< L’uomo del Viceré di  Silvana La Spina (NeriPozza)

Qui di seguito le recensioni di LUomoDelVicere raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Nel leggere questo romanzo con sfondo storico mi sono ritrovata immersa nella storia dei personaggi, cercando di arrivare alla fine nel più breve tempo possibile, per poter soddisfare la curiosità suscitata capitolo dopo capitolo.

Barbara Soloperto

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"L’Uomo del Vicerè" è una storia appassionante, che regala un inaspettato ritratto di Palermo, oscura e piena di mistero, in una veste gotica che ricorda più la Londra d’altri tempi che il capoluogo siculo. Un giallo che, senza paura, già dalle prime parole ti conduce in atmosfere dense, crude e angoscianti, e ti porta al cospetto di un fitto gruppo di personaggi tormentati e dannati. L’ambientazione del romanzo è efficacissima e conquista subito, Palermo è città storica e dell’incubo allo stesso tempo. Il protagonista e i personaggi comprimari sono talvolta appena accennati, ma i loro tratti principali sono ben definiti e funzionano, sono credibili. "L’Uomo del Vicerè" è un libro che non conoscevo e ho incontrato per caso, ma che mi rimarrà impresso a lungo.

Nicolò Montanari

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Inizialmente sembrerà un romanzo rosa, poi un thriller ambientato in un’epoca remota, sicuramente i dialoghi lasciano a desiderare, ma la trama incalza e viene voglia di proseguire fino alla fine

Veronica L’Erario

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Libro scorrevole, coinvolgente ed intrigante. L’ho trovato molto interessante. Le descrizioni sono ridotte al minimo, i dialoghi rapidi, i personaggi ben delineati. Peccato solo per la parte finale: sembra quasi che l’autore abbia avuto fretta di concluderlo.

Anna Perissinotto

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Lanciano“Ex Libris”
 coordinato da Maria Rosaria La Morgia
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Un thriller storico questo coinvolgente romanzo di S. Spina, che si svolge a Palermo nel 1783, in piena epoca dei lumi. Persona illuminata è il Viceré Domenico Caracciolo, inviso alla nobiltà perché vuole ridurne i privilegi, inviso al clero perché vuole eliminarne credenze secolari, antiche superstizioni. Per questo ha chiuso il Tribunale di Inquisizione. Quando vengono trovati i corpi di tre ragazzine martoriati dalle torture, il Viceré affida l’indagine a Maurizio di Belmonte, giovane nobile palermitano, amante di Voltaire e Pascal, conosciuto a Londra e divenuto suo uomo di fiducia. Intorno a lui e al suo piccolo gruppo di collaboratori, un avvocato, un brigadiere, una “pittora dei morti” e uno scugnizzo, si dipana una storia di orrore e follia che ha le sue profonde radici nel tessuto sociale e culturale della città. Perché Palermo è ben lontana da ogni idea illuministica, è una magnifica matrona ricca di storia e di splendore, ma piena anche di miseria, marciume e fetore. A farne le spese la povera gente, vilipesa, sfruttata, violentata da chi il potere lo gestisce. La scrittrice ci immerge nell’atmosfera del tempo attraverso le situazioni e i luoghi descritti, le usanze e i costumi, i numerosissimi termini e le battute espresse dai personaggi in siciliano stretto che ben contribuiscono a creare il cosiddetto “colorito storico”.
            

                                    

Rita Foresi

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Parma “Voglia di leggere Ines Martorano”
coordinato da Pietro Curzio
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Nel 1783 l’illuminista Domenico Caracciolo è il viceré di Palermo. La sua azione riformatrice, tuttavia, incontra lo sfavore della nobiltà ancorata all’antico in tutto e per tutto. Il motore della storia è la morte di alcune bambine del popolo, vittime innocenti della follia e della superstizione religiosa: i loro cadaveri, infatti, portano i segni delle torture tipiche del Tribunale dell’Inquisizione. L’istituzione, recentemente abolita, ha però lasciato nella città (e non solo?) radici inestirpabili. A indagare sui fatti, per conto del viceré, sarà Maurizio di Belmonte. Il romanzo, che talvolta vira nel sentimentale, mostra un impianto narrativo non sempre convincente: snodi della vicenda e situazioni risolutive vengono proposti in modo troppo sbrigativo. Lo stesso può dirsi del personaggio principale, piuttosto insipido. Migliore è la rappresentazione dell’ambiente sociale della città, nel quale emergono alcuni personaggi ben ideati

