< La tigre di Noto di  Simona Loiacono (NeriPozza)

Qui di seguito le recensioni di LaTigreDiNoto raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Ho trovato in questo libro un intreccio di temi moderni: la "fuga dei cervelli" dal sud al nord e poi fuori dall’Italia, l’emancipazione femminile che non impedisce, anzi è la motivazione che consente, di vivere una maternità non convenzionale e una sorta di psicoanalisi freudiana nel rapporto con la madre. Soltanto il ritmo della lettura ogni tanto si perde nei flashback che arrivano a sorpresa.

Sara Belvedere

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Una storia luminosa e ammaliante in tempi bui e tristi. Al centro la storia di una donna scienziata che ha saputo cercare e stringere quella luce che le ha permesso di resistere con tenacia e passione in un tempo ostile.

Francesca Mastrogiacomo

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Una biografia romanzata di Anna Maria Ciccone, nata alla fine dell’ottocento, lascia Sicilia e la famiglia per diventare una matematica e una fisica. Attraverso la storia di questa donna che si fa strada tra gli atenei, si ripercorrono i tragici eventi della seconda guerra mondiale e delle atrocità contro la comunità ebraica e la cultura che tutto il coraggio di una tigre Anna Maria Ciccone cerca di salvaguardare.

Simone Galli

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STILE DI SCRITTURA POETICO, TEMA ATTRAENTE, TRAMA SVOLTA CON ORDINE, RITMO SOSTENUTO

Paolo Mori

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Biografia romanzata di Marianna Ciccone, una matematica e fisica italiana vissuta tra la fine dell’800 e fino agli anni Sessanta del 900.
Una tra le prime donne a laurearsi in queste materie, una delle prime donne a insegnare matematica in una scuola media (e solo ai maschi). Il percorso per arrivare a questo non è stato semplice per lei, originaria di Noto e vissuta in una famiglia in cui la madre non osteggiava questo suo obiettivo ma, peggio, la ignorava, dedita com’era verso il figlio maschio affetto da gravi problemi di salute.
Marianna, non bella fisicamente, affetta da uno strabismo che le difettava persino quello che, per tutti, è lo specchio dell’anima.
Vince una borsa di studio in una università tedesca e qui inizia la sua vita professionale e sentimentale iniziando un legame di amicizia (e forse più) con un docente ebreo più giovane di lei e questo la frena.
Ma nel mezzo c’è la guerra, la seconda mondiale, ci sono i prodromi dei rastrellamenti ad opera del nazismo che coinvolgerebbe in primis proprio il "suo" docente ebreo. Nel mezzo ci sono i libri, quelli che "vanno eliminati per uccidere un popolo", libri seppelliti perché possano essere salvati, libri che vanno sottratti alla furia devastante e folle di una politica e di una idea di pulizia etnica senza senso.
La Lo Iacono, che avevo già avuto modo di apprezzare in altri libri, ha una prosa incredibile, capace di smussare gli spigoli di descrizioni e termini tecnico-scientifici necessari vista la protagonista narrata e dare profondità a quelli che poteebbero essere sentimenti banali come amore (anche in senso filiale, amicale e materno). La sua scrittura scalfisce e cesella, mostra più che raccontare, è morbida là dove racconta la durezza, è animata e anima tutto ciò che "tocca".
Un romanzo breve, il suo, ma che ha la giusta dimensione per non perdersi in inutili lambicchi narrativi, che alza il velo della Storia su un altro grande personaggio femminile, italiano, che meritava di essere raccontato. Una donna innanzitutto, e una donna di scienza, che ha in un certo qual modo dato inizio a un cambiamento, a cui lei stessa giunse solo grazie a una rottura, perché: "ciò che ci cambia coincide sempre con ciò che ci spezza"

Eliana Corrado

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La tigre di Noto è la fuga dal sud di un’anima diversa, di una donna diversa, che lotta tutta la vita per essere se stessa, in ogni attimo della sua vita, che non cede mai. Di una tenacia e una forza esemplari. Marianna Ciccone fugge dalla Sicilia e da una madre ( qui abbiamo una madre) incapace di amarla, per studiare e seguire la sua passione per la scienza. Per saziare la sua sete di conoscenza. Marianna è una donna moderna, fuori dal tempo, forse è l’emblema di altre donne che avrebbero potuto avere la stessa sorte, ma non hanno avuto il suo stesso coraggio. Qui ogni pagina è una carezza, anche quando entra in scena il nazismo, la guerra, c’è un ritmo che culla il lettore, lo prende per mano, lo accompagna nella storia, come se davvero Marianna si raccontasse seduta su un tappeto, con un album di fotografie sulle ginocchia e noi tutti intorno ad ascoltarla.

