< Non stop di  Vasco Rossi (Mondadori)

 

Non Stop di Vasco Rossi e Michele Monina mi è piaciuto meno: un genere di scrittura che personalmente non amo, quasi la sbobinatura di un’intervista, una specie di diario, in più puntate, da dopo il grande concerto di Modena fino alla serie di concerti del Vasco Non Stop Live. Ho apprezzato i pensieri liberi di Vasco, ma l’analisi del suo passato, dei momenti bui e della depressione sono solo accennati.

Si alternano i racconti di Vasco dal linguaggio semplice e diretto alle considerazioni e ragionamenti del co-autore che cerca di tirare le fila del discorso.

Un libro sicuramente apprezzato dai tanti fan per la dettagliata descrizione della preparazione dei concerti. Io l’ho trovato poco coinvolgente e spesso ripetitivo.

cristiana*********@gmail.com

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Un libro didascalico, in cui la voce del giornalista Michele Monina, crea un contraltare ed una visione più approfondita delle parole di Vasco Rossi che sminuzza nelle sue parti più tecniche e più empatiche il suo tour a suo modo, senza fine. Molto bella la descrizione del pathos nelle scelte delle singole canzoni e delle preparazioni della lunga serie di concerti dal primo di San Siro, primo in Italia, a Modena e dei suoi primati, meno coinvolgente e a volte troppo tecniche le descrizioni di preparazioni musicisti e tempi tecnici del concerto stesso.

nicola******@gmail.com

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Se si dicesse ad una fan di Vasco Rossi che questo libro la porterà a dialogare con il suo idolo dietro le quinte dell’ultimo tour da record, probabilmente non tratterrebbe l’emozione, l’idea è davvero efficace. Quando però si ritroverebbe a seguire passo per passo il lavoro di casello di un mobile, l’architettamento di un tour che è uno show, svolta da un team di artigiani d’eccellenza che nemmeno include propriamente Blasco, forse non arriverebbe a sfilarsi il reggiseno diciamo. Allora ci viene un po’ in mente il meccanismo del deus ex machina, del dio meticolosamente calato sul palco questa volta per presentare un enigma, il segreto del suo successo, ma senza scioglierlo, un enigma che Michele Monina è riuscito a stento ad intravedere. Così, quando capiamo che Vasco, dicendo di fare punk, interpreta pezzi rivisti ad hoc per lui da altri che, parlando di sottigliezze, in verità sono hardcore, a malapena scorgiamo il potere di questa divinità che, planata sul palco, incassa l’ennesimo, emozionante successo, sancendo l’immortalità delle sue canzoni.

valeria.ba**********@gmail.com

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Questo libro è una chiacchierata post concerto “Modena Park”. Attraverso il racconto del tour, emerge non solo l’emozione dello stare sul palco e il rapporto con il pubblico, ma anche la preparazione che lo precede, dalla scelta della scaletta alle prove, i musicisti e le emozioni del protagonista. È il Vasco pensiero condensato in 150 pagine sul suo approccio passato e presente alla musica, alle tematiche sociali, alla libertà.

La scrittura evidenzia la doppia mano: la “voce” diretta di Vasco, così come la conosciamo dalle canzoni e interviste, colloquiale, diretta e semplice, anche troppo per un libro; e quella più “letteraria” del coautore M. Monina, che fa da voce narrante tra gli spazi della parola di Vasco.

