< La chimera di  Sebastiano Vassalli (Bur)

 

Attraverso una puntuale ricostruzione storica e una descrizione precisa e molto approfondita, ci viene rappresentato il dramma di un’innocente. Lo stile è asciutto, ma non tralascia alcun particolare e ci guida abilmente nei meandri delle tenebre di un periodo buio. Nel raccontare minuziosamente la storia della bella e giovane Antonia, accusata ingiustamente di essere una strega, l’autore riesce a farci immergere completamente nel clima del Seicento, facendoci rivivere gli aspetti salienti dell’Inquisizione. Il sacrificio della protagonista deriva da un intreccio di maldicenze di paese, che si intersecano abilmente con gli interessi personali, politici del tempo. Interessante e aperto a diverse interpretazioni anche il titolo del romanzo. Se da un lato Antonia è l’animale mitologico e la vittima sacrificale, capro espiatorio di una società problematica e crudele, dall’altro la chimera è anche l’utopia di ogni personaggio, anch’esso vittima o carnefice del medesimo ingranaggio malato.

* * *

 

Una storia antica ma che potrebbe essere accostata ai giorni nostri dove spesso ignoranza e voci fasulle distorcono totalmente fatti e notizie. Antonia è vittima proprio di queste dicerie e finisce sul rogo a causa di superstizioni e maldicenze del tutto infondate. A livello di ambientazione e personaggi, il parallelo con il Manzoni è quasi immediato ma con un finale del tutto diverso.  Il racconto è estremamente ricco di dettagli e rimandi storici tanto da essermi parso più un saggio storico che un romanzo vero e proprio, con una dovizia di descrizioni e particolari talvolta troppo minuziosi che tendono ad appesantire e affaticare il ritmo della lettura.

jain****@yahoo.it

* * *

 

Un libro bellissimo ma a volte troppo lezioso e quindi privo di mordente

martae******@gmail.com

* * *

 

L’andamento tipico dell’oralità accompagna la piccola Antonia dalla Pia Casa sino al patibolo, narrandone, con coloriti dettagli, le vicissitudini e descrivendo i villaggi e le persone che ella incontra, viva testimonianza dei tempi (tra cui, don Michele e Bascapé). Se l’espediente narrativo riecheggia il romanzo storico di manzoniana memoria, proprio l’oralità simulata mostra una peculiare potenza patetica nei momenti più drammatici della storia della ragazza, quali la narrazione dello stupro, l’esecuzione e la prigionia, in cui il sonno è l’unico lenitivo del dolore della “strega”.

baldacci.*********@gmail.com

* * *

 

La Chimera è un interessante spaccato della vita nella campagna novarese del 1600: da una storia come molte ce ne furono, quella di un’esposta processata e condannata a morte come strega, Vassalli fornisce una visione più ampia delle ipocrisie e delle superstizioni dell’epoca. Il tono dell’autore è piuttosto distaccato: le lunghe descrizioni e digressioni contribuiscono a rendere il quadro storico accurato, ma distanziano i lettori dalla storia e dai personaggi. Il confronto con il capolavoro del Manzoni sorge spontaneo, ma anche se ambientati nella stessa epoca i due romanzi contrastano per tono. Ne La Chimera non esiste divina provvidenza: Vassalli si attiene ai fatti, lasciando trapelare il suo ateismo nel finale. Siamo fatti di nulla e al nulla torniamo, nonostante cerchiamo di superare la paura del buio cercando un Dio che non esiste.

sar.ci******@icloud.com

* * *

 

La chimera è un romanzo – storico, quindi di un genere ben specifico, molto realistico, crudo, quasi disperato. Una ricostruzione storica, frutto di un accurato lavoro di ricerca, che entra perfettamente nel clima dell’epoca (nelle tradizioni, negli eventi, nei pregiudizi del tempo e nelle mostruosità dell’Inquisizione), riuscendo a trattare una materia così ostica, aspra e scabrosa in modo mai annoiante, senza mai andare a scapito della scorrevolezza e della piacevolezza della lettura, anzi così coinvolgente da conquistare l’attenzione e l’apprezzamento del lettore. Un’opera di vera letteratura.

vitto*****@gmail.com

* * *

 

