< L’ultima notte di Willie Jones di  Elizabeth H. Winthrop (Solferino)

 

La prosa asciutta e l’andamento secco, l’architettura del libro, il fatto che piuttosto che i dialoghi siano le immagini a parlare mi hanno subito fatto pensare a una narrazione filmica tutta giocata su un montaggio fatto di stacchi continui da un personaggio all’altro. Grazie al suo stile l’autrice riesce a convogliare un senso di attesa e di lenta inesorabilità. Le svolte nella vicenda arrivano con pacatezza, non c’è niente di sensazionalistico, ciò nonostante la lettura è appassionante.

pamela******@gmail.com

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Il libro mi è piaciuto molto, soprattutto per la pluralità e complessità dei punti di vista che ci vengono offerti. I personaggi sono sfaccettati e caratterizzati molto bene. Ho amato come è stata strutturata la narrazione: sembra che tutto debba esplodere da un momento all’altro. L’autrice è bravissima nel costruire la tensione e far sì che questa non trovi mai una valvola di sfogo, specialmente nello splendido finale. Ho trovato credibile la ricostruzione storica, e ho apprezzato che i vari protagonisti, a seconda della loro estrazione socioculturale, ne forniscano uno spaccato sempre diverso e unico.

gabrieleb*********@gmail.com

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Il libro è indubbiamente scritto bene, ha ritmo, scansione precisa dei tempi del racconto, personaggi caratterizzati a dovere e dunque una piacevole lettura, però...però sembra una storia già letta e riletta : il profondo sud degli Stati Uniti, i campi di cotone, il razzismo becero e violento, il ragazzo nero condannato ingiustamente, l ’avvocato bianco con moglie e figlio già sinceramente democratici...insomma un intreccio tra Faulkner e il Buio oltre la siepe, con Atticus Finch nume tutelare. Il tutto immerso tra i profumi della cucina cajun e i miasmi del bayou. A essere poi ancora un po’ più cattivi, qualche osservazione si può fare anche sul linguaggio della Winthrop, che sa un pochino troppo di scuola di scrittura creativa, manco avesse fatto i corsi alla Holden con Baricco..

Ma questo è essere troppo cattivi, anche perché ho l’impressione che i romanzi americani tendano oggi in po’ tutti a questa impostazione...Forse una scrittura un po’ più spontanea e ’sporca ’ non guasterebbe.

assirel*******@gmail.com

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Romanzo asciutto e veloce, scandito in brevi capitoli intitolati ai nomi dei personaggi. Nulla di nuovo quanto all’ambiente, il sud feroce degli Stati Uniti dove i neri erano (e sono) negri, la giustizia è a due velocità, la “giustizia” parallela ed efficace di certi bianchi condiziona quella dei giudici. I vecchi si spengono dolcemente, fra le attenzioni dei loro cari (dalla morfina alla madre alle caramelle morbide e pudding offerti allo zio). I giovani no, un ragazzo muore in guerra lontano, il protagonista dovrà “friggere” sulla vecchia e mal gestita sedia elettrica, il figlio del procuratore subisce la violenta intimidazione dei bianchi razzisti e linciatori. Friggere è verbo ricorrente, un richiamo costante alla sedia, che raggiunge il culmine con la scena della madre che frigge il pesce persico per l’ultima cena di Willie, destinato a morire per l’applicazione di una scarica elettrica “di intensità sufficiente”. La madre pensa che le puzzeranno ancora i capelli di fritto quando tutto sarà finito. Il cibo greve e i suoi odori sono una costante del libro dove, invece, sono pochi i colori.

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Mi ha colpito per come attraverso uno stile narrativo che usa un linguaggio semplice, non elaborato, asciutto, talvolta scarno riesce, attraverso la descrizione di gesti e movimenti o dei pensieri dei personaggi, riesce a comunicare i mondi interiori e le loro storie emozionali.

Sullo sfondo un tema storico che però diventa universale e tema "umano" : il pregiudizio che si fa odio e fanatismo, l’intolleranza della differenza.

C’è una grande solitudine che contorna i personaggi, solitudini che per lo più rimangono chiuse e trattenute, separandoli uno dall’altro, poche volte si incontrano, sfiorandosi...ma sempre incontri brevi, tangenziali.    