Silvia Giusti

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LA TIGRE DI NOTO
Com’è che un giorno, un personaggio ti viene a trovare? Forse ha desiderio di raccontare la sua storia? È in cerca di un autore e trova Simona Lo Iacono che s’imbatte nella storia di Marianna Ciccone durante una chiacchierata con l’amica Rina Rossitto che in quel periodo portava in scena un monologo sulla vita di una donna della sua città, di Noto, sconosciuta e sorprendente, una donna che è riuscita a portare a termine delle imprese incredibili. Il racconto fatto dall’amica incuriosisce Simona Lo Iacono che inizia a cercare informazioni.Nonostante l’importanza delle sue scoperte è una figura poco conosciuta, l’autrice ne percepisce l’urgenza e fatti storici si mescolano a fatti immaginati, una verosimiglianza racchiusa tra le pagine di questo romanzo.Nata a Noto il 29 agosto del 1891 e morta, sempre a Noto il 29 marzo del 1965: quello che successe tra quelle due date fece una enorme differenza.Le fotografie a inizio capitolo immortalano momenti particolari. Quella del battesimo aveva in se i desideri e le aspettative dei genitori che non erano gli stessi di quella bambina dallo sguardo curioso: i due occhi non guardavano nella stessa direzione. Un sortilegio, forse, di cui nessuno parlò. Una neonata singolare che invece di guaire inseguiva le mosche, e che si immobilizzava all’improvviso quando la tenda si allagava di sole.Ancora non sapevo. Che la luce, come il dolore, è benevola solo con chi la attraversa, mentre rifiuta di stanare gli indecisi e i superbi. Lo avrei compreso più tardi, a Pisa, davanti a una guarnigione tedesca che mi puntava. E in Germania, quando un uomo fuggiasco mi fece provare un amore impossibile e tardivo. Se davvero vuoi ascoltare tutta la storia, però, devi avere tempo...

Sono attratta dalla verosimiglianza che l’autrice ha utilizzato per raccontare una vita di cui si conosce molto poco: sono indagini che coinvolgono i sentimenti, il quotidiano scorrere del tempo, i pensieri intimi che restano celati, ma che alle volte s’intravedono nei fatti importanti della vita.

Lucia Gandolfi

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Una storia bellissima, ben scritta, che riesce a raccontare qualcosa di ancora avvincente su una vicenda storica molto narrata e conosciuta sotto molti aspetti.
Una scrittura forse a tratti troppo ricercata nella scelta delle parole, soprattutto all’inizio, ma capace di ricostruire scenari e paesaggi interiori credibili anche nella dimensione del romanzo storico.
Avvincente, non ti lascia.

Cristina Giachi

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Formia “"I lettori della libreria Tuttilibri"”
coordinato da Enza Campino ed Eleonora Ortolani
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Ci sono momenti in cui, fra un libro e l’altro, capita di volersi soffermare su testi brevi ma profondi. Mi succede spesso con Franco Arminio. Le sue parole, semplici e perfette, possono smuovere montagne di emozioni, Spingerci a ricordare, a riflettere su chi siamo veramente e da dove veniamo, a dove vogliamo ritornare. Questa raccolta di pensieri e di versi, che descrive l’Italia delle catastrofi naturali, è da leggere piano piano, poco alla volta, per far sì che ogni parola scritta, si possa sedimentare nel cuore e da lì non andarsene più.
 

Antonio Pensiero

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Circolo dei lettori
di Roma 6 "Barbara Cosentino"
coordinato da Cecilia Gabrielli
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Ho ritrovato una delle scrittrici più amate, in un romanzo diverso dal solito anche nel passo di scrittura. È bellissimo che Simona Lo Iacono abbi deciso di restituire, anzi direi di costruire una memoria, intorno a una donna dimenticata. Non si può non sentire il contrasto, mentre si legge, fra gli anni più bui dell’umanità che viene distrutta insieme alla cultura e ai libri, e lo sforzo e l’amore della scrittrice che edifica e narra. "Adesso vedi la luce che scontorna sulla tenda, che si arrampica su, fino alla volta della casa di famiglia, scende per posarsi su questa  mia mano corrugata. Ma a pochi anni la acchiappavo con una lente, un resto di vetro scampato a una tagliola, che era stato levigato dal fango.
Ancora non sapevo. Che la luce, come il dolore, è benevola solo con chi la attraversa, mentre rifiuta di stanare gli indecisi e i superbi." Il contrasto fra la luce, la passione e l’intelligente della protagonista e il buio degli anni in cui il mostro della guerra avanza,
Era il settembre 1915 quando l’unica donna iscritta come matricola alla facoltà di matematica per quell’anno suonò il campanello delle Suore Misericordiose. Aveva poche cose con sé, un paio di vestiti, le scarpe di Rosa, la domestica che l’aveva cresciuta e che l’accompagneranno per metà della sua vita, un solo paio di calze, un libro di Einstein. Pochi mesi dopo, a causa dell’intensificarsi delle operazioni belliche, l’università e il convento chiuderanno i battenti, i suoi colleghi si metteranno in fuga, ma lei vincerà la borsa di studio alla Normale di Pisa dove trascorrerà tutta la sua vita.
Marianna Ciccone non avrà mai la cattedra a causa del suo sesso e per decenni è rimasta dimenticata fino a che una chiacchierata fra amiche l’ha portata alla luce. La luce che ha guidato la sua vita ha acceso la curiosità di una scrittrice speciale, che con amore le ha restituito la memoria che non ha avuto.
"Compresi che la vera luce non si vede. Si trova”.

