< Questa non è l’Italia di  Alan Friedman (NewtonCompton)

 

Il libro di Alan Friedman ci trasporta nell’Italia del governo gialloverde, una vicenda politica che all’epoca del coronavirus sembra ormai passato remoto: per questo motivo è utile ricordare persone, azioni e proposte che hanno messo a repentaglio la tenuta dei conti pubblici e il rapporto con l’Unione europea. Lo stile è asciutto e giornalistico: resoconti, dati statistici e qualche retroscena, in tutto questo Friedman dà il meglio di sé. Quando invece l’autore indulge ad un po’ di storytelling, l’effetto è goffo (è proprio necessario il parere di Giancarlo Magalli per presentare Mario Draghi?). Un saggio lucido, documentato e allo stesso tempo appassionato: la dichiarazione d’amore di un americano che ama l’Italia più di tanti sedicenti patrioti.

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Il testo di Friedman è più serio e impegnativo. Descrive problemi e retroscena della politica italiana; precisamente si scaglia contro quello che fu il governo giallo-verde, cioè quello formato dai Cinque stelle più la Lega. L’autore è quindi di parte. Denuncia soprattutto la politica aggressiva del leader leghista Salvini, le sue inclinazioni antieuropeiste e anti euro. Critica aspramente la politica economica e il populismo dello stesso e dei suoi alleati, le pseudo-ideologie razziste, xenofobe e anti migranti sulle quali ha fondato le sue manovre politiche e con le quali ha parlato “alla pancia” di molti italiani, sottraendo o nascondendo all’ attenzione del Popolo I reali problemi: quelli economici, come il super-debito che il Paese ha accumulato e per i quali è stato “richiamato” più volte dai centri economici e dai leader dell’Unione Europea.   

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Questa non è l’Italia affronta le problematiche più importanti dell’Italia di oggi e lo fa in modo scientifico, con dati alla mano, andando a scavare nella realtà e ci aiuta così a guardare i fatti per quello che sono, oggettivamente, fuori da eventuali mistificazioni. Ovviamente un lavoro del genere può essere condizionato dalle idee dell’autore, le sue conclusioni sono di parte? Non credo sia importante, quello che conta è che Friedman ci spinge a vedere la realtà da un altro punto di vista e lo fa con un linguaggio scorrevole, usa molti dati che possono annoiare ma credo fosse necessario.

annamaria*********@gmail.com

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Laddove Severgnini modera, Friedman osa, accresce il valore del saggio attraverso l’efficace contributo del pathos. Come un abile drammaturgo, Friedman mette in scena una pièce teatrale degna del miglior naturalismo.

Così, si apre il sipario: l’Italia appare come antieroe alle prese con le consuete patologie che la perseguitano; Friedman, nei panni del più professionale analista, ascolta attentamente e cerca soluzioni da esibire al suo esigente pubblico. Quale miglior colpo di scena: il pubblico altri non è che l’Italia stessa e i suoi cittadini che, in trepida attesa, attendono un lieto fine.

raffaele********@hotmail.com

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Prosa scorrevole e accattivante, affidata a un linguaggio informale e schietto, sebbene gli argomenti trattati siano complessi, come quello dell’immigrazione. Il racconto della cronaca dei fatti degli ultimi anni, rievocati con immediatezza, ci offre numerosi spunti di riflessione e una chiara visione della situazione politica italiana, legata indissolubilmente a quella economica mondiale. Situazione che oggi si presenta ben diversa, dopo la nascita del nuovo governo e alla luce delle recenti emergenze, sanitarie ed economiche che hanno generato qualcosa di nuovo e impensabile. Proprio queste ultime contingenze sembrano rispondere all’interrogativo che Friedman ci suggerisce sin dal titolo del libro. Questa non è l’Italia quasi a sottintendere la domanda: qual è la vera Italia? Interrogativo a cui cerca di dare risposta nel corso della trattazione: è un’Italia che ha bisogno di fermarsi per ripensare alla sua storia, alla sua tradizione democratica e valutare la vitalità della democrazia, ripensare ai valori in cui si riconosce e al suo ruolo di Paese fondatore nell’UE. Gli ultimi anni ci hanno abituato a una politica urlata da protagonisti improbabili che governano il Paese come se fosse una questione personale e che stringono alleanze opportunistiche, personaggi che hanno assunto ruoli di rilievo anche grazie all’uso di messaggi populisti, rilanciati attraverso social e mezzi di comunicazione svariati e che, travisando fatti, propongono opinioni. E, Friedman, ci tiene a sottolineare qual è il compito dei giornalisti, quelli coraggiosi, sempre meno numerosi, che credono nella loro missione: ricordare che i fatti non sono opinioni e che la loro interpretazione non può e non deve essere parziale e soggettiva.  

