< L’avvocato degli innocenti di  John Grisham (Mondadori)

 

L’avvocato degli innocenti è un romanzo giallo senza sbavature, molto dettagliato ma non pedante; sapientemente costruito attorno alla figura di Cullen Post, un avvocato che, dopo una crisi esistenziale, si è votato alla causa benefica delle vittime di errori giudiziari, dedicandosi a scagionare gli innocenti erroneamente condannati (spesso a morte). Senza alcuna percentuale sui risarcimenti – ingentissimi – che i suoi clienti strappano allo Stato. L’ho letto senza fatica, anche se è denso di personaggi e di azioni. Sin dalle prime righe si comprende che è l’opera di un professionista che produce secondo una tecnica ed una formula narrativa ben collaudata. Forse per questa ragione risulta freddo e, per quanto il personaggio abbia tutte le caratteristiche per conquistare l’empatia, non mi ha lasciato un gran segno nella memoria. Nonostante alcune trovate che tentano di essere anche spiritose (come quella del sopralluogo nella soffitta della casa disabitata da decenni alla ricerca di una cassa di “corpi di reato”)  e l’inserimento di articolazioni della trama (come il pestaggio in carcere del condannato a morte per il quale sta lavorando), il buonismo irrealistico del protagonista è l’unica cosa che mi è rimasta impressa.  Ma probabilmente pretendo troppo da un giallo da collana.

maril*****@gmail.com

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Il romanzo di Grisham è decisamente buono, seppure inferiore all’ altro, in particolare su due punti.  Il plot è incentrato su particolari del sistema giudiziario americano, in termini tali che o il lettore li tralascia, ma non può essere il caso di un giurista come il sottoscritto, ovvero assorbono troppo l’attenzione, diventando faticosi. Secondo, il protagonista è una figura che non appassiona e alla lunga anch’essa finisce per stancare. La scrittura è decisamente accattivante e la capacità di descrivere ambienti della provincia americana costituisce uno dei pregi maggiori del libro.

b*@unife.it

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Cullen Post è L’avvocato degli innocenti, che, dopo aver superato un esaurimento nervoso quando da giovane lavorava come avvocato d’ufficio, trova la sua collocazione e vocazione (fra l’altro nel frattempo prende i voti da sacerdote) all’interno di un’associazione no profit, la Guardian Ministriers, che si prefigge di far assolvere innocenti condannati all’ergastolo o nel braccio della morte.

La trama da legal thriller è coinvolgente, ma soprattutto il libro trasmette un’appassionata denuncia del cattivo funzionamento della macchina della giustizia negli stati del sud degli USA, denominati “fascia della morte” che va dal North Carolina al Texas: le discriminazioni, razziali o sociali, la corruzione, il potere del denaro, l’opportunismo sono il pane quotidiano di Post e dei suoi collaboratori. Nel libro c’è un’ansia di redenzione, di speranza nonostante tutto. È fra l’altro un libro ben scritto che possiede un’anima.

adrian******@gmail.com

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L’avvocato degli innocenti di John Grisham si presenta come un’opera ricca di colpi di scena e aneddoti avvincenti, i quali, purtroppo, nel corso della narrazione deludono le aspettative del lettore, presentando uno sviluppo non in linea con il pathos e le premesse inziali. Una storia che prevede un’articolazione ben strutturata e concisa, con il susseguirsi di differenti casi giudiziari da rivedere e analizzare al fine di scagionare detenuti ritenuti, ingiustamente, colpevoli. La scrittura di Grisham, nitida e graffiante, entra in contrasto con i contenuti della narrazione, nella quale orbitano numerosi personaggi ampiamente descritti ma poco identificabili. Suspense e immedesimazione si perdono in un continuo alternarsi di episodi, dislocati in un arco temporale dai confini evanescenti.

