< Il cane e il filosofo di  Leonardo Caffo (Mondadori)

 

Un testo sicuramente da leggere.

Bella l’alternanza del racconto dello stesso episodio visto con gli occhi di Edoardo e con quelli di Pepe, il meticcio che lo accompagnerà in questo percorso spirituale. Edo, adolescente spensierato diventa nel corso del testo un uomo dilaniato da dubbi esistenziali.

Il giorno del loro incontro era iniziata la sua nuova vita: il suo divenire-cane.

Non c’è un pensiero giusto e uno sbagliato, ma quello che mi ha colpito è che da una parte ci sono i pensieri pesanti e infelici di Edo e dall’altra quelli leggeri di Pepe, entrando nella mente di un cane.

Se è vero che i cani hanno bisogno di un padrone, tutti gli esseri umani dovrebbe avere un cane per specchiare le proprie paure e incertezze.

eri.ga******@gmail.com

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Ho letto il libro di Caffo con estrema curiosità, mai mi era capitato di imbattermi nel punto di vista di un cane, nei suoi sentimenti, nel suo modo di pensare e di reagire ai comportamenti umani. Caffo lo fa in modo esemplare, senza tralasciare alcun aspetto del vivere canino, anche se, ad essere sinceri, forse in alcuni passi lo “umanizza” un po’ troppo. E così Pepe diventa quasi un alter ego, un doppio del protagonista che è Edoardo, quindicenne all’inizio della storia come tanti, ma che l’incontro con Pepe cambia, e da lì comincia la sua seconda vita, da adolescente a studente universitario a uomo che non saprà mai vedersi senza il suo amico a quattro zampe, neanche nella sua storia d’amore con Lavinia, storia inesorabilmente a tre. Bellissime le riflessioni del protagonista sulla vita, sulle esperienze, richiamati sempre da riferimenti alla filosofia, altro grande amore di Edoardo: il Walden di Thoreau, Derrida, Cartesio e altri riferimenti che spingono all’approfondimento. Per chi ama la filosofia, come me, ed i cani, come me, un libro da non perdere.

valeria*******@libero.it

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N.A.

baris*****@libero.it

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Fondamentalmente un libro pessimista e truce, con un crescendo progressivo di tristezza sul finale.

Scrittura potente ma sincopata, troppo concetti espressi in brevi paragrafi.

Non funziona, a mio avviso, la logica di romanzare la filosofia, ed è troppo banale l’idea di un diario annuale autobiografico.

Anche l’idea di paragonare il cane Pepe inizialmente ad un adolescente ribelle o di estrapolare concetti per definire la leggera differenza tra un uomo ed un animale è poco convincente.

Interessante invece quando utilizza atteggiamenti del cane come trampolino di lancio per considerazioni umane di alta filosofia o per esprimere sentimenti esistenziali.

andrea.g********@gmail.com

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Il libro é fondato su quella radicalità detta poc’anzi. Perché , seppur sia vera la necessità di ripensare l’uomo e ridefinire la sua (non) superiorità rispetto al creato, è presuntuoso demandare ad essi le lezioni di vita che si palesano nelle umane esistenze.

digreg******@gmail.com

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Sebbene sia impostato come un romanzo a due voci, il narratore si svela essere unico; come unico è l’argomento trattato: lo scrittore parla di sé stesso e della sua vita, il cane parla dello scrittore e della vita di quest’ultimo. In un linguaggio retorico, sovrabbondante di metafore, generalizzazioni e assiomi, l’autore ci mette a conoscenza del suo sapere filosofico e di tutte le sue certezze sulla vita, sull’amore e sulla morte. Il rapporto con il suo cane rimane in secondo piano e non risulta affatto sviluppato (ma poteva essere altrimenti visto che su quindici anni di vita, dodici li hanno trascorsi a distanza?). Le mie aspettative di lettrice sono rimaste orfane: non ho trovato in questo romanzo l’empatia e l’affetto propri del rapporto fra un essere umano ed il suo animale domestico.

margh*****@terrosi.it

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Con scrittura vivace e arguta, l’autore descrive il rapporto col suo cane e fa di questo libro un trattato di “filosofia canina”. Pepe è il suo alter ego. Il cane e il filosofo si fondono in un unicum tanto da non distinguere più chi è l’uno e chi è l’altro. Il primo amore e la sua fine, l’uscita dalla famiglia e gli studi importanti, tutto è vissuto in simbiosi. Ma mentre “noi cresciamo loro invecchiano”, così arriva il giorno in cui Pepe non è più al balcone ad aspettarlo e il rimbombo della porta che si chiude nella casa vuota è l’immagine della fine. “La fine non è la nostra morte, ma la morte dell’altro”.

scan****@gmail.com

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Immaginate la Sicilia, immaginate Catania e un ragazzino di nome Edoardo che nel giorno del suo quindicesimo compleanno riceve in dono dai genitori un cagnolino meticcio di nome Pepe.