Mi ha ricordato i quadri (che amo moltissimo) di Hopper.

Un libro prezioso seppur triste, dove il dolore umano profondo (la perdita dei figli per i genitori che stancamente sopravvivono loro) fa sembrare persa la speranza, la vita continua stancamente come una sopravvivenza meccanica.

A parte il tema del razzismo della provincia del sud americana e della pena di morte, tocca il tema del degrado umano quando l’umana empatia cessa di esistere oscurata dall’odio e della violenza: come quella bruta e gratuita (messa in atto come atto banale e ordinario) sul bambino, usato come messaggio/punizione contro il padre procuratore che ferma l’esecuzione al condannato dopo il primo tentativo andato a vuoto. Una violenza dove "il male si fa banale" e l’essere umano si fa vuoto d’anima, senza pensiero e senza coscienza.

mari****@libero.it

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Poco tempo fa mi è stata rammentata una regola di scrittura “Raccontate ciò che vedete, non ciò che pensate”. Questo romanzo invera straordinariamente questa regola. La scrittura tesa, asciutta. Un romanzo corale, unità di tempo luogo e azione. È come un’incisione chirurgica: netta, pulita, bruciante.

Non mi è capitato spesso di piangere leggendo un romanzo. La scrittura, diversamente da un film, mi ha permesso quasi sempre un tempo di elaborazione che causava una partecipazione certo sentimentale ma non emotiva. Questo romanzo invece arriva in maniera velocissima e diretta nelle viscere, non c’è possibilità di schermarsi, difendersi.

Romanzo splendido. Lo leggerei e lo farei leggere a tanti (mio marito è stato il primo).

va.dea******@gmail.com

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L’ultima notte di Willie Jones non mi ha colpita particolarmente, non l’ho trovato avvincente, pur essendo scritto con linguaggio iper-moderno e intriso della nostra quotidianità.

La storia del giovane Willie è diventata un grande chiacchiericcio generale sulla bocca di personaggi affastellati, che dipingono quadri sovrapposti con le loro vite. E’ mancato un continuum nell’intreccio che quindi me lo ha fatto risultare frammentato. Sono andata di continuo a raccogliere i pezzi… Non sorprende che nello sviluppo della vicenda pregiudizio e giudizio viaggino costantemente sullo stesso binario.

antonella*********@gmail.com

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L’atrocità della condanna a morte di Willie, ragazzo nero appena maggiorenne, ci viene presentata in tutta la sua crudeltà e ingiustizia attraverso il punto di vista di molti personaggi, forse troppi e non tutti ugualmente riusciti. Il risultato è una cacofonia di voci che rallenta l’incedere di quella che sembra una solenne marcia funebre a cui tutti i personaggi prendono in qualche modo parte. A emozionare di più sono le pagine in cui conosciamo il punto di vista del condannato, vittima arrendevole dell’America razzista di nemmeno cento anni fa in cui non c’era spazio per l’uguaglianza e la giustizia.

carlocro********@gmail.com

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Un romanzo scandito delle ore che precedono l’ultimo respiro di Willie Jones, che battono gli stati d’animo e i movimenti di coloro che hanno scelto l’ora della sua fine e di un padre che - conscio che l’unica colpa del figlio sia il colore della sua pelle - porta con sé una lapide, segno della dignità umana che la sedia elettrica cancella in pochi minuti. Willie è il solo a essere immobile e, pur ancora in vita, può solo ricordare cosa significa vivere. In una storia dove razzismo e morte dominano la scena, l’unico elemento di respiro è il sentimento per Grace, perché quel gesto condannato come stupro “Willie l’ha definito amore”. Una penna profonda e diretta mostra al lettore cosa significa essere vittima di un proprio simile e rende terribilmente attuale la storia del nostro passato.

agrippin********@gmail.com

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La vicenda, ambientata in Louisiana nel 1943, ruota attorno all’esecuzione del diciottenne Willie Jones, afroamericano accusato di stupro della bianca Grace Suthcliffe. La coralità di personaggi, chi pro e chi contro, e il linguaggio particolareggiato evocano uno stile cinematografico, creando coinvolgimento da parte del lettore che vorrebbe confortare Ora per la lontananza del figlio in guerra o essere con Nell mentre cerca di convincere il marito Polly, procuratore distrettuale, a rivalutare la sentenza. Fino ad entrare nei panni di Willie e a provare le sue sensazioni prima e durante l’esecuzione. Il finale, come per “Vera”, è spiazzante.

chiara******@gmail.com

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Il protagonista del romanzo, Willie, ha diciotto anni, è nero ed è condannato a morte per un delitto che forse non ha commesso: lo stupro di una ragazza bianca. È il 1943, intorno a lui la contea di New Iberia, in Lousiana, piagata da una miseria senza scampo e oppressa dal Ku Klux Klan

Una scrittura profonda, che emoziona e tiene incollati alla pagina.

