< Morte nel bosco nuovo di  Ludovico Del Vecchio (Elliot)

Qui di seguito le recensioni di MorteNelBoscoNuovo raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Una storia intrigante sin dalle prime pagine, in cui la natura è una protagonista apparentemente inerme, per rivelarsi pagina dopo pagina al centro di tutto, e poi ramificata dentro le vite dei protagonisti. I personaggi sono ben caratterizzati, le descrizioni non appesantiscono la narrazione e la storia fa crescere una morbosa curiosità di sapere cosa sta per accadere.
Probabilmente non avrei scelto questo romanzo in libreria, ma è stata una lettura davvero coinvolgente! Morte nel bosco nuovo è stata la mia seconda lettura, dopo Reo Confesso, e per me ha stravinto, sia per trama e sviluppo narrativo che per lo stile con cui ha raccontato la storia.

Lorenzo Lambertucci.

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L’autore ha inserito dei personaggi che potenzialmente sarebbero potuti essere molto interessanti, invece li lascia incompleti.
Alcune situazioni non convincenti.
Peccato, poteva essere un argomento interessante.

Lucia Giorgi

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Le narrazioni parallele di vite che poi si intersecano a diversi livelli sono sempre valide e tengono il lettore attento e sospeso. Peccato il finale: in tanta convincente normalità di vita e sentimenti Kill Bill depressa e psicotica l’ho trovata fuori luogo, e ancora di più il gatto posseduto:ma perché? Non bastava un colpo accidentale?

Marta Ceccarelli

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Libro affascinante e dale atmosfere sfocate

Marco dionisio

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Che cosa accomuna Jan, poliziotto italo-fiammingo e neo-padre con la passione per la bici, Sauro, padrone/guardiano delle piante, writer a tempo perso e Alberto, serial-killer ormai sulla via del declino ?
Il bosco nuovo: un mitico susseguirsi di alberi di cui si favoleggia (esiste davvero la "Grande", quercia leggendaria?) .
E’ attraverso il bosco che si snodano lente, apparentemente slegate, le vicende dei tre uomini. A poco a poco, però, i fili si intrecciano e tutto, o quasi, si chiarisce. Il bosco richiede i suoi sacrifici, il suo tributo di sangue ed è così che i 3 protagonisti vivono la tragedia del lutto: alla fine, sarà il bosco a sistemare tutto, a trionfare nella sua misteriosa bellezza e, forse, a svelarsi finalmente al mondo.
La scrittura di Del Vecchio, benchè a volte volutamente enigmatica, ci propone tutti i profumi delle piante che continuamente salgono alla ribalta, quasi autrici e non semplici spettatrici, del destino degli uomini. Un turbinio di emozioni forti, la rabbia, la paura, la gelosia financo la pazzia, fanno da colonna sonora a questo bel noir che inizia stentato per poi prendere ritmo lentamente, ma con costanza.
A me, come lettrice , non resta altro che identificarmi con il commissario Ardenga a cui tutti "propinano balle", parlando "per frasi altrui...
incuriosita dai molti intrecci andrò a ricercarli nel precedenti romanzi di Del Vecchio, cercando il bandolo della matassa-

Tatiana Musso

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Libro molto scorrevole da leggere.
Mi è piaciuta molto la varietà dei personaggi e la descrizione e lo spazio dedicato a ognuno di loro e ai loro pensieri.
Trama piacevole e accattivante.
Ho apprezzato il modo di suddivisione dei capitoli.

Francesca Colli

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Palermo “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo
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Se c’è una protagonista in questo green thriller di Ludovico Del Vecchio senza dubbio è la natura. Il romanzo è tutto incentrato sul bosco e i suoi abitanti secolari: querce, pioppi, cipressi, frassini che silenziosamente occupano il suolo modenese. A contorno ruotano personaggi umani: Sauro e Martina, guardiani del bosco a stretto contatto con la natura ma distanti tra loro; Jan De Vermeer, poliziotto-ecologista italo-belga alla ricerca delle sue origini ma anche di chi minaccia la sua famiglia; Alberto Bacenigo,  ergastolano pluriomicida improvvisamente reso vulnerabile dall’amore tenero verso la giovane Cecilia.
Le vite di questi personaggi si intrecciano nel momento in cui una serie di eventi inspiegabili colpiscono la comunità: alcuni alberi del bosco vengono brutalmente abbattuti, murales misteriosi di stampo ecologico compaiono per le strade di Modena e naturalmente, come ogni noir che si rispetti, si aprono le indagini sull’immancabile vittima senza assassino.
Da apprezzare in questo romanzo lo sforzo dell’autore di sensibilizzare i lettori sugli attualissimi e scottanti temi ecologici, tuttavia lo sviluppo narrativo a tratti risulta piuttosto forzato e poco credibile.