Comincia così una storia di grande amicizia tra uomo e cane.

Edoardo è un adolescente come tanti che crescendo cercherà di affermare la propria identità realizzando il suo sogno: vivere attraverso l’insegnamento della filosofia. Un percorso difficile che lo porterà ad abbandonare la terra natia per studiare a Milano e successivamente a troncare con la fidanzata storica Lavina trapiantatasi pure lei al nord.

Edoardo racconta di sé stesso, delle sue paure, dei suoi drammi, di quel senso di infinita tristezza che non lo abbandona mai. Pepe è l’unico amico e confidente con il quale poter aprire il cuore. Padroncino e cucciolo “cresceranno” insieme.

L’autenticità di questo romanzo risiede nella brillante idea dell’autore di capovolgere il punto di vista narrativo lasciando spazio ai pensieri del cane.

Ve lo immaginate se domani mattina i vostri animali domestici ricevessero il dono della parola e della scrittura? Quante cose nuove scoprireste di voi?

Il cane filosofo o il filosofo cane? Quando sul finale della storia Pepe muore, mi sono sentita commossa e spaesata. Il vecchio canide lascia ai lettori un messaggio importante: bisogna vivere in maniera semplice ricordando che il tempo purtroppo passa in fretta.

Un libro di alto spessore intellettuale che ci porta a riflettere sul fatto che vivere come un cane a volte non sarebbe poi così male! Un piccolo trattato di filosofia scritto in maniera semplice e scorrevole.

Vi lascio con alcuni frasi che mi sono piaciute moltissimo.

* Che cos’è la gioventù? Me lo ha insegnato Pepe: è l’esatto contrario di una dentiera.

* L’amore stanco è l’unico perfetto.

* L’ostinazione batte l’intelligenza uno a zero.

sy**@inwind.it

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Seppur temessi la svenevole storia umano-quadrupede, ne ho affrontato subito la lettura e, al termine, ci ho riflettuto a lungo.

Mi ha convinta per scrittura, incuriosita per struttura e ha risvegliato un lontano amore: la filosofia e la relativa aderenza al reale.

Il romanzo è la cronologia di un incontro che cambierà le prospettive, nonché un diario a due voci (una ha quattro zampe e infinita pazienza) di un tempo che non c’è più, ma che continua a rendersi rivelatore nel divenire di Edo, il protagonista.

Il racconto fluisce dall’adolescenza sino all’età adulta dove è Pepe – il cucciolo di casa adottato – a far da bussola; il meticcio diviene il simbolo dell’esser bambini che irrimediabilmente perdiamo nell’approccio col mondo; un faro che può forse appannarsi quale effetto della crescita, ma non dissolversi.

C’è qui il futuro di tanti ragazzi del Sud, ben presto consapevoli che la bellezza della propria terra spesso non basta né salva (Edo abbandonerà la Sicilia), in un graduale materializzarsi di senso di colpa e inquietudini, solitudini e nostalgia: “Non c’è nessun pathos della distanza, caro Nietzsche, ma solo dolore”.

L’altro piano della narrazione delinea un saggio sul nostro incontro con l’alterità. Dialogare con Pepe non è solo gioco e felicità, è anche una sfida a superare i propri schemi di comprensione, ad aprirsi a un linguaggio diverso abbattendo la costante presunzione di tradurre in parola i sentimenti e l’istinto di quel che è altro da noi.

Ben oltre la biologia, sono due vite legate l’una all’altra, insieme.

robert******@gmail.com

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Una storia di amicizia (ma anche d’amore) tra un ragazzo che, attraverso le vicende della vita diverrà uomo e il suo cane. La passione, nata quasi per caso, per la filosofia diventa ragione di vita:ma chi è il vero filosofo? Chi comprende davvero il senso della vita, intesa come attimo da vivere appieno? Il ragazzo sempre proteso al futuro (anche da adulto) o il cane, che vive in un eterno presente? Due esseri senzienti in grande empatia, la vera essenza. E quando, per il corso naturale della vita, l’amico canino verrà a mancare, lascerà un grande vuoto, un insegnamento di vita sempre vivo. Se si vuole scomodare il romanzo di formazione le premesse ci sono tutte, ma più che altro si tratta di un invito a cambiare il nostro punto di vista non solo sulla vita ma su tutti gli esseri viventi.

