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 < Il paziente scaduto e il sole di Mogadiscio di  Mario Prisco (Robin)

Qui di seguito le recensioni di IlPazienteScadutoEIlSoleDiMagadiscio raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Da Napoli a Mogadiscio e ritorno, seguiamo la travagliata storia d’amore tra Rino e Renata nell’immediato dopoguerra e, contemporaneamente, la dura malattia del loro unico figlio ai giorni nostri. Una contrapposizione dolorosa e dolcissima che culmina in un grandioso inno alla vita, nonostante alcuni problemi nella scrittura, la rigidità dei dialoghi e i problemi nella caratterizzazione dei personaggi femminili.

Beatrice Grasso

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Troppo naturalistico descrittivo.

Paolo Dan

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In una Napoli del dopoguerra ancora marchiata dalla distruzione, l’inizio di un storia, un altro continente...
uno scambio epistolare che racchiude un amore puro e idilliaco. La vera amicizia e tanto coraggio.
Un libro di valori e di una vita che ormai non c’è più.

Maura Gentilucci

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Parto con il dire che avendolo letto per secondo non sono riuscita ad ultimarlo, ma ne ho letto a sufficienza per poter esprimere il mio voto in suo favore.

Nonostante sia partita con scarse aspettative, questa storia è stata in grado di conquistarmi pagina dopo pagina, ogni capitolo aggiungeva spessore al racconto, si parla di storia, di amore, di lontananza, di guerra, di tempi duri e personaggi tenaci.

Nel leggerlo ho avuto come l’impressione di essere seduta sul divano del nonno ad ascoltare della sua giovinezza andata, di quei racconti d’altri tempi che hanno sempre qualcosa da insegnarci, di quei racconti che andrebbero subito trascritti perché qualcuno possa leggerli a cuore aperto, esattamente come è successo a me.

Marinella Pagano

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"Il paziente scaduto e il sole di Mogadiscio" riunisce in una storia tante storie. La vicenda di Maurizio, dei suoi genitori, dello "scrittore", di due città : Napoli e Mogadiscio. Interessante e commovente la corrispondenza di Rino e Renata. Quindi amore, amicizia, il dopoguerra, la malattia, narrate in modo convincente. Peccato per i dialoghi che a volte risultano distaccati e poco convincenti.

Cristina Bertorelle

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I primi capitoli di questo romanzo sembrano quasi quelli di un romanzo di appendice, invece man mano che si procede nella lettura, si sprofonda in una realtà diversa, dove assumono importanza le sfumature della vita negli anni ‘cinquanta’, subito dopo la guerra a Napoli ed in Somalia dove è emigrato uno dei protagonisti della vicenda. Da una parte, c’è il sentimento vitale dell’amore che fa superare difficoltà e frontiere alla giovane coppia, dall’altra, c’è la morte a cui sta andando incontro la persona che ha ispirato il romanzo.
Se dovessi essere sincera, consultando in libreria il romanzo, non l’avrei scelto

ROSA D’ANGELO

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Il primo che passa, è un libro sulla fatica della scoperta di sè, scritta in prima persona, con uno stile molto profondo e partecipato. Descrive legami familiari, contesti territoriali, situazioni in cui sono coinvolti i personaggi, in modo efficace, coinvolgendo il lettore, facendo emergere personaggi in carne ed ossa, sullo sfondo di una Napoli tagliata in sezione, misurata al chilometro, percorsa di notte, illuminata dalle esperienze del protagonista.

Olmo Gazzarri