< L’alta fantasia. Il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante di  Pupi Avati (Solferino)

Qui di seguito le recensioni di LAltaFantasia raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Una storia originale che porta il lettore alla scoperta di Dante, un personaggio così famoso da essere dato quasi per scontato, ma fornendo una prospettiva più intima su chi fosse e cosa lo ispirasse. Lo stile dell’autore rende la lettura scorrevole e piacevole, ideale per essere consumato anche senza troppo impegno.

Cinzia Tigano

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L’ambientazione storica è curatissima, così come il tratteggio psicologico dei personaggi: non solo i due grandi scrittori protagonisti, Dante e Boccaccio, ma anche i secondari, fra i quali spicca a mio parere in modo efficace la figura spigolosa di Gemma Donati, che deve combattere non solo con il fantasma della donna più osannata di tutta la letteratura italiana ma anche con le difficoltà economiche derivate dall’esilio del marito. L’alternanza fra due differenti piani temporali (il presente del viaggio di Boccaccio da Certaldo a Ravenna e il passato delle tappe più importanti della vita di Dante) è intrecciata in modo sapiente. Ho trovato la lettura piacevole, scorrevole, interessante e originale.

Anna Maria Bertoni

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Pupi Avati si cala nuovamente nei panni dello scrittore ed anche questa volta convince.
Dopo aver abbandonato le lugubri atmosfere gotiche che infestavano le pagine del suo penultimo romanzo “Il Signor diavolo”, l’autore, questa volta, immerge il lettore in quelle più celestiali di matrice dantesca. “L’alta fantasia” è, infatti, un astuto espediente letterario messo in atto dal maestro Avati il quale, facendo ricorso al topos del viaggio, affida all’ineffabile Certaldese, ovvero a Giovanni Boccaccio, il gravoso compito di narrare la vita del sommo poeta senza soffermarsi, inopinatamente, su quella letteraria già lungamente sviscerata dai più.
La narrazione si apre nel 1321, giorno funesto segnato dall’addio del poeta alle sue spoglie mortali e prosegue catapultando il lettore nel 1350, anno in cui si svolge il profetico viaggio di Boccaccio il quale, partendo da Firenze, decide di raggiungere Ravenna per portare alla figlia di Dante Alighieri una tasca di dieci fiorini a titolo di risarcimento per le ingiuste pene inflitte al padre dal governo fiorentino. Attraverso abili digressioni l’autore ci consegna la vita del poeta dai suoi primi passi nel mondo letterario, all’innamoramento in età giovanile per la sua Beatrice sino allo scoppio della guerra tra guelfi e ghibellini, all’esilio ed, infine, alla morte.
Il viaggio che Boccaccio intraprende assume i connotati di un vero e proprio pellegrinaggio che un fedele devoto decide di compiere per ossequiare il credo del proprio dio, in un’atmosfera scandita dalle note di alcune sinfonie di cui l’autore ci omaggia all’inizio di ogni nuovo capitolo, a titolo di preludio
Candidato al premio strega 2022 ’L’alta fantasia’ conferma le straordinarie capacità documentaristiche di un mastro del cinema che non scivola mai sul terreno di un ridondante panegirico del poeta, omaggiando, invece, il lettore del suo profondo amore per la letteratura.


TIZIANA TOMAI

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Parma “Voglia di leggere Ines Martorano”
coordinato da Pietro Curzio
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Una constatazione: la scuola non aiuta a scoprire la grandezza intrinseca di Dante e a farlo amare dai giovani studenti come un esempio ideale.  Questo dichiara Pupi Avati ed in effetti  se leggiamo questo breve libro scopriamo un grande personaggio pieno di creatività, di passioni ideali come l’amicizia e l’amore, pronto a battersi  affinchè ..”questi  odii  finiscano”,  Dante  che  si “professionalizza” studiando da “priore” per difendere coloro che si battono per  le istituzioni fiorentine contro le ingerenze papali e per “la gente che ha bisogno di chi la difende”. Un grande uomo con uno sguardo rivolto al suo tempo per coglierne gli influssi  dell’amore e delle bassezze umane e uno rivolto all’ideale conciliazione dell’amore dell’uomo a quello del suo Creatore. Dante uomo di pace che” va fermato “, un poeta scomodo, lontano dall’essere  il Maestro della nostra cultura per come lo viviamo oggi. Pupi Avati , uomo colto e sensibile , lo ha riscattato e ripresentato , non perdiamo l’occasione per conoscerlo più a fondo.