Torna un tema ancora di attualità negli USA, la pena di morte vigente ancora in alcuni stati ed errori giudiziari. Il sistema giudiziario e di repressione della criminalità degli Stati Uniti è stato spesso criticato come non imparziale e arbitrario, spesso che sospettati che non sono in grado di ingaggiare avvocati importanti finiscono nelle mani di quelli d’ufficio, spesso scarsamente motivati o incompetenti e quindi, anche se sono innocenti, non avendo un avvocato che sia in grado di dimostrarlo, vengono condannati a morte da giurie che non vogliono rischiare di rimettere in circolazione un possibile feroce criminale. Secondo accurate ricerche la maggioranza dei condannati a morte negli USA sono persone povere e appartengono a fasce di popolazione considerate dall’opinione pubblica più “sospette” (afroamericani, latinoamericani, immigrati, nativi ecc.).

Un romanzo importante, che segna la storia della letteratura americana del XXI secolo.

david*****@gmail.com

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Dall’altro lato “L’ultima notte di Willie Jones” di Elizabeth H. Winthrop, un’autrice di cui non avevo ancora avuto modo di leggere nulla, si è rivelato una lettura avvincente e, a mio giudizio, assolutamente positiva: per usare la scala di Robinson direi *** Ottimo (8 in pagella).

La diversità dei punti di vista che si avvicendano e portano avanti senza strappi, in modo naturale, la narrazione danno una dimensione corale al destino di Willie Jones e, allo stesso tempo, ne sottolineano l’estrema solitudine. E proprio la numerosità – ben - e la ricchezza dei personaggi a cui l’autrice da la parola è, a mio avviso, uno dei punti di forza del romanzo: una scelta narrativa che riesce a conferire dimensione universale a una vicenda estremamente circostanziata nel tempo e nello spazio (St. Martinville in Louisiana, ottobre 1943), coinvolgendo anche il lettore che viene chiamato a partecipare empaticamente ed emotivamente alle ultime ore di vita di Willie Jones, diciottenne di colore condannato a morire sulla sedia elettrica per aver amato una ragazza bianca.

phil****@gmail.com

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Storia straziante, in cui le donne si oppongono al sistema, mentre gli uomini, volenti o nolenti, ne rimangono succubi, salvo cercare di riscattarsi alla fine. La vicenda si sviluppa quasi come un cerchio, che si apre con la ribellione di Nell, Ora e Mrs Canningham, e si chiude con la resistenza e i conflitti interiori di Polly, Dale, Frank, padre Hannigan e perfino di Gabe, Lane e Willie, tre ragazzi che, ciascuno a proprio modo, lottano per non soccombere. Scrittura essenziale e incisiva, che tocca le corde dell’anima.

crig****@hotmail.com

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La storia ambientata nella Louisiana del 1943 scandisce le ultime ore in carcere di un ragazzo di colore accusato di aver violentato una ragazza e condannato a morte – una morte atroce sulla sedia elettrica.

La Winthrop, con un mirabile intreccio di personaggi inquieti, alcuni strazianti altri annebbiati dalla rabbia e dai dilemmi, dà vita ad un racconto di grande intensità, commovente e delicato, in cui affiorano i temi di sempre, la convivenza, i pregiudizi, le discriminazioni e le ingiustizie sociali.

mari****@virgilio.it

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’’L’ ultima notte di Willie Jones’’, un romanzo su quanto possa essere incivile la pena di morte. Nei capitoli si avvicendano le storie dei personaggi che solo alla fine forse, si riescono ad incontrare, a capirsi e ad alleviarsi a vicenda il proprio dolore. Ambientato nel periodo più buio della segregazione razziale, nell’ America del profondo sud, dove i neri contano meno di un cane, l’unico a non dolersene è proprio Willie. Consapevole di andare verso la sedia elettrica, (ma sapendo di essere innocente), suo malgrado se ne fa una ragione. Una colpa da espiare per la società dominante? Toccanti le ultime pagine del romanzo dove la ’’morte ’’ comunque chiede il conto, ma non alla parte che tutti ci aspettavamo. (La lapide per Willie l’avrei usata per il figlio di Ora e Dale).

