< Oltre ogni cosa di  Claudio Volpe (Laurana)

Qui di seguito le recensioni di OltreOgniCosa raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Alba e Pietro, Greta e Carlo
2 coppie, 4 vite apparentemente poco connesse fra loro finché un ineluttabile e tragico destino non prende il sopravvento.
Volpe grazie ad una trama fitta riesce a sensibilizzare il lettore a tematiche sociali senza appesantire la narrazione. L’intento dell’ autore non è impartire una lezione di vita, bensì tendere la mano al lettore per accompagnarlo, attraverso una scrittura imparziale, alla riflessione personale dalla quale risulta inevitabile esimersi.
Dedicato ai sostenitori dell’ amore che “ trascende le contingenze, gli intralci esistenziali lungo il cammino" ed è solo per amore "che si affronta la vita anche quando è un calvario".

Lara Rivola

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Gruppo di lettura
di Palmanova “Associazione culturale LiberMente”
coordinato da Maria Renata Sasso
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La storia è decisamente triste e il finale pare già prefigurarsi fin dai primi eventi. Due storie d’amore molto diverse tra loro ma entrambe sviluppatesi dopo grandi difficoltà e bruscamente interrotte dalla tragedia che colpisce le rispettive mogli, in un caso la paralisi irreversibile, nell’altro la morte. Due mariti innamoratissimi e spezzati dalle tragedie, uno dedito ad assistere alle sofferenze della moglie che non potrà dargli il figlio desiderato, l’altro, sconfitto dal dolore, ha rinunciato anche alla potestà della figlia e si è adattato alla mansione di "assistente sessuale per disabili". Queste vite si incrociano. Durante la narrazione emergono tematiche delicate e importanti, dai bisogni sessuali anche per i disabili fino alla dignità del vivere e del morire. Ci sono poi vari riferimenti letterari e poetici, in particolare a Frida Kahlo. La narrazione si presenta lenta, dettagliata, a tratti surreale. La mia personale impressione è che il narratore esterno sia un po’ troppo invasivo e impedisca ai personaggi di esprimersi a pieno. Dopo gli eventi tragici infatti ci sono pochi dubbi o ripensamenti, tanta sofferenza ma tutti paiono seguire un percorso ben delineato, forse troppo, e finalizzato a una conclusione già intuibile. Una storia che fa riflettere e che pone quesiti molto importanti ma che forse meriterebbero un approfondimento maggiore. Sicuramente non c’è spazio per il lieto fine e tutto converge verso una profonda ed inevitabile rassegnazione. Paradossalmente è proprio il personaggio rimasto infermo a mostrare maggior iniziativa, a cercare e soluzioni per abbozzare situazioni ormai compromesse, ad arrampicarsi a piccoli spiragli di vita che timidamente compaiono qua e là ed è un po’ paradossale che sia questo personaggio, che mostra più vivacità, a finire.

Luca Bagnarol

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Una storia dolorosa che, proprio per la sofferenza che contiene, meritava di essere raccontata con maggiore sensibilità. Ho incontrato passaggi grossolani e situazioni improbabili, lunghe e sfiancanti dissertazioni sull’amore incapaci di suscitare emotività. Devo dire poi di aver rilevato una punta di sciatteria (che ci fa Carlo a pagina 68 in ospedale quando Alba si risveglia dal coma?) ed espressioni desuete in un romanzo dove intimità e sessualità vengono trattate con assoluta disinvoltura (pag. 64 “e lui aveva rinunciato al piacere autoindotto” ?!?).

Angela Ripamonti

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Alba è una musicista che al pianoforte sa creare atmosfere magiche, Pietro, suo marito, insegna fisica all’università, vivono un esistenza piena e soddisfacente progettando di avere un figlio.
C’è un mondo d’amore, che va oltre ogni cosa, nell’esistenza di questa coppia. Un amore che lui paragona alla formula della bellezza enunciata da Dirac, talmente forte e viscerale che quello che accade a una delle due componenti continuerà a influenzare l’altra, seppur la vita dovesse separarle per sempre. E infatti la vita li metterà alla prova. Un terribile incidente d’auto cancellerà completamente questo quadro idilliaco; Pietro se la caverà senza conseguenze, Alba ne uscirà con tutto il corpo paralizzato e con il desiderio di morire. Carlo e Greta si conoscono fin da bambini, le loro infanzie sono state complicate da eventi tragici, tuttavia sono cresciuti aiutandosi e sostenendosi a vicenda. Hanno un fortissimo legame fatto di un amore indefinibile che è anche fiducia, amicizia, stima e fratellanza. Quando Greta decide di avere un figlio pensa a Carlo perché ha la certezza che lui sarà il miglior padre del mondo. Lui accetta senza riserve. Anche nel loro caso, la realtà scombinerà i programmi. Le vicende delle due coppie si intrecciano creando una storia originale e sorprendente, capace di trasmettere emozioni molto forti come la disperazione, il senso di impotenza e la sofferenza senza scampo, che tratta con commovente delicatezza il tema dell’eutanasia.
Nonostante le prove, che sembrano troppo dure da sopportare, il libro è una poesia dedicata all’amore, in tutte le sue manifestazioni. La protagonista sente, infine, di aver compreso che il destino è nelle nostre mani. Solo noi, con le nostre scelte, possiamo dare significato alla vita. L’autore è straordinario nel descrivere l’animo dei personaggi, il libro mi è piaciuto moltissimo.

Miria Turcato