Fabrizia Paini

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Bologna 8 “103”
coordinato da Anna Maria Cappelli
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Un piccolo libro, questo di Pupi Avati, che racconta una grande storia. Un poeta, Boccaccio, ci presenta un poeta, Dante amato e ammirato con passione e compassione. I due poeti non si sono mai incontrati ma Boccaccio con l’umiltà di chi si sente solo allievo, racconta per immagini e per episodi, i ricordi di una vita, il dramma e l’infelicità di Dante nei suoi ultimi anni, fino alla sua morte.

Boccaccio malato e quasi in fin di vita  parte per Ravenna per consegnare alla figlia di Dante, una anziana monaca,  una borsa di fiorini come tardivo risarcimento di Firenze per il trattamento riservato al Poeta. C’è molta poesia nel racconto di Avati e compassione ed emozioni. Anche la scelta dei brani musicali inseriti in apertura di og ni capitolo, come un a colonna sonora, nello spaziare dalla musica antica alla contemporanea, m i semb ra accompagni il racconto con suggerimenti di luoghi e momenti diversi. Bravo Pupi Avati. Finora lo avevo conosciuto solo come regista, ora,con questo scritto, dà un’immagine di sé più ricca e completa.

Anna Mantovani

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La premessa è che Pupi Avati non è sicuramente uno dei miei registi preferiti e non sapevo che avesse anche iniziato a scrivere romanzi. Potrei anche dire che Dante ha smesso di interessarmi, come per molti altri studenti, per colpa della professoressa di lettere delle superiori, che pretendeva brani a memoria della Divina Commedia. E’ stata una sorpresa, questo libro mi ha preso ed entusiasmato, mi sembra molto bello questo racconto sulle difficoltà di Dante e sull’impegno di Boccaccio nel portare a termine il suo incarico.

Mara Boschi

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Ho votato il libro di Avati perché ne ho apprezzato molte più cose rispetto a quello della Lombardelli. Mi è piaciuta l’idea, il narrare di un Dante al di fuori della agiografia consueta. Mi è piaciuto lo stile scelto, anche se la scrittura a tratti ha qualche tentennamento, qualche ingenuità. Non ho invece apprezzato la struttura complessiva del romanzo, soprattutto all’inizio gli episodi mi parevano staccati e mi facevano pensare a Pupi Avati regista, legato più al linguaggio cinematografico che a quello letterario. Non ho apprezzato nenche gli "stacchetti" musicali, che necessiterebbero di una enorme competenza musicale o di un dispositivo per ascolto a portata di mano.

Anna Maria Cappelli

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson 
di Palermo “Eutropia” 
coordinato da Rosana Rizzo
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Leggere una storia di vita accompagnata da una colonna sonora è quantomeno raro.Si ha la sensazione che Pupi Avati, intimorito nel trattare il Dante sotto il profilo esclusivamente umano, abbia voluto farsi accompagnare nella stesura di questo encomiabile ritratto, da un grande scrittore come Boccaccio e da compositori di prima grandezza. A suo modo ha così reso ulteriore omaggio postumo al Sommo Poeta, senza cadere nella blasfemità.
Se il tempo non fosse tiranno anche qui nelle giurie Robinson, avrei voluto leggerlo come immaginato dall’autore, con l’aiuto interpretativo della musica da lui scelta, perché il solo Boccaccio (che per presentarlo utilizza la più classica delle forme dantesche: il viaggio!) non riesce a completare il quadro di un Dante umano. Bellissime le sceneggiature che ci fanno attendere anche la possibile restituzione cinematografica di questo racconto. Ma, forse, è proprio questo il limite del romanzo: essenziale, sintetico e non sempre “finito”, proprio come in un film. 
Probabilmente occorrerà rileggerlo, probabilmente con le musiche suggerite da Pupi Avati, per apprezzare fino in fondo il valore di questa bellissima ricerca dell’animo umano del Sommo Poeta.

