< Il principe del mondo di  Antonio Monda (Mondadori)

Qui di seguito le recensioni di IlPrincipeDelMondo raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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E’ un libro interessante dallo stile asciutto, che riesce ad agganciare gli eventi storici, l’ascesa dei Kennedy al potere, utilizzando lo strumento della ricostruzione romanzesca di New York. Jake Singer, passato al servizio di Joe Kennedy, dopo la morte improvvisa di Warner proprio nel momento in cui veniva introdotto il sonoro che avrebbe cambiato la storia del cinema, è l’osservatore privilegiato della leggenda dei Kennedy. Si trova a narrare fatti e circostanze, anche crudeli, diventando così un testimone forse senza esserne consapevole. Il filo conduttore è la brama di potere che si misura in termini di denaro accumulato anche con intrecci torbidi se non illegali. E’ un libro accattivante.

Gabriella Tiralongo, nata ad Avola, (Siracusa)

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E’ un romanzo scritto bene e molto scorrevole. I tanti personaggi che si susseguono non sempre sono descritti e collocati in maniera chiara, ma in generale si riesce a seguire bene la trama. Trovo che il finale sia un po’ tirato: la modalità in cui il protagonista esce dalla vita di J. Kennedy è descritto in modo quasi veloce rispetto ad altri passaggi (quelli degli incontri di boxe per esempio). Nel complesso però lo spaccato di vita del primo novecento americano e la vita dei Kennedy in particolare ha sempre il suo fascino.

Elena Fumanelli

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Non riesce a catturarmi. Le citazioni in yiddish distraggono più che incuriosire. Inoltre ho forse un pregiudizio di fondo: non amo molto i miti americani (le grandi famiglie imprenditoriali, Hollywood, l’epopea dei Padri Fondatori ecc.). Anche per quel che riguarda la letteratura, mi riconosco maggiormente nell’America di Philip Roth. In questo libro ho avuto la sensazione che sia stata messa troppa carne al fuoco.

Marina Tornaghi

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Il Principe del mondo è il secondo dei due titoli che mi sono stati assegnati; sicuramente il distacco dal primo libro ha influito sul giudizio. Inizialmente l’ho trovato eccessivamente costruito, la descrizione del mondo del cinema alla fine degli anni ’20 negli Usa distante, troppo "cinematografico". Ci sono dei romanzi che sembrano già pronti per diventare un film e questa impressione per me non è gradevole. L’ho apprezzato lentamente, mano a mano che la storia di Jake, Jacob Singer emerge rispetto alla descrizione del contesto, dalla seconda metà in avanti. Ho trovato bello il finale. E’ stato interessante scoprire la storia della famiglia Kennedy, con le sue ombre rispetto all’antisemitismo e al nazismo, finora per me era un’icona senza ombre.

Patrizia Proietti