Francesca Dalla Turca

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Ambientato nella Palermo del 1783, al tempo dei Borbone di Napoli, il romanzo si può definire un thriller storico: una ambientazione accurata che ci riporta ai tempi della Santa Inquisizione. Sullo sfondo  il conflitto tra la nobiltà palermitana bigotta, chiusa e ostile ai cambiamenti  e  il nuovo Vicerè di Palermo -il marchese, illuminista convinto - e il barone Maurizio Belmonte  da questi incaricato delle indagini per scoprire i responsabili degli omicidi di bambine torturate ed uccise. Ci sono poi gli ingredienti di un giallo che appassiona: l’umanità e l’onestà intellettuale del protagonista principale, un amore non corrisposto che riappare, un amore in divenire, una storia famigliare con dei segreti e delle colpe da espiare. ..

Elisabetta Mora

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Secondo me un romanzo storico. Ambientato nella Palermo del 1783, parte dal rinvenimento dei cadaveri di tre bambine popolane, prima torturate poi uccise per le cui indagini viene chiamato da Parigi Maurizio di Belmonte grande amico del viceré Domenico Caracciolo.
Le indagini sono un pretesto per descrivere una società di mobili pigra e decadente, una chiesa compiacente con i potenti, una Inquisizione che, nonostante la sua soppressione, continua ad operare. Questa società si scontra con le idee illuministe del viceré e dello stesso Maurizio che trova forti ostacoli nelle sue indagini. Fino a che questi risolve il caso grazie all’aiuto di Sofia, donna di grande modernità, e di un amico avvocato anch’esso illuminista.
Interessante l’ambientazione e la parte storica, un po’ sottotono la figura del protagonista Maurizio ed affrettato il finale.

Rita Merusi

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L’aspetto più interessante di questo romanzo è l’ambientazione storica: la scrittrice sceglie il periodo illuminista e precisamente il 1783. La vicenda si svolge a Palermo durante la reggenza del viceré Caracciolo che lotta contro l’opposizione della nobiltà chiusa nell’orgoglio di casta e contraria a qualsiasi innovazione.  Alla puntuale descrizione della società palermitana nelle sue articolazioni si innesta una serie di omicidi assai inquietanti. La trama gialla però non è all’altezza della ricostruzione storica e dello stile ricco senza sbavature.

Carla Guastalla

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Palermo 1783 - Il Vicerè Domenico Caracciolo, illuminista ed intellettuale, incarica Maurizio di Belmonte ad indagare sulla scomparsa prima, e sulla morte poi, di alcune giovani dopo aver subito torture che ricordano quelle eseguite da Tribunale dell’Inquisizione.
Con l’aiuto del brigadiere Pazienza, della “pittora dei morti” Sofia, dell’avvocato Di Blasi e di Genco, capo di un gruppo di giovani costretti ad elemosinare e a rubare per mangiare, Maurizio inizia ad indagare fra la nobiltà, fra  gli alti esponenti della chiesa e la società palermitana.
Nel corso dell’indagine tornano a galla i suoi vecchi amori per Viola, lo scandalo familiare che lo ha fatto fuggire da Palermo.  Lo scontro con la nobiltà  ostacola in ogni modo le indagini anche in odio al Vicerè.
Un bel giallo direi, nel quale la storia ultraconservatrice della nobiltà dell’isola, si scontra con l’illuminismo e i suoi ideali che il Vicerè e  Maurizio  volevano portare nella costruenda società siciliana.

Alberto Mutti

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Un romanzo giallo-storico che descrive la Palermo di fine 700 in modo coinvolgente, si hanno notizie molto interessanti sul ruolo dei viceré, della nobiltà palermitana ricca di debiti, ma che mantiene il comportamento della ricchezza pidocchio. Un romanzo che scorre piacevolmente, con un finale rosa a sorpresa.