Chiuso il libro rimane l’amaro in bocca, sapendo che in molti paesi democratici vige ancora la pena di morte e che tanti additano a difensori di libertà e civiltà. voto 7 1/2.

edibr*****@gmail.com

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Libro scritto molto bene, trama interessante che fa immergere completamente dentro quelli che sono i sentimenti e gli egoismi presenti da sempre nell’animo umano. Tratta principalmente dell’odio, quello razziale. La frustrazione dei protagonisti per la loro vita squallida e insoddisfacente viene sfogata nei confronti di un capro espiatorio, un ragazzo nero accusato di stupro nei confronti di una ragazza bianca che si è successivamente tolta la vita. Viene condannato a morte, in un paese quasi interamente contento di vederlo morire. I cittadini vengono, infine, privati dello spettacolo tanto agognato, beffati dalla sorte di un’esecuzione non riuscita.

sara_z******@hotmail.it

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Louisiana 1943. Un ragazzo sta per essere giustiziato dopo mesi passati in galera,

per uno stupro che forse non ha commesso di una ragazza bianca, l’amore della sua vita, si chiama Willie Jones ed è un nero.

In un caleidoscopio Altmaniano* i personaggi del romanzo tratteggiati mirabilmente da Elizabeth H. Winthorp, dal piccolo Gabe e i suoi genitori a Padre Hannigan, Ora e Dale per passare a Frank e a Lane, ai vari bravi padri famiglia aderenti al Ku Ku Klan e soprattutto alla Feroce Gertie, la sedia elettrica su cui è destinato a morire Willie Jones si interrogano e agiscono su temi quali la Giustizia il Razzismo, il modo di convivere in pace con l’altro diverso da sé.

Un libro da leggere e Rileggere.

* Robert Altman regista

tullio.*******@gmail.com

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Questo libro mi è molto piaciuto sia dal punto di vista della struttura del romanzo che per la storia che racconta. Ho molto apprezzato il metodo di narrazione che non divide il testo in capitoli ma attraverso i vari punti di vista dei protagonisti sulla storia che evolve.

Il tema del razzismo è trattato in maniera molto sottile ma è sempre presente nella narrazione senza renderla pesante. Un libro facile da leggere basato su un tema molto importate sul quale è importante riflettere; per questo è un libro che consiglierei ai ragazzi per introdurli al tema del razzismo.

attil*****@yahoo.it

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Narrazione: in "L’ultima notte di Willie Jones" la cadenza narrativa è poco scorrevole e i fotogrammi descrittivi dei personaggi sono dispersi in sequenze discontinue, costringendo il lettore ad un continuo andirivieni nell’attraversamento del racconto.

Scrittura: in "L’ultima notte di Willie Jones" la struttura paratattica fa mancare alla narrazione la fluidità necessaria.

Contesto: in "L’ultima notte di Willie Jones" emerge in maniera netta e forte la denuncia del razzismo e della caccia violenta ai negri.

Il romanzo, costrutto su fatti veri, alla fine cattura il lettore in eventi di forte impatto emotivo.

agam****@tin.it

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Il libro è indubbiamente forte, arriva come un pugno allo stomaco del lettore. Attraverso una scrittura asciutta e capitoli brevi, l’autrice ci immerge nella vicenda del giovane Willie Jones, condannato a morte per un crimine per il quale è in realtà innocente. Il modo in cui la vicenda è narrata, affidando ogni capitolo a un personaggio diverso, rende la vicenda più “rotonda”, immergendo il lettore nello spirito e nella mentalità di un paesino del Sud degli Stati Uniti negli anni ’40, quando il razzismo era ancora palese e in cui chi era “amico dei negri” andava inevitabilmente punito. Il tutto è raccontato quasi con freddezza ma in un modo che non può che calare il lettore in una società così lontana ma anche così vicina al mondo dei nostri anni. È un libro crudo e forte, indubbiamente non per tutti ma che rimane dentro al lettore come un macigno. Una lettura necessaria per lettori senza pregiudizi.