giulia******@outlook.it

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L’avvocato e pastore Cullen Post ci accompagna in un viaggio attraverso gli Stati uniti per tentare di ricostruire la verità di vecchi casi giudiziari, nei quali sono stati condannati innocenti cittadini. Il passo della scrittura segue la cadenza animata della pratica forense, in cui il tempo si dilata e si restringe al ritmo delle scadenze della legge. Questa si confronta con la giustizia, che nelle aule dei tribunali e nei gabinetti in cui si amministra la giustizia stessa è spesso piegata dal parere personale di giurati facilmente manipolabili e dalle losche pratiche di potere che investono persino l’operato della polizia.

salis*****@gmail.com

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Buono l’incipit del libro con giusta tensione per l’attesa dell’esecuzione. Il protagonista è ben definito e originale, un prete avvocato non è usuale trovarlo nella letteratura noir. Dei personaggi fissi che collaborano con Post, solo Frankie è ben caratterizzato e suscita empatia, gli altri non hanno grande spessore.

La trama, un po’ ripetitiva, è composta da una serie di storie ben costruite, credibili, complesse, accurate nei dettagli. Contiene una denuncia al sistema giudiziario americano.

Finale discreto ma senza acuti.

fabiopier*********@gmail.com

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L’idea di qualcuno che combatte per liberare persone ingiustamente incarcerate è affascinante. Ma la narrazione scorre un po’ troppo piatta e la figura principale è eccessivamente anonima. Da un giallo giudiziario ci si aspetterebbe una maggiore tensione, una suspense in crescendo; invece gli ostacoli incontrati nel percorso per ribaltare le pesanti condanne risultano troppo facilmente superabili. Quello che viene presentato inizialmente come un arduo cammino assume nel corso della lettura più l’aspetto della passeggiata. La conclusione diventa da subito un po’ troppo scontata.

francesc********@gmail.com

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Quando ho iniziato a leggere Grisham non avevo un gran voglia di dire piacere di conoscerla all’avvocato Cullen Post, protagonista del romanzo. Temevo che la sua battaglia contro la corruzione giudiziaria fosse intrisa di quel genere di buonismo letterario che lascia poco spazio alla libertà del lettore di scegliere da che parte stare. Mi sbagliavo: con la forza narrativa di una torcia che illumina le storie più buie - e proprio una torcia sarà, nel romanzo, la chiave per arrivare alla verità - Grisham mi ha appassionato. Trama avvincente, stile privo di retorica, paesaggi americani raccontati con il talento di un autore che non lascia nulla al caso. Io sono dalla parte di Cullen Post. Sono dalla parte di Grisham.

zaz***@libero.it

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È stato un libro un po’ più faticoso. Il giallo “legale” non mi appassiona. Pur nella storia avvincente, paga la ripetitività delle azioni. I testimoni che ripetono la storia, anche se aggiungendo un dettaglio nuovo di volta in volta. Il ripetersi del tutto alla fine davanti al giudice. L’immancabile lieto fine. Mi è mancato lo stupore, la sorpresa.

cristina.m**********@gmail.com

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Costruzione perfetta e scrittura coinvolgente. Lettura scorrevole ma trama che pare già di aver frequentato. Finale aperto ma il tutto senza partecipazione.

germ****@libero.it

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Il libro racconta il tentativo fortunato del protagonista, già avvocato, poi sacerdote, ora impegnato nel tentativo di liberare dal carcere persone condannate ingiustamente, che egli ritiene per varie ragioni, innocenti.

La scrittura è incalzante, il protagonista segue varie vicende in contemporanea, ed in particolare la principale, di un nero accusato ingiustamente di aver ucciso un legale che riteneva responsabile del suo divorzio e detenuto da molti anni, scampato per poco alla condanna a morte. In realtà la falsa accusa era stata provocata dallo sceriffo locale, che si scoprirà essere implicato in un commercio di droga. Vi sono molti riferimenti ad aspetti legali per noi sconcertanti, ad esempio l’assunzione in qualità di periti criminali di ex poliziotti o persone comunque prive di titoli e facili a essere corrotti: dal romanzo trasuda un senso di verità che lo rende comunque interessante anche per la conoscenza di aspetti della società americana assai inquietanti.

ottavio*******@yahoo.it

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Post, un prete episcopale e avvocato, ha dato vita alla Guardian Ministries, un gruppo che si occupa della scarcerazione di persone condannate ingiustamente.