Donata Donati

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Una folla di personaggi appartenenti a tutte le classi sociali dalla alta nobiltà al proletariato più misero si scontrano nella
Palermo del 1700 quando arrivano le prime ventate dell‘Illuminismo
Il testo risulta complesso e è non sempre accattivante

Lucilla del Poggetto

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Un “noir” storico, avvincente e scenografico in una Palermo non pervasa dalle idee illuministe del periodo. Uomini illuminati agiscono  comunque nella società per avviare riforme di giustizia ed equità e per smascherare il male che si nasconde in uomini rispettabili ed insospettabili. Il racconto” del l’orrore delle torture”  che interrompe lo scorrere della storia fa rabbrividire. Sembra il solito discorso che si ripete da secoli ed in effetti lo è  ma in questo caso  si approfondisce una parte storica e sociale della Sicilia introducendo riflessioni filosofiche (Pascal e Leibnitz)  molto stimolanti. La scrittura è molto scorrevole e coinvolgente  come pure la delicata introduzione del  coinvolgimento sentimentale dei due protagonisti principali : l’investigatore del Vicerè e la pittrice dei morti.

Fabrizia Paini

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Silvana La Spina  nel 2021 dopo 20 anni ritorna a scrivere di una Sicilia del 700 nell’UOMO DEL VICERE ambientato nel 1783: per pochi l’illuminismo era già una realtà, ma non per i più.     IL VICERE’, DOMENICO CARACCIOLO, era poco amato, da una nobiltà SCHIFUSA, GUASTA , chiusa nei suoi privilegi: è ancora tempo di carrozze, tricorni, giamberghe, nei e cicisbei. Caracciolo, già ambasciatore a Parigi e a Londra, ama Voltaire, vorrebbe istituire il catasto e ha già abolito il TRIBUNALE DELL’INQUISIZIONE, quell’istituzione che “salvava”. gli uomini dall’eresia.  PALERMO non è mai descritta, ma balza viva dai fatti e dalle azioni dei personaggi " città feroce" tra Oriente e occidente, dove spariscono bambine, poi ritrovate seviziate, “forse scannate” con i segni di torture simili a quelle praticate dall’Inquisizione.  Qualcuno, fanatico con mente perversa e lucida, tortura e uccide. IL romanzo è un thriller storico, in cui l’indagine raziocinante si scontra con la più tetra irrazionalità, dove non manca il mistero.   L’UOMO DELVICERE’ è il barone MAURIZIO DEL MONTE, un aristocratico, che lontano dalla Sicilia ha fatto proprie le nuove idee dell’illuminismo.  E’ richiamato in Sicilia dal Viceré, per indagare su quello che sta accadendo e si fa detective, aiutato dall’avvocato giurista DE BIASI, anche lui illuminato. Le indagini sono complesse, imprevedibile il finale, che forse poteva essere approfondito.  
Nel romanzo, su uno sfondo storico ben documentato, c’è posto per personaggi della storia e per l’invenzione. Per esempio più volte compare, nei banchetti in cui si fa anche poesia e si leggono sonetti, GIOVANNI MELI, importante poeta in lingua siciliana.  Qualche riferimento si fa a CAGLIOSTRO, l’avventuriero, truffatore, alchimista, esoterista, in un romanzo in cui si pratica lo spiritismo e si usano bambine che sappiano leggere e scrivere, perché leggano la carta degli spiriti, per evocare i morti e parlare con loro,come mezzo per conseguire l’eterna immortalità. La lingua, utilizzata da Silvana LA SPINA è corposa, colorita, proprio perché numerosi sono vocaboli e frasi in dialetto siciliano, che è una vera lingua. Non mancano le figure femminili nobili e non, libere o chiuse in convento e bellissime come VIOLA ,antico e controverso amore  del barone Maurizio, o SOFIA la” PITTORA DEI MORTI, potenziale nuovo amore.                                                                                                                            
La nobiltà è in primo piano, ma è presente anche il popolo nella sua stratificazione, fino a una banda di picciotti, che delinque, ruba per sopravvivere, tra di loro malacarne GEo dello sbirro e, a suo modo,aiuta nell’investigazione. Interessante questa Sicilia del 700, che ha stimolato la voglia di leggere il precedente romanzo di La Spina, LA CREATA ANTONIA, ambientato nella stessa Sicilia, ma nel 1794 dopo la Rivoluzione francese. Non meno stimolante la volontà di approfondire la conoscenza di DOMENICO CARACCIOLO, mecenate, intellettuale con strettissimi legami con i più celebri illuministi francesi e britannici.