Il romanzo che ha lanciato Vassalli nell’Olimpo dei grandi scrittori contemporanei, Premio Strega 1990, racconta la realtà delle campagne della bassa piemontese tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, una realtà molto difficile e lontana da quella delle grandi città vicine come Milano, dove la povera orfanella Antonia si ritrova costretta a vivere presso le suore di San Michele di Novara, ove la disciplina è estremamente rigida e dove si inizia a capire quanto la vita nelle campagne sia estremamente complessa, anche e soprattutto a causa dell’aleggiare sulla vita degli abitanti delle campagne come Antonia del demone del peccato, sapientemente controllato dalle mani perfidamente incisive della Chiesa sulla testa della gente della zona. Un romanzo in cui Vassalli mescola saggiamente la critica al mondo religioso con l’elogio per il suo luogo natio, attraverso La Chimera del titolo, che altro non è che il Monte Rosa, che aleggia prepotentemente sulla pianura sottostante, con un rimando all’omonima poesia di Dino Campana, con descrizioni estremamente dettagliate e talvolta un po’ troppo pedanti, tanto da far perdere non raramente il flusso naturale della vicenda, capace comunque di entrare con vigore nel cuore del lettore.

supe****@libero.it

* * *

 

È un pretesto la "storia" storica quello di Vassalli: lui in verità ci vuole parlare del potere e delle relazioni umane.

Il potere è quello politico, quello delle grida che nessuno osserva e che non ci si aspetta alcuno le rispetti; è quello religioso, non del sentimento religioso, ma quello del clero moralmente immiserito che punta solo al bene (!) della Chiesa e non a quello delle anime. Vassalli non ama i Bascapè, sia pure sventurati, né i Cavagna degni di essere immortalati da un disegno di Grosz: oserei direi che si intuisce un certo disprezzo per queste due figure.

Delle relazioni ci parla la vita di Antonia, che da esposta diventa quasi una figlia dei Nidasio, e ci parla pure tutta la gente di Zardino. E, a proposito di Zardino, il paese potrebbe anche non essere esistito, e così Antonia con la sua tragedia: ai luoghi ed alle persone del 1600 sostituite quelli di oggi e non avrete più un romanzo, ma attualità.

silvano*******@alice.it

* * *

 

Vassalli, con il romanzo di Antonia, riesce a fare un affascinante affresco della bassa del Novarese, con tutta la sua fauna e flora, devastate sia dai tempi moderni che contemporanei, questi ultimi che trovano la summa nell’abbattimento del grande albero secolare per costruire la pira su cui brucerà la "strega". Con un grande ed evidente lavoro di documentazione l’autore ci porta in mezzo a tutti questi personaggi e per ognuno di loro ci restituisce ritratti vividissimi, come quelli del Vescovo Bascapè, cadavere che cammina. E sfila davanti a chi legge tutti i nessi causa-effetto che porteranno Antonia alla sua tragica fine, facendoci comprendere passo per passo come sarebbe stata inevitabile, nello spirito del (mal) tempo. Tutto ciò lo scrive compenetrandolo con una lieve ironia che non si spoglia mai di un senso di umana pietà, che arriva intero al lettore.

matteo******@gmail.com

* * *

 

Inaspettatamente mi ha conquistata con la scrittura precisa e dettagliata, con uno stile ironico e un modo di raccontare senza pause, per descrivere in modo magistrale il continuo mescolarsi tra la realtà storica e le credenze del tempo, tra la Chiesa di Dio e quella degli uomini, tra falsi miti vestiti di religione e di paura.

La storia di Antonia, la strega di Zardino, può tranquillamente essere trasportata ai nostri giorni, dove il bisogno di sentirsi normali e uniformati a quanto previsto dal mondo delle immagini e al mondo del ben pensare non lasciano spazio a chi canta fuori dal coro e vive a modo suo.