Giuseppe Riccio

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Un modo nuovo per raccontarci Dante attraverso gli occhi di Boccaccio.Pupi Avati, utilizzando il viaggio fatto da Giovanni Boccaccio per recapitare a suor Beatrice, figlia del Sommo poeta, un risarcimento in denaro per l’ingiusto esilio patito da Dante. L’autore, anche attraverso alcuni brani dello stesso Dante, descrive le vicende attraversate e mostra quello che era il medioevo, con la sua sporcizia, le divisioni fra comuni ed all’interno degli stessi, l’umanità del popolo e la bellezza comunque presente.Con quest’opera, molto discorsiva e scorrevole, vengono intrecciate le sensibilità e le visioni della vita del regista Pupi Avati e dei due grandi esponenti, Dante Alighieri e Giovanni Boccaccio, della cultura italiana.
Scritto gustoso ed intriso di vita vera (del medioevo) e di poesia.

Salvatore Balsamo

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Pupi Avati è certamene un regista dal talento riconosciuto, i cui film rappresentano, anche in maniera significativa, alcuni aspetti della storia e cultura italiana degli ultimi decenni. E’, pertanto,lecito chiedersi quali siano le motivazioni che hanno indotto l’autore a scrivere e pubblicare un libro su Dante, un testo che per altro poco o nulla aggiunge alla conoscenza dell’esistenza del grande poeta. Si ha ’impressione dello svolgimento di un “esercizio di stile” che tuttavia, dal punto di vista letterario, appare a mio avviso in un certo senso persino superfluo. Esso trae piuttosto la sua ragion
d’essere in una specie di colta premessa del film che seguirà. “L’alta fantasia” prende spunto dal viaggio che Boccaccio, incaricato dalla Compagnia di Orsanmichele, intraprende verso Ravenna per portare una somma di denaro a titolo risarcitorio alla figlia di Dante, Antonia, allora già suor Beatrice. Il viaggio è un atto di restituzione anche ideale del genio di Dante da parte di un suo grande ammiratore che coglie questa occasione per rievocare i momenti più significativi della vita del suo “divino” poeta. Ma, al di là della ricostruzione di alcune vicende e delle emozioni suscitate nel tentativo di mettere insieme l’aspetto artistico-letterario con la vita quotidiana e la sfera dei sentimenti ciò che si legge non è pienamente riuscito. Ciò perché ne nasce un ritratto che pretende di essere se non esaustivo, inedito, articolandosi in un insieme non perfettamente coeso. Il tutto appare come una serie di appunti di una sceneggiatura, di testi originali del poeta, e di fatti e testimonianze noti. Tutti questi elementi sono ovviamente ripercorsi dal personaggio-Boccaccio che svolge indagini per ricostruire la vita e l’opera di Dante. Il testo è anche contrassegnato da precise  indicazioni di molti brani musicali di vario genere, la cui funzione, a meno che non li si conosca tutti, resta difficilmente spiegabile se applicati a un testo scritto. In ultima analisi “L’alta fantasia”sembra il frutto di una operazione di lancio in vista, per l’appunto, del film che uscirà nei prossimi mesi. Un’opera, dunque, di promozione con la quale il regista/scrittore ha inteso mostrarci la passione e lo studio che vi ha profuso.

