< Il quinto rischio di  Michael Lewis (Einaudi)

 

C’è tutto nel libro di Lewis su come non si dovrebbe organizzare un’azienda pubblica e anche uno Stato. Ha molto a che fare con la psicopatologia del management, la valutazione psicologica, cioè, della personalità nei ruoli di responsabilità organizzativa. Ci sono tutte le metafore (in negativo) dell’organizzazione. È un piccolo trattato sulla organizzazione irrazionale alla faccia di qualunque tecnica di benchmarking. Ed è anche una acerrima critica allo spoils system di cui facciamo le spese anche nella nostra amministrazione pubblica. Quanto sopra riportato viene spiegato encomiabilmente nei vari capitoli del libro, a partire dal fallimentare passaggio delle consegne (lost in translation) fino all’analisi dei vari settori di fondamentale importanza per il benessere di uno Stato (così nei capitoli Tail risk, People risk e I dati del Presidente). Ma il rischio maggiore dei cinque elencati è dato dalla incapacità di prevedere, è nella mancanza di un project management quasi si volesse affermare una sorta di “desiderio di non sapere”.   

dellaqui********@gmail.com

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Saggio scritto da un autore che si è ben prestato alla ricerca di informazioni su svariati ambiti del governo degli Stati Uniti.

Il libro spiega, attraverso I tanti esempi, le differenze relative all’approccio, degli ultimi governi statunitensi (Clinton, Bush e soprattutto Obama) ed i primi mesi di gestione del governo Trump.

Partendo dal dipartimento dell’energia passando attraverso quello dell’agricoltura e poi ancora di quello del commercio tratta delle dinamiche e delle logiche esistenti all’interno di ciascuno di essi.

Logiche che si poggiano su una molteplicità di dati, rischi e relazioni che aiutano a capire come il criterio di competenza ( e lo sviluppo di tale) sia visto differentemente dai modelli governamentali prima e post elezione di Trump.

Perché Il quinto rischio? Probabilmente perché il valore dell’essere umano, delle competenze accumulate e la passione per il proprio lavoro sono, inevitabilmente, sinonimo di gestione accurata e senza espedienti, o viceversa.

La lettura + stata accattivante ed ogni analisi mette, mediamente, in luce l’inadeguatezza ed il pressapochismo della gestione Trump e dei suoi conclamati uomini.

dav***@gert.fr

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Il quinto rischio è un saggio incentrato sul contorno di incompetenza e dilettantismo delle politiche statunitensi di Trump. La tendenza consiste nel massimizzare il profitto attraverso soluzioni precarie nei confronti di questioni che meriterebbero di essere affrontate a lungo termine. Tutto questo inserendo veri e propri lobbisti alla guida di dipartimenti amministrativi fondamentali per l’economia a stelle e strisce.

Questa proposta mi ha convinto maggiormente tra i due per l’interessante e attualissimo argomento, forse difficile da digerire causa digressioni che ho trovato prolisse.

claudio.p*********@gmail.com

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Il quinto rischio libro preferito in quanto mi ha comunicato l’importanza di conoscere approfonditamente quei meccanismi che la politica gestisce o dovrebbe gestire a beneficio di tutti i cittadini. Il libro di Lewis è prezioso perché fa conoscere tutta una schiera di persone, tecnici e studiosi che quasi nell’ombra lavorano per il bene comune. La domanda che sorge spontanea leggendo il libro è: perché noi persone che beneficiamo di tale lavoro non lo sappiamo. Perché la collettività spesso non ha la percezione di questo enorme sforzo per migliorare e rendere più sicure le nostre vite. È per questa nostra negligenza (inconsapevole o meno?) che la politica gestisce a suo piacimento gli strumenti che dovrebbero essere al servizio di tutti? Maggiore consapevolezza eviterebbe l’azioni di lobby spietate che vogliono impossessarsi di servizi destinati a tutta la collettività. Tale atteggiamento non è volto solo al solito immancabile profitto ma crea un danno, una frattura nella società che accentua differenze sociali ed ingiustizia. Non a caso viene evidenziato il recente peggiore esempio di tale atteggiamento. L’amministrazione Trump.

