< Omicidio al Milano Innovation Center di  Giovanni Azzone (FrancescoBrioschi)

Qui di seguito le recensioni di OmicidioAlMilanoInnovationCenter raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Un vorrei, ma non posso. Scrittura piatta, ripetitiva, ripetitiva, ripetitiva, non coinvolge. La storia risulta avere un obiettivo poco chiaro, cosa si vuole raccontare? parlare della futura tecnologia? è un giallo? fantascienza?
Forzatamente proiettata nel futuro, senza che ce ne sia un reale motivo ai fini della storia. Spesso usati inglesismi evitabili, solo nel tentativo di renderla più moderna, con alcuni dialoghi che richiamano lo stile Simenon in Maigret. Puntualizzare che la cena viene consegnata da un drone è fondamentale? Un po’ ostentato. Troppa tecnologia non necessaria e troppa poco storia.

Samanta R.

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“Innovazione” è la parola chiave del romanzo “Omicidio al Milano Innovation District” scritto dall’accademico Giovanni Azzone. Ma perché proprio “innovazione”? Innanzitutto, l’ambiente presentato è una Milano del 2030, che ormai ha lasciato indietro la pandemia da Coronavirus, e non solo, anche la quotidianità a cui siamo abituati sembra ormai stravolta, almeno per chi vive, studia e lavora presso il Milano Innovation District (o MIND).
MIND sorge nella ex Area EXPO e oggi è una delle zone speciali presenti in Italia, dove ogni aspetto della vita quotidiana è regolato dalla tecnologia, tra cui, potremmo dire, anche la pubblica sicurezza.
È in uno dei palazzi che costituiscono MIND, in particolare nel West Gate 1, che lo staff del Centro di Controllo, presieduto da Giulio Arrigoni, scopre il cadavere di un architetto molto famoso e vincitore di un Pritzker Prize, Paolo Livoni. La morte di un esponente della società così importante crea non pochi problemi al team di Giulio Arrigoni: come è morto? Sicuramente, non può essere morto di vecchiaia, i nuovi strumenti tecnologici sono certi nel sostenere ciò. Si è suicidato o, peggio, si tratta di omicidio? Quel che è certo è che della morte dell’architetto non se ne occupa la polizia, ma lo stesso staff del Centro di Controllo, in base a quanto stabilito dai regolamenti di queste zone speciali.
È la prima volta che il protagonista di un romanzo giallo non è un ufficiale di polizia oppure un detective privato. Questa scelta se, da un lato, è in qualche modo convincente e coerente con lo scopo del romanzo, dall’altro, mi lascia un po’ perplessa, in quanto in molti punti del libro si è visto come l’aver affidato l’investigazione a un privato presenta qualche sconvenienza. Mi è parso, infatti, che l’evoluzione del romanzo, in certi momenti, fosse in qualche modo forzata, necessaria per proseguire la storia. Anche la stesura del romanzo pecca di inesperienza, ma, nella generalità, il romanzo merita di certo un lettura.
Un consiglio che mi sento di dare è quello di dare più spessore ai personaggi, in quanto, a volte, mi è sembrato che la loro personalità fosse un po’ lasciata indietro.
Credo, però, che il vero scopo di questo romanzo sia presentare al lettore una possibilità di ciò che il futuro potrebbe essere: un futuro dove la tecnologia fa da padrona, con tutti i vantaggi e svantaggi che questo cambiamento potrebbe portare. E, da questo punto di vista, il romanzo ha pienamente raggiunto il suo scopo.

Glenda Legnani

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Circolo dei lettori
di Bologna 8 “Gruppo 103”
coordinato da Anna Maria Cappelli
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Ancora Milano in questo giallo di Giovanni Azzone, ma una Milano
collocata in un futuro dove protagonista è una tecnologia sofisticata
e onnipresente. I ruoli e le azioni dei personaggi di questo giallo risultano
secondari rispetto agli indispensabili supporti tecnologici che sembrano
proiettare la vicenda  ben al di là del 2030. Le persone reali presenti nel
racconto sono del tutto dipendenti dalle macchine che hanno in mano
la conduzione del giallo, dalla morte del Grande Architetto alla soluzione
finale. Troppa tecnologia a volte invadente o poco decifrabile per un
giallo che non mi ha convinta né nella trama né nella scrittura.
Bio: N.P.

Anna Mantovani

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Purtroppo in un torneo di questo tipo ci si ritrova a dover decidere chi vince e chi perde, fra due libri che in un altro contesto avrei bocciato entrambi.
Perché ho scelto di far vincere questo, perché le premesse c‘erano, sarebbe interessante vedere cosa potrebbe succedere in un mondo dove la tecnologia ha pervaso tutto, ma purtroppo è troppo poco romanzo per prendere il lettore, troppo schematico, infarcito di cose attuali, mi aspettavo che lo scrittore avrebbe saputo inventare come potrebbero essere in futuro.
L’intento dichiarato dell’autore di farci valutare i rischi della tecnologia applicata massicciamente alla nostra vita, è sicuramente interessante ma mi sembra che sia riuscito solo a farci vedere le cose come le vediamo oggi. Troppo vicino nel tempo per darci un’idea di cosa potrebbe succedere veramente.

Mara Boschi

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Che dire? Ho trovato la scrittura di questo libro talmente brutta che non sono riuscita neppure a finirlo. Piena di luoghi comuni letterariamente parlando, i caratteri dei personaggi tagliati con l’accetta, un profluvio di dialoghi peraltro poco credibili, insomma lo stile di chi proprio non sa scrivere. Un libro di cui si fa tranquillamente a meno, e che fallisce completamente non solo come giallo, ma anche come opera di divulgazione tecnologica (stando a quanto l’autore dice nella postfazione), infatti l’ambientazione nel futuro avrebbe potuto anche risparmiarsela, visto che il futuro descritto è già alle porte e oltre.

Anna Maria Cappelli

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Grandi lettori
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Un esordio incredibile. Un thriller classico inserito in un contesto futuristico che tiene il lettore ancorato saldamente alla storia fino alla fine. Niente digressioni inutili, buone le spiegazioni tecniche ma non noiose, buono l’impianto quasi schematico delle indagini che aiutano anche il lettore più smemorato o distratto a non perdersi nessun dettaglio. Buono il linguaggio, semplice, chiaro, senza fronzoli. A questo punto vogliamo ancora una storia ambientata in questo meraviglioso “MIND”!

Sara Zanferrari