sarahma*******@icloud.com

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Bella prosa asciutta, perfetta, a mio avviso, per descrivere degli eventi umani drammatici, senza compiacimento. Temi etici (la pena di morte, l’interpretazione soggettiva di un episodio violento che il protagonista descrive come un atto d’amore mentre altri lo definiscono stupro, il razzismo) attuali che vengono associati ai sentimenti dei protagonisti, sentimenti vari dall’amore genitoriale alla paura pura e semplice. Una tensione crescente e corale, descritta in modo essenziale. Triste ma realistica la figura del magistrato, ricattato nei propri affetti, al quale però viene fortuitamente offerta una possibilità di riscatto morale finale. Bellissima la figura del prete, dubbioso circa la propria fede, che però persevera nel proprio ruolo, evidentemente mosso proprio da quella fede che pensa di non avere. Willie è pacatamente rassegnato, senza rabbia né odio per chi lo vuole morto, anzi convinto di meritare la morte. Solo impaurito.

Nonostante gli eventi drammatici e la tensione, un finale che lascia un barlume di speranza per i protagonisti “buoni”, senza ritorsioni per i violenti razzisti.

A tratti fastidiosa la suddivisione in brevi capitoli incentrati sui diversi protagonisti, perché costringe a ritrovare nella memoria i diversi personaggi e a ri-collocarli nella narrazione.

santina*******@unipa.it

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Il romanzo, ambientato nel cuore della Louisiana segregazionista del 1943, racconta nello spazio di un pomeriggio e di una sera l’attesa di una esecuzione capitale con la sedia elettrica di un giovane afroamericano accusato dello stupro di una ragazza bianca che si è poi tolta la vita. La narrazione è suddivisa in brevi capitoli, ciascuno dedicato a un personaggio, collegato all’esecuzione anche in maniera molto casuale. Ognuno custodisce un proprio dolore, una speranza, ma anche un pensiero sull’esecuzione imminente e intreccia la propria vita con quella degli altri. Attraverso piccoli gesti, spesso commoventi, emerge la potenza dei sentimenti, dell’umanità, la richiesta di uguaglianza, il coraggio di dire di no alla segregazione, anche a rischio della propria vita e la forza incredibile di un gesto di umanità, per quanto infinitesimale.

elen****@gmail.com

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Una lettura non per tutti i palati. Innanzitutto per i temi che affronta, non leggerissimi, la pena di morte e la segregazione razziale in primis. Ma anche per il ritmo, che scorre lento, lentissimo: una singola giornata si spalma su 300 pagine, come in slow motion. Lento, però, non è sinonimo di noioso. Lo sguardo del narratore si prende tutto il tempo di indugiare su ciascuno degli attori coinvolti, mostrando i molteplici effetti che la condanna di Willie Jones, fulcro della storia, ha su di essi. Una scelta stilistica coraggiosa e niente affatto scontata. Per questo, dicevo, non piacerà a tutti.

technof*******@yahoo.it

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Preferisco le storie dove i particolari riguardano i sentimenti, gli stati d’animo e le atmosfere e che rendono partecipe il lettore della vita di un uomo o di una donna facendole un po’ sue. Dove, ad un certo punto, ti fermi per tornare indietro per capire meglio quello ha detto o fatto e come l’ha fatto quel determinato personaggio. Un racconto di momenti, di tanti momenti di umanità dove i sudori ti si appiccicano addosso , i rumori ti riempiono i timpani e gli odori entrano nel naso come se fossi lì non come in un film ,ma come nella vita reale .che per un pezzetto di queste realtà ciascuno di noi si sente partecipe, portandoci una volta nelle pianure calde di uno stato del sud , altre nella stanza vuota di un figlio che non tornerà, altre ancora nel gesto coraggioso e un po’ folle di un carcerato che cerca di salvare la vita di un ragazzo, come se in quel gesto si celasse il tentativo di salvare se stesso dal male e anche l’intera umanità.