5stel*****@gmail.com

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Un libro che si legge l’un fiato increduli che tutto ciò stia accadendo nella più grande democrazia del mondo, dove arroganza e incompetenza al potere diventano altrettanto pericolosi della dittatura di uno squilibrato.

Lewis nel suo libro ci ricorda l’importanza del voto il cui esercizio deve essere sempre accompagnato da un’informazione approfondita e consapevole.

rosell******@gmail.com

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Il saggio inizia con lentezza ma via via che si sviluppa appassiona il lettore.

Molto interessante è l’analisi di come nascono e come operano le grandi agenzie governative USA, per lo più poco conosciute in Europa e molto diverse da quelle del nostro continente.

Colpisce il pragmatismo che le ispira: vengono create per soddisfare una specifica necessità (es. rapporto di E. Fermi per la nascita del dipartimento dell’energia) e si sviluppano in funzione del fabbisogno; svolgono così un ruolo di incubatrici per la ricerca di base al servizio del paese che manca in Europa.

Mette a nudo il cambio di paradigma dell’era Trump: chi le dirige invece di svolgere il ruolo di servire i cittadini punta a sfruttarne le risorse per generare ricchezza per alcuni approfittatori.

mario.******@outlook.com

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Un viaggio intenso all’interno di tre dipartimenti pubblici americani, alla conoscenza di eccellenze sconosciute ai più.

Una lente d’ingrandimento sul giorno dopo la vittoria del 45mo presidente degli USA, Donald Trump.

La trepidante attesa dei vertici del DOE (Dipartimento dell’Energia), dell’USDA (Dipartimento dell’Agricoltura) e del Dipartimento del Commercio.

Tre realtà accomunate da un fattore: il totale disinteresse da parte di Trump e della sua Amministrazione.

Uno schema che impersonifica perfettamente Il quinto rischio: la totale mancanza di lungimiranza e la conseguente impreparazione di un Governo a gestire una qualsivoglia emergenza, dall’immediata a quella a lungo termine: l’attualità ne è la prova ubiquitaria.

Un libro che mi ha intrigato, nonostante non conosca molto la realtà americana, ha trattato una serie di argomenti per me molto interessanti sia per questioni di formazione e studio che per passioni.

paola*****@gmail.com

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Il quinto rischio di Michael Lewis è un viaggio attraverso i gangli vitali ancorché sconosciuti dell’amministrazione americana da cui dipendono sicurezza e benessere della nazione. Seguendo le storie straordinarie di anonimi funzionari, Lewis formula, di fatto, un duro atto d’accusa nei confronti dell’aspirazione a rimanere ignoranti che anima l’amministrazione Trump e le forze sociali che ne hanno decretato il successo. Ma dai racconti di questi “eroi” silenziosi emerge, infine, la società americana di oggi, divisa non più fra democratici e repubblicani ma fra chi interpreta il proprio ruolo come una missione e chi invece è animato dal solo interesse personale.

fno***@gmail.com

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La tesi è molto semplice, anche se un tantino controversa, almeno a queste latitudini: la burocrazia è intrinsecamente bella, perché costituisce la colla che tiene insieme le varie funzioni del governo, consentendo agli stati moderni di suscitare la fiducia dei cittadini nelle proprie istituzioni. [Evidentemente l’autore non ha provato a far arrivare mascherine al personale sanitario italiano, o ad accedere al sito INPS per fare domanda per i €600.]

