< Le piccole libertà di  Lorenza Gentile (Feltrinelli)

Qui di seguito le recensioni di LePiccoleLiberta raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Le piccole libertà è una lettura veloce, fresca e leggera. Anche qui, in questo romanzo la protagonista è una donna giovane. Il suo nome è Olivia e, in un giorno come tanti, in ufficio, le arriva un biglietto per Parigi da parte di sua zia Vivienne. La storia è avvincente a mio avviso perché da quel momento la nipote si mette sulle tracce della zia a Parigi e cercando di capire i segreti di famiglia. Per queste ragioni ritengo che questo sia il mio preferito.

Pamela Pecis

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La fiera delle banalità. Una trentenne abitudinaria e insicura viene invitata a Parigi da una zia scomparsa da anni. Stringe amicizia con un gruppo di bohémien e scopre la sua anima indipendente. Una scrittura piatta e priva di emozioni, un ammasso di luoghi comuni.

Michela Tessariol

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Leggero, scorrevole, sorprendente.
La storia cattura fino alla fine e lascia spunti di riflessione, ben scritto.

Valentina Porcu

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C’è la Parigi che ci affascina in questo romanzo. Una sorta di fuga da una vita quotidiana che ci soffoca e poi ci sono quei legami parentali che ci permettono di circumnavigare le insidie dell’esistenza e di approdare in un terreno che ci permette di assaporare quelle libertà che poi tante piccole alla fine non sembrano affatto. C’è il mistero, la voglia di continuare a suggere ogni stilla della vita senza aver paura di scontrarsi con il lato razionale che spesso appiattisce la vita di ogni uomo. Insomma c’è ancora spazio per sognare.

Gene English

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’Le piccole libertà " ha molto in comune con il libro "Le cure della casa", ma il percorso nella ricerca di zia Vivienne, si trasforma in un’analisi sulla propria vita per la protagonista, sulle scelte fatte, sul futuro. Il finale è spiazzante, per me anche un pochino doloroso, ma scegliere di cambiare la vita ha un prezzo che, purtroppo, deve essere pagato.
Lilith non cambia la sua vita, ma vedrà le persone in modo diverso, non si fermerà all’apparenza; Oliva cambia se stessa e la sua vita.

Letizia Buccini

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Partenza lenta, ma evoluzione interessante. Appena ci si addentra un po’ nella lettura è difficile non divorare le pagine una dietro l’altra. Certamente il merito è della cara zia Vivienne che ci insegna a fidarsi dei desideri facendosi desiderare per tutto il tempo.

Valentina Capobianco

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La trasformazione di una vita piatta e subita attraverso incontri che ti conducono ad una vita "altra" che seduce; in un percorso deciso da una persona che ti ama e che ami è più facile perdersi. Significative due frasi che accompagnano il finale del libro: "...e volevo regalarti Parigi" infatti la città è una delle protagoniste del libro, importante e seducente, accompagna la trasformazione; e "libera di essere felice, così da renere felici gli altri intorno a me" è l’approdo della protagonista che finalmente trova il suo posto nel mondo. Bello!

elena montuono

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Questo libro è stata una piacevole sorpresa.
Molto bella l’ambientazione a Parigi, che permette di fare un giro delle Ville Lumière semplicemente leggendo questo romanzo.
I personaggi che gravitano intorno alla protagonista sono molto particolari, a volte sopra le righe, ma sicuramente ben caratterizzati.

A.L.

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Le piccole libertà è uno sprono in divenire e dunque un art de vivre elegantemente raccontata dalla sua scrittrice, Lorenza Gentile.
L’autrice tessa delicatamente la vita di Olivia Viola la cui monotonia viene d’un tratto destabilizzata dalla lettera della sua carissima zia Vivienne la quale le chiede di raggiungerla a Parigi ed incontrarla, dopo ben sedici anni, e finalmente assicurarle delle risposte circa la sua assenza in famiglia. Incredula delle proprie decisioni e della sua sfrontatezza, Olivia si lascia trasportare in questo viaggio nella città parigina, dove nella Shakespeare and Company la conoscenza dei tumbleweeds la condurrà a ciò che sarà la riscoperta di se stessa e persino a dubitare su chi fosse lei e cosa realmente voglia per se stessa: “ma sono preda di un’energia furibonda e magnifica, non ci voglio pensare” risponde così Olivia quando il suo ragazzo, i suoi genitori le chiedono “cosa farai?”
La storia di Oliva è la storia di chi immers* nel lavoro, nelle aspettative genitoriali e della società, nel senso di pudore, nella privazione di tante piccole libertà urla sfrontatamente alla necessità di vivere.
“Dopotutto, domani è un altro giorno.”

