< Il talento del cappellano di  Cristina Cassar Scalia (Einaudi)

Qui di seguito le recensioni di IlTalentoDelCappellano raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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lettura piacevole e leggera come lo sono usualmente i gialli. Il commissario è naturalmente un Montalbano al femminile con la sua passione per il cibo e la maniera informale ed umana di relazionarsi con i collaboratori. Per quanto riguarda i suoi rapporti sentimentali, al contrario del collega siciliano, l’autrice ha scelto la strada (poco coraggiosa) del travaglio interiore. Una lettura che consiglierei.

Antonella Roncarolo

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Ha un ritmo di narrazione molto incalzante, personalmente mi sono immersa nella lettura e non riuscivo a staccarmi più dal leggere per sapere come procedeva l’indagine. L’utilizzo del dialetto siciliano rende la narrazione più accogliente, più “vicina” all’animo del lettore e anche più divertente

Alessandra Finizio

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Racconto avvincente che tiene in suspanse il lettore costantemente, colpi di scena spettacolari. Perfetta la amalgama tra lo stile giallo e la narrazione. letteralmente divorato.

T. Famoso

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È la prima volta che ho letto un giallo di questa scrittrice. Il libro è scorrevole ma mi ha un po’ delusa: ha scopiazzato da altri scrittori siciliani e non. Basta con l’investigatore dalla vita sentimentale complicatae col carattere scostante.

Carla Iodice

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Circolo dei lettori
di Palermo “Eutropia”
Coordinato da Rosana Rizzo
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Gelosia ,mafia, qualche parola dialettale, una donna vicequestore sono ingredienti per un giallo siciliano. Dopo Camilleri è nato un filone di gialli e noir di scrittori siciliani che riscuotono un certo successo .Cristina Scalia racconta una storia   che si svolge nella Catania odierna  dove due cadaveri ( una donna pediatra di professione di nome Azzurra   ed un prete, mons. Murgo ) vengono trovati abbracciati nella cappella di famiglia del prete  nel cimitero di santo Stefano. Al vicequestore Vanina Guarrasi il compito di sbrogliare la matassa . Vanina,  donna determinata, abbastanza solitaria, con problemi affettivi non risolti(un amore con un magistrato palermitano) un forte intuito investigativo è affiancata da uno staff di collaboratori fedeli ed efficienti e si avvale  della consulenza di un vecchio commissario in pensione a lei molto devoto(Patanè). All’inizio le indagini vagano nel buio perché gli elementi probatori sono scarsi e mal collegati tra loro: una testimonianza poco attendibile di un possibile rinvenimento del cadavere della donna(prima di essere ritrovato nel cimitero) in un albergo abbandonato, una sim appartenente ad un uomo morto(in genere espediente mafioso) da anni da cui risultano chiamate alla donna, la casa del prete con segni di un incontro con qualcuno a lui familiare la sera prima del delitto, un episodio di supposta malasanità che ha coinvolto la dottoressa ed una famiglia mafiosa. Vanina non crede nella pista mafiosa e sin dall’inizio è convinta che si tratta di un delitto passionale. Attraverso intuizioni sempre crescenti (condivise dal vecchio commissario in pensione) e riscontri (contatti telefonici, immagini da videocamere, testimonianze  ed analisi del DNA)il vicequestore conclude che l’autore del duplice delitto è un vecchio compagno di scuola da sempre innamorato della dottoressa e geloso del prete che aveva una relazione con Azzurra sin da quando accompagnava la scolaresca nelle gite scout. Giallo un pò troppo arzigogolato con una trama improbabile (questo Vincenzo Ortone, l omicida doveva essere Maciste per trasportare ben due cadaveri e riporli sopra un loculo cimiteriale) che sebbene si legga agevolmente , non mi ha appassionato. La lingua siciliana compare ogni tanto ma è un po’ appiccicata: copiare  Camilleri è difficile e forse non riproducibile.

Mario Cottone

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Mi chiedo se sia possibile definirlo un "giallo".
Che genere di romanzi stampa la Nero Press?dopo le prime venti pagine,per avere la forza di andare avanti,ho smesso di credere che ci fossero motivi di interesse in una storia sul mondo dei "writers",sul quale,peraltro, l ’autrice appare ben documentata.
Ammazzamenti, stupri, croci,spade, donne-uccello, trans, sevizie,mitologia a gogo’,un guazzabuglio senza capo ne’coda.

Una storia che sarebbe piu’adatta a un graphic novel horror.