Accertato che Lewis indaga il caso statunitense, il libro è molto informativo e porta alla luce una quantità di dettagli impressionante che chiariscono il funzionamento di macchine burocratiche intricate. Il pretesto per l’investigazione è fornito dall’ultima campagna presidenziale: cosa succede quando per la prima volta nella storia c’è un candidato completamente disinteressato a conoscere i dettagli tecnici del funzionamento della macchina governativa? La risposta ovvia, “molti disastri”, è declinata con una mole impressionante di aneddoti e storie inedite. Anche se ormai sappiamo molto di Donald J. Trump, il livello di trascuratezza e impreparazione della sua presidenza che emerge dal libro risulta sorprendente anche per chi ha seguito costantemente la stampa specializzata.

Lewis è un maestro nell’arte di ridurre una materia vasta e complessa a una somma di piccole storie individuali raccontate in prima persona da una galleria di personaggi (qui: impiegati e funzionari statali) arguti e informativi. Anche se altri suoi libri sono ben più riusciti e appassionanti (Moneyball, The Big Short, e Liar’s Poker), il suo efficacissimo metodo di lavoro basato sul consumo di suole da scarpe e sullo scovare le persone giuste da assoggettare a interviste approfondite è all’opera anche nel Quinto Rischio. Il risultato è una lettura molto informativa, sempre godibilissima e a tratti persino avvincente, anche quando l’autore racconta temi francamente noiosi come il funzionamento del ministero dell’energia.

stefan******@unibocconi.it

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Innanzitutto, sono grata dell’opportunità che mi ha permesso di scoprire Michael Lewis e di leggere il suo saggio: trattandosi di un genere che non rientra fra quelli che frequento abitualmente, dubito che mi sarebbe capitata l’occasione di conoscerlo in altro modo.

È un saggio di grande interesse, sia per i temi trattati che per lo stile, testimoni di un giornalismo d’inchiesta di profondo impegno civile. Nonostante il linguaggio a volte tecnico e gli argomenti rispetto ai quali ho dovuto ammettere (funzioni e organizzazione delle istituzioni pubbliche americane), un’imbarazzante ignoranza. Il ritmo, sempre avvincente, e l’esposizione, dove i dettagli e gli approfondimenti più specialistici si associano a un lessico divulgativo, chiaro e comprensibile, mi hanno accompagnato in una lettura mai pedante e faticosa, ma anzi addirittura accattivante. Considerata la materia trattata, non è cosa da poco. La partecipazione appassionata del giornalista a quello che scrive (come in questo caso), suscita l’interesse di chi legge anche rispetto a temi sino a quel momento non frequentati, e la curiosità di approfondire. E’ una grande dote. Per quanto riguarda infine il contenuto del messaggio che a mio avviso si può ricavare da questo saggio di informazione e denuncia, esso è sintetizzato nelle parole di un protagonista che, immigrato di seconda generazione, la scala sociale è riuscito a scalarla; senza rendersi conto fino alla fine che i pioli che costituivano quella stessa scala erano le opportunità sociali fornite dai programmi governativi di assistenza. Mentre ciò che gli appariva ovvia era sempre stata la benevolenza dei membri della comunità, il governo, dice il nostro protagonista: “Era meno visibile” “Bisognava davvero fare uno sforzo per apprezzarlo”... Questo è quello che accade in uno Stato dove la povertà è considerata una colpa e il Governo un fardello che appesantisce l’iniziativa privata. E questo dovrebbe servire di lezione anche a noi che invece lo Stato (sociale) lo abbiamo ma sembriamo non apprezzarlo mai abbastanza.

elenabal********@gmail.com

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Paragonerei il libro di Michael Lewis a una buona puntata di Report: diversi testimoni salgono alla ribalta della pagina per raccontare la loro vicenda, e dall’intreccio delle trame emerge un disegno molto amaro dell’America dei nostri giorni, contrappuntato dai commenti ironici e anzi spesse volte mordaci dell’autore. Troppe però le voci introdotte; interessanti ma un po’ lontane da noi le vicende per appassionarsi a tutti i dettagli: alla fine del libro si ha l’impressione triste del decadimento del sogno americano, della sua svendita alle ragioni del personale profitto, ma nessun memorabile momento letterario a sostenerla.

marc****@icloud.com

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Testo prevalentemente aneddotico, racconta la transizione tra le amministrazioni Obama e Trump.