Aurora Maglione

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Grandi lettori
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Le piccole libertà di Lorena Gentile è un romanzo, piacevole da leggere in un weekend,  racconta di una ragazza dei nostri giorni ,il filo è :la scelta,comune a tanti ,tra il dovere, l’obbligo e l’essere e la felicità, il mezzo è la fuga, il distanziamento.
Il luogo è una Parigi “marginale” ma colta , Oliva il personaggio del libro, fa un percorso attraverso persone,personaggi, esperienze,dubbi e sorprese e tra mille domande trova una risposta.

Valeria Pedrini

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È un libro sulla ricerca dell’io nascosto? Forse. Libro pieno di citazioni con una presenza incombente che non c’è mai e che fa danni mentali. In mezzo a personaggi irrisolti e fumosi solo due mi sono piaciuti. La psicanalista Manubrio e Bernardo solido e irrimediabilmente debole. Troppo poco per 320 pagine di libro. Ma fra i due lo preferisco.

Sebastiano Sanguigni

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Grandi lettori
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In questo romanzo l’autrice tesse una trama, in parte autobiografica, che ci porta nella Parigi contemporanea, che viene rappresentata come possibile via di fuga da una vita già programmata e, in qualche misura, predeterminata da altri.
Vi è un richiamo esplicito alla “Linea d’ombra” di Conrad, anche se la scelta viene assunta da una donna di ormai trent’anni e non da una adolescente. Anche in questo, a mio parere, si evidenzia come siano cambiati i tempi rispetto a venti anni fa.  A mio parere il romanzo poteva essere più arricchito e i personaggi avrebbero potuto essere meglio sviluppati ma, tutto sommato, è una storia che si legge agevolmente e piacevolmente.

Francesco Sprovieri

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Una ragazza va oltre la sua Linea d’Ombra a Parigi, nella libreria Shakespeare and Company, in una eterogenea compagnia di giovani della sua età, di adulti, e di autori, autrici, musicisti, che nel testo dichiara di non conoscere (ma nei ringraziamenti finali ne cita ben ventitre).
Impara che tante piccole libertà ne fanno una grande trovando così il suo centramento, la sua ragione di stare al mondo.
La zia, che sembra per lunghi tratti un’invenzione dell’autrice per raccontare la ricerca della protagonista alla fine diventa esistenza reale, anche senza apparire di persona e questo rende il racconto più circolare.

Dario Canali

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"Le piccole libertà" è una storia che mette buonumore. La protagonista si lascia guidare dagli eventi fino a cambiare radicalmente vita.Scegliendo di abbandonarsi al caso si scopre felice di aver lasciato famiglia, fidanzato, lavoro e paese.

Walda Tossani

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Le peripezie di Oliva che per cercare di incontrare un’amatissima zia si avventura in un viaggio a Parigi, tra ricordi e nuove scoperte e abbandona, passo dopo passo, paure e doveri per conquistare una nuova sicurezza di sé.  Una “favola” a lieto fine in cui i personaggi non sono sempre ciò che appaiono e si svelano a sé stessi e al lettore per trovare un posto nel mondo e un destino forse temporaneo.

Giovanna Zauli

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In questo romanzo tutto ruota attorno al personaggio della giovane e insoddisfatta Oliva, che va di nascosto a Parigi su invito di una zia misteriosa che non vede da 16 anni. Qui la protagonista conosce un carosello di singolari personaggi che gravitano attorno alla celebre libreria "Shakespeare and Co.", fra cui lo stralunato Victor. Solo che la zia non si fa vedere. Tutto nella storia è inverosimile, compresi i personaggi, appena abbozzati e mai risolti. La scrittura è piatta e monotona, la stessa Parigi non emoziona e non affascina. Peccato.

Lucia Romizzi

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L’inaspettato viaggio a Parigi di Oliva induce il lettore a credere e a sperare in un cambiamento nella vita monotona e insoddisfacente della protagonista.
Le aspettative vengono disattese e il lettore resta spettatore passivo di una trama che sembra non svilupparsi e non concludersi.
La narrazione, lenta e senza colpi di scena, è affidata all’indolente protagonista ed è difficile comprendere se la flebile voce di quest’ultima sia un’azzeccata scelta stilistica oppure sia il frutto di una certa immaturità nella scrittura dell’autrice.

Francesca Cipriani

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La protagonista, afflitta da ricordi familiari dolorosi e consapevole che le sue scelte sentimentali e lavorative sono state fatte solo   per soddisfare le aspettative degli altri, si ritrova in una biblioteca parigina insieme a tanti giovani ognuno con la propria storia,  alla ricerca di se stessi e della propria libertà che la spronano a cercare il suo posto nel mondo e a seguire il suo cuore. La narrazione è scorrevole, la storia è originale, l’ambientazione parigina è suggestiva,  il libro si dilunga troppo nella descrizione della estenuante attesa di una persona cara.
Marussia Pastacaldi

Marussia Pastacaldi

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Stile veloce, periodi brevi, lessico semplice ed immediato leggibilissimo adatto ad una lettura estiva “sotto l’ombrellone”. Tuttavia qui e lì troviamo tanti spunti di  riflessione sul valore della propria esistenza ,sull’importanza delle scelte da fare sulla conoscenza del sé, sulle relazioni familiari, sul destino. Tematica attualissima.