angela.*******@gmail.com

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Un libro impegnativo, che invita il lettore non solo a riflettere ma quasi a mettersi nei panni di politici, economisti, giornalisti, uomini. Quasi un’inchiesta. Un saggio che analizza e approfondisce meticolosamente ogni dettaglio, numero, particolare di questioni che troppo spesso appaiono semplici e scontate. Un libro che potrebbe spaventare i “non addetti ai lavori”, ma che dimostra quanto complicata e contradditoria sia la macchina dell’economia e della politica, per il fatto stesso che essa è opera di un qualcosa di decisamente più elaborato e oscuro: la mente e l’ambizione umana. Un capitolo che tira l’altro e l’uno abilmente collegato al successivo da finali che in realtà sono incipit. Un racconto dell’Italia vista con gli occhi di un non italiano, ma forse più italiano dell’attuale Italia.

a.vi****@studenti.uniba.it

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Non ho mai amato i titoli né i sottotitoli sensazionalistici nei libri, e Questa non è l’Italia di Alan Friedman mi ha colpita subito in questo senso. L’“incriminato”, in questo caso, era il sottotitolo Storie segrete e verità shock dietro il nuovo volto del nostro Paese. Il libro si è rivelato un saggio politico sugli ultimi cambiamenti avvenuti in Italia e sul suo rapporto con l’Europa e il resto del mondo, scritto con uno stile pungente e diretto, ma con un taglio narrativo che aiuta a non appesantire eccessivamente il contenuto. Un libro che utile per chi è avvezzo in tutto e per tutto alle tematiche politiche e vuole avventurarsi negli ultimi avvenimenti del Governo italiano. 

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Questa non è l’Italia è un libro di contenuti. Precetti semplici disseminati qui e lì nell’analisi ed elencati in una vera ricetta di tredici punti. Alan Friedman pone alla base del suo ragionamento un’inversione di rotta. Una politica fatta di poche strilla e più competenze, capace di programmare senza promettere l’inverosimile. Buonsenso, insomma – anche se sul significato della parola buonsenso, sembrano esserci divergenze di interpretazioni. Questa non è l’Italia è un libro di speranza. Un libro scritto da chi in Italia non c’è nato, ma ha imparato ad amare le sue contraddizioni. E che con ottimismo, volontaristico più che fondato, dice: “Non è più l’Italia del passato, neanche di quello più recente. E, credo e spero, neppure l’Italia di domani”.

marcoc******@gmail.com

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A metà fra l’inchiesta giornalistica e il documentario in stile americano, Questa non è l’Italia racconta ed analizza, in uno stile chiaro ed asciutto, il complesso rapporto dell’Italia con l’UE, soffermandosi, in particolare, sull’operato dei protagonisti del governo Giallo-Verde. Interessanti sono i ritratti delle varie personalità che più hanno influito sulla storia recente del Belpaese e i resoconti di prima mano dell’autore.