Il protagonista è un uomo al verde, ma brillante, ben caratterizzato, che si fa promotore di una forma edulcorata del principio “il fine (nobile) giustifica i mezzi”.

La storia, scritta in prima persona, procede senza grossi intoppi. Ogni ostacolo che si presenta a Post viene scavalcato tramite gli alleati che sanno il fatto loro e il pentimento dei testimoni spergiuri.

Per essere un giallo, c’è poca suspense. Sembra più il resoconto del funzionamento della macchina burocratico-giudiziaria negli USA, e in questo il libro offre veramente uno spazio di conoscenza al lettore, assolvendo alla funzione pedagogica dell’arte. Ciò viene confermato dalle molteplici condanne morali che l’autore rivolge al sistema. Il quadro diventa più chiaro quando si apprende che il libro è tratto da una storia vera.

gppt****@gmail.com

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L’avvocato degli innocenti difetta proprio in coesione narrativa. Il protagonista Cullen Post è troppo impegnato a correre da una parte all’altra per salvare innocenti chiusi nelle prigioni americane, per avere il tempo di lasciare che il lettore familiarizzi con lui. È un personaggio un po’ manieristico – in fondo anche Arkady lo è – che fa troppe cose in troppo poco tempo. E la stessa trama ne risente, infatti. Troppa carne messa a cuocere, per quanto con mestiere, finisce per distrarre il lettore dalla storia principale. Perciò, dalla metà del libro in avanti, l’autore è costretto a concentrare tutta la narrazione su un unico caso, lasciando in qualche modo in sospeso le altre vicende di cui l’avvocato si occupa.

rivolu******@msn.com

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Giallo giudiziario da leggere tutto d’un fiato: non c’è stato alcun dubbio nell’eleggere il vincitore di questo duello letterario. La trama è vincente (e avvincente) poiché unisce diversi livelli di lettura: è il tipico giallo da leggere sotto l’ombrellone ma, al contempo, un racconto che non fornisce risposte, piuttosto domande e riflessioni su cui soffermarsi. I fatti narrati raffigurano uno spaccato della frammentata società americana all’interno della quale ogni cittadina rappresenta un mondo a sé, con i suoi sensi di giustizia sociale, morale e spirituale. Divertenti le gag inserite nella storia per spezzare il ritmo del racconto, come, ad esempio, l’ingresso nella casa disabitata dei Taft.

semo****@gmail.com

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Ha tutto ciò che mi piace e che coinvolge: stile di scrittura, colpi di scena, conversazioni, aspettativa, caratterizzazione dei personaggi. Le pagine scorrono come se stessi navigando o nuotando in un fiume di racconto ricco, vivace e fluido al punto giusto. Le aspettative e le attese ti lasciano curioso ma sono ben distanziate dal prossimo colpo di scena. Gli elementi forti o cruenti quasi surreali, conturbanti, strazianti, sono ben dosati (scena dei coccodrilli), e ben inseriti nel racconto.

Molto ben concepita anche la caratterizzazione dei personaggi, se si vuol prendere un esempio parliamo di quello della famiglia Taft.

dman****@gmail.com

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È un libro dall’esito prevedibile e con una narrazione che lascia poco spazio ad artifici letterari ed all’approfondimento dei personaggi: in buona sostanza un lavoro che parte ed arriva con il pilota automatico. Lo schema potrebbe essere questo: uomo incarcerato ingiustamente e lasciato al suo destino > acquisizione del caso da parte dello studio legale no profit > indagine > intoppi e minacce > risoluzione.

Mi sono trovato di fronte ad un romanzo che Grisham, prendendo spunto da eventi reali, ha scritto come un saggio o meglio, come la trasposizione su pagina di una qualsiasi serie tv procedurale. Non mi sono sentito arricchito dal punto di vista sintattico o letterario, ma ho trovato degli spunti di riflessione (la questione razziale soprattutto) che mi hanno moderatamente coinvolto. L’autore disegna uno scorcio del sistema giudiziario USA che presenta ampie zone d’ombra, con l’FBI dipinta come una entità suprema, infallibile, che rimette sempre ogni cosa al suo posto.