Cecilia Gabrielli

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Grandi lettori
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Marianna, ormai anziana, sfoglia l’album dei ricordi da fine 1800 a metà 1900. Rivolgendosi alla figlia adottiva ci prende per mano facendoci viaggiare da Noto, sua terra natale, fino alla Normale di Pisa dove studia, insegna e sperimenta. Le sue scelte coraggiose si scontreranno con una società maschilista, ottusa e razzista. Il romanzo ha il pregio di far conoscere un raro esempio di donna che ha saputo mettersi in gioco vincendo timori e resistenze. La narrazione scorre senza sbavature intrecciando elementi biografici, storici e riflessioni profonde che catturano il lettore.

Giuliana Guerini

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La tigre di noto di Simona Lo Iacono è una”vita ritrovata” : Anna scienziata eccellente e controcorrente vissuta nel periodo delle guerre del secolo scorso,è stata semplicemente e orribilmente obliata .Un bel libro,il cui racconto è scandito da scatti fotografici, il periodo storico apparentemente lontano che ci rivela tante similitudini al nostro tempo.
Anna, una grandissima donna, studiosa e determinata insegna a non arrendersi e a seguire la propria strada, una lezione che che arriva da lontano ma è ancora attuale.


Valeria Pedrini

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La tigre di Noto l’ho trovato banale con un finale melenso. È un libro di cui si può fare a meno.

Sebastiano Sanguigni

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"La Tigre di Noto" é una bella biografia romanzata di una sconosciuta studiosa siciliana dei primi del ’900, pioniera per tanti aspetti. Meritevole di essere fatta conoscere ai giovani per renderle giustizia a distanza di un secolo.

Walda Tossani

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Grazie a questo romanzo, dallo stile evocativo e poetico, ho scoperto una donna indimenticabile: Marianna Ciccone. Nata in Sicilia e appassionata già da bambina della natura, sarà ’ripudiata’ dalla famiglia dopo la scelta di trasferirsi a Roma per studiare Matematica. Nel corso del Ventennio Marianna sarà prima alla Normale di Pisa, poi a Darmstadt e di nuovo a Pisa, dove assiste alla crescente violenza verso il mondo ebraico. Sarà proprio la scienziata che salverà 5.000 volumi dalle grinfie dei nazisti. Un libro splendido, la storia di due amori e di una passione immensa: quella per la luce.

Lucia Romizzi

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Le biografie anche se romanzate, come in questo libro, portano il fascino delle vite vissute e la vita di Marianna Ciccone è stata sicuramente una vita vissuta in pienezza di consapevolezza femminile, quella consapevolezza che la sua famiglia non le ha mai riconosciuta, perché nascere femmina non ha alcun vantaggio, nella Sicilia di inizio novecento; perché il tuo unico scopo, se nasci femmina, è quello di essere servizievole e accomodante affinchè un buon partito ti possa sposare; se poi oltre a nascere femmina nasci pure con un difetto fisico allora la tua strada sarà tutta in salita.
Marianna Ciccone non è una femmina qualsiasi, è una ragazza che ha ben in testa ciò che vuole dalla vita; e ciò che vuole è studiare, studiare e ancora studiare. Ecco perché riuscirà a partire dalla sua terrà nella totale indifferenza della famiglia, avendo una madre assente che si occupa dell’erede maschio e di un padre che poco viene narrato; le figure interessanti e che segneranno la sua vita sono altre, la Rosa che le fa da balia  quella Cate che la ospita lontano da casa perché la nostra Marianan, parte prima per Roma e poi per Pisa per diventare fisica e matematica, ottenendo la cattedra di fisica all’Università di Pisa; ci fa innamorare della spettroscopia  ma soprattutto ci fa battere il cuore per aver salvato dall’odio nazista il premio Nobel per la chimica, Gerhard Herzberg a cui vogliamo pensare che realmente il suo amore sia stato dato e contraccambiato, ma ci ha fatto amare la sua freddezza e il suo amore per i libri, tanto da rischiare moltissimo pur di sottrarli alle purghe naziste e all’idea che sotterrandoli essi potessero risorgere per poter germogliare per altri studenti per liberare altre menti.
Libro molto bello che dà il giusto riconoscimento ad una grande scienziata ma soprattutto ad una grande donna di quell’Italia che ancora oggi valorizza poco le donne e ancor meno le scienziate.
Bravissima Simona Lo Iacono ad aver voluto portare alla conoscenza di un pubblico vasto questa figura che diversamente sarebbe rimasta nell’oblio.

Nadia Massaro

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Il libro ha il pregio di portare all’attenzione dei lettori un personaggio storico di notevole interesse, misconosciuto al suo tempo, e di gran tempra morale.
Per il resto, non mi è sembrato all’altezza delle aspettative per trama, linguaggio e credibilità dei personaggi. Insistere sulla vita privata (inventata) della protagonista svia l’attenzione dal suo lavoro e dall’opposizione ai nazisti. La narrazione è una sequenza di frasi semplici, che raramente superano le quattro righe. I personaggi sono appena abbozzati e la Ciccone si esprime più volte in termini aulici su argomenti scientifici.

Dario Mazzeo