Cinzia Marino

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Il libro di Avati è un piccolo prezioso gioiello sulla vita di Dante raccontato con leggerezza ed amore. Attraverso Boccaccio lo scrittore comunica la sua grande devozione per il sommo poeta . Gli eventi più importanti della vita di Dante sono raccontati con grande partecipazione ed immaginazione cinematografica: la morte del poeta, la morte della madre e soprattutto gli episodi dell’amore per Beatrice. La descrizione delle ultime ore del poeta è talmente viva che Avati sembra uno tra coloro che assistono ed è originale quando immagina che le ultime parole del poeta sono gli ultimi versi della commedia. Il racconto della morte della madre (che aveva predetto il luminoso futuro del figlio in un sogno) ed il nuovo amore del padre è un piccolo capolavoro di emozioni per il bimbo di 5 anni annichilito dalla morte ed in forte disagio con la matrigna. Le pagine della conoscenza, dell’ innamoramento, del riconoscimento da parte di Beatrice, del matrimonio e della morte sono un affresco di sguardi ed emozioni sottolineati dai versi della Vita Nuova e dalla Commedia. Accanto alla vita di Dante Avati ci fa conoscere episodi della vita di Boccaccio da cui si evince la grande affinità tra i due poeti. Insomma un piccolo contributo originale tra i tanti libri che sono stai pubblicati in occasione del centenario. L’’associazione dei capitoli con i brani musicali è un pò forzata, perché è difficile condividere gli accoppiamenti che Avati suggerisce.

Mario Cottone

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In "L’alta fantasia" ’intento dichiarato di Pupi Avati. (vedi "Nota dell’autore") è  rispondere alla domanda quale sia stato il rapporto di Dante con la propria creatività approfondendo, in particolare, il tema della  " sublimità". Dunque oggetto del romanzo non è l’opera dantesca, ma il suo autore nella dimensione privata e personale, di cui, paradossalmente, si conosce poco.
Avati ricorre a un classico topos letterario (non a caso lo stesso che usa Dante nella sua Commedia), quello del viaggio, inteso in senso metaforico attraverso i territori reconditi dell’interiorità di un poeta.  Boccaccio, primo esegeta e ammiratore di Dante, a distanza di 29 anni dalla sua morte, parte alla volta del convento dove si trova la figlia, suor Beatrice, per portarle un tardivo quanto simbolico risarcimento da parte della Compagnia di Orsanmichele per le pene sofferte dal padre. Su questa intelaiatura  si snoda il racconto, con la ricostruzione puntuale  degli ambienti, del contesto storico e dell’atmosfera del tempo, tramite una scrittura dal sapore medievale, che si spinge fino alla ricerca puntigliosa della parola più adatta, ancorché desueta. Ma anche tramite notazioni di tipo antropologico (il dono della bambola nuziale, ad esempio) e descrizioni a rapide pennellate di tipi umani propri della società del tempo, dal barrocciaio alla badessa, E, non  ultimo, tramite le frequenti citazioni dai testi di Dante, Boccaccio e Cavalcanti, che punteggiano tutta la storia per sottolinearne gli eventi più salienti. Il Poeta, visto attraverso gli occhi di Boccaccio, conserva una dimensione già di mito  ("sapeva il vero nome di tutte le stelle"), ma si mostra in tutta la sua fragilità di uomo quando soffre per avere tradito in nome di un ideale politico l’amicizia che lo lega a Guido Cavalcanti o quando, fino alla fine, si illude di poter tornare nella sua Firenze per essere incoronato poeta in San Giovanni. L’impronta del regista emerge in certe descrizioni essenziali, rese con frasi ellittiche del verbo, che si susseguono come singole inquadrature di un film. Ma l’opera, preceduta da una più che ventennale gestazione  di  studi, ricerche e letture, merita di essere valutata in sè.  È un testo letterario intriso di poesia, che conquista  uno spazio intermedio tra romanzo e saggio, in una formula originale e accattivante, dalla quale emerge un inedito Dante Alighieri, uomo forte e fragile assieme, uomo del suo tempo e di ogni tempo, poiché dà  voce poetica a valori e sentimenti universali.