Laura Guercio

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“Non mi importa più nulla. Delle radici, del passato. Ci siamo solo noi. Nient’altro”. È la frase finale del romanzo di Ludovico Del Vecchio che contiene, in estrema sintesi, due delle tematiche di un lavoro che l’autore sembrerebbe volere inserire nel genere giallo/thriller, nello specifico un green thriller per via della tematica ecologica sulla quale è imperniata tutta la narrazione. In effetti, indipendentemente dalla riuscita di questa scelta, i personaggi principali si relazionano con la natura, personaggio anch’essa, e tutti hanno dei conti sospesi con il passato che rimane tuttavia vago e indefinito per tutto il romanzo. Quindi le radici della frase citata sono da considerare nella accezione fisica naturale e come concetto astratto simbolo di appartenenza.  L’azione ha luogo a Modena e dintorni. Le due coppie protagoniste, Martina, Sauro e Jan De Vermeer e Anna hanno dei punti di contatto perché si intuisce che Sauro e Jan hanno un trascorso in comune.  Entrambi hanno militato in una organizzazione di guerrilla gardening e Sauro è tuttora impegnato nella cura e conservazione di un bosco che custodisce esemplari di alberi secolari. Sauro è anche writer e con i suoi graffiti persegue azioni di denuncia e dimostrative delle offese dell’uomo nei confronti della natura. “Uomini…mai accorti, distratti come sempre, intenti a distruggere, inquinare, a misurare il successo delle loro vite in termine di stipendio netto pro-capite”.
Jan è un poliziotto ecologista dal passato misterioso (ciò vale anche per lui dato che non conosce l’origine del suo nome olandese), che cerca di condurre una vita “normale” ma è evidentemente disturbato dalle memorie che vorrebbe recuperare. Egli indaga su dei crimini contro la natura commessi da qualcuno che taglia alberi del bosco di cui si occupa Sauro e l’autore lascia intendere che tale personaggio abbia anche un legame con un detenuto, certo A.B. ma, anche in questo caso non è dato sapere molto di più. L’altra azione che somiglia a un’indagine, svolta per ovvi motivi dai suoi colleghi, ha origine da dei graffiti dove è raffigurata, in condizioni inquietanti, la piccola Alida, figlia di Jan e Anna. In aggiunta è presente anche un piccolo risvolto noir per due delitti.
Tutti i personaggi fanno riferimento a eventi passati personali che l’autore sceglie di non rivelare in modo chiaro e che proiettano sulle vicende narrate un mistero che non contribuisce a chiarire la personalità dei protagonisti, le dinamiche interpersonali, e che non svolgono neanche una chiara funzione all’interno della struttura narrativa. Alcuni fatti e specialmente alcune relazioni restano senza soluzione e più volte durante la lettura ci si chiede il perché di tale silenzio, dato che l’autore non fornisce, se non  indirettamente, alcuna spiegazione .  Solo per fare un esempio il “ perché” delle cicatrici fisiche e morali di alcuni personaggi viene spiegato solo in parte. Tutto sommato si ha l’impressione di leggere un sequel senza avere letto il testo precedente e a onore del vero questa non sembra una trovata stilistica ma una semplice e infelice omissione da parte dell’autore. In cambio il  romanzo è fitto, fin troppo,  di personaggi, alcuni insignificanti, che animano situazioni non perfettamente definite. Si ha la netta sensazione che l’autore, ecologista e ambientalista, abbia messo troppa carne al fuoco e non sia riuscito a padroneggiare  del tutto il materiale narrativo lasciando il lettore con troppi interrogativi senza risposta. Faccio mia pertanto l’affermazione di un personaggio che spera in una comprensione futura. “C’è sempre tempo, c’è tanto tempo per capire meglio. Per trovare rimedi”.

Cinzia Marino