Non è il mio romanzo ideale, ma la scorrevolezza della scrittura impostata in prima persona nell’avvocato Post - il protagonista del romanzo, aiuta a empatizzare con i casi narrati. In tal senso rilevo un’altra pecca narrativa: i casi che si risolvono facilmente all’inizio della storia creano solo confusione mentre concentrarsi esclusivamente sul caso Miller (che occupa il 90% del libro) avrebbe avuto più senso.

Al tirar delle somme, non è un libro per lettori scaltri. Non ci sono difficoltà nell’individuare i passaggi che sono dei meri riempitivi e la linearità cui il libro si snoda nei punti cruciali non lascia alcun dubbio al lettore sul quale possa essere l’epilogo della vicenda. 

speran******@gmail.com

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Ho un debole per i personaggi, sono per me più importanti delle storie, e Cullen Post, l’avvocato del titolo, si fa voler bene fin dall’inizio. Allergico alla difesa dei colpevoli, abbandona il suo posto di avvocato d’ufficio (“la mia carriera mi costringeva ogni giorno al contatto diretto con persone a cui fuori dal tribunale non mi sarei mai avvicinato”), incontra la fede (“mentre Broke se ne andava dalla mia vita, alla mia porta bussò Dio”) e impegna tutte le sue energie e il suo tempo nella lotta contro le iniquità giudiziarie, per tentare di ridare la libertà a degli innocenti. L’inusuale e pacato prete/avvocato ci conquista con la sua umanissima e competente “dedizione a smentire condanne ingiuste”. La storia parte in sordina, abbiamo tempo di capire il dramma di Quincy Miller, in carcere da più di vent’anni per un omicidio che non ha commesso. Seguiamo in un crescendo le indagini, soffriamo quando le cose si complicano e non possiamo non commuoverci quando finalmente viene fatta giustizia. Verde speranza.

lawe****@gmail.com

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Vi siete mai chiesti quante persone innocenti vivono dietro le sbarre? Magari hanno commesso degli errori, si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato oppure era il volto giusto da dare per un assassinio. Questa è la domanda che si è fatta John Grisham mentre scriveva L’avvocato degli innocenti, un thriller che cerca di far luce nella “ingiustizia” della “giustizia”. Qui interviene il protagonista della storia, Post, mezzo avvocato e mezzo prete; non un santo ma un uomo giusto sempre alla ricerca della verità.

samantagi*********@gmail.com

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La trama descrive il percorso svolto da un avvocato di una associazione americana che opera per cercare di correggere gli errori giudiziari: tramite il caso principale (e altri collaterali) si entra nei meccanismi giudiziari collegati alla pena di morte, la descrizione riesce però a portarci anche in aspetti della vita quotidiana, in particolare della provincia americana, con alcuni personaggi ben caratterizzati. Il personaggio principale (è un prete/avvocato), di cui veniamo a conoscere il percorso che lo ha portato a scelte non convenzionali, ci fa conoscere aspetti dell’America diversi dai comuni stereotipi.

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Questo romanzo presenta in modo credibile l’attività di una piccola agenzia che lavora solo per liberare dal carcere persone innocenti che sono state condannate ingiustamente al posto dei veri colpevoli. Il libro è scritto bene, può essere considerato un giallo giudiziario (mutatis mutandis, ricorda parzialmente Perry Mason) e riesce a mantenere desta l’attenzione del lettore per le vicende che narra, come un thriller intelligente, moderato, senza grandi colpi di scena ma proprio per questo più aderente a una verosimiglianza di realtà.

Inoltre è un fatto positivo che porti l’attenzione del lettore su due fenomeni gravi e generalmente sottovalutati: gli errori giudiziari e la corruzione e/o passività di polizia e magistratura.