Caterina Fiore

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In una Sicilia oppressa da profonde differenze sociali (siamo nel 1700) e sorda alle sollecitazioni del pensiero illuminista, si consumano delitti atroci di poverissime giovinette, torturate ed uccise, secondo le antiche pratiche del Tribunale dell’Inquisizione. Maurizio di Belmonte, nobile siciliano, venuto a contatto con il pensiero moderno europeo, chiamato dal Vicerè, rientra nella sua terra per trovare i responsabili delle atrocità. Le preoccupazioni della scrittrice, che cerca i dettagli dell’ambientazione e della contestualizzazione storica, appannano un po’ l’andamento e la suspence della narrazione.                                                                                                                                                                                                           

Margherita Tricarico

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È una Palermo della fine del 1700 quella in cui la scrittrice fa muovere i suoi personaggi. Il barone di Belmonte, giovane aristocratico vissuto in Inghilterra e a Napoli, per sfuggire ai peccati del padre, è incaricato da un Vicere progressista (è il tempo dei Lumi) di indagare su atroci delitti che portano il marchio dell’Inquisizione appena sciolta
Girando per le strade di una Palermo antica, ma riconoscibile, il protagonista incontra la malia della sua antica fiamma, ormai mal maritata e la forza serena di una fanciulla che per vivere ritrae i morti. La sua indecisione tra l’antico amore e il nuovo fa da contrappunto al procedere per errori e tentativi nelle indagini a cui l’alta società, a cui appartiene, si oppone. Compaiono altri personaggi, l’avvocato illuminista ed il ragazzo di strada temerario ed a suo modo leale. Fino a quando si giunge, per gradi, all’epilogo. L’assassino insospettabile, ma a cui gli indizi a poco a poco portano, viene assicurato alla giustizia ed anche per il nostro eroe ci sarà un dolce epilogo, non svolto ma lasciato alla nostra soddisfatta fantasia.

Donatella D’Agostino

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Giallo ambientato nella Palermo del 1700 ben descritta. Il lettore entra e si sente preso dalla storia e dalla bella trama e sempre più incalzante. Anche attraverso l’uso di nomi di oggetti ormai desueti e termini e conversazioni in siciliano, si viene catapultati  nei luoghi e nell’epoca, fino a sentirsene quasi parte.
Uno scandalo familiare, un amore grandissimo e sfortunato, il legame così forte col Viceré che desta sospetti nella nobiltà. E naturalmente il fermento dell’epoca sono ingredienti sapientemente mescolati dall’autrice in un thriller storico ad alta tensione.

Massimo Parmigiani

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Ancora un romanzo di maniera, anzi doppio manierismo: poliziesco in ambito storico. Di storico ci sono solo i costumi e il nome di qualche personaggio. La cultura, le problematiche, le modalità relazionali, sono quelli di oggi. I personaggi sono degli stereotipi, come nel teatro dei pupi, ma c’è una gradevole varietà. Capitolo brevi: tante piccole scenette abbastanza incisive, stile narrativo pregevole. In sostanza un  romanzo che si legge volentieri: appunto un piacevole spettacolo di pupi.

Giuseppe Montagna

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Nella Palermo del 1783 il marchese Domenico Caracciolo, nominato Vicerè del Regno delle Due Sicilie, arriva in città deciso a portare  cambiamenti e a ridimensionare gli enormi privilegi dei ricchi e potenti. Caracciolo è un intellettuale formato alla scuola illuminista parigina, e per questo viene temuto dalla nobiltà siciliana ed anche dal clero.  A seguito di eventi tragici e potenzialmente pericolosi, richiama in città Maurizio di Belmonte, nobile in esilio a seguito di disgrazie familiari, suo fedele seguace. Belmonte dovrà indagare e risolvere il difficile  caso di giovani ragazze che vengono ritrovate senza vita con evidenti segni di tortura.
La città di Palermo del XVIII è la vera protagonista  di questo bel romanzo giallo storico; l’ambientazione è accurata, la descrizione della società dell’epoca lascia chiaramente presagire il suo  futuro “gattopardesco”,  la narrazione scorrevole, la lettura piacevole ed interessante.

Liliana Superchi

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Leggere è un atto che non è mai indolore.
Fatta questa premessa, la mia recensione negativa al libro di Silvana La Spina, che narra vicende storicamente documentabili, con accuratezza e stile scorrevole, ambientate in una Palermo che sta scavallando tra ’700 e ’800, utilizza un dispositivo del dolore che non riesco a considerare accettabile.
Ricordo con fatica alcune pagine dei "Racconti di Kolyma" di Salamov e innumerevoli altre pagine faticose da affrontare. Basta così. Sono sconvolta dal pensiero del dolore dei piccoli, non riesco ad accettarlo se utilizzato in un testo a chiave.

Daniela Randi