< Il pane perduto di  Edith Bruck (LaNaveDiTeseo)

Qui di seguito le recensioni di IlPanePerduto raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Con una scrittura autentica e sincera, priva di morale e senza cadere nel pietosismo, l’autrice racconta con coraggio la sua storia e quella della sua famiglia ebrea deportata in un campo di concentramento durante il regime nazista di Hitler. Ma la guerra e le torture costituiscono il punto di partenza per una riflessione più ampia e profonda che riguarda l’intera umanità e che rimette in discussione il rapporto tra il singolo e la società, tra il singolo e il divino. Con i ricordi che l’accompagnano in un presente così diverso, l’autrice narra di come ha tentato di riprendere in mano la propria vita e ci mostra quanto sia difficile ricostruire sé stessi e relazionarsi con l’esterno dopo un’esperienza che ha sconvolto l’esistenza e distrutto gli affetti di tante persone.

Eleonora Pontillo

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Il racconto, senza troppi filtri, dei duri ed alienanti mesi di segregazione prima nel ghetto ebraico e poi nei campi di concentramento. Il tutto dalla viva voce di una sopravvissuta ungherese, all’epoca poco più che ragazzina, ritrovatasi senza più una famiglia su cui contare, sperduta in un mondo postbellico incapace di comprendere le profonde ferite lasciate su di lei dai lager. Commuovente, illuminante e necessario. Da aggiungere, senza ombra di dubbio, alle letture consigliate. Una storia vera, narrata con semplice maestria, capace di svelare, a chi la storia l’ha letta solo sui libri di scuola, cosa abbiano davvero significato quegli anni disumani di soprusi e sterminio.

Chiara Mazzetti

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Non mi è piaciuto perché non mi ha appassionato la trama.

Giorgia Granata

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Libro autobiografico, scritto da Edith Bruck, finalista al Premio Strega dello scorso anno. Ebrea, Ungherese, deportata nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen e sopravvissuta grazie all’aiuto della sorella Judit. A questo dramma ne segue uno ancora più grande e terribile, se così si può dire, quello del ritorno in patria con i numerosi tentativi di reinserirsi nella società e di ricostruirsi una vita normale, senza essere considerata uno scarto, senza essere compresa per ciò che ha vissuto. Libro scorrevole, intenso, emotivamente molto coinvolgente, da leggere per non dimenticare. Molto bella la Lettera a Dio che possiamo leggere alla fine. del libro.

Stefania Munari

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Il libro ha un grande valore come testimonianza di una esperienza feroce e spaventosa ma come stile narrativo non convince, sia come dialoghi che come narrazione.
Viene raccontata, soprattutto nella seconda parte in maniera troppo veloce E’ confusionario, sembra un riassunto sintetico sulla vita della scrittrice.
Dispiace molto dover scrivere questo di un libro che tratta di un argomento così importante come la testimonianza di chi ha vissuto la terribile esperienza dei lager ma il mio parere è rivolto allo stile narrativo

Donatella Musetti

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Breve ma denso di emozioni. Da rileggere più volte.

Simo B.