Patrizia Aluffi

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questo mi è piaciuto molto, trama avvincente,indizi e colpi di scena ne fanno un romanzo leggibile. Unica nota, a mio parere si dilunga un pò troppo

Rita Bernardelli

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Scandicci “Aperilibri”
coordinato da Chiara Marcucci
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Il talento del cappellano è un libro giallo, ricorda molto Montalbano, credo di avere sofferto il fatto che non era il primo della serie, in quanto c’erano molti personaggi che il lettore avrebbe dovuto conoscere. Molti colpi di scena per un’indagine avvincente.

Alessio Pistolesi

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Il talento del cappellano. Un simpatico giallo con molte parole siciliane, non sempre di facile comprensione. I personaggi sono molti, la trama niente male.

Claudia Bessi

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Parma “Voglia di leggere Ines Martorano”
coordinato da Pietro Curzio
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Azzurra Leonardi, pediatra votata alla professione, e Monsignor Antonino Murgo, ecclesiastico apprezzato al punto da essere nominato “Cappellano di sua Santità”, giacciono morti al centro di una cappella nel cimitero di Santo Stefano. La serrata indagine condotta da Giovanna Guarrasi, vice questore aggiunto di Catania, porterà alla scoperta del colpevole e del particolare talento del Cappellano. Dichiarando apertamente il proprio amore per il Maigret di Gino Cervi e guardando a Montalbano, Cassar Scalia costruisce l’intreccio del romanzo, con abilità, costringendo spesso il lettore a cambiare prospettiva e aspettative. I personaggi, Vanina in testa, sono molto ben delineati, come l’ambiente, ricostruito dalla scrittrice in modo vivace e realistico.

Enza Scotto d’Abusco

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Il romanzo, di genere giallo, è ambientato nella Sicilia della mafia, responsabile della morte del padre (commissario di polizia) della protagonista,  Giovanna Guarasi  -detta Vanina - che ha assistito da ragazzina alla sua uccisione. Vanina ricopre il ruolo di vicequestore della Mobile nella città di  Catania. Donna, appassionata del suo lavoro, meticolosa e determinata, con una storia affettiva complessa alle spalle ma in realtà ancora presente, con una squadra di collaboratori che la segue e la sostiene. La Mafia aleggia nel romanzo ma non ne è  protagonista se non nelle ferite che Vanina si porta appresso. Due cadaveri, due omicidi che potrebbero far pensare  a un resa dei conti della Mafia. Ma tante cose non tornano e le indagini  devono scavare lontano per portare alla luce la verità.

Elisabetta Mora

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Il talento del cappellano: un bel giallo, con una trama ben articolata, ricca di colpi di scena con cadaveri che scompaiono e ricompaiono,  con soluzioni mai scontate che si modificano strada facendo.La protagonista Vanina Guarrasi, vicequestore, è sbrigativa e sensibile, intuitiva e razionale aiutata da una squadra fedele e da un ex commissario che la apprezza per le sue doti da sbirro. Il romanzo è ambientato a Catania e in alcuni paesi alle falde dell’Etna che diventa determinante nella storia; di quella terra sembra di sentire il profumo, i sapori, le chiacchiere, il senso dell’amicizia attraverso la figura di Vanina, forte ed allo stesso tempo fragilissima, non perfetta ma reale.

Rita Merusi

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La scrittrice per la quinta volta ci racconta un’avventura della vicequestore Vanina Guarrasi alle prese con un duplice omicidio che richiederà  complesse indagini per giungere alla soluzione finale che mi è parsa piuttosto riduttiva rispetto alle premesse. È interessante vedere come la squadra al comando  di Vanina agisca in un clima sereno e solidale: è il frutto di una lunga collaborazione e di rispetto reciproco. Mi ha ricordato il rapporto che lega Maigret e i suoi assistenti.
Ho apprezzato molto la descrizione di Catania durante il periodo delle festività di fine anno: sembra quasi di "passeggiare " per la città.

Carla Guastalla

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In un Hotel in ristrutturazione situato alle pendici dell’Etna,  (Hotel della Montagna) Nunzio Scimemi addetto alla sorveglianza, inciampa nel corpo di una donna morta che però appena dopo la segnalazione scompare lasciando agli inquirenti il dubbio sulla veridicità del fatto.
Giovanna Guarrasi (Vanina), vice questore della squadra mobile di Catania, ritiene utile indagare a fondo ed infatti nei giorni seguenti viene segnalato il ritrovamento del corpo di una donna (riconosciuta come la dottoressa Leonardi del reparto di pediatria dell’ospedale) nella cappella Murgo del cimitero affiancata al corpo di Monsignor Murgo.
Il fatto lascia nello sconcerto tutti.
Vanina, con la sua squadra e con l’aiuto dell’amico commissario in pensione Patanè, cercano di capire lo strano caso.