Michelina Di Battista

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Gruppo di Lettura del torneo di Robinson
di Perugia “ArcipelagoLibri”
coordinato da Carlo Floris
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"Le piccole libertà" è un romanzo che tratta della ricerca di sè e della propria crescita individuale. È una lettura leggera, spensierata, agile e scorrevole. La storia è piacevole, anche se a volte sono presenti stereotipi, luoghi comuni e situazioni a tratti banali. Vengono sollevati alcuni spunti di riflessione interessanti che però non vengono approfonditi a pieno. La storia nell’insieme funziona e fila senza intoppi, i personaggi sono ben delineati. Le parti più interessanti sono quelle che descrivono, in maniera poetica, la città di Parigi che è, insieme a Oliva, l’altra protagonista di questo romanzo.    

Fabio Lombrici

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Oliva vive a Milano e la sua vita scorre incolore: ha un lavoro precario che non le piace, è sempre a dieta, ha un fidanzato perfetto agli occhi della madre, in famiglia comunica poco o niente e si sente sempre inadeguata. L’unica nota di colore la porta la zia Vivienne, una "Zia Mame" all’italiana, misteriosamente scomparsa dalla vita di Oliva molti anni prima.
Un bel giorno Oliva riceve una lettera sibillina dalla zia che la spinge contro ogni previsione nella “Ville Lumière”. La zia semina degli indizi e Oliva come Pollicino li segue, all’inizio scettica e poi sempre più coinvolta nella vita che Vivienne sembra proporle. Alla fine Oliva riuscirà a trovare la zia e soprattutto a cambiare vita?
Il pregio di questo libro è quello di fare assaporare al lettore il fascino malinconico ed elegante di Parigi, sembra quasi di fare una bella gita alla ricerca delle mete meno turistiche della città. Il resto è abbastanza banale: i personaggi un po’ stereotipati e il finale poco sorprendente. Una lettura adatta al periodo estivo: un romanzo leggero che si legge con facilità e sospetto che con altrettanta facilità passerà velocemente nel dimenticatoio.

Francesca Fanucchi

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Un bel romanzo di formazione. Lorenza Gentile costruisce un intreccio a tinte gialle con un linguaggio fresco e brioso. Oliva Villa è una ragazza di buona famiglia, ha genitori protettivi che la amano, un futuro già pianificato da un bel fidanzato con una brillante posizione, un lavoro che pare offrirle una progressione di carriera. Bastano a renderla felice? Non del tutto, se si pensa che non dorme bene, soffre di tachicardia, è insicura ed è in terapia da uno psicologo. L’ordine costituito vacilla all’arrivo di una lettera della sorella maggiore del padre che da anni vive in Francia. Vivienne è considerata la pecora nera della famiglia. La nipote, invece, ne conserva un magnifico ricordo. Le parole della zia la convincono a partire per Parigi: si tratta di qualcosa molto importante che le rivelerà solo a voce. Oliva, che ha la tendenza gregaria di molti uccelli e di gran parte degli umani, inventa una scusa con la famiglia e i colleghi di lavoro per poter partire. Anche a Bernardo, il futuro marito, racconta una mezza verità. L’appuntamento è davanti alla splendida libreria Shakespeare and Company di George Whitman. Non trova la zia e deve arrangiarsi, legando con ragazzo danese, Victor, e altri giovani che ruotano intorno al negozio di libri. Tutti collaborano con il grande libraio inglese in cambio di ospitalità, e col solo impegno di leggere un libro al giorno. Il tempo trascorre, la zia non si fa viva e continua a mandarle messaggi pregandola di pazientare, rinviando l’appuntamento. La vicinanza di Victor, un bohemien che la affascina, la fa riflettere sulle scelte della zia. Quand’era bambina, le aveva parlato delle piccole libertà che ci si deve concedere, e che lei si prendeva. Scelte in conflitto con quelle collettive: forze in gioco più grandi di noi. Inconsciamente, Oliva comincia a valutare le proprie. Ripensa a tutto ciò che la zia le ha detto e insegnato nel tempo passato insieme: “Gli amici sono parenti che scegliamo noi”, “Abbiamo la possibilità di morire e rinascere in vita tante volte quanto si vuole. Un grande dolore ci uccide e può trasformarci in persone diverse”. Riflette sulle trasgressioni della bizzarra vecchia signora, le torna in mente la sua passione per il teatro, quella per i fenicotteri rosa, e il suo desiderio di volerli inseguire come si inseguono i sogni. Comincia a realizzare che ha potuto farlo solo affrancandosi dal giudizio di chi le stava attorno. Dalle telefonate traspare l’ansia, se non la preoccupazione, dei suoi, del quasi marito, della sua azienda. Oliva, che ha quasi trent’anni, ne è infastidita, ma continua a minimizzare, a nascondere a se stessa la pressione che subisce. Medita anche sul rapporto fra la zia e il padre, intuisce che nascondono un segreto, e non vede l’ora di incontrare Vivienne. Lei continua a latitare. In attesa, conosce un filosofo che le fa le carte, fa un provino da attrice, si occupa di pasticceria, scoprendo una vocazione sopita. La vicinanza di Victor si fa sospetta e finisce per fargli confessare che è in combutta con la zia. Lei non può incontrarla perché è molto malata e non vuole mostrarsi debilitata. Ha un tumore e poco tempo da vivere. Andranno insieme a cercarla a casa. Troveranno solo una lunga lettera in cui l’arcano è svelato: Vivienne non è la sorella del padre, come tutti credono o hanno fatto credere: Vivienne è la nonna di Oliva. Il neonato che lei ha partorito, quand’era poco più che bambina, è stato fatto passare per il suo fratellino. Il traumatico e sconvolgente epilogo della vicenda non fermò Vivienne dal proposito di continuare a concedersi tante piccole libertà, anteponendo una vita intensa ed eccentrica all’accettazione delle sue scelte da parte degli altri. Sceglierà sempre la via della felicità: la somma di tante piccole libertà. Oliva non riesce a incontrare Vivienne, ma ne coglie l’aspetto ideale della scelta di vita. Quella sorta di rivelazione che è stata la presenza di una donna libera nel suo cammino, le permette di afferrare il segreto della vita, il suo mistero, la necessità del superamento del confine posto dalla dipendenza dagli altri. Resterà a Parigi, licenziandosi e mettendosi a fare la pasticcera; anche Bernardo se ne farà una ragione.

