< Il grande venditore di  Pietro La Marca (Guida)

Qui di seguito le recensioni di IlGrandeVenditore raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Troppo prolisso

Ronchi Graziella

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Riprendendo l’artifizio manzoniano del manoscritto ritrovato, il libro presenta avventure e disavventure del magliaro Esposito Salvatore nel secolo scorso. La lettura pur scorrevole risulta poco interessante. Un insieme di luoghi e personaggi che si dimenticano facilmente

Luca Maiorano

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Circolo dei lettori
di Pontedera “LaAV”
Coordinato da Maria Rolli
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Questo libro è l’autobiografia del protagonista, Salvatore Esposito, che è stata trovata per caso dal nuovo proprietario in un appartamento al centro di Napoli e che decide di trasformarla in libro.
La scrittura di La Marca è scorrevole, con un susseguirsi di situazioni curiose e con l’idea che prima o poi durante la lettura si possa trovare qualcosa con la quale immedesimarsi. Si arriva alla fine che quasi si vorrebbe continuare.
All’inizio del racconto c’è un “prologo” dove Salvatore Esposito ci informa che nella vita è stato fortunato e lo ripete quattro volte, ma in realtà leggendo il libro capiamo che la fortuna va costruita negli anni.
Il protagonista ha fatto affari, acquisti, intrecciato relazioni, viaggiato, barattato sempre rispettando chi aveva di fronte. Il protagonista è una persona scaltra, come lo sanno essere i napoletani ma il costante ottimismo e la straordinaria empatia per tutti i suoi compagni di viaggio gli hanno permesso di vedere i suoi progetti realizzati.

Margherita di Francesco

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Durante un trasloco nella nuova casa in centro a Napoli, un narratore racconta di aver trovato una “casciulella sigillata” che contiene un diario. Sono le memorie di Salvatore Esposito, nato nell’immediato dopoguerra nella città partenopea. Un uomo che ha vissuto in giro per il mondo seguendo il suo istinto, tra denari, donne bellissime e grandi amori, sullo sfondo di uno scenario sociopolitico in rapido mutamento, martoriato da eventi come la costruzione del muro di Berlino, il terremoto di Città del Messico, la guerra civile in Libano e la rivoluzione romena seguita alla morte di Ceausescu. Si tratta di un personaggio che, in questo pseudo-diario, si racconta in prima persona, piuttosto eccentrico, scaltro, pieno di inventiva e di risorse, capace di tirarsi fuori d’impaccio da qualunque situazione. In un periodo storico in cui il mondo intero tenta di risalire la china dalla crisi economica post bellica, Salvatore trova il modo, spesso non proprio lecito, di fare fortuna, di avere una vita agiata e ricca di stimoli e di amici. Nel turbinio di attività in cui si trova coinvolto incontra anche l’amore, ostacolato dalla famiglia di lei il primo, stroncato dalla divisione di Berlino il secondo, foriero di matrimonio e famiglia quello con Nadia. La vita di Salvatore Esposito è sicuramente una storia che merita di essere raccontata. Tuttavia, degli infiniti modi che l’autore avrebbe potuto scegliere per farcela conoscere, a mio parere l’escamotage del diario risulta un po’ ingenua e poco credibile: non è esattamente il tipo di scrittura che mi aspetterei da un diario. Tra l’altro non ho ancora compreso come “la casciulella” potesse produrre, di notte, un ticchettio continuo dentro lo stipo che non era chiuso bene. La narrazione è scorrevole e veloce, il racconto è una sorta di autocelebrazione del protagonista che ha intuito, è fortunato, è un Re Mida, trova sempre soluzione a tutto. Poco, invece, ci viene detto dei suoi sentimenti che, anche nel caso del grande amore e del grande dolore, sono solo accennati, l’autore vi scivola sopra, quasi come se Salvatore fosse infallibile e non potesse cedere a sentimentalismi. Il racconto è un lungo viaggio, la consacrazione del “grande venditore”. Poco visibile, invece, il suo arco di trasformazione se non nella maturazione personale, dovuta più all’età che ad un cambio di punto di vista sulla vita e sul mondo. Non ho visto il sogno del protagonista, né l’ho visto lottare con tutte le sue forze per realizzarlo. So che voleva sentirsi libero ed intraprendente nel lavoro, che realizzava tutti i suoi progetti, che andava sempre tutto bene, anche dopo un dolore riusciva a tornare in pista alla grande. Non ho visto la sua fragilità. Non so nulla neanche del primo narratore che trova il diario, so soltanto che ha voluto trasformare quella storia in un romanzo ma non so se, né in quale modo, il suo modo di vedere le cose ne sia stato condizionato. Peccato per qualche refuso infastidisce una lettura piacevole e scorrevole. 

Cinzia di Luzio

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Anche questo un racconto di vita vissuta che prende le mosse dal classico ritrovamento di un taccuino di memorie, che lo scrittore in prima persona dice di avere casualmente ritrovato nel nuovo appartamento in cui si è trasferito. Sua dichiarazione è quella di aver cercato di mettere ordine negli appunti dello sconosciuto, riscrivendoli in ordine di tempo perché buttati giù un po’ alla rinfusa dal protagonista stesso che esterna il desiderio di lasciare traccia della sua via ai propri familiari.
   La storia narra episodi della vita di Salvatore Esposito, napoletano, nell’arco di circa cinquant’anni, legati alla sfera familiare e soprattutto lavorativa, delle sue capacità affabulatorie, e non solo, utilizzate per ottenere il successo in ogni campo, in giro per il mondo, sostenute da una incrollabile fede nella sua “fortuna” e perciò sempre intrise di ottimismo. Subito dopo il passaggio iniziale si cominciano ad elencare episodi attraverso uno stile di scrittura che tratteggia gli eventi e si ha l’impressione che lo scrittore non vada a fondo, costruendo passaggi sommari e poco strutturati e riprendendo dettagli nei vari episodi, che se non appesantiscono possono annoiare.
Purtroppo il testo presenta tanti refusi che rendono la lettura farraginosa; nella parte finale, poi, viene ribadito ed al contempo “contraddetto” lo scopo iniziale dello scritto esternato dallo stesso protagonista nelle prime battute del racconto: la volontà di lasciare un ricordo di sé stesso ai figli e nipoti iniziale si trasforma nel desiderio di lasciarlo al caso ed alle mani di un probabile ed ignoto scrittore, che si prenderà la briga, con la incrollabile fede nella propria fortuna, di trasformare in un romanzo o in un film la sua vita.

Enza Scotto