Alberto Mutti

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Un romanzo giallo ambientato in una Palermo contemporanea impegnata a sopravvivere. I personaggi risentono della influenza di altri scrittori di gialli, rappresentati anche nelle fiction televisive. Dialoghi ripetuti e scontati non coinvolgono il lettore.

Donata Donati

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Il libro si legge volentieri come volentieri si guarda Montalbano alla televisione. Dal punto di vista letterario, l ‘ impostazione del testo, le situazioni all‘interno dell’Ufficio di Polizia, la tipologia del linguaggio ricalcano i romanzi di Camilleri

Lucilla del Poggetto

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Un giallo. Trama ben costruita. Immediata “ suspence” nelle prime pagine . Un cadavere scompare. Ne appaiono due subito dopo in altro luogo. Uno dei due è stato spostato dal luogo originario in cui era stato scoperto. Catania è l’ambientazione ideale, le strade nere di pietra lavica, polvere nera e sabbia, neve sulle cime dell’Etna. La figura femminile ormai domina la scena. Forte, coraggiosa, capace di valorizzare la sua squadra, garanzia di riuscita per il suo lavoro, e dotata di grande intuito investigativo.  La lingua siciliana usata induce il lettore a leggere e rileggere le frasi e ci * ricolloca in Sicilia. I sentimenti riaffiorano e le relazioni impreziosiscono la vita della protagonista

Fabrizia Paini

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Come in altri romanzi della giovane scrittrice  CRISTINA CASSAR SCALIA la Sicilia  è lo sfondo, e non solo, dei numerosi eventi che sono il teatro del crimine di questo intricato giallo. Non Palermo, città natale dell’autrice, ma  Catania ,non città inventata, ma vera,  moderna,  affatto edulcorata,  con il suo traffico convulso, con bar, osterie, pasticcerie , ospedale e non secondario il cimitero. Catania città etnea, dove la storia comincia, mentre sull’Etna nevica. E’ l’inverno del 2016, tra Natale e Capodanno, una donna morta è rinvenuta in un albergo da tempo abbandonato dopo una colata lavica. Il cadavere poi scompare, per ricomparire insieme ad un altro cadavere in un cimitero, insieme“addobbati come una bancarella natalizia. Questo romanzo è il quinto della serie che ha come protagonista il vicequestore VANINA GUARRASI della squadra mobile di Catania: dal fiuto infallibile, determinata e fragile per aver perso il padre ucciso dalla mafia e per una situazione sentimentale precaria con un PM  antimafia. Importante è Vanina, ma anche tutta la squadra affiatata di cui conosciamo tanti particolari: ci sono i carusi, i giovani , ma anche il commissario in pensione PATANE’ ultraottentenne, che è un vero comprimario nella soluzione dei delitti,  lui allenato all’uso sottile della ragione, in tempi  in cui non c’era la tecnologia del tempo presente, che ora  qualche giovane caruso padroneggia. Anche altre donne fanno parte della squadra, magari bresciane e vegane. Ci sono figure che ritornano da altri romanzi  come DON ROSARIO LIMOLI, che è impegnato a dare speranza a ragazzi difficili e ben diverso dal cappellano , monsignor Murgo molto stimato, ma ucciso insieme all’amante , Azzurra Leonardi ,pediatra altrettanto stimata. Tante le piste fituse  seguite , considerato l’insolito luogo del ritrovamento, la messinscena, la ricerca del movente e più volte, quando tutto sembra risolto , si ricomincia da capo . L’indagine “peggio di un cruciverba senza schema”, mi è parsa tirata troppo per le lunghe e poi risolta troppo in fretta in modo sbrigativo e spiazzante. E’ stato come leggere una piacevole sceneggiatura. Tutti i particolari, relativi ai tanti personaggi e a Vanina in particolare, che fuma gauloise, ama il cinema e la buona cucina, mi paiono funzionali alla preparazione di un serial televisivo, che so essere già stato progettato.

