< Io di  Massimo Parizzi (Manni)

Qui di seguito le recensioni di Io raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Io - Questo libro mi ha sorpreso. All’inizio ho faticato ad "entrare"...lo stile narrativo era per me nuovo e sorprendente. E’ la storia di una intera generazione, di una memoria privata che diventa collettiva, un dialogo del presente con il passato.
Tante domande si trovano nel libro. Domande che sprigionano la loro forza me che non trovano spesso le risposte. Le parole sono scelte con cura ed attenzione e sono parole semplici, asciutte. Una frase su tutte (molto attuale in questo tremendo periodo:"..cosa c’è da fare? C’è da raddrizzare i sorrisi".
Ecco, questo libro ...raddrizza i sorrisi.

Monica Signani

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"Homo sum, humani nihil a me alienum puto", la riflessione di Terenzio è un tema sul quale l’uomo continua a riflettere da secoli, ma qui Parizzi riflette sul risvolto che comporta la consapevolezza che nulla di ciò che riguarda l’umano possa essere estraneo ad ognuno di noi: la percezione e la definizione del proprio io dipende dagli altri, che fanno esperienza dell’ineffabilità del proprio io e dell’evoluzione nel tempo, ma anche nelle sfaccettature assunte a seconda del tu con cui si viene in contatto.
A differenza del bambino protagonista, che vede nell’Io un potenziale moltiplicatore della vita, l’adulto a cui darà vita sentirà il bisogno di chiudersi in una definizione del proprio io che è per sua natura inconsistente, la necessità di assumere una postura nel mondo, ma da cui si sente il bisogno di fuggire. Così nel tentativo di trovare le parole che possano descrivere qualcosa su se stessi, la vita ne ha già modificato l’essenza e quello che rimane è la descrizione dell’equilibrio instabile di un bambino che si arrampica su una tettoia.

Francesca De Filippis

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Risulta davvero difficile descrivere in poche parole un libro, come "io", dalla trama a dir poco sfuggente.
Si coglie, in ogni caso, l’intento di raccontare una generazione attraverso gli occhi non di un solo protagonista, ma di tutti i potenziali “io” della storia.
Stile narrativo eclettico, decisamente poco "romanzesco".

Alessandra Epistolato

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Il testo sembra presupporre una concezione del tempo dove non c’è linearità tra presente e passato. Ieri e oggi sono solo un’illusione. L’incastro del tempo reale nel tempo della coscienza rimanda ai grandi scrittori che hanno rivoluzionato la struttura del romanzo: Virginia Woolf e Joyce fra tutti. Con risultati sorprendenti. Ma lo scavare dentro i personaggi di Parizzi, l’entrare e uscire dalle loro storie, dai loro viaggi, sempre in bilico tra tracce mnestiche che ti catapultano nell’infanzia e tentate riflessioni filosofiche sulle vite che continuano, francamente non l’ho trovato sempre convincente. La coesistenza tra la voce narrante e il riverbero dell’eco che pone continui interrogativi, non pare raggiungere lo scopo. Forzato quindi mi è sembrato il continuo alternarsi degli spazi narrativi che, alla lunga, deconcentrano.
Salverei qualche buona intuizione sulle modalità comportamentali dei giovani. Sui loro approcci: "«È la prima volta che vieni a Napoli, eh?» «Sì». «Be’, io domani vado per la prima volta a Milano. Siamo pari». E ridono. E parlano, parlano. Quanto parlano questi ragazzi. È che, una dopo l’altra, tante bocche si stanno aprendo. Ed è come se fosse lo stesso fiato, passando di bocca in bocca, ad aprirle. Dove arriverà?”
L’interrogativo e la sospensione che innesca è un invito al lettore alla contestualità.

Fausto Politino