Eliana calandra

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Pupi Avati pubblica con “Alta fantasia” la sua dichiarazione di amore per un poeta da lui tanto amato:Dante. Partendo da avvenimenti reali e dagli scritti di Boccaccio, primo e grande estimatore di Dante, Avati fa rivivere al lettore la vita del sommo poeta ripercorrendo il viaggio di Boccaccio verso Ravenna per incontrare Antonia, al secolo suor Beatrice, figlia del divin poeta, e consegnarle un lascito monetario da parte della città di Firenze quale simbolico risarcimento dell’esilio inflittogli. Seguendo i passi di Boccaccio Avati introduce noi lettori nella sfera più intima e personale della vita del poeta: siamo spettatori degli struggenti momenti della morte, della bella amicizia con Guido Cavalcanti e della dolorosa rottura che ne seguì, infine anche dei momenti incantati dell’amore con Beatrice. Dove mancano i testi a supporto, i bei versi di Cavalcanti o dello stesso Dante, le pagine di Boccaccio o i documenti dell’epoca, l’autore supplisce con “alta fantasia” per fare rivivere quei momenti . Tuttavia, seppure la prima parte del libro possa positivamente colpire il lettore per la novità suggestiva di fare precedere ogni capitolo dalla citazione di un brano musicale, in una sorta di suggestiva sinestesia tra parole e musica, ciò che ben corrisponde all’arte dell’autore, proseguendo nella lettura si nota una certa discrasia tra il brano proposto ed il momentoricreato nel capitolo. E nonostante il regista abbia sottolineato in un’intervista come i brani musicali non siano stati che ispiratori dei capitoli che seguono, tuttavia si ha come l’impressione che l’opera non sia che il “brouillon” di un futuro film su Dante; una bozza da sviluppare ulteriormente. L’ opera si legge comunque con piacere ed il lettore può essere deliziato per le numerose citazioni letterarie tratte dalla produzione poetica di Dante o di Cavalcanti così come per i pochi ma suggestivi cammei di intimità, ricreati dall’alta fantasia di Avati, ripercorrendo la vita del sommo poeta.

Rosella Balsamo

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Ravenna, 1321: in un giaciglio ricavato da una cavità del muro di una povera dimora e alla presenza dei figli, dei suoi sodali e delle nobildonne della Signoria, Dante Alighieri esala l’ultimo respiro. Trent’anni dopo, la
Compagnia di Orsanmichele di Firenze delibera di far recapitare 10 fiorini d’oro alla figlia di Dante Alighieri, monaca a Ravenna, come risarcimento tardivo per l’esilio e il male che la città aveva inflitto al poeta. Per compiere quella missione viene incaricato Giovanni Boccaccio, considerato universalmente studioso appassionato dell’opera dantesca. Per Boccaccio, che era stato salvato da una vita come mercante proprio grazie all’incontro con i versi di Dante, di cui innumerevoli volte copia i volumi pascendosi di ogni parola, inizia un sacro cammino, un pellegrinaggio alla ricerca dei luoghi e delle persone che avevano visto l’esilio del suo maestro. Il viaggio diventa per Avati un pretesto per condividere con gli altri la gioia provata nel sentirsi vicini alla poesia, all’arte e alle forme più alte dell’umano sentire e per spogliare Dante del profilo severo ripercorrendone per immagini le vicende dell’uomo: la perdita della madre in tenera età, l’incontro e l’amore per Beatrice, il matrimonio con Gemma Donati, l’amicizia con Cavalcanti, le guerre, la politica, i tradimenti e la sconfitta.

Annalisa Cannata

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Ho apprezzato l’intento di Avati di raccontare un Dante più quotidiano, umano. Le sofferenze amorose, le timidezze giovanili si mischiano bene alle vicende politiche che, come ben noto, lo portano a subire l’esilio, l’infamia di accuse calunniose e a perdere le care amicizie giovanili. E’ un Dante sofferente, ma in fondo libero da vincoli e censure, quello che intraprende la scrittura della Commedia come l’occasione per tramandare ai posteri le miserie e le virtù della sua epoca. Il co-protagonista è un Boccaccio che intraprende la difficile missione della riconciliazione fra Firenze e la famiglia dell’amato poeta e che nel suo viaggio scopre altri dettagli privati e umani  dell’esilio. L’idea narrativa é certamente valida e meriterebbe ulteriori approfondimenti, magari anche come sceneggiatura cinematografica. Il libro appare spesso però un po’ didascalico, con il tratto di appunti scritti ma non pienamente sviluppati. Il testo risulta quindi un po’ ibrido e incompiuto. Degna di nota la ‘colonna sonora’ suggerita a margine di ogni paragrafo: Avati ce la farà ascoltare?