Caterina Fiore

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Si rivivono le atmosfere, i personaggi e le situazioni che hanno reso famosi i gialli di Manzini e Camilleri. La protagonista, il v. questore aggiunto, Giovanna Guarrasi, alle prese con un duplice omicidio, mostra un carattere introverso e schivo, unito ad una spiccata mentalità razionale; si dedica, con grande dedizione, al lavoro ed esprime caparbietà nelle indagini. Completa il personaggio la sua vita sentimentale irrisolta. I luoghi sono descritti con una tale suggestione da coinvolgere pienamente il lettore, così come gli usi e i costumi della città, in cui si svolgono le vicende (il traffico incessante di Catania, i dolci, la diffusa familiarità tra le persone…); anche le figure non protagoniste sono molto caratterizzate.
Ottima la gestione dei tempi della narrazione, come, ad esempio, l’accorta, prolungata suspence dal momento della denuncia di una fugace e dubbia apparizione di un cadavere al suo ritrovamento. L’utilizzo del bel frasario in dialetto siciliano, a cui siamo ormai avvezzi dai gialli di Camilleri, rende conto della familiarità tra colleghi di lavoro.
E’ un libro che si legge piacevolmente!

Margherita Tricarico

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Piacevole, ben scritto, il romanzo giallo della Cassar Scalia si legge volentieri. L’azione si svolge in una Catania attuale e le non molte citazioni del dialetto sono in catanese autentico. I personaggi, la stessa Vanzina Guarrasi e la sua squadra, diventano presto conosciuti e caratterizzati, forse ricordando l’altro celebre commissario di Camilleri. La trama però, in questo romanzo, ha una conclusione improvvisa, troppo improvvisa e non supportata da un solido concatenarsi di indizi

Donatella D’Agostino

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avevo letto altri libri di Scalia. E sempre ci sono rimanendoci sempre allegramente imbrigliato. Vanina è una che ti rapisce, per la sua di essere imperfettamente normalità. È perfettamente imperfetta nel suo modo di mangiare, nel suo modo di fumare, di fuggire dalle sue faccende personali. Un vicequestore che però sul lavoro si butta con passione e intuito.
Un’indagine che “è peggio di un cruciverba senza schema” proprio quando pensi di aver trovato la parola adatta, arriva una nuova definizione che ti scombussola le lettere e tu devi ricominciare daccapo.
Vanina in più è circondata da colleghi e compagni che formano una squadra affiatata e imperfettamente normale come lei. È vero che si rifà ad altri scrittori di gialli siciliani ma con una dose di personalità. L’ambientazione mi piace moltissimo sembra di vedere i luoghi che descrive. Insomma c’è tutto quello che può bastare per farsi rapire il cuore e aspettare con ansia la prossima uscita.

Massimo Parmigiani

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Ennesimo esempio di manierismo poliziesco, in questo caso “alla siciliana” : dialettalismi e solecismi a profusione per creare l’atmosfera sicula ( ma Verga è un’altra cosa). Manierismo anche nella protagonista: tormenti esistenziali da chiacchiere al bar, comportamento vagamente stizzoso, una punta di presuntuosità. Nel mondo reale sarebbe definita antipatica da colleghi ed utenti dell’ufficio, non vedo perché debba apparire simpatica come personaggio di  fantasia.

Giuseppe Montagna

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Se devo leggere un giallo, potrebbe essere uno della serie scritta da questa autrice, che fa dell’ironia un filtro efficace a reggere le fila di un racconto che contiene temi di per sè assai pesanti.
Siamo in Sicilia, la vicenda ci porta sulle pendici dell’Etna e tra le strade di Catania. I poliziotti della Mobile che sono incaricati dell’indagine in questione hanno uno spessore storico che arriva da testi precedenti e che contribuisce a descriverli e a definirli, anche se affiorano stereotipie e tratti macchiettistici.
Veniamo esposti alle scelte di vita e (ricordi di Camilleri) ai gusti e alle golosità di una vicequestore dal carattere caparbio e spigoloso, che riesce egregiamente a muoversi in un ambiente oramai "contaminato" dalla presenza femminile (licenza poetica, temo). Aiutata però da un anziano commissario in pensione, forse figura che vicaria il padre, ucciso sotto i suoi occhi in un attentato di mafia. L’insieme costruisce un vivace spaccato di società siciliana e contribuisce a migliorare far acquisire il colorito vocabolario. Sono ormai lontani i piccoli libri blu che fornivano un apparato lessicale per permettere ai lettori di capire termini oramai entrati ad arricchire il vocabolario di noi tutti.