Ambiguità, falsità e terribili incongruenze nel sentire degli uomini di Chiesa che sentono forte il richiamo del potere sono alla base delle ingiustizie del racconto che Vassalli sa allestire con la dovuta cura e la necessaria abilità.

luciai******@gmail.com

* * *

 

La Chimera è un libro molto ben scritto; l’autore è riuscito a incuriosirmi e a portarmi ad approfondire questioni legate a un’epoca storica, quella dell’Italia degli inizi del 1600, dalla quale non sono mai stata attratta. La storia, seppur con l’incedere tipico di un romanzo storico, per me è stata avvincente e qui sta, secondo me la bravura dell’autore, vista l’ambientazione “lenta” legata al contesto. Si alternano l’intreccio del romanzo con fatti storici del luogo di molti anni addietro e questo rende la vicenda, in alcuni tratti, un po’ fuori da quello che è la tipica struttura di un romanzo. Attualissimo l’argomento: la genesi del pregiudizio. Bellissime e minuziose le descrizioni paesaggistiche, per prima quella della chimera del Monte Rosa. L’ho trovato sintatticamente un po’ articolato per la presenza di frequenti espressioni dialettali sulle quali sono dovuta tornare più volte.

cinzia.*******@yahoo.it

* * *

 

La simmetria mi è sempre piaciuta. E siccome io sono anche curiosa, prima di cominciarlo guardo sempre quanto è lungo un libro, e come si chiama l’ultimo capitolo (è rischioso, lo so). Il fatto che la Premessa e il Congedo (apertura e chiusura del libro) si chiamassero entrambi “Il nulla” è una cosa che mi ha immediatamente rapita. E tale sono rimasta mentre leggevo delle vicende di Antonia. Tuttavia, scrivere una recensione accurata di un libro del genere è molto difficile: si rischia di rivelare ciò che va invece appreso solo con la lettura. Mi limito a dirvi, però, questo: La Chimera non si legge, si divora. E quando arrivate alla fine, forse, penserete anche voi quello che ho pensato io, che il Premio Strega questo libro se lo è meritato, certo: ma è piuttosto ironico.

giuli*****@gmail.com

* * *

 

Ecco, La chimera rappresenta un romanzo storico multiforme e misterioso come l’animale che ne ispira il titolo, potente, evocativo e struggente come solo le antiche tradizioni mitiche, trasmesse per via orale sapevano essere: appare come una storia che si potrebbe rievocare in una sera autunnale davanti ad un fuoco acceso, eppure già nel prologo, intitolato “Il nulla” noi cogliamo la complessità del disegno narrativo dell’Autore, la straordinaria capacità di alternare i registri, quello onirico che delinea gli sfondi della vicenda, e viceversa il realismo e la potenza espressiva  dei personaggi, grotteschi o drammatici, che circondano la protagonista e la sua storia, attori e spettatori di un coro che non avrebbe sfigurato sul palcoscenico delle rappresentazioni classiche. A mio parere, uno dei migliori romanzi italiani del Novecento.

stellam*******@tiscali.it

* * *

 

Un romanzo storico in cui la realtà dei fatti narrati si fonde con l’invenzione e dove la storia di una donna, Antonia Spagnolini, passata alle cronache come la strega di Zardino, si fonde con le superstizioni di un secolo terribile, il XVII, in cui qualsiasi accenno di stranezza viene bollato come mera eresia. Il cuore de La Chimera di Sebastiano Vassalli sono le valli della bassa novarese sottoposte non solo al dominio degli Spagnoli ma soprattutto al potere ottuso di una Chiesa che condanna senza possibilità di appello la bellezza di una donna, Antonia, in nome di una stregoneria presunta e ricercata al netto di ogni evidenza. Un capro espiatorio scelto ad hoc per giustificare eventi avversi e presunte maledizioni divine, in cui l’ipocrisia degli esponenti della Chiesa, impegnati in lotte clandestine per prendersi il potere più che badare alla sorte delle anime, traccia un affresco spietato di un’umanità ottusa e folle. Un libro che si divora e che non smette di fare pensare.

Bellezza e ignoranza, storia e denuncia, femminismo e religione: La Chimera di Sebastiano Vassalli è un romanzo che contiene tutto questo e anche di più, e mi ha preso per mano trasportandomi in un universo che sembra sospeso ma nel quale l’eco delle vicende narrate è forte e intenso.

