< Il veleno nella coda di  Francesco Mazza (Laurana)

Qui di seguito le recensioni di IlVelenoNellaCoda raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Testo sferzante e impietoso su anni di cambiamenti sociali e culturali. Bella l’autoanalisi dell’autore sulla ricerca di un senso della propria crescita e vita, in parallelo all’analisi obiettiva della relazione padre - figlio e delle relazioni familiari allargate, criticate ferocemente, ma allo stesso tempo connotate di affetto e comprensione. Si legge volentieri, ci si ritrova (per chi quegli anni li ha vissuti)

Natalia Sorrentino

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La mia scelta è per il romanzo di Francesco Mazza, Il veleno nella coda, Laurana Editore perché, nonostante la lunghezza, ha una struttura più organica che ne rende la lettura agevole e appassionante. Il testo risulta coinvolgente non solo per la vicenda del protagonista narrata con partecipazione e grande intensità ma anche perchè alleggerita nel tono da ironia e da un ritmo vivace. Il romanzo ruota attorno alla relazione che lega il narratore al padre e al nonno offrendo tra l’altro un affresco lucido e attento della società italiana. I passaggi da un’epoca all’altra sono ben collegati tra di loro e l’effetto complessivo è di coerenza e di un romanzo ben organizzato e molto personale.

Monica Faraci

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Il veleno nella coda è il libro della ricerca di un’identità, anzi, di due identità. È un racconto che di classico non ha nulla e si distingue per la sua ruvidità. Lo scrive un figlio, Francesco, che deve fare in conti con una figura ingombrante, come solo sa essere quella di un padre. Lo chiama “Re Mida al contrario”, perché “qualunque cosa toccasse, la trasformava in merda” e proprio come lo sfortunato sovrano vivrà una vita da “ricco e povero insieme”, vessato dall’ Oscuro Inquilino che già da tempo aveva iniziato a divorarlo dall’interno. È una storia in cui si cerca di mettere a tacere i demoni interiori, riuscendo solo ad addormentarli per poco tempo. La gioia viene sistematicamente fatta a brandelli dai loro impietosi artigli e ogni soddisfazione divorata dalle voraci fauci. Padre e figlio, due vite alla ricerca del successo, o forse, ancor di più, della felicità, purtroppo, puntuale come Godot. Entrambi tentano di essere qualcuno, non sapendo chi sono, o non essendone soddisfatti. La fama è l’antidoto, ciò che può dare loro un volto per essere finalmente ri-conosciuti. Fa da sfondo l’Italia del berlusconismo e del Bunga Bunga, un’Italia ipocrita, del “si fa ma non si dice”, in cui si cerca di arraffare il più possibile, di aggrapparsi egoisticamente a qualcosa di solido senza accorgersi di star camminando sulle sabbie mobili. Un background troppo importante per non infettare e cambiare le sorti dei personaggi. Il lettore o la lettrice noterà fin subito una scrittura arguta, accattivante, talvolta ironica. Il disegno di due storie legate dal sangue, il fil rouge, è il caso di dirlo, di due esistenze che viaggiano su due binari paralleli. È sorprendente come Francesco Mazza sia riuscito a raccontarsi, risalendo alle proprie radici, in una maniera così limpida e sincera. L’unico errore che si può commettere leggendo queste pagine è il voler fare dello sterile moralismo, che non permetterebbe affatto di cogliere la bellezza del libro.

Adriana Anna Spagnuolo

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La storia di un figlio, di un padre, del padre di quest’ultimo, uomini sempre in guerra con se stessi, che perdono l’illusione di arrivare a una tregua, con il destino di non essere mai soddisfatti nonostante i continui tentativi di dimostrare di non essere turisti dell’esistenza,  tentando di non far scorrere la propria vita invano.

Un giovane uomo che decide di raccontare la sua storia e si ritrova a fare i conti con la lettura del racconto scritto dal padre prima del suicidio, un Re Mida che vede invece le loro vicende in maniera completamente diversa, spesso distorte, ma che fa capire allo scrittore che in realtà quella che sta leggendo è "la storia di una marionetta i cui fili sono tirati dalla marionetta stessa".

Lì scatta la scelta, il padre aveva deciso di morire ma lui decide di vivere.

Un esercizio di analisi e auto analisi difficile, con racconti di contorno a noi tutti noti, anni 90, Berlusconi, Veline,  che rende la lettura fluida. 

Emanuela Francesca Di Filippo

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Un primo libro comunque maturo con una prima persona che sembra una terza. Una storia personale che diventa quella di una generazione.

Viviana Calabria

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Anche in questo libro l’autore ci parla del rapporto con il padre, dalla cui forte personalità si sente schiacciato e del quale non riesce a condividere il modo di vivere, che sta dietro la facciata luccicante attraverso cui tutti lo conoscono. Sarà il suicidio del padre a spingere l’autore a scrivere quest’opera autobiografica, molto originale nel modo di esporre gli eventi.
Ho preferito il primo libro perché oltre che più coinvolgente per me, è anche più affine ai miei studi, infatti ho studiato anche io Interpretariato e mi sono pertanto riconosciuta negli interessi del protagonista e i suoi amici.

Maria Agata Cattafi