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Sono un cultore della musica italiana e non ti nascondo di essere cresciuto con la musica di Vasco (un suo concerto in un campo sportivo a Prato la sera prima dell’esame di stato è forse causa del misero 36 ottenuto meritatamente) e “Siamo solo noi” non è solo la canzone ma anche il manifesto della mia adolescenza. Elton John ovviamente non mi era sconosciuto (ho spesso pensato che alcune sue canzoni fossero piccoli miracoli) ma ne conoscevo la biografia molto approssimativamente. Questo libro mi ha fatto scoprire una bellissima persona al di là del lato artistico, soprattutto un uomo onesto. Quanta onestà (e coraggio) ci vuole, per esempio, a confessare non solo gli errori della vita ma anche situazioni imbarazzanti come l’incontinenza alla fine di un concerto! Nell’altro libro una delle cose più oneste è l’ammissione (ma non ce n’era bisogno) del co-autore Michele Monina di essere diventato, nel tempo, accanito fan di Vasco (pag.141). Mi prometto di leggere il suo precedente libro sulla rock star di Zocca, sperando di non trovarci certe bestialità che ho letto in Vasco Non stop. Ne cito alcune: la convinzione che Generale sia (ma per chi?!) considerata adesso una canzone di Rossi e non di De Gregori (pag.119), le imbarazzanti adulazioni culminate (pag.121) da una spocchiosa presunzione di paragonare Vasco alla squadra più forte del mondo che per non umiliare gli avversari sceglie di snobbarli per non infierire ecc.. Viene da chiedersi come l’ufficio stampa dell’artista abbia permesso la pubblicazione di certe cadute di stile, per me, tra l’altro, lesive all’immagine dell’artista anche se, per carità, Vasco questa volta “innocente” non lo è neppure lui! Dispiace (parlando di tour e band) leggere le pagine (112-113) dove si liquida la Steve Rogers Band come un gruppo di “ubriachi o fatti che continuavano a comportarsi come dilettanti allo sbaraglio” come se non fosse stato lui ad “educarli” così perché alla fine faceva comodo alla sua immagine ed ai concerti (o almeno questa è l’impressione che mi deriva da quegli anni). E non dimentichiamo che “un certo” Massimo Riva ci ha rimesso pure la vita in quella “spericolarità”. Che amarezza alla luce del rispetto verso Vasco che la sorella Claudia esprime in un libro, quello si!, sincero ed onesto (“Massimo Riva vive!”) che vorrei davvero facesse parte di questa sfida letteraria 8o almeno che fosse fatto conoscere).

alessandr*********@virgilio.it

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Ho fatto molta fatica a convincermi a proseguire la lettura dopo le prime pagine. Dopo aver cominciato, nessun pregiudizio. Sarà che sono troppo vecchia, ma non mi interessano il “per di dentro”, i problemi della scaletta del concerto, e tutto questo (auto) incensarsi, e l’onestà e i record e ...e... E tutto raccontato a metà come rivelazione e a metà come cosa che... “e beh tu e io lo sappiamo…”. Non lo so e non mi interessa. Autoreferenziale è ancora poco per definirlo. L’ho letto tutto ma non saprei fare un vero resoconto, descrivo, allineandomi, la reazione che mi ha suscitato.

giuliaalb*********@gmail.com

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Premesso che entrambi i libri appartengono a un genere che non rientra nei miei gusti e proprio per questo ho accettato di leggerli. Ho votato il libro di Vasco e Monina perché l’ho sentito sincero, diretto, un diario dove in tempo reale ci si ritrova immersi nel mondo di Vasco Rossi.: tu sei lì con lui e lo ascolti mentre allestisce il suo tour. Non conosco tutte le canzoni di Vasco e questo libro mi ha dato l’opportunità di poter capire le molte tematiche sviluppate nella sua produzione musicale.

cle***@virgilio.it

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Vasco Rossi: una bella chiacchierata tra due amici dove forse l’amico ne sa più di Vasco stesso. La lettura è piacevole, ricordi che riemergono e che finiscono per concentrarsi prima o poi allo stadio di S. Siro. La storia non è lineare, che in sé potrebbe essere anche interessante tuttavia lascia un po’ con l’amaro in bocca, sembra di essere un po’ degli intrusi in questa conversazione privata. non mancano dettagli tecnici che tuttavia sono un po’ più confusionari rispetto all’altro libro.

laura.m*******@liceoagnesi.edu.it

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La tecnica di scrittura, un’alternanza tra la narrazione di Monina e le frasi di Vasco, rende la lettura scorrevole. Il contenuto non mi ha entusiasmato. La parte che ho trovato più interessante è la descrizione dell’approccio scientifico alla costruzione della scaletta dei concerti, la loro evoluzione da un anno all’altro e quella della carriera on stage di un artista, dai piccoli palcoscenici ai grandi stadi. Piuttosto banali, invece, le impressioni di Vasco sul mondo, amplificate in maniera fin troppo plateale da Monina. Rimane poi il dubbio su cosa sia la “disperazione” di cui parlano entrambi sin dall’attacco del libro, come se fosse scontata. Un libro evidentemente progettato per i fan, per gli altri rimane piuttosto anonimo.