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Ho avuto un gatto ed altri come animali domestici, mai un cane. Pur avendo studiato poco la filosofia, è un libro che mi ha toccato nel profondo dell’anima. Tante le frasi che mi sono "rimbalzate" dentro, quella che ho scelto dato il momento attuale è: "Adesso sai che nulla è per sempre e che quando puoi essere felice devi esserlo, subito e senza rimandare. Le seconde occasioni sono un lusso che non appartiene ai viventi".

Caffo mi ha fatto riflettere sulla vita, l’amore, l’amicizia visti attraverso lo sguardo di un cane che mi sembra più "umano" di un uomo, l’autore ha scritto un libro prezioso, intimo e struggente. Sono fortunata ad averlo scoperto grazie al Torneo!

dominique.**********@gmail.com

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"Il cane e il filosofo" di Leonardo Caffo affronta i temi del tempo e del linguaggio attraverso la parabola ascendente e poi discendente della vita di Pepe che è una sorta di Virgilio silenzioso. Il cane si chiede perché gli esseri umani scelgano l’infelicità: l’uomo comprende alla fine del viaggio che la felicità può essere guardata solo dallo specchietto retrovisore del passato.

"Il cane e il filosofo" vince perché tutti noi siamo stati o siamo Edoardo, con le stesse domande e lo stesso dolore, tormentati dalla sensazione che le risposte siano altrove.

simona******@hotmail.it

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Il cane e il filosofo è il racconto di un’amicizia speciale che lega il giovane Edo e il suo cane Pepe, che dal 2003 al 2017 entra nel suo nucleo famigliare per crescere insieme a lui. Una storia personalissima ma nello stesso tempo universale per chiunque abbia provato la gioia di vivere con un animale domestico, raccontata da un punto di vista inedito: capitolo per capitolo la voce di Leo, espressa attraverso il pensiero filosofico di Ludwig Wittgenstein, si alterna a quella di Pepe, affidata al pensiero poetico di Rainer Maria Rilke, nel tentativo di spogliarsi da una visione antropocentrica per dare forma al punto di vista dell’animale.

rom***@libero.it

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Leggere Il cane e il filosofo di Leonardo Caffo non è facile: centottanta pagine che mettono a dura prova il lettore.

Quel lettore che è costantemente in bilico tra la voglia di andare e restare, che è membro di una famiglia archetipo di sogni e rimpianti per la vita, che vuole far carriera lontano lontano, ma che, in realtà, vorrebbe solo restare nel suo paese d’origine: quel piccolo mondo in grado di minare tutte le certezze e di costruire fondamenta forti come le spalle di Atlante.

Per quel lettore che ama l’estate fin nelle viscere, che ha sempre sognato di avere un motorino con cui andare al mare, che pensa quotidianamente con nostalgia ai propri 15 anni e al primo amore che ha sconvolto tutto; che si maledice di non avere capito allora che quel momento non era il preludio alla felicità, ma la felicità stessa; che vorrebbe tornare indietro e fermare gli istanti della propria giovinezza, che non è quella dei locali notturni o delle bravate da baby gang, ma quella di una voce di mamma che ti chiama quando sono pronti il pranzo e la cena, di una casa piena di rumore e disordine, della spaventosa felicità incomprensibile ai più di essere “noi quattro”. Per quel lettore che, in quel “noi” ha avuto (o ha) il privilegio di trovare una coda scodinzolante, un “bau” sempre pronto ad accoglierti di ritorno da scuola e due occhi che si prenderanno cura di te: un cane, un fratello, che, più di tutti, incarna tutto quello che, per una vita intera, ti mancherà da morire.

Se, in definitiva, ti riconosci in questo identikit, preparati. Il cane e il filosofo, diventerà il tuo libro preferito.

lucia.ca********@gmail.com

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Libro banale, eppure pretenzioso. Un linguaggio privo di magia, di seduzione. Dopo 14 anni di vita con un cane, l’autore la racconta, ma quella vita è ben poco interessante, e si conclude con una scontata dichiarazione d’amore per il cane, e con una ’domanda filosofica’ assai banale: chi è il cane, chi il filosofo? Se far filosofia vuol dire fare domande, occorre che esse siano produttive di pensieri, di risposte diverse. Ma questo ’filosofo’ fa domande che non portano a nulla. Nessun interesse neanche etologico. Un libro per nessuno.