La magia – è proprio il caso di dirlo – del libro è una conquista che si assapora pagina dopo pagina, complice un affresco sociale tratteggiato in maniera realistica e tragica insieme, nel quale protagonista assoluta è un’ottusità irrazionale che genera paura e impone dogmi figli di superstizioni. Terribilmente attuale e reso ancora più accattivante da uno stile frizzante e raffinato che asseconda tutti i punti di vista dei personaggi per lasciare al lettore la libertà di scegliere la propria verità.

beretta*******@gmail.com

* * *

 

Certamente una scoperta. Una scrittura poetica, illuminata e incisiva capace di raccontare  attraverso i chiari scuri, i nodi dell’anima che fu e che è, ovvero, una descrizione dell’umana condizione ( penso agli uomini nelle risaie) sempre attuale anche se il racconto è ambientato nel Piemonte del’600. Descrizioni sempre delicate mai esagerate e esacerbate, una scrittura equilibrata e cucita perfettamente sul personaggio di Antonia. Ma qualcosa non funziona comunque. Questioni di gusto si sa, ma i libri “in costume” mi avviliscono: i temi di una attualità prepotente pretendono di essere slegati da una Storia così storia che lii rende ormai ingialliti, come pasgine di un libro dimenticato. Certe questioni dovrebbero avvicinarsi di più ad un presente immaginario da condividere col lettore.  Un genere, questo, che a mio avviso sacrifica la poesia di cui l’autore è capace e di cui ci ha dato un’anteprima nella Premessa al libro. Solo questa vale la scoperta di Vassalli ma magari di qualcosa a cui ci sentiamo più intimamente “vicini”.

milici******@gmail.com

* * *

 

Che le vicende narrate da Vassalli risuonino forte dell’eco di Manzoni è palpabile a ogni pagina, e se questo non bastasse, l’autore stesso si incarica di farlo presente nelle considerazioni finali del libro. Eppure, la Novara di Antonia e Bascapè è assai diversa dalle geografie manzoniane, e assai più terribile, perché monca “di colui che è l’eco di tutto il nostro vano gridare”. Il “suo” implacabile Seicento, misogino e femminicida, è frutto di una visione tanto partigiana quanto quella delle coeve vicende dei Promessi Sposi, rivedute e filtrate dallo spirito del tempo di Manzoni (come Vassalli stesso si incarica di far presente), ma sgomenta a ogni riga, persino quando le lunghe digressioni rischiano di far smarrire, e racconta di un mondo orrendo, in fondo non tanto diverso da quello di oggi.

gherardo********@gmail.com

* * *

 

I due romanzi che mi avete sottoposto hanno a mio avviso un dato in comune, l’assurda quanto riprovevole costrizione della libertà umana, per Levi l’assurda condizione di estrema sottomissione, come la graduale perdita della dignità, mentre per la giovane accusata di stregoneria, Antonia, protagonista del romanzo di Vassalli, si presenta una modalità altrettanto subdola, capace di tessere una tela dalle maglie sottili tesa a calunniare il prossimo. Il coro dei pettegolezzi unito alle false verità la condurrà verso il tramonto del suo breve cammino sulla Terra; non le sarà data alcuna possibilità capace di dimostrare e confutare la distorta visione che il tribunale dell’Inquisizione ha di sé. Segnata fin dalla nascita da una cattiva stella, avrà la fortuna di sopravvivere a uno stato di infanzia negata senza fermarsi, lottando con tutte le sue forze. L’arrivo della primavera adolescenziale non le risparmierà una breve storia d’amore, che pagherà con la vita. Le fiamme divoreranno il suo corpo  ma la sua anima e il ricordo del suo sacrificio resteranno per sempre nei racconti del popolo.

Vassalli mostra nel suo romanzo una sapiente ricerca storica e l’elaborazione dei personaggi seguendo la costruzione perfettamente aderente al XVII secolo.

La leggenda di Antonia supererà i confini del passo del tempo e la narrazione di Vassalli riuscirà a restituircela in pieno, dal punto di vista emotivo e sentimentale.

Resta il fatto che Levi ha edificato una pietra miliare nel panorama letterario del ’900, informando come nessuno degli orrori praticati dal Nazisti nei campi di concentramento.

A entrambi rivolgo il mio plauso e la commossa consapevolezza di cercare nella mia vita di non essere mai come i carnefici di Antonia. La sua figura mi ha colpito nel profondo e la gaia solitudine con cui percorre i brevi anni della sua vita mi hanno lasciato un’impronta nel cuore.

paolai******@libero.it

* * *

 

L’epilogo della storia narrata in questo libro è già rivelato nelle prime pagine ma la lettura viene garbatamente sostenuta da una tensione narrativa particolare. La Lombardia dell’inizio del XVII secolo, in un angolo della bassa ai piedi delle Alpi, è teatro di Storia documentata, non riscrivibile. L’immedesimazione nelle vicende umane è tale che, contro ogni evidenza storica appunto, altri finali ci sembrano possibili, proprio come quando si ha esperienza di qualcosa direttamente e il libero arbitrio (la chimera…?), pur nelle sue infinite opzioni, ci conduce diritti al nostro destino.