Marco Beccali

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Scrivere dell’uomo “che sapeva il vero nome di tutte le stelle” è una impresa coraggiosa, implica l’interferenza con un immaginario collettivo su Dante che è forte, radicato, intimamente connesso con le nostre vite. Pupi Avati è riuscito ad infrangere la coltre spessa e dura che ha rivestito il poeta fino a farlo diventare simulacro, restituendoci il suo lato più umano, se non talora fragile. La ricerca della figlia di Dante in un convento del ravennate diviene un viaggio attraverso l’enigma di un uomo che è riuscito a sondare l’insondabile, tentando di raggiungere il sublime. Che Pupi Avati scelga la strada dell’uomo, dei suoi errori, delle scelte senza ritorno, le stesse che ce lo rendono ancora massimo esempio, è qualcosa che commuove nel profondo chi ha sempre visto in Dante “il proprio maestro ed il proprio autore”. Il viaggio di Boccaccio diventa nostro, un viaggio denso d’amore e gratitudine; l’emozione è purissima quando si intravede il sommo poeta scrivere tra i topi nell’alta soffitta di un mulino, chiedere tempo, carta  e inchiostro, la stessa che si prova leggendo le parole pronunciate da Boccaccio ,e che potrebbero essere le nostre : “Vorrei che le diceste che considero suo padre mio padre…padre di tutte le gioie della mia vita. 

Rosana Rizzo

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Un libro su Dante adatto a tutti; attraverso lo sguardo di Giovanni Boccaccio, Avati ci racconta il Sommo Poeta in una veste diversa, partendo dagli ultimi momenti di vita, il 14 settembre 1321, quando, a Ravenna, amici e familiari assistono alla sua morte, mentre ad Avignone, cardinali e Pontefice accolgono la notizia con “un generale mormorio di sollievo”. Subito dopo veniamo catapultati intorno al 1350 e incontriamo Giovanni Boccaccio, a cui è stata affidata la missione di portare alla figlia di Dante, suor Beatrice, un risarcimento in denaro per l’esilio subito ingiustamente dal poeta. Scopriamo che l’intento di Boccaccio è trovare più informazioni possibili, nella speranza di capire il rapporto del Poeta con la sua straordinaria capacità creativa. Avati ci conduce nella narrazione attraverso l’ammirazione che Boccaccio provava nei confronti di Dante, amore che avvolge il lettore e che trasuda dalle pagine del romanzo. E lo stesso Boccaccio ci fa tornare nuovamente ai tempi di Dante fin dalla sua infanzia e ai principali avvenimenti della vita del poeta, e in particolare l’incontro e l’amore per Beatrice. Il testo di Avati, che non è una biografia né un saggio, ma un vero e proprio romanzo storico, ha uno stile ricercato ed elegante e, allo stesso tempo, possiede un calore intimo; l’autore mette insieme fatti realmente accaduti ed eventi di pura fantasia. Il libro si presenta come una dichiarazione d’amore nei confronti di Dante; l’intento, riuscito, è di mostrarlo nella sua umanità e quotidianità, nella sua vita familiare e alle prese con i problemi di tutti i giorni e ci mostra così l’uomo che sta dietro al poeta. Avati ci regala anche una colonna sonora, spaziando dalla musica classica al jazz, che ci accompagna nel viaggio triste e poetico nella vita di Dante che ha sofferto e amato, e che ha sperato fino agli ultimi momenti di poter rientrare
nella sua Firenze.

Viviana Conti

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Il Boccaccio con il suo "trattatello in laude di Dante" ci offre un primo esempio di critica umana e letteraria, svolgendo il ruolo di difensore e divulgatore di Dante in un ambiente ostile nei confronti del poeta giudicato blasfemo in quanto non allineato ai precetti della chiesa.
Gli occhi e la memoria del Boccaccio rappresentano la lente di osservazione di fatti particolari della biografia dantesca, descritti da Avati negli aspetti più umani. Dante in preda alla malaria e prossimo alla morte,con accanto uno solo dei figli,colto nella sua dolente e sofferta fragilità, è la scena iniziale che ci spinge a riflettere sulla caducità di ogni cosa. Trent’anni dopo Boccaccio si reca dalla figlia di Dante,Antonia,divenuta suora col nome di Beatrice,per portare un risarcimento da parte di Firenze:il viaggio diventa metafora della vita e così vengono ricordati i vari momenti,la morte della madre, l’incontro con Beatrice,la morte di Beatrice, l’esilio, l’amicizia con Cavalcanti,il tutto inserito in una cornice storica che sottolinea le usanze di quel periodo. La lettura è scorrevole ma non aggiunge molto a quello che già conosciamo per cui nel complesso il testo risulta piacevole ma non entusiasmante.                                                                                                                                                                                              