Liliana Superchi

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Circolo dei lettori 
di Grottaferrata “Un libro al mese della biblioteca comunale” 
coordinato da Lucia Zenobi e Cinzia Silvagni
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Ho notato che l’autrice è molto conosciuta, sforna libri a getto continuo, uno di questi è in classifica dei libri più venduti.
Mah, il giudizio dei lettori è insindacabile, però da Einaudi mi aspettavo qualcosa in più incisivo.
La storia scorre veloce, le vittime sono un sacerdote fedigrafo e la sua amante che appare poi scompare per farsi ritrovare insieme nella cappella di un cimitero.
Il vicequestore femmina, bravissima nel risolvere alcuni casi precedenti, trova qua delle difficoltà, ma arriverà a risolvere il caso con non poche difficoltà. 
Il finale mi ha lasciato con l’amaro in bocca, perché l’assassino era impossibile da scoprire, non c’è stato in questo caso neanche la soddisfazione del lettore di provare ad indovinarlo.

Mambrini Donatella

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Il talento del cappellano ci fa dono di una lettura simpaticamente scorrevole, ricca di battute soprattutto dialettali. C’è similitudine con altre che ci affaticano, comunque arricchendoci, come capita leggendo ad esempio un Camilleri. Nulla di nuovo. L’intreccio poliziesco è fiacco, degno di nota come in una soap opera. Scorre leggero e rapido. Non c’è molto altro da dire.

Sergio Moretti

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Il custode di un vecchio albergo in ristrutturazione chiama la mobile di Catania: nel salone c’è una donna morta. Quando però i poliziotti arrivano sul posto il cadavere è sparito. Esso verrà ritrovato nel cimitero di santo Stefano insieme al cadavere di un sacerdote anche lui ucciso.
Il vice questore Vanina Guarrisi dovrà risolvere questo spinoso caso.
Una storia tirata per le lunghe che aspirerebbe a tanto ma che poi si risolve in mezza pagina.
Ci sono troppe espressioni dialettali di cui non si capisce la necessità.
Il personaggio dell’investigatore ripropone uno stereotipo fin troppo abusato: donna, vita sentimentale complicata, fantasmi del passato, carattere scorbutico e incostante.
Il finale è quasi impossibile da prevedere, spiazza. ed è troppo sbrigativo.

Baronciani Roberta

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Il primo impatto negativo è stato trovarmi di fronte alla necessità di interpretare il dialetto siciliano, palermitano o catanese che sia. Sicuramente la forma dialettale dà immediatezza e vivacità al racconto ma solo per chi a tale forma è abituato non per una milanese come me. L’indagine poliziesca avanza tra spunti, nuove ipotesi, indizi emergenti a ogni pagina e potrebbe anche essere interessante. Ma l’autrice ci annoia con tanti dettagli anche ripetitivi sulla vita privata del vicequestore Vanina Guerrasi , anima di tutta la storia: il compagno, l’amica, la famiglia, le abitudini alimentari … A proposito di queste ultime, il cibo crea certamente convivialità, aguzzando l’ingegno, e infatti la squadra avanza con successo nell’indagine tra cappuccini, cornetti alla crema e pasticceria varia, di cui tra l’altro Vanina è golosissima. Malgrado il gran finale “a sorpresa” – che non viene però assolutamente spiegato e ripercorso dall’autrice e resta quindi del tutto inverosimile – la trama è però labile e per nulla originale. Ci vuole altro per scrivere un buon giallo.

Baronciani Roberta

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Il libro ruota attorno ad un duplice omicidio e alle indagini che portano la protagonista, il vicequestore Vanina Guarrassi, e la sua squadra alla ricerca della risoluzione. Tra le investigazioni si snodano le vicende private di Vanina e gli scorci della Sicilia che fanno da sottofondo. Leggendolo viene spontaneo cercare dei parallelismi con i libri di Camilleri, ma i personaggi e la storia hanno una propria autenticità pertanto diventa una piacevole lettura per chi apprezza il genere.

Cardi Valentina

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Libro scorrevole ma deludente. Sempre il solito scenario, i soliti delitti, i soliti protagonisti che hanno i soliti caratteri distintivi. Insomma niente di nuovo.

Del Giudice Francesca

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Il libro, scritto in maniera fluida e coinvolgente, narra le vicende che coinvolgono il vicequestore Vanina  Guarrasi e la sua squadra investigatrice nel corso delle indagini riguardanti il ritrovamento di due cadaveri nel cimitero di una località nei pressi di Catania.           Catania diventa così anch’essa personaggio del romanzo, con le sue strade trafficate, i suoi ristoranti e i bar, che rappresentano veri e propri punti di riferimento, come anche il dialetto di Catania e questo, rimandando molto spesso alle atmosfere originali di Camilleri, può rappresentare un limite del romanzo.

