto stesso.

Čechov è un medico dei corpi che conosce bene le anime e così può costruire racconti di straordinaria emozione come “Il duello”- è consigliata la lettura a chi vuole spunti per giudicare il tempo presente: vi sono numerose affermazioni che fanno sobbalzare e costringono a un giudizio pro o contro – oppure racconti di autentica spiritualità come “La notte santa” o “Lo studente”.

La potenza dei caratteri è accompagnata da una descrizione dei paesaggi e della società russa che ti trasportano in quel luogo a quel tempo.

paol****@libero.it

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I Racconti non li ho apprezzati fino in fondo, in generale non amo i libri di racconti, a meno che non siano gialli con clamorosi colpi di scena. Ma qui, sebbene ci siano colpi di scena, uscite inaspettate dalla storia, non c’è un pathos, un elemento qualsiasi che mi appassioni veramente e mi faccia dire che sia un libro indimenticabile. Non scalfisce le mie emozioni e ciò mi dispiace enormemente perché mi pone il problema se io l’abbia capito davvero. È tutto troppo lontano dalla nostra cultura e anche se è abbastanza ironico nel tratteggiare i lineamenti dei personaggi, l’autore rimane un po’ in superficie e tutto si risolve eternamente nel problema dei soldi e della misera vita che si trovano a vivere tutti. Finisco citando una frase dal capitolo IV di Una storia noiosa, doe l’autore, parlando di “librucci francesi” demolisce la letteratura russa, una industria artigiana che esiste solo perché la si incoraggi senza usarne davvero i prodotti. “Non dirò che i librucci francesi siano e geniali, e e intelligenti, e nobili. Anch’essi non mi appagano. Ma non sono noiosi come i russi e non è raro trovarvi l’elemento essenziale della creazione: il sentimento della libertà personale, che gli autori russi non hanno”. Condivido Checov in pieno.

arch****@virgilio.it

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Devo fare una premessa: non amo i racconti, per questo non avrei mai scelto volontariamente di leggere questo libro e per lo stesso motivo non sono riuscita ad andare oltre ad una decina.

La ragione principale è l’impossibilità di scoprire lentamente i protagonisti, di imparare a conoscerli pagina dopo pagina, coglierne le sfumature attraverso lo svolgersi della storia, senza necessità di spiegare nulla, esattamente come accade nella vita reale e nei romanzi, che io adoro.

Certo, non si può non riconoscere la grandezza dell’autore, una scrittura così concreta, capace di offrirci degli spaccati, delle fotografie, che lasciano il segno e il senso ogni volta di “sconfitta”.

La percezione è quella dell’impossibilità dell’uomo “comune” di elevarsi o migliorare la propria condizione nonostante gli sforzi, come se non ci fossero alternative. Ho sentito in alcuni momenti un senso di oppressione e di angoscia, proprio per citare il titolo del racconto che forse più degli altri mi ha colpita, lasciandomi una sensazione di solitudine estrema ed estesa all’uomo in generale; ma credo che la superiorità di Čechov risieda proprio qui.

r.mag*****@gmail.com

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Sicuramente scritti in maniera impeccabile non sono riuscito a leggerli tutti perché nessuno mi ha veramente appassionato. Mi hanno in parte dato informazioni sulla realtà sociale dell’epoca ma non mi hanno trasmesso niente; ho stranamente le stesse sensazioni con i Sessanta Racconti di Dino Buzzati.

marinar*******@gmail.com

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I Racconti di Čechov sono difficili da digerire, ma si finisce per amarli. Scorrono veloci uno dopo l’altro tutt’altro che con leggerezza. Alcuni sferzanti, altri sospesi, altri freddi e durissimi, alla fine, qualunque sia la sensazione che lasciano, non è positiva. Ma comunque l’istinto di cominciarne subito un altro è troppo forte per poterci ragionare. Le oltre mille pagine sono un salto nella Russia tra due secoli e nella vita dei suoi abitanti. Dal professore universitario frustrato, al medico del decadente ospedale, dalla fidanzata ribelle alla giovane attrice disillusa: i loro occhi incorniciano i chiaroscuri di un’epoca. Da buon scienziato (medico) qual era, Čechov viviseziona le sfumature della realtà e della vita degli uomini senza un giudizio, né una prospettiva di salvezza: i suoi personaggi muoiono soli o restano senza risposte. Le descrizioni sono così belle che uscire di casa tra un racconto e l’altro e scoprire di non trovarmi davvero in una stradina russa mi ha lasciato più volte sorpresa.