Quando cominciamo a pensare alla storia di un altro sopruso, quella narrata dal Manzoni, risolto però con l’esaltazione della Provvidenza, ancora non sappiamo quanto questa riflessione è segno di un’altra connessione creata con noi dall’Autore, una connessione critica. Egli infatti, nelle considerazioni finali rivelerà che l’accostamento è proprio la ragione d’essere del libro per una rilettura della Storia e delle storie.

tiziana*******@gmail.com

* * *

 

Perde Vassalli anche se Antonia mi ha preso e tenuto per mano in tutte le sue pagine. Ero con lei nel convento degli esposti, nelle risaie, ma anche in carcere, mentre la stupravano, nel patibolo… Ero sempre al suo fianco.

Vassalli ha disegnato un’Italia e un’italietta di ieri come di fatto lo è oggi: con i poteri forti, i quistoni, le discriminazioni e il maschilismo.

Se fosse vissuta oggi, Antonia sarebbe in ogni caso salita alla gogna: avrebbe dovuto cancellare i suoi profili social e sicuramente costretta a trasferirsi in altri paesi, regioni e forse nazioni.

I Promessi Sposi e la Strega e il Capitano, ambientati nello stesso periodo, sono sicuramente lassù, ma La Chimera, oltre al romanzo, è una scenografia che si anima pagina dopo pagina, in un esercizio di scrittura e ricerca raro e coinvolgente.

Alla fine Levi batte Vassalli, perché in un contesto di morte e disperazione regala speranza e insegnamento, utili più che mai nel contesto storico in cui viviamo.

depol*****@yahoo.it

* * *

 

L’autore prende spunto da una vicenda realmente accaduta nel novarese, intorno al 1600, in un paesino Zardino, oggi scomparso, in piena caccia alle streghe, dove viene portata al rogo una giovane donna. È la storia di Antonia, una trovatella, la cui unica colpa è quella di essere troppo bella e di aver desiderato di essere libera, si ritrova così processata dall’inquisizione, andando incontro al suo tragico destino senza nemmeno rendersene conto. La ricostruzione storica è molto precisa, in qualche modo è il rovescio della medaglia del mondo raccontato dal Manzoni ne I promessi sposi, la realtà rappresentata è molto più realistica e cruda, basti pensare al potere dei signorotti locali e dei prelati esercitati sulla povera gente. Il ritmo del romanzo è piuttosto lento ed in alcune parti noioso ma la narrazione rende giustizia al personaggio femminile.

Giudizio: positivo ma insufficiente per andare avanti nella gara

cuorese*******@hotmail.com

* * *

 

Questo romanzo storico, ambientato tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, inizia in sordina, prosegue senza grandi momenti in crescendo, a volte anche con tratti molto piatti, e comunque non esplode mai. Nel complesso è comunque una lettura molto piacevole ed interessante, non tanto per la trama, quanto per l’ambientazione, intesa sia come paesaggio, che fa da sfondo agli eventi, sia come contesto storico-culturale. Azzardando un paragone, assomiglia ad un quadro di Brueghel, in cui non ti colpisce il singolo elemento, ma l’insieme. Ed osservando l’insieme, solo dopo ti incuriosisce comunque anche concentrarti sui singoli personaggi. Ci viene raccontata la vita nei paesi della bassa pianura piemontese. E la nebbia di quelle zone non impedisce all’occhio del lettore di cogliere anche i particolari.

Stile:3

Contenuto:3

Piacevolezza:4

Commento: come un quadro di Brueghel

Nella battle “Sciascia_Vassalli” la mia preferenza va al libro La Chimera di Sebastiano Vassalli.