paolo.******@santannapisa.it

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Parlare di Vasco Rossi attraverso Vasco Rossi. Vedere l’artista di Zocca dall’interno alimenta la curiosità di conoscere i segreti del suo successo. La sensazione che, invece, resta è quella di una “confessione controllata”, non quindi un outing ma la fotografia di un professionista capace di misurare le parole, attento a non rivelare troppo di se stesso e di limitarsi a narrare con scrupolo le fasi preparatorie dei suoi tour/record. Consolatorio per tutti i fan; talvolta un po’ troppo quando si dice che “Generale” di De Gregori è ormai “unanimamente diventata una canzone di Vasco”.

pbdb****@gmail.com

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Un libro aperto sul vero, onesto e sincero artista, che confessa le sue debolezze, le sue crisi ma con tanto orgoglio anche i suoi grandi successi; traspare in esso il suo grande amore per il pubblico, direi per l’umanità alla quale vuole lenire la disperazione che vede come caratteristica di questo tempo. Infatti ama gli stadi con grandissime folle, che rappresentano meglio proprio l’umanità intera. È un artista che sceglie la qualità nei suoi collaboratori e che lavora, in sintonia con essi, indefessamente per preparare le sue esibizioni: vuole che il suo discorso, il suo pensiero venga esplicitato chiaramente in esse: da qui l’importanza della ’scaletta’ alla quale comincia a pensare dall’anno prima del concerto. L’inserimento delle tematiche sociali nelle sue canzoni lo mette sempre più in consonanza con il suo pubblico, che è quello degli ultimi...

 “Negli ultimi tempi mi guardo intorno e vedo la disperazione della gente... voglio fare qualcosa contro questa disperazione, e la sola cosa che posso fare, che possiamo fare insieme, è cantare, suonare, stare bene”. “anche perché è l’unica cosa che so fare"

È questo il vascopensiero che Vasco Rossi dichiara nell’introduzione della sua autobiografia del periodo della ’ripartenza’ nella quale prevalgono musica e tematiche sociali. Il contesto che ama sono gli stadi con grandissime folle, composte, che seguono le sue esibizioni, in completa sintonia con lui; perché, dice Vasco, “il rock’n’roll lo facciamo poi noi, con le emozioni, l’energia, la carica che proviamo a trasmettere alla gente”.

Nel Vasco NonStop Live 019 il primo brano è La disperazione è già qui, il secondo brano introduce una sofferenza tipica di questo tempo ma che lui stesso ha patito nell’adolescenza, la diversità che porta all’esclusione, Mi si escludeva, canzone scritta anni fa perché gli artisti precorrono i tempi, li anticipano.

“Abbiamo la prima e la seconda canzone, poi dobbiamo scegliere tutte le altre, dicevo. Quindi si parte da un gruppo di canzoni che stanno bene insieme anche per questioni di ritmo, flusso, tonalità................. devono essere messi in ballo determinati sentimenti.... si deve creare un flusso emotivo”. Per questo la scaletta di uno spettacolo è importantissima e per definirla ci si lavora molto a lungo...

La gente si riconosce in questo artista vero, onesto e sincero, e prova un senso di appartenenza e una presa di responsabilità, perché se avvenisse qualcosa di grave nel suo concerto sarebbe un tradimento delle aspettative di chi poi assisterà al concerto, una mancanza di rispetto verso il lavoro di chi quella scaletta l’ha provata per vedere se funzionava e infine l’ha messa in piedi. Ovviamente anche l’organizzazione deve essere incredibile. A Modena nel concerto del 2019 c’erano duecentoventicinquemila spettatori che sentivano il concerto nello stesso modo, sia quelli sotto il palco sia quelli lontani, tutti venuti per festeggiare i 40 anni di carriera di Vasco e tutti che volevano dimostrarsi i migliori…: un miracolo, no, dice Vasco, noi contiamo solo sulla buona volontà delle persone.

