< Il gatto che mi ha detto ti amo di  Eva Polanski (LibreriaPienogiorno)

Qui di seguito le recensioni di IlGattoCheMiHaDettoTiAmo raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Un romanzo molto leggero ma che non sono riuscita ad apprezzare.
Anche qui animali, anzi un animale, il Gatto.
Sia ben chiaro, amo i gatti, ma questa storia mi ha fatto penare.
Inizia poco prima del primo lockdown e poi prosegue. con la chiusura soffermandosi sulle sgradevoli sensazioni, l’isolamento, la solitudine, insomma le realtà di quel momento.
Ho odiato riviviverle. Quindi per me è no. Non sentivo nessuna necessità di leggere di qualcosa da cui non siamo ancora usciti del tutto.

Jessica Florio

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Rapallo “Amici del libro”
coordinato da Mariabianca Barberis
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È quasi un diario, ma si legge come un romanzo leggero e si arriva fino in fondo perché crea un alone di mistero sulla vera essenza del Gatto. Vuoi vedere come andrà a finire questa amicizia speciale, che arriva opportunamente ad alleviare il peso del lockdown dei primi mesi dell’epidemia del covid che Eva deve passare a Milano lontano dalla famiglia rimasta a casa in Maremma. Riuscirà Eva a stabilire con Gatto un legame forte e a portarselo via?
Il libro non è un capolavoro ma è scritto con garbo. Voto sette più.

Giuliana Gabet

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Libro carino, garbato, senza una vera trama, né uno spunto narrativo forte.
Il Gatto appare e scompare, alleggerisce il peso della reclusione forzata sia di Eva, sia di altri abitanti del palazzo di ringhiera sui navigli milanesi. L’autrice è una grande esperta di gatti e ne descrive con molta precisione i comportamenti che ti rubano il cuore.
Il libro mi è piaciuto anche perché tratta lo scottante argomento del Covid in modo non drammatico, ma lieve seppur realistico.

Alberto Foresta

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Si tratta di uno dei tanti romanzi sulla pandemia dei nostri giorni, un tema certo non originale né appassionante. L’escamotage della creatura fantastica, che conduce la protagonista attraverso le case di ringhiera lungo i navigli di Milano, non cattura l’immaginario del lettore. Non è certo il gatto/filosofo/stregone de “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov o il curioso Cheshire Cat di “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll. Privo di attrattiva, fascino, spessore, la creatura surreale appare e scompare, per presentare personaggi da sketch di Zelig.
La narrazione è scialba, banale, i dialoghi non caratterizzano i personaggi, che scivolano via come fantasmi lungo l’acqua sporca del Naviglio e non lasciano alcun ricordo di sé.

Anna Ferranti

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Una presentazione agrodolce della situazione di disagio vissuta durante il primo lockdown: le angosce e il disorientamento nel trovarsi soli, la difficoltà di ripristinare un equilibrio che improvvisamente viene rotto dall’obbligo di una convivenza e di un isolamento coatto fra le mura domestiche, in cui l’uomo, essere costituzionalmente sociale, stenta a ritrovarsi.
La protagonista, Eva, una toscana sorpresa a Milano dall’isolamento, lontana da marito e figlia piccola, trova consolazione e aiuto psicologico nella presenza di un gatto che sembra capire tutti i suoi disagi e le sue paure. Guidata da Gatto, così lo battezza, Eva riesce a superare senza drammi il periodo di lontananza dai suoi affetti, stringendo amicizie improbabili fra gli abitanti del caseggiato in cui vive. Gatto, una specie di Virgilio dantesco, è a tutti gli effetti il co-protagonista di questo racconto piacevole, anche se un po’ prolisso: un essere sensibile, in grado di percepire gli stati d’animo di Eva, di consigliarla e consolarla.

Anna Signori