* * *

 

La Chiesa della controriforma e la vicenda dell’esposta Antonia diventano con Vassalli l’occasione per una più ampia riflessione sulla forza della suggestione popolare e la repressione del diverso per il mantenimento dell’apparentemente rassicurante ordine costituito. Lo schema narrativo risente dei referenti classici del romanzo storico (il particulare come spunto per manifestare un messaggio potenzialmente universale) e ciò costituisce la forza ma, al contempo, anche la debolezza del romanzo, che si muove senza scarti significativi dall’originale solco del genere letterario. Un libro da leggere, perché informativo, ma che non sconvolge l’impianto emotivo del lettore. 

alfredo*******@gmail.com

* * *

 

Leggendo La chimera di Sebastiano Vassalli (Premio Strega 1990), il lettore è trascinato indietro nel tempo, immerso in una società religiosa al limite della superstizione, ed è obbligato a seguire le vicende dell’esposta Antonia con trepidazione, ben sapendo come la storia andrà a finire. Vassalli opera un resoconto appassionato dell’Italia seicentesca, una sorta di affresco letterario che mette in scena vizi e virtù di personaggi più o meno storici. Davanti al lettore passano contadini, vescovi, preti, cavalieri, poveracci senza gloria, donne senza riscatto, in una continua trama di fatti e fatterelli in apparenza lontani dalla storia principale, ma che aiutano a comprenderne lo sfondo sociale. L’armonia della scrittura e la lucidità delle immagini contribuiscono a rendere questo libro impegnativo e, allo stesso tempo, affascinante.

Esito della sfida

La sfida, seppur di poco, è vinta da Leonardo Sciascia con Il giorno della civetta.

danilo.g********@gmail.com

* * *

 

Un angolo di mondo, chiuso tra la bassa e il Monte Rosa, ricostruito nel suo contesto, alla manzoniana maniera, diventa teatro di un dramma senza tempo : la condanna  di una donna innocente, su cui si aggrumano le paure e le ossessioni di un’intera società. “Un delirio verbale di tutti contro tutti che finisce per sovrapporsi alla realtà, condizionandola”. Ciò che impressiona di questo brulicante affresco storico è la constatazione della presenza di un dato oggettivo e permanente: lo strapotere dei forti sui deboli, di quelli che” possono tutto su quelli che non possono niente”… nel silenzio assordante di Dio.

Motivazione della scelta: Sebastiano Vassalli
In un tempo come il nostro, che sembra privo di memoria, l’Autore dimostra come non si possa fare a meno della Storia, per comprendere il presente e progettare il future.

cespimar********@gmail.com

* * *

 

Tra Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia e La chimera di Sebastiano Vassalli, ho preferito, senza nessun dubbio, il secondo titolo. Oltre che per il genere ( apprezzo molto il romanzo storico) e  per la tematica (il libro racconta la storia di una ragazzina accusata di essere una strega) mi ha colpito molto la capacità dell’autore di trasportare totalmente il lettore in un tempo molto diverso, per cultura e costumi, da quello in cui è stato scritto. L’ambientazione perfetta, la cura maniacale di ogni dettaglio e la capacità di raccontare il 1600 in un modo così limpido e veritiero, mi ha fatto apprezzare tutta la storia, digressioni comprese. Durante la lettura del romanzo breve di Sciascia invece, ho fatto fatica a “sentire” l’ambientazione, a costruire un legame saldo con i personaggi. Lo stile mi è sembrato troppo allusivo, troppo aperto a diverse interpretazioni.

emanuel*******@libero.it

* * *

 

Ho letto entrambi i testi ed, alla fine, do la mia preferenza a la Chimera, forse per l’ambientazione storica ma soprattutto la fluidità della scrittura rispetto all’ opera di Volponi. Ho trovato infatti il Memoriale un po’ noioso, ripetitivo con un stile un po’ involuto, rispetto a quello di Vassalli.

fio***@bluewin.ch

* * *

 

Scelta del libro fra: S. Vassalli La chimera e P. Volponi Memoriale. Non sono due libri che avrei voluto rileggere. Non li ritengo i migliori scritti dei due autori, in particolare di Vassalli molto più ispirate anche se meno coerenti sono le opere giovanili per non parlare di alcuni saggi critici della maturità. Non avrei inserito nessuno dei due in questa classifica: fusione storica/storicistica neomanzoniana la prima (ma senza l’ispirazione della illuminante prosa del mondo) e complessa architettura a transetti rientranti con troppe ombre e poche luci la seconda, la mia scelta va alla fine su Vassalli sostanzialmente per tre motivazioni: il “demone” di Vassalli a tratti debole a tratti pregnante caratterizza molte pagine di indubbio impegno caratteriale raggiungendo equilibri e discontinuità in genere piacevoli che non ritrovo invece nel continuum di Volponi; l’allegoria chimerica, forse la parte meno riuscita dell’intero impianto, pur costituendo un vertice chiaroscuro del romanzo, non ci accompagna come trama sottesa nella storia anzi ci risulta che a tratti ci abbandoni nel mezzo di svolte improvvise con assenza di retorica e punto di vista autoriale nascosto senza discorsi indiretti. Vassalli infine non è scrittore “di cose” ma “di parole”, con dicotomia pirandelliana, e certamente più di Volponi che a tratti invece fatica maggiormente nel dettaglio, nella cronaca e nella descrizione pittorica.