In conclusione, pur con i suoi limiti (dal punto di vista letterario è solo un lavoro onesto, senza particolare valore), è un libro che può valer la pena di leggere.

carloisna*********@gmail.com

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Storie di omicidi efferati, stupri, violenze di ogni genere, secondini, sbarre, celle maleodoranti popolate da uomini e donne in divisa arancione in balìa del loro destino. Le loro storie hanno guadagnato con irruenza i titoli dei giornali locali, e nei casi più eclatanti, anche di quelli nazionali. I loro volti sono stati portati di fronte a milioni di persone, che nel loro piccolo li hanno osservati, giudicati, assolti o condannati. Ma dopo brevissimo tempo se ne sono dimenticati tutti. Per anni.

Cullen Post, sacerdote episcopale con un passato da avvocato, e con un matrimonio alle spalle, è tra i pochi a sforzarsi di non dimenticare questi volti. Lo fa frugando nelle scartoffie impolverate di una remota stazione dei pompieri, trafugando “in prestito” reperti biologici dimenticati da anni o scovando scatole misteriose nel sottotetto di una casa stregata. Cullen Post lo fa perché ormai è disincantato dal ruolo dell’avvocato e dai modi con i quali la burocrazia giudiziaria insegue la giustizia.

Ma Cullen Post, nel suo intento di liberare quanti più innocenti dalla galera, non agisce da solo. Ad aiutarlo c’è una squadra di avvocati-angeli, ognuno di loro con una storia di disillusione nei confronti del sistema giudiziario, e ognuno con delle qualità da mettere a disposizione per la causa. La squadra agisce sotto l’egida della Guardian Ministries, un’organizzazione no-profit che si barcamena ogni giorno con bollette e con salari al di sotto della media.

A dirigerlo c’è Vicky Gourley, vedova da anni e cristiana devota, che ispira il suo operato direttamente dal Vangelo. Dodici anni prima aveva fatto parte di una giuria in un processo contro un ragazzo accusato di omicidio, che venne condannato a morte. Dopo alcuni anni si scoprì che il giudice aveva omesso delle prove a sostegno dell’innocenza del ragazzo, e fu allora che Vicky decise di vendere la sua ditta di pavimentazioni ai nipoti e di fondare la Guardian Ministries.

Ad affiancare Vicky, c’è Mazy Ruffin, brillante mente originaria di un quartiere popolare di Atlanta, e laureatasi in fretta e furia grazie all’interesse di un suo professore del liceo e alla lunga serie di borse di studio. Dall’alto del suo ottimo curriculum, Mazy si è permessa il lusso di rifiutare i più prestigiosi studi legali, per stare al fianco dei più deboli e dei meno abbienti, proprio come la gente del suo quartiere.

Ultima tessera di questo mosaico è Francois Tatum, “Frank” per gli amici, anche perché nelle campagne della Georgia è molto più semplice sopravvivere se hai un nome americano. Frank è stato in carcere per quattordici anni, accusato ingiustamente di un omicidio. Dopo essere stato abbandonato da quasi tutti i suoi familiari, Frank ha trovato sulla sua strada Cullen Post, che dopo una lunga serie di indagini è riuscito a provare la sua innocenza. Da allora Frank è il suo braccio destro.

I due casi di malagiustizia, per i quali i Guardian Ministries si batteranno per tutta la storia, fanno da filo conduttore ad una serie di paesaggi (dall’Alabama alla Florida) e a tanti personaggi; giudici in pensione con il gomito alzato, avvocati straricchi e misteriosi trafficanti di droga.

L’avvocato degli innocenti è un libro di aperta denuncia nei confronti dell’ottusità del sistema giudiziario americano, molto spesso offuscato da pregiudizi e caratterizzato da giudici oberati di lavoro e avvocati arrivisti, pronti a tutto pur di ottenere sontuosi stipendi.

Il libro parte in sordina, ma dopo la graduale presentazione di tutte le tessere del mosaico, il lettore viene trascinato in una serie di episodi che rendono la storia avvincente e interessante fino alla fine. Sapere che il libro è stato tratto da una storia vera, e che organizzazioni come la Guardian Ministries esistono veramente, rende ancora più prezioso questo affresco contemporaneo degli Stati Uniti.

fabrizi*******@hotmail.it

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