Fra dati statistici, critiche pungenti e “ricette” risolutive, quello che maggiormente risalta agli occhi del lettore è l’amore provato da Friedman per l’Italia e quanto il destino del paese gli stia a cuore.

antonell********@hotmail.it

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Traspaiono amore e stima per l’Italia, in questo saggio dedicato a chi “non si riconosce nel nuovo volto del Paese, aggressivo e incivile”. Se nel corpo del libro Friedman disegna un ritratto cinico e spietato della situazione italiana attuale, dal punto di vista economico, politico e sociale, alla fine suggerisce anche vie di uscita. È preciso e diretto, Friedman, e supporta il saggio con dati e numeri, comparando l’Italia con le nazioni europee. Si avverte in modo chiaro la sua avversione al sovranismo, la sua posizione di americano democratico, ma anche la profonda conoscenza dei meccanismi economici e politici internazionali. Assolutamente da leggere. Soprattutto i giovani.

ilari*****@gmail.com

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Questa non è l’Italia ha un tocco inconfondibile. Se non avessi letto il nome dell’autore, l’avrei comunque riconosciuto.

Alan Friedman ancora una volta offre un’analisi profonda della politica degli ultimi giorni. Spolpa gli avvenimenti, li scandaglia e li ricompone sperando di offrire al lettore uno spaccato diverso rispetto a quanto già non sappia.

Ottimo lavoro ma manca la limpidezza del saggio e l’obiettivo largo del critico. Disamina molto acuta ma a mio avviso troppo personale e a tratti emotiva.

flaminia********@gmail.com

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Friedman non rinuncia al suo stile, immagino più per la peculiarità del tema trattato che per pura scelta letteraria. Comunque, una preferenza indovinata che non opprime la lettura, contribuendo a facilitare ai più la comprensione di concetti non sempre alla portata. Il suo modo di “raccontare” incarna una perfetta sintesi della doppia personalità che lo anima: quella dell’inviato straniero e quella dell’italiano medio, sia pure d’adozione. Una disamina lucida e spietata travolge Bannon, l’opportunista che si dà un sacco di arie deciso a violare la quiete secolare di una Certosa per trasformarla in un ricovero-scuola di populisti. E per me, che vivo a una manciata di chilometri da Trisulti, è un’offesa ancor maggiore.

armando*******@libero.it

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Il libro di Friedman è apprezzabile per la chiarezza e la lucidità con cui, da straniero, descrive i fatti accaduti in Italia negli anni recenti, fino all’estate scorsa, descrivendo la crescita del populismo, gli sbandamenti del governo giallo-verde, l’aggressività di Salvini con la sua ossessione per flussi migratori, la impreparazione di Di Maio. Con grande dolore, da straniero che ama il nostro paese, guarda con occhi increduli i passi falsi dei membri del Governo, l’allontanamento e l’isolamento dell’Italia dall’Europa e dal resto del mondo, la sua economia sull’orlo del baratro.  Questa non è l’Italia, dice Friedman, e il libro finisce qui.

I fatti successivi - con le dimissioni di Salvini, l’entrata del PD nel governo, l’avvento delle Sardine e la vincita di Bonaccini delle elezioni in Emilia Romagna – hanno dimostrato che una parte degli Italiani si è risvegliata dalla torba apatia che li teneva soggiogati, esternato il desiderio di un linguaggio meno cattivo ed aggressivo, di una maggior preparazione nell’affrontare la gestione dello Stato e un ritorno al nostro posto in Europa.

L’ Italia di oggi è non più quella descritta nel libro.

E ora sono un’altra cosa ancora, ai tempi del Corona Virus. La realtà supera di gran lunga la fantasia.

ludovic*******@libero.it

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È bello opporre fatti e cifre a chiacchiere intrise di “sentito dire”, paura e chiusura. Questa non è l’Italia potrebbe fornirci quel grano di spirito critico prezioso per affrontare gli arrabbiati, gli impauriti e i disinformati. La situazione politica ed economica italiana è però un tema troppo complesso per essere raccontato da una voce che non osa. Se didattico deve essere, lo sia. Spieghi l’autore tutti i dettagli per favorire la comprensione degli interventi necessari a dare ossigeno alla nostra economia e su come siamo arrivati a questa situazione e non tema di essere accademico. Il consiglio? Modificare la struttura. L’argomento non si presta ad un racconto descrittivo di dati, meglio sarebbe stato utilizzare sotto capitoli con ausilio di grafici e tabelle per non appesantire il testo e il lettore.