La preparazione di una tournee comincia molto tempo prima, quella del 2019, nel 2018: la prima difficoltà per Vasco e i suoi collaboratori è quella di scegliere la prima e l’ultima canzone perché poi il filo viene da solo. Le canzoni di Vasco conservano un’attualità incredibile, una caratteristica questa non comune, può cambiare l’arrangiamento perché i suoni sono più legati all’età della composizione. Si dichiara un visionario che porta avanti dal primo concerto un discorso scritto nelle scalette per questo così rilevanti; le prepara con una grande sintonia con i suoi collaboratori.

Parla poi del suo periodo di depressione nel quale la sua creatività era scomparsa, ma si riprende e arriva la canzone ’Io sono ancora qui’ nella quale canta il male di vivere che condivide con il suo pubblico.

Ormai si è convinto che la sua forma espressiva sono i live: “Ora, capisco che immaginare Vasco fuori dal contesto di uno stadio oggi sia davvero un esercizio di fantasia estrema. Perché lui è quello del Modena Park. Lui è quello dei sei San Siro di fila”.

Esprime poi il suo pensiero sulle droghe: è meglio lasciare aperti i negozi che vendono solo cannabis piuttosto che lasciare la gente in mano agli spacciatori che insieme alla cannabis vendono eroina e altro, convincendo spesso i loro clienti a passare dalla cannabis alle droghe pesanti; inoltre demonizzando la cannabis vince l’alcool.

Tra le località dei suoi concerti considera San Siro la sua casa, fin dal primo concerto lì, Fronte del palco; la seconda volta su quel palco così importante coincide con una presa di posizione precisa da parte di Vasco, che trasformò il suo concerto rock in una dichiarazione pacifista senza precedenti.

Vasco ha battuto molti record: memorabile è quello del 2003 cin 3 San Siro di fila strapieni e il comitato antirumari lo ha perseguitato, la stampa non è ancora favorevole; inquieta la sua posizione sulla droga con la maglietta ’legaIized’. Vasco diventa anno dopo anno sempre più quello dei bagni di folla; si arriverà 4 volte a San siro e Olimpico: non ha pietra di paragone in Italia.

Vasco è infaticabile cantando e correndo per il palco per quasi due ore e mezzo, umile e incoraggiando il suo pubblico, circa sessantamila a San Siro il 1° giugno 2019, Vasco lo saluta con questa frase, ormai diventata d’abitudine «Ce la farete tutti». Ed è in questa data che conquista un altro record con oltre trecentocinquantamila biglietti venduti in una sola città da un singolo artista: un concerto che “segue davvero quell’onda emotiva perfetta, capace di farti sfogare, emozionare, arrabbiare, sorridere, piangere, riflettere, divertire, sperare”. Sperare soprattutto:

“Spinoza diceva che il potere vuole che il popolo sia sempre triste. Io aggiungo che oggi il potere lo vuole anche impaurito, il popolo. Bene, con il nostro spettacolo proviamo, almeno per una sera, a cacciare questa tristezza e questa paura”- Per usare ancora le parole di Vasco.

marialuigi**********@gmail.com

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Ho preferito invece (paradossalmente, perché non è un cantante che seguo a differenza delle canzoni di Mina con cui sono cresciuta) il testo Vasco Non Stop curato da Monina. Da un resoconto degli ultimi due anni di tour di Vasco Rossi esce un concentrato di sue riflessioni dirette, non risposte a domande preconfezionate. Troviamo il ritratto di uomo in qualche modo risolto, che ha vissuto di musica, che si paragona ai grandi della musica e dell’arte. Il testo è diviso in capitoli molto brevi che hanno il nome di TRACK proprio come un cd. In un certo senso il paragone con Mina ci sta, nel non aver inseguito i media, nel non voler apparire ma esserci. Vasco ha sperimentato l’esclusione sociale, ma ha trovato conforto nella musica che l’artista deve usare per anticipare gli altri, con la sua sensibilità che guarda oltre. Parla del “flusso emotivo” che gli fa scegliere le canzoni di un tour, di una ricerca sempre coerente, diventata ancora più profonda dopo la crisi depressiva degli anni tra il 99 e il 2001, al termine della quale ha imparato a difendersi da se stesso, a parlare con una lingua ancora più semplice e diretta per affrontare quel male di vivere che lo accomuna all’uomo moderno. Per fare ciò ha dovuto scegliere degli obiettivi, inventare una nuova idea vincente di musica dal vivo e smettere di essere il principale antagonista di se stesso.

