< Il giardino dei Finzi Contini di  Giorgio Bassani (Feltrinelli)

 

Pubblicato nel 1962, lungi dall’essere un feuilleton di basso conio,  nonostante le critiche che hanno accomunato l’autore alla scrittrice Liala, è a mio parere uno dei più grandi romanzi di formazione italiani del dopoguerra.

Scritto in prima persona da un io narrante, attraverso dialoghi in forma di monologhi, racconta le vicende di una famiglia alto-borghese ebrea che vive a Ferrara tra gli anni venti e trenta del secolo breve.

La famiglia, aristocratica nei modi, altezzosa nell’atteggiamento, vive in una realtà parallela, protetta dagli alti muri di cinta della villa, i disastri umani che accompagnano la nascita e l’affermazione del nazi-fascismo. La narrazione non è però apologetica del mondo ebraico; Micol, il personaggio prototipo che del mondo in cui vive, è una ragazza irriverente, seguace della libertà interiore oltre le vicende del presente.

La lezione del romanzo, che considero vincente rispetto al Pasticciaccio di Gadda, consiste nel ricordarci il ruolo fondamentale della memoria come via di accesso all’attualità, all’archeologia del pensiero come metodo di descrizione del pensiero e riaffermazione del senso più profondo dell’uomo.

fabio.******@gmail.com

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Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani. L’avevo letto cinque anni fa soltanto. Mi pareva fosse la storia di due famiglie ebraiche durante il fascismo. Lo è, però anche no. E’ una storia d’amore forse ricambiato ma mai conclamato. E quando Micòl dice all’anonimo narratore che, il giorno prima di partire all’improvviso per Venezia, quando si erano ritrovati nell’umida intimità della vecchia carrozza di suo padre, lei aveva compreso che la loro amicizia stava prendendo una brutta piega, e che doveva fare del tutto per evitarlo, il narratore si rammarica di non aver cercato di baciarla allora, e di non averla poi mai raggiunta all’università; fingendo di non capire. E in quel momento noi, al di qua della sua storia e della Storia, per un momento capiamo tutto. 

Gli scrittori [Gadda e Bassani, ndc] hanno due porte sul mondo. La prima serve a farlo entrare, perché ne possano selezionare un segmento e cercare lì, con il linguaggio, il senso di tutto quello che è rimasto al di fuori della narrazione. L’altra porta, assai più ampia, è adibita a far traboccare il proprio mondo interiore (che è sempre assai più ampio di chi lo contiene) su quello esterno, che per convenzione chiamiamo realtà. Questa usa Gadda.

fr**@libero.it

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Alla fine della lettura del romanzo di Gadda [Quer pasticciaccio..., ncd] non ho nemmeno pensato per un momento che il caso non era stato risolto. Sono stata inghiottita dalle storie e storielle dei personaggi, dai dialetti e dai linguaggi di ciascuno e tutto questo mi ha allontanato dall’idea che stavo leggendo romanzo giallo con un commissario che investiga su un omicidio. Altra storia quella raccontata da Bassani [Il giardino dei Finzi Contini, ndc]: qui si parla di ragazzi, prime esperienze, amori e leggi razziali degli anni trenta. Bello però compassato, lineare, senza sbavature, al contrario di Quer pasticciaccio dove caos, disordine e vita di strada hanno il sopravvento, ti prendono e ti portano a vivere il romanzo in prima persona come fossi anche tu uno dei personaggi che fanno da sfondo al romanzo.

a.cac*****@aifi.it

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Romanzo scoppiettante, è uno sguardo indulgente e paterno sulle fallacie, le imperfezioni e i dolori degli uomini. I personaggi nascono davanti a noi dai piedi alla testa con la precisione di un laser, con un’attenzione ai particolari minuziosa e spesso impietosa (ricorda Manzoni de I promessi sposi): ne conosciamo gli sguardi, i difetti, l’inconsapevole bellezza; ne percepiamo l’intimo sentire e il tono di voce fra i diversi accenti e dialetti italici. Sullo sfondo la bellezza fulgida e sontuosa di Roma, la cui luce avvolge il formicaio umano che si arrabatta quotidianamente entro le sue mura.

federica********@libero.it

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Il giardino dei Finzi Contini, riletto a distanza, resta un buon libro ma in fondo un esile romanzo di formazione. Deve molto alla bella trasposizione cinematografica che, pure, Bassani disconobbe.

g.alb*****@fastwebnet.it

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