Mi piacciano i libri, che una volta finiti, hai bisogno di rifletterci su, hai bisogno di masticarli mentre li leggi e di digerirli dopo e che ti rimangono dentro arricchendoti.

paola.g*******@gmail.com

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L’intreccio è costruito attraverso la narrazione in terza persona che adotta i punti di vista dei personaggi del romanzo. I fatti, le persone, le cose, i paesaggi sono descritti a partire da sentimenti e vissuti diversi che, però, hanno una cosa in comune: la percezione dell’assurdità della morte di Stato di un ragazzo nero, nella Louisiana del 1943. Quelli che non hanno questa percezione sono personaggi da sfondo, necessari al racconto, ma che non si evolvono, rimanendo sagome statiche della folla arrabbiata. Romanzo corale, quindi, che propone un tema, quello dell’odio razziale nell’America del suprematismo bianco. Buono il ritmo narrativo; la sintassi è coerente con il fluire dei sentimenti delle voci narranti, quindi lontana da una complessità di tipo ragionativo.

fra17*****@gmail.com

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“L’ultima notte di Willie Jones” racconta di Willie, un giovane afroamericano condannato alla sedia elettrica per un crimine che non ha commesso. Siamo nel Sud degli Stati Uniti, negli anni 40, dove segregazione razziale e supremazia bianca scandiscono la vita. La vicenda è raccontata tramite diversi punti di vista che uniscono le esperienze di ogni personaggio all’imminente morte di Willie. Un gioco d’intrecci coinvolge il lettore da subito e crea sfumature che non sarebbero possibili se ci fosse un unico protagonista. La storia di Willie diventa la tragedia umana di ogni personaggio, che si trova a vivere il suo stesso dolore e quello della sua famiglia: è una storia universale che coinvolge tutti. Un libro meraviglioso, una narrazione incalzante che non annoia mai, un tempo che si allunga, ma sembra fermarsi ad ogni istante.

anna.*****@gmail.com

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I personaggi de L’Ultima notte di Willie Jones sono anime che vivono in un purgatorio. Un purgatorio di cotone, come dice Frank il padre di Willie. Un purgatorio di sentimenti attutiti, come dal cotone appunto. Nessuna anima è esente dall’attesa. L’attesa di una morte, anche quando questa non lo riguarda direttamente. Perché la morte non è solo fisica, ma soprattutto morte di desideri, di speranze, di un passato che si avverte ancora vivido ma è ormai finito. I capitoli, brevi, che si susseguono veloci hanno un effetto domino nelle coscienze che si risvegliano a poco a poco. Nel libro le parole sono precise, hanno odori, suoni, sono carne e sangue. L’errore di Lane ha la forma di zuppa fredda sui fornelli, piatti sporchi nel lavello, stivali infangati accanto alla porta, l’amore di Willie per Grace è un cucchiaio di legno che mescola zucchero, burro e noci in un impasto unico. Il romanzo della Winthrop è un romanzo sulla potenza della vita, hinc et nunc, la vita che si risveglia quando riconosciamo i veri noi stessi, quando rinasciamo dalle nostre paure più buie.

laura.c*******@gmail.com

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Con una scrittura essenziale, senza orpelli e concessioni ad aggettivi e descrizioni, riesce a trasmettere il senso drammatico della vicenda, lasciando un’amara impressione di mancata giustizia. I personaggi sono tratteggiati con tocchi leggeri, eppure si stagliano immediatamente all’attenzione di chi legge. C’è l’amore e il sacrificio di un padre, la difficoltà di elaborazione di un lutto che sfocia nella generosità e l’impotenza verso un destino ineluttabile. Molto americano come ambientazione, si percepisce nettamente il potere e la gratuita sopraffazione che si accompagna al razzismo, nella sua forma più devastante. Un romanzo che non si scorda facilmente e fa riflettere sui piccoli gesti che possono regalare una qualche serenità nei momenti peggiori.

bb.la*****@gmail.com

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Elizabeth H. Winthrop mi ha letteralmente presa per mano e fatta entrare nella vita di ogni personaggio di questa terribile storia. È un libro che suscita le emozioni che temiamo di più: commozione, paura, amore e ci porta a riflettere su quanto un pregiudizio possa distruggere la vita di chi ne è vittima ma anche quella di chi lo manifesta.

frog****@libero.it

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