Gemma Alfano

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Si parla di Dante e di Boccaccio ne “L’alta fantasia “ di Pupi Avati. Davanti a due giganti della letteratura italiana, il lettore potrebbe sentirsi intimorito, se non fosse che attraverso le pagine del romanzo ciò che più emerge è il lato umano di entrambe le figure illustri: Dante è in punto di morte, profondamente segnato dai difficili anni di esilio; Boccaccio, trent’anni dopo, è in viaggio verso Ravenna, alla ricerca di Suor Beatrice (figlia di Dante) per consegnarle un risarcimento postumo di 10 fiorini d’oro che la città ha assegnato al celebre padre per le pene inflittegli. Quello di Boccaccio è un viaggio lungo e faticoso, anche perché il suo corpo è tormentato dalla scabbia. Le due storie si intrecciano in un susseguirsi di flashback e di salti temporali che ripercorrono momenti intimi della vita dei due illustri letterati; di citazioni tratte principalmente da Vita Nova e di brani musicali che probabilmente dovrebbero accompagnare la lettura, o forse introdurre la scena successiva. Quello di Pupi Avati è indubbiamente uno sforzo di “alta fantasia”, un omaggio al sommo poeta in occasione dei settecento anni dalla sua morte, tuttavia ciò che manca, a mio parere, è unitarietà e drammatizzazione della storia.

Laura Guercio

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“L’alta fantasia” scritto da Pupi Avati, si apre con la morte di Dante, avvenuta nel 1321. Circa trenta anni dopo, la Compagnia di Orsamichele conferisce incarico a Giovanni Boccaccio di consegnare alla figlia di Dante, divenuta monaca con il nome di suor Beatrice, un risarcimento in danaro per l’ingiusto esilio al quale è stato condannato il poeta. Il viaggio di Boccaccio, irto di insidie, diventa così l’occasione per ripercorrere i principali eventi della vita di Dante, tra i quali l’incontro con Beatrice, le scelte politiche, l’esilio, il dono della scrittura. A mio avviso, il pregio dell’ “L’alta fantasia” è quello di essere l’occasione per viaggio nel medioevo, epoca di grandi passioni e zone d’ombra, tratteggiato, grazie anche al linguaggio usato, in modo vivido e realistico. Sembra che il romanzo nulla aggiunga a quanto già non si sappia sulla vita di Dante. Sotto questo profilo “L’alta fantasia” non è innovativo né particolarmente originale. Trovo un eccessivo autocompiacimento nell’indicazione dei brani di musica che dovrebbero accompagnare la lettura del libro, probabilmente un poco sopravvalutato

Francesca Castellano

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Se mi avessero fatto leggere questo libro a scuola, forse avrei apprezzato maggiormente questi 2 poeti, il cui valore, spesso, si scopre solo nell’età adulta e invece, durante l’adolescenza non se ne capisce il valore e mal si sopporta lo studio.
Invece, qui, la prospettiva umana dei due personaggi, ce li mostra per quello che realmente essi sono stati, uomini, con le loro debolezze, i loro sogni, le loro delusioni, le loro speranze, le gioie e i dolori. E, attraverso la vicenda umana, ci racconta pezzi di vita importanti dei due. 
Un libro di facile lettura, scorrevole, e moderno, che farebbe rivalutare lo studio dei due grandi, dagli alunni.
Non ho gradito invece la citazione degli inserti musicali, perché senza l’ascolto non si può apprezzare l’atmosfera che invece vorrebbe (e dovrebbe) creare. Sicuramente una trasposizione cinematografica renderebbe di gran lunga l’idea.

Caterina pietravalle