marig*****@gmail.com

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Un libro-intervista, libro-diario, libro-flusso-di-coscienza di genere ibrido, che si legge tutto d’un fiato. Scorre veloce, “track dopo track”, non ricostruendo in modo lineare la carriera di Vasco Rossi, ma cercando piuttosto di fissarne alcuni punti fermi: l’importanza della scaletta, del “flusso emotivo” che lega il cantante al suo (numeroso) pubblico in live, la sincerità dei contenuti, il ruolo chiave del “Quarto stato del rock” per la realizzazione di uno show tanto spettacolare quanto complesso, che trova in San Siro il suo palcoscenico ideale. Un insieme di quadri a tinte brillanti, di schizzi tratteggiati con chiarezza, indubbiamente piacevole per gli appassionati (tra cui sicuramente si annovera anche Michele Monina), che però forse manca un po’ di profondità: alla fine se ne vorrebbe sapere di più.

giuliabj********@gmail.com

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Una prosa ridondante a tratti banalmente retorica caratterizza il racconto a due voci della vita artistico-musicale di Vasco dopo l’evento del MODENA PARK 2017 e che spazia dalla sua carriera alle sue idee sulla vita. La lettura si trascina e unico elemento interessante potrebbe essere la descrizione dell’allestimento di un grande spettacolo, comunque non abbastanza tecnica da soddisfare le curiosità di chi questa tecnica la vorrebbe conoscere.

A causa della spesso divagante voce esterna e della mancanza di una vera e propria narrazione è difficile cogliere lo scopo del libro, probabilmente inteso per i fan.

burgio.b********@gmail.com

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Diciamolo fin dall’inizio: non c’è partita. Carozzi gioca un altro campionato.

L’ottimo Michele Monina riesce però a omaggiare, senza fronzoli, un artista con alle spalle quaranta anni di carriera. Non scrive una biografia, non si limita a strutturare un’intervista, ma crea un “dietro le quinte” di un tour che batte i record mondiali. Monina raccoglie e mette insieme le parole del cantante emiliano che scorrono come un fiume in piena, dalle emozioni a caldo pre e post concerto, al come si generano le sue canzoni fino al punto più duro: la depressione. Vasco è restio, a volte banale, in alcuni punti è ovvio che non è facile raccontare Vasco.

Ma al suo popolo basta.

lorenzo.********@gmail.com

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Sarebbe per contro riduttivo catalogare Non stop, come un semplice diario dell’ultimo tour di Vasco Rossi. Questo perché Michele Monina ci guida attraverso un permesso che permette di sviscerare tutto il vissuto, personale ed artistico, del cantautore modenese, dagli esordi fino al concerto record del Modena Park. Un libro quanto mai attuale, perché parte dalla disperazione dei nostri giorni che Vasco Rossi vuole combattere come sempre a modo suo, smuovendo le anime dei suoi fans. Ecco perché non è stato facile scegliere tra due libri per molti tratti diversi ma accomunati da un tratto comune.

anl***@libero.it

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Il volume di Vasco Rossi e Michele Monina è brutto instant book, che poco o nulla aggiunge a quanto si sa della vita e delle opere di Vasco Rossi. Un noioso zibaldone autocelebrativo, scritto peraltro in modo sciatto. Un libro che non rende giustizia alla produzione di un Autore che ha saputo raccontare la solitudine di diverse generazioni, la vocazione autodistruttiva e nichilista di una gioventù votata a una vita spericolata, ma anche le storie intimiste di anime disorientate. Nel complesso, un libro del tutto trascurabile.

alessand********@yahoo.it

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Io non sono fan di Vasco, mai avrei scelto questa lettura che è stata davvero trascinata... quindi fatico a esprimere un parere,mi troverei a scrivere le mie opinioni su Vasco che non credo rientrino nella consegna ,nè interessino a qualcuno!

fedeal******@gmail.com

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