< Le strade del figlio di  Giona Peduzzi (Polaris)

Qui di seguito le recensioni di LeStradeDelFiglio raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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La scrittura è limpida e la storia semplice ma lo stesso tempo fluida e avvincente ti fa desiderare di sapere cosa succede dopo. E poi il fascino dell’India funziona sempre.

Ginevra Pagano

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Il contenuto e’ trito e scontato. La storia "di formazione" dell’adolescente (o giu’ di li’) narratore/protagonista e’ trattata in modo troppo superficiale e sbrigativo.
Anche il linguaggio utilizzato e’ povero e talvolta banale.
Pero’ mi ha fatto venir voglia di rileggere "Siddartha", a circa 40 anni dalla prima lettura!!!

Sabrina Grattoni

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Tutti abbiamo dovuto affrontare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, chi più tranquillamente, sicuro di se stesso, e chi invece irrequieto e confuso; come biasimare un ragazzo di diciannove anni e il suo sogno, non solo quello di realizzare il miglior film di tutti i tempi, ma quello di essere amato da qualcuno. Il suo viaggio al di fuori della sua bolla ti trascina, quasi con invidia per essere stato capace, nonostante tutto, di lasciare la sicurezza della tua città e partire, per giunta riuscendo nel suo intento di conoscere, esplorare e amare; eppure, bastava così poco? Forse leggere questo libro a diciannove anni, come Ermanno, ti induce ad agire ora, subito, e vivere senza rimpianti.

Rossella Petrolo

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Se leggere è un po’ come viaggiare...questo libro è un biglietto per l’India, dall’Occidente all’Oriente, in un percorso di crescita personale che conduce il protagonista, Ermanno, ad avere una nuova consapevolezza di se stesso. La ricerca del padre biologico lo condurrà lontano dal suo mondo e dalla sua vita grigia, decisamente poco affine a quella dei suoi coetanei. Vivrà nuove esperienze emozionanti, formative, suggestive e finalmente aprirà gli occhi al mondo. Un libro decisamente diverso da quelli che sono solita leggere, ma appassiona nella lettura, suscitando la curiosità di vedere cosa sarebbe accaduto nel capitolo successivo.

Federica Crini

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I primi 15 capitoli contravvengono sciattamente al diktat “show don’t tell” e dunque appaiono completamente piatti dal punto di vista narrativo e stilistico. Se si resiste all’impulso di abbandonare la lettura ci si ritrova in una scrittura più incalzante e coinvolgente che però tesse una trama banale. Il topos del viaggio in India alla ricerca di sé sembra essere stravolto fino ad un epilogo totalmente incoerente. Nel complesso è un testo che non lascia alcuna nuova consapevolezza e che si rispecchia perfettamente in una scrittura superficiale, sciatta

Alice