leopoldo********@libero.it

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Un ibrido, o meglio ancora un meticcio, dato il cane protagonista. In realtà il fattore generante di questo libro è la condivisione di speculazioni filosofiche che l’autore introduce con due pretesti: il racconto della vita del protagonista e l’osservazione del suo cane nel corso degli anni passati assieme. La sensazione che lascia però è quella di aver usato l’amato animale come specchio per le riflessioni più disparate, anche quando la parola viene passata al cane stesso. Se aggiungiamo che la vita narrata, per quanto rispettabile, non è affatto avventurosa, la lettura stanca da subito.

adel****@hotmail.it

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Il cane e il filosofo di Leonardo Caffo è un inno di amore dell’autore verso il suo vecchio Pepe che racchiude in realtà una sensibilità ed una comprensione del mondo animale sufficienti a portare alla simbiosi l’animale e l’uomo, il cane e il filosofo appunto. Nel romanzo le due figure si confondono tanto che la saggezza del cane sembra suggerire che sia lui il vero filosofo (che invece è Giovanni, il proprietario del cane), mentre le decisioni istintive e spesso sbagliate di Giovanni portano a concludere che questo assuma dei comportamenti da Pepe appunto (il cane). Il confine labile tra le due figure è facilitato dalla struttura del romanzo: ogni capitolo è scritto come se il cane e il filosofo parlassero alternativamente, ognuno con le sue sensazioni quotidiane dovute ad una vita insieme. Alla fine Giovanni e Pepe sono così in stretto contatto tra loro ed allo stesso tempo estraniati dal mondo esterno che le due figure sembrano fondersi in una sola.

L’importanza del rapporto tra i due è data da un altro elemento per niente marginale: il tempo. Giovanni e Pepe vivono insieme per quattordici anni (anche Giovanni lascerà spesso Pepe per motivi di studio e/o lavoro) e questo tempo è scandito dal titolo di ogni capitolo, anno dopo anno.

La particolarità del libro è il ruolo che assume Pepe: quasi avesse delle sembianze umane (Giovanni spesso descriverà il suo pelo ingrigito dal tempo paragonandolo ai capelli di suo padre o evidenziando il tempo che passa anche per sua madre) Pepe è parte integrante della famiglia. Si ha la sensazione che sia un figlio inaspettato; nonostante non assuma che comportamenti tipicamente da cane, Pepe è un membro della famiglia in tutto e per tutto. L’inno dell’autore per il suo cane (e in fin dei conti non solo per il suo probabilmente) si esplica nell’eguagliare Pepe a se stesso, senza mai dargli un ruolo da accompagnamento tipico di animali domestici, ma di supporto prima e assolutamente protagonista man mano che ci si avvia alla fine del romanzo.

marcofr*******@gmail.com

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"Che cos’è la gioventù? Me lo ha insegnato Pepe: è l’esatto contrario di una dentiera". Queste poche parole riassumono lo spirito di tutto il libro: ironico, paradossale, sentimentale. E molto ben scritto: chiaro, romantico, evocativo, fresco. Il ricordo della vita del protagonista (Pepe) insieme alla sua famiglia umana è preciso come uno scatto fotografico, lo spaccato di un sentimento che cresce e si sviluppa negli anni, visto alternatamente con gli occhi del giovane Edo e del suo amatissimo cane. Alla fine vincono e perdono ambedue, come di prassi nella vita, però l’amore puro, disinteressato, grande, resterà.

masc****@libero.it

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Sono stata ligia alle indicazioni ricevute e non ho indagato minimamente sull’autore, la mia modesta recensione è scevra da pregiudizi.

Non mi ha colpita questo romanzo, già destinato a ingrossare le fila di quei libri di cui smarrisco presto la memoria.

L’ho trovato noioso e presuntuosetto, lo scrittore finge di parlare del cane che ha accompagnato parte della sua esistenza, ma la narrazione ruota solo intorno a lui.

Parla dei genitori solo in relazione a sé stesso, analogamente racconta del suo rapporto con l’altro sesso. Alternare la sua voce narrante a quella di Pepe non sortisce, a mio avviso, quello che, probabilmente, era l’effetto ricercato: offrire i due differenti punti di vista su medesime situazioni. L’animale resta sempre sullo sfondo, in secondo piano. L’egocentrismo del suo proprietario deborda, unica costante. Mi è sembrato, nel complesso, un’accozzaglia di cose già lette, senza spunti di originalità.

annam*****@gmail.com

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