sara.t******@allianzbank.it

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Il testo ha il vantaggio di concentrarsi su un arco di tempo specifico e da lì approfondirne i suoi aspetti politici ed economici, seguendo una struttura chiara (perché, dove, quando etc.) che favorisce la comprensione di fenomeni complessi (politiche economiche italiane ed europee, movimenti politici internazionali etc). Per chi (come me) ha difficoltà ad organizzare una visione di insieme, economica e globale, è un testo molto valido.
L’opinione dell’autore è dichiarata e trasparente, cosa che rende la lettura libera dall’attenzione di dover schivare trappole ideologiche; allo stesso tempo fornisce, nel caso non si condividano le stesse opinioni, elementi utili per arricchire o diversificare le proprie.

maya.ma*******@gmail.com

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L’autore con il suo stile accattivante si propone di presentare i fattori sociali, economici e politici che hanno portato l’Italia ad una crisi identitaria. Arriva al cuore delle tendenze del nostro paese per smontarle e restituirle al lettore in maniera chiara. In particolare l’attenzione è posta sulle categorie di sovranismo e populismo. Categorie popolari ma non abbastanza conosciute e indagate in tutti i loro aspetti. Friedman ha una voce tagliente, non lascia scampo a nessuno, e forse proprio grazie a questa voce appassionata, che si prende a cuore la causa italiana, nasce una spinta a voler sapere di più. Nonostante il panorama preoccupante, si accende la speranza. 

elisa.c*******@gmail.com

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Un saggio che ribalta in toto la grammatica del genere. Laddove sarebbe prassi l’esporre una tesi per dare poi un parere, Friedman decide di mostrare subito le proprie chiavi di lettura al fruitore, spiegando i perché solo in seguito. L’autore, forte di un linguaggio diretto tipico degli anglosassoni, non lesina sui giudizi, mettendo letteralmente alla berlina il governo gialloverde. E con "letteralmente alla berlina" si può anche portare alla luce il principale difetto di questo saggio: la sua evidente avversione nei confronti del suddetto esecutivo, bocciato sotto ogni punto di vista, con toni un po’ troppo esagerati; in linea con lo stile autoriale ma comunque rivedibili.

manuel.di*********@virgilio.it

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Dal perimetro della - quanto mai necessaria, sintesi cronachistica - l’opera assume troppo rapidamente i contorni di uno sfogo personale, per quanto condivisibile. Sapiente sintesi dei “Me ne frego!” vecchi e nuovi. Stupisce la sezione introduttiva del libro che attribuisce sin troppa importanza a un Magalli rancoroso per l’ottima riuscita professionale dell’amico d’infanzia Mario Draghi, che come una vecchia comare del Sud Italia davanti al buon acchiappo matrimoniale della vicina di casa si compiace se la coppia risulta sterile: «Sì, è a capo della Bce ma chissà quanto si annoia». L’Autore perde l’occasione giornalistica di domandare se gli interminabili battibecchi con la soubrette Adriana Volpe siano più professionalmente edificanti. I due Autori al ballottaggio sono, in qualche modo, accomunati dalla responsabilità di capire l’autentica genesi dei partiti populisti d’Italia, giungendo entrambi alla conclusione che la matrice complottista autopoietica del popolino scontento è nient’affatto convincente. «Può sembrare una forza che viene dal basso, ma non è così. Calamitare la protesta, canalizzare le energie della base per poi costruire l’infrastruttura virtuale di un partito politico sono sfide complicate, che vanno progettate con cura. Soprattutto vanno finanziate adeguatamente» ammonisce Friedman (pg. 37). Rimane, comunque, un’ottima lettura dall’auspicabile potere apotropaico: conoscere affinché le obiettive verità raccontate non trovino la copia carbone nel nostro futuro. Se tuttavia, l’Autore in questo preciso momento storico di enorme popolarità di Giuseppe Conte non dovesse ricorrere a una sapiente errata corrige, sappia di correre il rischio di apparire l’acido Magalli nei confronti di Draghi: «Un oscuro avvocato di provincia che sale alla ribalta solo grazie al caos generale» così apostrofa Friedman l’attuale presidente del Consiglio dei ministri. Rimane ancora da chiedersi se riscrivendo questo libro oggi il tono rimarrebbe tanto europeista, all’indomani dell’atteggiamento nei confronti dell’Italia da parte di Christine Lagarde, attuale presidente della Bce, che, in un concetto caro alla letteratura sarda, è nient’altro che s’accabadora del rantolo italiano avvilito dal virus asiatico.

