< La prima figlia di  Anna Pavignano (EO)

Qui di seguito le recensioni di LaPrimaFiglia raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Il testo della Pavignano mi è parso molto retorico, solo il rapporto tra la protagonista e Antonio ha un po’ di spessore ed è anche quello che tiene unita una storia che sembra non riuscire mai a decollare. Mi sembra che l’autrice si sia concentrata di più sul realizzare qualcosa di forzatamente “diverso” a scapito di approfondire temi sicuramente interessanti.

Donatella Signorio

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"La prima figlia" è un romanzo intenso, che sembra quasi un giallo per la sua struttura. Ti affezioni a personaggi che non esistono, o forse sì se sono stati scritti, e il finale lo leggi con la stessa disperazione della protagonista, sentendoti quasi privata di una tragedia tanto desiderata.

Erica Sabatino

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È un libro che ti tocca dentro, ti invita a porti dalla prospettiva di Poliana per immaginare cosa avresti fatto tu al posto suo; ed effettivamente, cosa fare? Portare avanti una gravidanza che alla fine realizzi di desiderare, per viverti magari la tua prima figlia femmina e viverti il terzo figlio con un bagaglio di esperienze alle spalle, o interromperla perché, in fondo, non sai come vivrebbe un bambino affetto da Sindrome di Down? Sai che lo amerai immensamente con tutta te stessa, ma sai se la sua vita sarà felice o vivrà nel dolore di essere nato, lasciandoti annegare nei sensi di colpa? Dubbi che ti fanno aprire gli occhi, tu fanno pensare che potresti essere tu al posto di quei genitori. Seguire ciò che gli altri vorrebbero facessi o il tuo cuore di donna e madre?

Rossella Petrolo

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Da cosa dipende la felicità di un bambino? L’amore di una famiglia basterà anche in caso di disabilità? E cosa comporterebbe quest’ultima: solo uno stravolgimento in negativo della vita della famiglia e un’inutile sofferenza per chi nasce?
Domande, paure, dubbi, fantasie: lucidità e immaginazione, scetticismo e speranza, rassegnazione e nuove prospettive. Il romanzo di Anna Pavignano si dirama nel pensiero di una futura mamma, Poliana, alla soglia dei 40 anni e incinta del terzo figlio. O figlia, come già lei si immagina. E naviga nel turbinio di dubbi e pensieri che l’angosciano nelle ore che la separano dall’amniocentesi e dal conseguente referto che stabilirà se il pesciolino nella sua pancia è affetto dalla sindrome di Down.
Al centro di tutto c’è l’apprensione per la presunta disabilità che potrebbe comportare difficoltà non solo a chi nasce, ma anche a fratelli e genitori.
Ed eccola la bambina non ancora nata che prende le sembianze nei sogni della futura mamma, la quale non riuscirà a condividere i suoi timori e ad aprirsi con nessuno se non con un uomo sconosciuto di una certa età, incontrato per caso nei corridoi dell’ospedale. Forse perché a volte con gli estranei risulta più facile parlare.
Un romanzo intenso, umano e profondamente realistico. La scrittura di Anna Pavignano ci porta nel cuore e nella testa della futura mamma, ti trascina nei suoi timori e incertezze che la condurranno poi alla scelta sull’esito della gravidanza. Un viaggio nelle ansie più taciute di una futura mamma. Pochi personaggi, alcuni veri, altri immaginati, altri ancora appena accennati, in un cambio scena che passa dal ricordo al presente, da un possibile futuro fino a quello effettivo.

Federica Crini

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Dopo un prologo banalmente criptico, si dipana una narrazione lineare ma carica di suspence che segue le vicende della protagonista. Sebbene venga sviluppata una sottotrama improbabile, il plot principale tocca in modo non superficiale tematiche importanti che mettono il lettore di fronte a una scelta etica non semplice. La struttura si chiude circolarmente con un finale criptico che porta il lettore a riprendere il testo.

Alice

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Il libro affronta il tema della maternità e del rapporto madre figlio che instaura prima della nascita quel rapporto esclusivo fatto da amore aspettative e speranze. Personalmente ho faticato un po’ a seguire la vicenda della protagonista e talvolta mi perdevo nel filo dei suoi pensieri.

Gaia A.