Il libro descrive alcuni dei compiti svolti dalla pubblica amministrazione statunitense, di come diversi reparti si fossero preparati per la transizione tra i due Governi, e di come questa sia avvenuta con tempi estremamente dilatati e con modalità spesso molto approssimative.

La tesi dell’autore, è che la responsabilità sia interamente di Trump e dei suoi. Sostiene infatti che, l’amministrazione Obama, su altri punti ritenuta deficiente, si sarebbe comportata in modo esemplare.

Probabilmente, l’idea trumpiana e repubblicana è quella di sminuire l’intervento dello stato; ogni mezzo è buono per diminuirne l’efficacia, così che i cittadini siano maggiormente propensi ad accettare i tagli al bilancio pubblico.

La sensazione è che il racconto sia veritiero, ma non viene ospitato alcun parere di parte contraria.

Proprio per questo, mi è piaciuto molto, più che il racconto della transizione, proprio la parte in cui descrive alcuni dei compiti svolti da settori del governo. Sono in realtà molti quelli in cui il privato non avrebbe alcun interesse ad investire e, se non se ne occupasse lo stato, resterebbero scoperti, con gravissimi rischi e danni per tutti. Vedi pandemia in corso…

pietro.*******@mps.it

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Chi di voi, profani e/lettori, sa come funziona la pubblica amministrazione dello Stato (americano) scagli la prima pietra contro Trump. Questa è l’epigrafe che avrei voluto scrivere a lettere cubitali su tutti i muri subito dopo aver finito di leggere, tutto di un fiato, il saggio di Michael Lewis. Lacune del mio sapere sono ora riempite con informazioni indelebili e alquanto scioccanti che, in questo esatto momento schiaffeggiano la mia già minata educazione civica. Più leggevo e più aumentava la sensazione di trovarmi al centro dei distruttivi tornadi descritti. L’inadeguatezza della maggior parte delle "capocce" che ci governa era a me risaputa, ma non a tal punto: eliminare anni di ricerche e scoperte? Soldi dei cittadini buttati letteralmente nel cesso? E Trump? Lo vedo come la pedina perfetta con la quale il signor "incompetenza" ha fatto scacco matto! Chi ha perso la partita? Noi tutti, con il nostro non riuscire a guardare oltre il nostro naso e il nostro giardino. Noi con la nostra inettitudine generiamo "Il quinto rischio", considerato ahimè il più pericoloso. Come dire? Siamo il nostro peggior nemico.

diletta*******@gmail.com

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È un libro ben orchestrato, scritto con un linguaggio agile, svelto e accattivante che cattura l’attenzione, quasi come fosse un thriller.

Non era facile raccontare la storia di tutti i personaggi coinvolti e le molteplici attività dei vari Dipartimenti Governativi USA con la ricaduta che queste stesse hanno sulla popolazione, come non era facile far comprendere al lettore l’importanza del processo di transizione da un’amministrazione all’altra (Obama - Trump)

L’autore c’è riuscito molto bene.

suinn*****@gmail.com

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Uno sguardo approfondito all’interno del governo federale degli Stati Uniti. Una realtà politico-amministrativa lontana dalla nostra. Nella quale, prima dell’avvento di Trump, agivano e operano, sconosciute ai più, persone preparate, intelligenti, creative, di cui vengono raccontate le vite, spesso appassionanti, al servizio dello Stato.