Luca Catoggio

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Leggendo questo libro mi sono sentita un po’ a Parigi, che andrebbe di fatto annoverata tra i protagonisti del romanzo, molto scorrevole e sicuramente di facile lettura. Il personaggio principale, una specie di Bridget Jones ormai non più così originale, a cui verrebbe voglia di dare una scrollata dicendole a gran voce "SVEGLIATI, RAGAZZA MIA!" o qualcosa del genere, riesce a progredire leggermente con lo scorrere delle pagine, ma senza mai acquisire un vero spessore, così come gli altri, che sembrano un po’ sagome in 2D che si muovono caoticamente nel teatrino delle vie di Parigi e tra gli incastri delle loro vite. Il plot, inizialmente ben strutturato, diventa prevedibile da circa metà libro. In sintesi, una lettura piacevole e leggera, molto leggera... troppo leggera.

Elisabetta Bertoldi

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Oliva, giovane trentenne vive una vita apparentemente tranquilla, il lavoro precario, dei genitori che non vuole deludere e un fidanzato con il quale a breve dovrebbe convolare a nozze.
Combattuta tra continui propositi di diete, che poi finisce per eludere sbocconcellando senza ritegno snack cinesi, per compensare la sua insonnia e la sensazione di vuoto incolmabile che spesso devasta le sue giornate.
La lettera della zia Vivienne, considerata da tutti la “pecora nera” della famiglia per le sue scelte anticonvenzionali e pertanto allontanata, che l’invita a passare un weekend a Parigi, la metterà a confronto con realtà diverse, le faranno assaporare le “piccole libertà che poi fanno una grande libertà”.
Oliva sperimenterà e farà sua questa libertà, rinunciando a pseudo agi e piaceri accettati in precedenza, più per rispondere alle aspettative altrui, che alle proprie. Manda a monte il matrimonio, lascia il lavoro e finalmente sceglie la propria esistenza sulle sue esigenze e non su progetti fatti da altri.
Il racconto degli eventi a volte si perde in eccessive e dettagliate descrizioni di luoghi e situazioni che appesantiscono la leggerezza di una storia semplice, con risvolti a sorpresa, ma con un finale quasi prevedibile già nelle prime pagine del libro.

Maria Sofia Aversa

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Ho premiato questo romanzo perché deraglia dell’iter che ci si aspetta. Come un lunghissimo "Aspettando Godot" il tema a quanto pare non è l’arrivo ma il viaggio ed è una cosa che il lettore deve capire tutto solo, ritrovandosi alla fine di un romanzo che parte come "rosa" per poi rivelare che nessun amore viene conquistato, il sogno del teatro non si realizza e non si vince nemmeno la Coppa delle Case. C’è solo la vita, semplice e, in questo caso, un po’ selvaggia.

Valentina Federici