< L’ultima morte di Peppe Bortone di  Marco Cavalli Tiberi (People)

Qui di seguito le recensioni di LUltimaMorteDiPeppeBortone raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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molto probabilmente non avrei mai scelto in libreria questo libro; ma il protagonista mi ha suscitato tanta tenerezza, è una persona che ha avuto il successo meritato ma ha messo da parte la cosa più importante: la famiglia. Non mi è dispiaciuto leggerlo ma non ne sono rimasta neanche folgorata.

Federica Rossin

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Lettura scorrevole e rapida, come un film. Mi sono affezionata a Peppe, alla sua vicenda di uomo che dal nulla è riuscito a costruirsi un personaggio per il quale vorrebbe un’uscita di scena gloriosa. E così sarà, nonostante la tristezza di non aver ritrovato un pezzo di famiglia.

Maura Scandolo

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Peppe Bortone è la maschera dell’attore dietro il suo appartamento al numero 142. Quest’ultimo è la sintesi della recita definitiva che intraprende fra sé stesso e la sua vita professionale. Dalla posa intrapresa nelle sale di posa da soap opera, alla posta ricevuta - il semplice copione si salva dalle infinite utenze familiari e decreti giudiziari – la sua vita riceve gli stimoli in battute e le contratture dai cambi di scena. Mi ricorda Oscar Pettinari del film “Troppo Forte” di Verdone che ha vissuto più correndo dietro l’immaginario che dietro i fatti della vita. Bello, certamente indicato per una lettura introspettiva e radiale di un personaggio anni settanta – ottanta.

Grazia Maria Scardaci

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Parma “Voglia di leggere Ines Martorano”
coordinato da Pietro Curzio
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Anche in questo libro siamo in un ambito teatrale; il racconto si sviluppa come se fosse una sceneggiatura, con tutti i limiti che questo comporta per la lettura. Alcuni spunti sono interessanti, la descrizione della non/scelta di vita di Peppe, del piccolo universo che gira intorno alle soap televisive, della sua tardiva scoperta del mondo; tuttavia nel complesso non ha sollecitato la mia curiosità.

Liliana Superchi

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Lo scrittore descrive la vita del protagonista (comprimario e comparsa in film e sceneggiati televisivi )dimostrando una ottima capacità di analisi. Anche il linguaggio risulta ricco, originale e adatto alle  situazioni e ai tempi.

Lucilla del Poggetto

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Come si fa a non voler bene a Peppe Bortone? Un sognatore, di quelli veri “riuscito a trasformare l’immaginazione in realtà. Non è una cosa che capita a tutti.”
Realistico e disincantato allo stesso tempo: feroce bandito, spietato cowboy, uomo terrorizzato dalla vita. Chiuso in se stesso, considerato da tanti un perdente, anche un po’ ridicolo, ma lui non si autocommisera, no, la prende con filosofia, quella tipica dei romani di una volta cresciuti nelle borgate direttamente dalla vita. E anzi, a più di settant’anni, si permette un piccolo lusso: quello di sognare ancora un’altra vita, ancora un’avventura perché “ correre ancora appresso a un’idea da pazzi ma bellissima e rischiare anche che tutto finisca in merda perché solo provarci a fare una cosa del genere vale la pena”. Un insegnamento, per tutti.

Marta Ceccarelli

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Saper morire non è da tutti, c’è chi su questo ha basato una carriera e quando gli si chiede di vivere non si sente se stesso. Peppe Bortone per anni è morto sul set, ripetutamente, risorgendo ogni volta per poi morire ancora e ora che è nel cast di una interminabile soap opera non si sente a suo agio con questa "eternità". Ironico e originale.

