< Il conformista di  Alberto Moravia (Bompiani)

 

Se Moravia stupisce per l’attualità dei suoi temi a così tanti anni di distanza è, tuttavia, la Morante a scrivere un romanzo destinato a restare nella mente del lettore per lungo tempo. La Storia è una lunga riflessione sulla guerra vista dalla gente comune ed un omaggio a chi è costretto a subire gli eventi bellici. Il mondo distrutto visto con gli occhi di Ida Mancuso e di Useppe, vittime di scelte di altri, è, una volta terminata la lettura, il volano per una lunga riflessione sul ruolo di ognuno di noi nel mondo; su quanto possiamo fare e su quanto siamo costretti a subire. La Morante ci ricorda che ogni scelta, anche nel quotidiano, non è mai priva di conseguenze.

luigia******@virgilio.it

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Da un lato, sullo sfondo di Roma occupata e bombardata, gli orrori della seconda guerra mondiale narrati dallo stile realistico e onesto de La storia di Elsa Morante, Einaudi, che nulla risparmia all’immaginazione e ai suoi personaggi, adulti e bambini, carne da macello nel conflitto. Dall’altro lato, l’universo freddo e calcolatore di Marcello Clerici, protagonista de Il conformista di Alberto Moravia, Bompiani, il quale per tutta la vita si divide tra il desiderio di essere normale e la profonda convinzione di non esserlo, al punto che l’apparire “buono agli occhi degli altri”, pur non essendogli nuovo, “sempre lo sconcertava profondamente”. Tra quelli che ritengo due capolavori, cedo all’eleganza e alla complessità del romanzo di Moravia perché mantiene una parvenza di umanità, almeno in superficie, e perché cerca di individuare le cause psicologiche all’origine dell’agire umano, rifiutando l’idea che possa essere solo il caso a determinare le nostre vite. “Io sono una persona perfettamente ragionevole, normale insomma…”, dice di sé il Clerici. In realtà una macchia, una colpa che crede indelebile lo segna" e lo perseguita, spingendolo a compiere atti riprovevoli pur di aggiungere “un anello in più nella catena di normalità”.

Una tragedia di aspettative tradite e finzioni, narrata dalla penna magistrale di Alberto Moravia.

apai****@libero.it

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Il protagonista Marcello dimostra una sconvolgente consapevolezza dei propri turpi moti interiori e delle motivazioni che lo muovono.

L’uomo moderno tende a fuggire la mediocrità, Marcello invece, consapevole della gravità dei propri desideri di morte, schiacciato da una colpa primordiale, agisce per mischiarsi alla folla e sentirsi normale. 

É per il lettore un’esperienza inquietante, ci si sente trascinati nella spirale distruttiva di quest’uomo disgustato da se stesso.

Ciò che sconvolge, insinuando un senso di disagio e malessere, è che Marcello è del tutto onesto con se stesso, non cerca neppure di ingannarsi, sa benissimo che la sua vita è basata su una fittizia disciplina di percepita normalità autoimposta e ci tiene che sia così.

In alcuni momenti la forza della trama viene meno: alcuni elementi assurdi, certi collegamenti causa-effetto sono troppo meccanici ed è presente un certo manierismo nella scrittura che tende a risultare ripetitiva e a tratti tediosa. Ho però molto apprezzato l’indagine umana: il trasparente disgusto e il terrore di sé hanno portato l’uomo a compiere atti criminosi, nel cieco ma lucidissimo tentativo di conformarsi alla massa, sottomettendo tutti gli altri aspetti della vita.

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A vent’anni avrei trovato Il conformista insopportabile. A cinquanta, invece, lo trovo palatabile. Spero che lo stile dello scrittore non sia quello del romanzo. Quest’ultimo è quasi razionalista, come il regime aleggiante ma assente nella storia. Purtroppo, letto oggi, il romanzo è anche ordinato, agorafobico e polveroso come le città ex-sovietiche. Moravia scrive una storia che oscura la Storia per larghi tratti, un romanzo roboante ma non possente, all’epoca forse ardito per le situazioni raccontate, ma algido. Molti termini e costruzioni risentono della distanza dall’italiano contemporaneo.

Breve confronto: le differenze tra i due romanzi [La Storia e il Conformista, ndc] sono molte e molto evidenti, al di là della fede politica dei personaggi. Tanto è morto Il conformista quanto è viva La storia; tanto è affettato lo stile de Il conformista quanto è “popolare” quello de La storia; tanto è distaccata la cronaca di Moravia quanto è partecipata quella di Morante; tanto è eterea e aleggiante la Roma de Il conformista quanto è sanguigna e verace quella di Morante. Il conformista si alimenta di un alone di morte; La storia brulica di vita. E leggendoli fianco a fianco, pare di guardare da una parte una parete dipinta di bianco e dall’altra un film girato in Imax, tanto sono differenti le sfumature.
Il vincitore: Elsa Morante.

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Due storie tragiche. 

Due storie legate ad un periodo di guerra. 

Due storie che narrano la vita di due individui.

La mia preferenza va al testo di Alberto Moravia.

Ha una modalità narrativa che preferisco perché analizza maggiormente il personaggio di Marcello, mentre La storia della Morante è maggiormente una ricostruzione storica degli anni dal 1900 al 1967.

Letto oggi c’è troppo intento a voler far conoscere la sofferenza della guerra in un periodo a noi lontano.

Il conformista è una bella analisi psicologica di Lino dall’infanzia fino alla morte. Potrebbe esser vista come la descrizione della storia di una qualunque persona, per questo ci si ritrova di sicuro in uno dei passaggi del testo. Può esser letto in qualsiasi momento storico, senza avvertire il passare del tempo e tutto è drammaticamente realistico.

francesc********@hotmail.com

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La lettura di due romanzi che raccontano, ognuno a modo proprio, la società italiana durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale è un viaggio nel passato che vale sempre la pena fare. Moravia, in Il conformista, ci racconta di un uomo che desidera più di ogni cosa essere uguale agli altri: sostenitore del regime, borghese, con una bella moglie e un buon lavoro. Morante, in La Storia, affronta gli anni della guerra e del periodo immediatamente successivo dal punto di vista di Ida, donna fragile e isterica, che cerca con i propri mezzi di sopravvivere con il figlio Useppe. Nonostante gli elementi comuni (il fascismo, la follia e la famiglia), i due romanzi sono molto diversi nella scrittura, più scorrevole quella di Elsa Morante, più elegante quella di Alberto Moravia, e nell’epilogo, fatalmente drammatico in entrambi. E anche se i personaggi di Moravia parlano di noi e della nostra infelicità, la storia umana e tragica di Ida mi ha conquistata e per questo la palma del vincitore va a Elsa Morante.

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