ceci.g******@gmail.com

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Sarà per la traduzione, ai miei occhi un po’ desueta, sarà perché i racconti difficilmente riescono a coinvolgermi, ma la lettura di questo libro di Čechov è stata molto faticosa e non è mai scoccata una scintilla di interesse. Forse in un’altra stagione della vita, più incline alla curiosità e allo stupore, questa scintilla sarebbe scoccata. Un momento di imbarazzo: nel racconto "La signora col cagnolino" lei sta piangendo per il turbamento di vivere un amore clandestino e lui, l’amante, non trova di meglio che dirle, la prima volta: "Be’, smetti!", e poi "Smetti, bella mia. Hai pianto un poco, e basta."

fulvio.*******@fastwebnet.it

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“Il cielo appariva grigioazzurro imbronciato”: questo cielo de La notte santa potrebbe essere emblema dell’intera raccolta, dove una galleria di personaggi e storie si muove fra tonalità grigie di malinconie e squarci di azzurro divertito e divertente. I sorrisi si alternano a momenti di commozione, crucci e angosce sembrano riflettere un’aria spesso “imbronciata”, ma tra queste nuvole corrucciate si affaccia una intensa voglia di vivere, che si esprime in figure fortemente caratterizzate, a rapide pennellate. Le loro vicende ci insegnano a non fermarci all’apparenza, perché “non dipende dal violino la scelta dell’astuccio”.

mariantoni**********@hotmail.com

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( I mostri - il film - quasi 100 anni prima )

Una parata di personaggi, un campionario di bassezze, scatti d’orgoglio, mediocrità e riscatti, le miserie umane descritte in una cronaca ricca di particolari. Mentre le vicende di quelle vite mi scorrevano davanti, ho visto con gli occhi dell’autore i tratti umani in cui ognuno di noi può riconoscere qualcosa di se’. E accettarsi e forse in parte, assolversi, perché nel suo descrivere non c’è giudizio morale. A volte si distoglie lo sguardo, come davanti ad uno spettacolo doloroso, venato da una malinconia sottile.

marina.d********@gmail.com

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I racconti sono una cruda ricostruzione della realtà. L’autore in maniera umoristica, reale, aspra e appunto cruda dipinge la vita che viene fuori man mano che i racconti si susseguono.

Così mentre le storie scorrono, una dopo l’altra davanti a i miei occhi, la tela si macchia assorbendo i colori diversi, e accanto ai toni seri compaiono i colori vivi a screziare improvvisamente il paesaggio.

Torna spesso anche in questo libro il discorso della morte, ma è una morte intrisa di vita e forse perchè sempre indissolubilmente legata al vivere quotidiano, alla lotta per la sopravvivenza resta in me la sensazione che i protagonisti non muoiano da soli. Il manto di Lei continua ad apparire si nero ma la vita sembra fino al momento dell’ultimo sospiro prevalere sulla fredda morte.

Troviamo lo sgomento Cervjakov sensibile e ferito dall’ira del Generale, a cui non riesce a rappresentare le sue scuse per averlo involontariamente spruzzato a teatro con uno starnuto; il dolore del povero vetturino che di recente ha perso il figlio e non trova nessuno con cui parlarne perché tutti vanno di corsa, il povero medico strappato dal capezzale del figlio appena morto chiamato al dovere per salvare un’altra vita.

