< Il re degli stracci di  Stefano Vicario (LaNaveDiTeseo)

Qui di seguito le recensioni di IlReDegliStracci raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Ciao, ho cominciato leggere questo libro e nonostante la situazione odierna mi ha rapito fin dalla prima pagina

Oksana Semenyuk

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Il libro e toccante perché racconta da vicino un mondo che per molti o quasi tutti è invisibile e sconosciuto.
Un mondo dove Andrea trova però rifugio.
Il libro e toccante e porta il lettore ad un profondo riflessione.

Elena Siviero

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Un po’ scontata come storia, anche se il ritmo regge.
Accattivante l’inizio; troppo incalzante sul finire.
I personaggi ricalcano vecchi stereotipi.
Nel complesso,un libro che aggiunge ben poco alla fantasia del lettore.

Barbara colaneri

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Un giallo ad enigma che non riserva sorprese: a metà della storia già si intuisce il colpevole, dal primo incontro fra il re degli stracci e la sua bella aiutante già si capisce che sarà amore. Qualcosa funziona però in questo inverosimile intreccio giallo-rosa perchè comunque si legge e un paio d’ore passano. Se non avete niente di meglio da fare.

Antonella Spagnuolo

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Il romanzo d’esordio di Stefano Vicario è un giallo originale ed emotivo, che accompagna in un’indagine non convenzionale condotta da un personaggio atipico: un senzatetto, un tempo avvocato, la cui vita è stata distrutta da una tragedia ed è da allora radicalmente cambiata, finendo agli antipodi rispetto a dove iniziava. Altrettanto fa la narrazione: se l’incipit non convince né per l’espediente narrativo né per lo stile con cui l’autore inizia alla lettura, in poco tempo si giunge al centrale ribaltamento della situazione, che riesce a portare con sé tutt’altro. Il ritmo cambia, la storia si infittisce, gli stessi personaggi che prima rischiavano di essere piatti si complicano e approfondiscono. Sembra di avere a che fare con due storie del tutto diverse, e d’altronde è esattamente ciò che cerca di fare il protagonista con la sua vita: annullare il se stesso precedente per punirlo degli errori commessi. Agli occhi del lettore, ci riesce.
Il romanzo resta caratterizzato in modo uniforme da un registro perfettamente accessibile e volutamente basso, idealmente adeguato alla focalizzazione ma talvolta troppo volgare per appartenere ai personaggi a cui viene affidato.
In una generale disattenzione linguistica, ho notato un uso superficiale della parola "trans", impiegata come sostantivo e non come aggettivo, e spesso inutilmente ridondante, rendendo le frasi in questione morbose.

Emma Zurru