Un lungo prologo, dedicato alla transizione ai posti di comando di istituzioni governative degli uomini di Trump, rigorosamente incompetenti rispetto ai precedenti, e tre lunghi capitoli, ci fanno scoprire dipartimenti (dell’energia e dell’agricoltura sopra tutti) di eccezionale importanza economica ed esistenziale per i cittadini statunitensi.

i.cac*****@studiolegaletributario.org

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Ho preferito Il quinto rischio per la scelta di raccontare la struttura e il funzionamento di vari punti nevralgici dell’amministrazione pubblica americana attraverso la storia di persone che hanno lavorato in essa. La loro storia individuale, dalla formazione in gioventù all’impegno lavorativo. La loro competenza al servizio di dipartimenti chiave di cui molti, sia politici che cittadinanza, non conoscono nemmeno l’esistenza e quali attività vengono portate avanti.

Il testo illustra come il passaggio all’amministrazione Trump abbia lasciato sguarnito tanti di questi dipartimenti, mettendo a loro capo degli incompetenti, con “la scelta deliberata dell’ignoranza, dello stare alla larga dai problemi futuri, del sapere che complica la vita”.

Il quinto rischio di cui si parla è rappresentato da eventi che non immaginiamo, “eventi con bassa probabilità di accadere ma con impatto molto alto”, chi ci penserà?

Se dovessi consigliare la lettura indicherei di leggere entrambi, partendo da Questa è l’America e seguire poi con Il quinto rischio.

nesp****@gmail.com

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Ho trovato il libro estremamente interessante, avvincente e capace di aprire una prospettiva nuova su aspetti ritenuti (presuntuosamente) conosciuti.

 Il modo in cui l’autore riesce a fare accapponare la pelle, scoprendo il tasso, impareggiabile, di ignoranza, arroganza ed impreparazione del corpus di funzionari espressi dalla Amministrazione Trump, è eccezionale pur se dovrei dire, a posteriori, che me lo sarei potuto attendere ma in realtà non potevo immaginare il livello, così infimo, dell’insieme.

Lewis ci accompagna in modo impareggiabile nei meandri dei vari Dipartimenti facendoci conoscere aspetti impareggiabili (quella dei petardi per spaventare le oche è inimitabile)del loro funzionamento sconosciuto a noi quanto agli statunitensi, facendoci apprezzare il funzionamento della macchina federale, ma anche facendoci sorridere di alcuni aspetti quasi commoventi (il modo in cui si erano preparati ad attendere gli inviati di Trump, attrezzando per loro il piano migliore con i device adeguati mi ha oggettivamente fatto sorridere in modo compassionevole).

Infine Lewis ha la capacità di farci “incontrare” gli uomini e le donne tenaci, intelligenti capaci di avere interesse per i cittadini e di investire tempo, mente ed energie per loro: sono diventati dei “civil heroes” per me e sono stato felice di poterli conoscere.

Scrittura densa ma al tempo stesso ricca di particolari personali (lo stare in salotto, l’appoggiarsi sul tavolo, il fare le domande) che ci fanno sentire presenti alle conversazioni, in grado di percepire le emozioni ed i ragionamenti dei partecipanti.

gccos*****@yahoo.it

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Il quinto rischio è quello di una classe dirigente poco preparata che tende a minimizzare i problemi. Lewis fa un ritratto impietoso dell’uomo che sorprendentemente (ma non troppo) ha vinto le presidenziali nel 2016, un megalomane totalmente impreparato a quella che è la transizione, circondato da yesmen e da parenti (il genero Jared Kushner designato come responsabile della transizione) e che tuttora pensa di gestire gli Stati Uniti d’America come la Trump Tower.