La morte fa sempre paura al piccolo e all’adulto, al ricco e al povero, al malato e al sano, alla principessa e al medico… ma la fame, la mancanza di un lavoro, la miseria più nera, la disperazione costringono qui gli ultimi a metterla per un attimo in disparte, in attesa di poterLe dedicare attenzione, senza tuttavia privarla della sua sacralità e sempre con la disperazione dentro al cuore.

È questa la sorte dei bambini rimasti orfani che vanno a servizio presso famiglie benestanti, la crudezza della vita che li bastona e li priva della loro infanzia e del calore di una famiglia. Cosi non c’è tempo per piangere per Van’KA, bimbo apprendista calzolaio a servizio dopo la morte dei genitori. Non c’è più una musica notturna a cullare Var’ka, piccola bambinaia tutto fare che trova la soluzione più drammatica per riuscire finalmente a riposare la sua mente, stanca dalla immane fatica della giornata, privata della notte per cullare un bimbo come lei ma di nobile famiglia.

Appaiono qua e là piccole macchie cangianti: il rosso del vestito di Egorika nelle cui fibre si annida la speranza di riscatto dalla povertà, si accende un bianco candore quando si accenna ad un bimbo che sarebbe dovuto nascere di li a pochi mesi, si colora vivacemente di rosso dopo una dichiarazione d’amore e davanti alle risa e corse di due giovani innamorati, di due amanti che nascondono al mondo il nascere di un amore che di li a poco li travolgerà restio a farsi avvolgere dalla nebbia del ricordo, dalla paura di essere scoperti, confortato dalla speranza di una vita nuova e bellissima; si accende un azzurrino bagliore di speranza nella mente di un bimbo che spera di ritrovare il calore della famiglia perduta nelle braccia di suo nonno.

Certo quasi in tutti i racconti la vita come godimento è solo quella dei ricchi e negli Ultimi solo la speranza di uscire dal limbo, brilla di un verde vivo.

Qui a schiacciarti è la vita che non ti fa fermare a pensare. In ogni racconto piccoli spruzzi di colore ridisegnano costantemente il quadro e anche dentro un ospedale psichiatrico, dove il tempo scorre monotono ma con una drammaticità soffocante, le bolle della vita riemergono prepotentemente dagli abissi, si contendono il loro spazio in superficie, vogliono uscire fuori come a dire oggi sono vivo e non posso permettermi di pensare alla fine, al pensiero seccante di morire. Lotto, annaspo ma finché galleggio vivo.

simonetta*********@gmail.com

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Leggendo i Racconti di Čechov si ha davanti uno spaccato della vita in Russia che raccoglie ogni estrazione sociale. Leggiamo di contadini, di operai, di bambini che lavorano o elemosinano, di commercianti. Scopriamo come vivono i signori ed i preti ortodossi, le donne, le mogli, le figlie. Apprendiamo il loro modo di parlare, i vezzeggiativi inusuali per noi. Capiamo del loro cibo e delle loro usanze, gli orari, le visite. Čechov abbraccia una umanità intera con grande ironia ed una potenza descrittiva unica. Quello che mi ha lasciato spesso perplessa sono le conclusioni dei racconti, che ho trovato affrettate o comunque non all’altezza della potenza descrittiva del racconto stesso.

sall****@yahoo.it

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Racconti di un tempo passato che parlano al presente. Pennellate rapide, tratti essenziali. L’autore passa velocemente da una storia all’altra e descrive con profondità personaggi di tutti giorni. Un grande teatro dove si susseguono scene che ritraggano il quotidiano della gente comune e anche il nostro. Storie di amore e solitudine, di tradimenti e gelosie, di ambiguità e meschinità, storie di maltrattamenti, invidie, violenze e fame, rassegnazione e tristezza, silenzi, rimpianti, pessimismo e debolezza, sogni che rimangono tali. Storie che affascinano quando il dottor Čechov descrive magistralmente la natura. Le pennellate poetiche, a volte fiabesche, diventano immagini di paesaggi, autentici quadri che sembra poter ammirare in una galleria d’arte.

luci.pi*******@gmail.com

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N.A.

nicola******@alice.it

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