Luisa Musto

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Rapallo “Amici del libro”
coordinato da Mariabianca Barberis
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Una vita da comparsa, Beppe Bortone, fin da piccolo ama i film western. Nel cinema d’oro degli ‘60-‘70 si specializza nel ruolo del cowboy  che muore cadendo da cavallo. Crisi del cinema, passa al piccolo schermo, interpretando il ruolo  di un prete in una fiction senza fine.
In tutti gli anni passati negli studi televisivi a nord, aveva  occupato sempre la stanza 142nel villaggio degli attori , senza allontanarsi mai.
 Nel tempo la produzione elimina il ruolo da lui interpretato, quello del prete, per esigenze di copione .Chiuso nella "142" fa il punto della sua vita:"squallida" sia professionalmente  che  affettivamente (persino nonostante la nascita di una figlia )Vecchio e solo, si accorge di avere un conto in banca  notevole: parte x Roma, nella speranza di ricomporre un pezzo della sua famiglia. Mentre viaggia in 1 classe, nota che lo guardano in molti,  gli chiedono autografi e foto . Interpreta il suo ultimo ruolo senza morire cadendo da cavallo .
La narrazione è particolarmente noiosa nella descrizione dettagliata dei  copioni d’attore . Solo entrando nella sua vita privata,  la lettura prende interesse. Ma troppo tardi.

Viola Villa

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Circolo dei lettori
di Grottaferrata “Un libro al mese della biblioteca comunale”
coordinato da Lucia Zenobi e Cinzia Silvagni
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Simpatico ’libretto’,scritto da uno sceneggiatore di professione. Una vicenda a volte anche comica,della vita di un attore.
Il titolo del libro è dato dalla sua capacità di ’morire’ in modo plateale nei vari film Western che ha recitato. Questa tipologia di film,purtroppo è finita e lui si ricicla come attore di fiction.
La sua vita privata è molto scarna : un matrimonio, una figlia,ma lui non è portato per le relazioni,viene abbandonato da tutte e due. Vive nel residence vicino agli studi dove si gira la commedia. Un fatto nuovo sconvolge la sua solitaria e metodica vita :il prete da lui interpretato deve morire ..forse per ragioni di share Peppe ,(questo è il suo nome) dopo attimi di sconforto,si accorge che il suo conto in banca,contrariamente alle sue aspettative, è un bel gruzzolo. Seguendo la figlia su Fb, si immagina,dai post che questa pubblica,che si è separata. Purtroppo la sua gioia di esserle finalmente utile, si scontrera’ con un dispiacere così
forte quando si accorge che è solo un omonimia. Il suo cuore non lo supererà. Una scrittura lieve,ironica, si fanno anche dei bei sorrisi.

Donatella Mambrini

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E’stato un piacere leggere questo libro; sembra una sceneggiatura di un film che si colloca tra il western e la soap opera.
Beppe incarna il bambino sognatore che ha avuto la fortuna di non crescere; giocare a cowboy dai 6 ai 60 anni non capita a tutti.
La sua specialità è morire; in questi film dozzinali è morto, con molta classe, centinaia di volte. Lui dice che si muore tante volte ma la vita è una sola.
Quando sembra che la vita gli abbia dato abbastanza, resta imprigionato nel set di” Amarsi”, nella figura di Padre Bruno, per 11 lunghi anni. Vive e recita chiuso in un residence, dividendo il tempo tra l’appartamento dove sopravvive e il set dove vive la sua vera vita. La notizia che questa serie sta per essere chiusa lo obbliga, ad una età ormai venerabile, ad affacciarsi per la prima volta alla vita vera.
Se la guardiamo con un campo appena più largo, riusciamo a vedere altre migliaia di Peppe che vivono volutamente una vita comoda, piacevole ma totalmente finta, forse per paura di misurarsi con la realtà.
A questo punto a Peppe, che ormai non può più vivere una vita vera, non resta che cercare di vivere una splendida morte.
La ricerca, tardiva e approssimativa, della figlia e della nipote finisce, per essere la ciliegina sulla torta della sua piccola vita.

Vincenzo Parma