Cicchetti Fulvio

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Giallo dalla trama leggerissima, non si avverte molta suspense.
Cerca di imitare Camilleri senza riuscire nell’intento.
L’intreccio si trascina per diverse pagine e poi si risolve bruscamente in breve..
I personaggi appaiono stereotipati.
Ho fatto fatica a finirlo.

Mecozzi Enrica

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Il dipanarsi della trama che cuce e poi disfa, può aiutare a tenere sempre attento il lettore. Ma poi lo schema troppo sfruttato del gruppo investigativo, porta a sminuire l’ intrigo, anziché arricchirlo. Un amorazzo nato in un campo scout e una classe con i suoi personaggi ormai stempiati fanno troppo facilmente comprendere l’epilogo, lo fanno intuire con troppo anticipo così come se l’autore del delitto fosse il maggiordomo.

Testa Mauro

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Una trama semplice, si legge con piacere anche se è l’ennesimo giallo col profumo di Camilleri che leggiamo.

Ticconi Elisa

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Continua la saga dei gialli, in biblioteca i libri di questa autrice vengono prestati molto, ma non ho trovato una storia interessante, forse ha penalizzato aver letto il quinto libro della serie.

Zenobi Lucia

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Il romanzo narra le vicissitudini dell’ennesimo vicequestore di polizia, Vanina Guarrasi, che recatosi in vacanza per qualche giorno nella sua terra d’origine - la Sicilia – si trova ad indagare in un caso di duplice omicidio. In un vecchio albergo in ristrutturazione viene infatti  rinvenuto un cadavere, un cadavere di cui però subito dopo la segnalazione non si trova traccia. Il corpo riappare misteriosamente ventiquattro ore dopo nel cimitero del paese in cui dimora la Guarrasi, e vicino ad esso è disteso un altro cadavere. Dal macabro ritrovamento si dipana la serratissima indagine condita con l’utilizzo della lingua siciliana, con le vicissitudini del passato di Vanina, con i colori, i profumi e soprattutto i golosi piatti della cucina siciliana. La lettura non mi ha coinvolta, per me che ho avuto il piacere di leggere tutta la produzione letteraria di Andrea Camilleri, mi è sembrato di rileggere qualcosa di già scritto e conosciuto, privo di originalità.  L’indagine poi è molto complessa, e nell’arrivare al finale, del tutto spiazzante e direi improbabile, il lettore perde interesse  senza peraltro riuscire a trovare il bandolo della matassa. Romanzo banale e insipido non consigliato.

Silvagni Cinzia

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In premessa davo fare una confessione: sono un amante dei gialli, thriller, noir e distopici. Sono convinto che siano una splendida forma d’arte che non hanno niente da invidiare a una letteratura più “alta”. Sono disposto anche a perdonare molto se la trama mi avvince.
Il Talento del cappellano ha un buon inizio; un morto che sparisce e poi ricompare, poi una seconda vittima. Niente, apparentemente, collega questi due cadaveri (un mMonsignore e una dottoressa) tranne che sono stati rinvenuti nella cappella di famiglia del Monsignore. La Vicequestore indagherà fino ad identificare l’assassino, che, ad onore del vero, era difficilmente sospettabile. Fin qui tutto bene; al lettore dei gialli piace capire come ha fatto, nel dettaglio, l’assassino a uccidere, spostare il cadavere, bruciare la macchina della vittima e trasferire la malcapitata nel luogo del ritrovamento. Nel frattempo, con il cadavere in macchina, il nostro eroe è andato a trovare in casa il Monsignore, lo ha ucciso, lo ha avvolto in un tappeto,  ha trascinato lungo le scale e lo ha caricato in auto assieme al primo cadavere. E’ arrivato al cimitero, ha forzato il cancello, ha trascinato i due cadaveri, ha forzato la porta della cappella e li ha composti in modo scenografico. Il tutto in mezzo ad una furiosa nevicata, senza che nessuno lo abbia mai visto e senza lasciare tracce degne di nota.
Questo non è un giallo è un romanzo distopico 

Parma Vincenzo

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Il giallo ruota intorno all’omicidio di una donna e di un prete(cappellano). Le indagini, affidate, come sempre, alla vicequestora Vanina Guarrasi, mettono in risalto vecchi rancori e vicende passionali che conducono alla scoperta dell’assassino.

Spanò Greco Salvatore