Il quinto rischio è un saggio scritto con uno stile giornalistico esemplare che tratta dettagliatamente il funzionamento dei principali dipartimenti (DOE, USDA, ARPA etc), di come siano l’esoscheletro che mantiene tutta la struttura e di come siano stati trattati con sufficienza dall’odierna classe politica.

marta_s*******@outlook.it

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Il quinto rischio di Michael Lewis l’ho trovato interessante, ma un po’ dispersivo: alla fine non sono riuscita a capire dove volesse arrivare, forse perché ha coperto argomenti che sono più adatti alle persone interessate a certe branche scientifiche. Ho però trovato brillanti gli esempi e l’ironia di alcune battute, soprattutto quella che chiude il libro. Però non sono bastati per rendere chiaro il motivo di sfiducia del popolo americano nei confronti del governo federale e dà un’idea vaga su come l’attuale Presidente degli Stati Uniti sia collegato ad esso.

e.con*****@libero.it

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Il libro di Lewis è appassionante e si legge come una spy story. Ti fa entrare nei grigi palazzi di un potere di cui non conosci niente. Difficilmente un argomento simile mi avrebbe attratto se non fosse stato così ben scritto. Racconta realtà e vite che tengono in piedi un Paese, delle quali la maggior parte della gente ignora l’esistenza. Mentre leggevo mi veniva in mente un’organizzazione di agenti segreti del miglior cinema hollywoodiano, una squadra di Men - and Women - in Black che ogni giorno è impegnata a risolvere problemi e questioni epocali senza lasciar quasi traccia di sé. Il libro, pur essendo un serio e documentato resoconto dei nostri tempi e di come stanno funzionando gli Stati Uniti, ti affascina e irretisce con le sue incredibili storie di vite di persone eroiche: alla fine mi è rimasto un senso di conforto, e di speranza anche, per quella dedizione e quell’amore per il proprio Paese che Lewis racconta così bene.

Ho scelto il libro di Michael Lewis (seppur a malincuore, perché Francesco Costa mi aveva rapito) per la sua struttura narrativa e per lo stupore che ho provato leggendolo.

Forse la parte più gustosa di questa doppia lettura è stata che i due reportage si toccano in più punti, e sembravano due storie di una stessa ricerca.

blac****@gmail.com

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A differenza di Francesco Costa, che abbraccia col suo sguardo l’intera società americana, Michael Lewis punta il mirino sul recente operato del governo statunitense: la sua analisi, strutturata come una vera e propria indagine politica, s’insinua tra le pieghe dell’amministrazione Trump per rivelare una dopo l’altra le falle più profonde e pericolose della sua gestione. A questo proposito il cosiddetto «quinto rischio» – espressione con cui s’indica quel modello di management che rinuncia scientemente a farsi carico di problemi complessi e di lungo periodo – assurge a simbolo di un tipo di governo miope e inadeguato ad affrontare le grandi sfide del presente e del futuro.

Il saggio di Michael Lewis è interessante e ben argomentato, ma non ha la vivacità e l’ampio respiro del libro di Francesco Costa.

vulgarh*******@hotmail.it

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Michael Lewis è un mito del giornalismo americano e su questo nulla da eccepire.

Ho trovato il libro estremamente interessante, pieno di competenza e di conoscenza. Una sorta di lunghissimo articolo d’inchiesta di un qualunque quotidiano, ricco di nomi, di sigle, di date e di dati soprattutto. Molto analitico, distaccato ma scritto egregiamente. Un punto di vista netto e diretto sull’incapacità e l’arroganza del governo trumpiano, sulla mancanza di interesse per il cittadino e sulla perdita di ciò che è da sempre brand americano: l’America come terra delle opportunità. Ma non c’è solo Trump.

Ciò che risalta di più è il concetto di “senso dello Stato” o, per meglio dire, la totale o quasi mancanza di esso. Non c’è fiducia tra governo americano e cittadino americano. Un tassello importante per cercare di capire la politica americana e ciò che la differenzia dalla nostra ma anche per comprendere meglio ciò che sta succedendo a livello globale in un momento storico in cui il sovranismo, l’individualismo, le parole urlate e il becero la fanno da padrone.

L’arroganza contro la competenza, la meritocrazia contro il servilismo, i soldi contro i diritti. Come scrive Lewis: “... è quello che non riesci ad immaginare che ti uccide”.

stefani*******@gmail.com

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