lucio.b*******@gmail.com

* * *

 

Voto: 8. La storia di Antonia e di chi le ruota attorno. Epoca: 1600, quando le streghe venivano bruciate e poi si faceva festa. Antonia è orfana e viene adottata da due coniugi di Zardino, nella provincia novarese bigotta, ma è odiata. Il motivo è che è troppo bella, e pure onesta, pertanto creatura deprecabile, una strega diabolica. È divertente e stupefacente l’ironia con cui l’autore descrive l’eresia ecclesiastica, i pregiudizi, le ingiustizie e i tradimenti dell’epoca, che sono di per sé angoscianti, se rivisti in ottica attuale, ma riportati esattamente come erano concepiti, ossia normali. Questo è l’aspetto più originale della narrazione, che riflette una straordinaria capacità d’ironizzare su fatti illegali e omicidi giustificati. Interessante anche l’uso insistito di alcuni termini dell’epoca significativi, dall’inizio alla fine del romanzo. Il richiamo finale alla necessità atavica di spiegare l’inspiegabile riporta il lettore a non prendere troppo le distanze dai fattacci descritti, a non sentirsi migliore, a guardarsi allo specchio, perché la storia si ripete.

Unico difetto: romanzo troppo lungo.

Non ho alcun dubbio: La chimera vince su Memoriale in quanto a storia, narrazione, personaggio protagonista, tipo di lessico, scorrevolezza sintattica e emozionalità che suscita nel lettore.

elena.******@gmail.com

* * *

 

Vassalli è un narratore eccelso e sapiente e la sua Chimera è un affresco storico vivido e capace al contempo di farsi allegoria universale delle vicende umane di ogni tempo. Ma il mio vincitore è senza ombra di dubbio Volponi, che oltre al dono del racconto offre quello raro e prezioso della poesia, anche in questo Memoriale in cui, attraverso lo sguardo disperatamente nitido di un giovane reduce di guerra sulla vita della campagna e sulla propria, ugualmente e inesorabilmente “raschiate” via dal destino spietato di un secolo, scava un solco pesante, profondo e indelebile dentro lo sguardo di chi legge, al quale sembra quasi di ritrovare, nella folle bugia del giovane Saluggia, l’unica verità possibile di una storia che incombe ancora su di noi, con tutto il suo peso di macchina e di guerra, di prigionia e di ingranaggio, su di noi come lui ancora fermi laggiù, tra il lago e la collina a un passo da casa: il peso di un’incolmabile, forse davvero ormai inguaribile solitudine.

vitalia*******@gmail.com

* * *

 

Con La chimera, Sebastiano Vassalli racconta il presente. Non solo quello del 1600, non solo il suo, ma anche il nostro. È il presente semplice degli inglesi, quello che dura così tanto da risultare «per sempre», poiché il procedere della storia umana, nelle sue pieghe più intime, è uno eterno, incerto, a tentoni, con scettri che passano di mano in mano e vincitori che raccontano le proprie gesta.

Per fortuna c’è uno spazio in cui il potere, umano o divino che sia, non ha alcuna efficacia: la lingua; quella viva, parlata, che sa di terra e di sudore. È la lingua a custodire la verità sulle nostre credenze, sui nostri costumi, sul nostro passato. Infatti, ne La chimera, le donne avevano le lune e non hanno mai smesso; amano ancora i diavoli e pagano con la vita.

Lo stile, coinvolgente e di ampio respiro, è come un’equivalenza chimica: a ogni molecola di verità equivale una molecola di riflessione.

lette*****@gmail.com

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
L'iniziativa è riservata agli utenti maggiorenni. Per partecipare, registrati. Questo sito non usa cookies.
Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
Vedi anche Il Blog di Giorgio Dell'Arti su Repubblica.it