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Alternando aneddoti ed episodi a dati economici, Friedman accompagna il lettore in un percorso attraverso gli ultimi anni dell’Italia, focalizzando la sua attenzione su quanto accaduto a partire dal governo gialloverde, vale a dire dalla primavera del 2018.

E’ un libro pieno di amarezza, amarezza per quello che è stato il nostro paese e non è più: la ricostruzione storica degli eventi è finalizzata ad individuare il colpevole, i colpevoli di  un processo irreversibile di allontanamento dagli ideali  di rispetto e accoglienza dell’Italia, ad evidenziare che chi sta governando non è in grado di dare solidità e futuro al nostro paese.

Ne ha per tutti Friedman, in primis per Salvini, massimo responsabile di questo processo di imbarbarimento politico, forte dell’appoggio delle masse e furbo nel portare l’attenzione sui temi a lui più cari, i migranti, la flat tax, l’uscita dall’euro, l’odio verso Bruxelles e la BCE.

Ne ha per l’Avvocato di provincia (Conte), per il Vicepremier che non ha completato gli studi ( Di Maio) e per tutta la cricca della quale

il Capitano (Salvini)  si è circondato  ( Savoini, Savona ,Siri, Bannon).

Trapela puro autoritarismo nell’atteggiamento di Salvini, il politico più pericoloso d’Europa, come viene definito dall’Economist: è un duro e come tutti i duri ama circondarsi di ciambellani fedeli.

Ne esce un quadro desolante e quanto mai reale della nostra classe politica, incapace, incompetente e arrogante: siamo al punto di non ritorno? Forse si, le ricette ci sarebbero, Friedman le elenca in maniera chiara ed efficace, ma non queste persone a governarci.

Ci lascia con un dubbio che è allo stesso tempo una speranza: siamo così sicuri che gli italiani siano questi? siamo davvero diventati così aggressivi, prepotenti e guasconi? Forse no, è la sua e la nostra speranza.

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Come fosse la sceneggiatura di un dramma, F. scrive in maniera immaginifica dell’attuale abbrutimento della politica italiana e, in generale, dell’involuzione culturale della nostra società.

Minute e puntuali le descrizioni delle location, delle caratteristiche psico-fisiche degli “attori”, frequente il ricorso al discorso diretto: tutti elementi che rendono la lettura del saggio avvincente e fruibile… anche ad una neofita!

Mutuando una riflessione dell’Autore (“le sfumature – giornalistiche - sono segno di vitalità della Democrazia”), direi che le nuances della Sua narrazione ne accrescono il valore letterario, neutralizzando l’aridità dei pur necessari tecnicismi.

rosali******@gmail.com

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Si racconta il nostro paese nell’ultimo decennio facendo avanti e indietro come un elastico fra le dita. Indubbia la serietà del lavoro, altresì lo sono i sentimenti di nostalgia e preoccupazione che l’autore non stenta a manifestare, che potrebbero per una teoria dell’esclusione dissuadere alcuni lettori nel terminare il libro, o dall’iniziarlo, soprattutto se si partisse dall’ultima pagina.

martin******@hotmail.com

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Abitualmente non leggo libri di saggistica e pertanto pensavo, a torto, che questi due testi non mi avrebbero interessato. Ho presto dovuto ricredermi perché ambedue i libri sono avvincenti come un romanzo, anche se affrontano temi non facili come il periodo storico attuale e quello che ha portato all’avvento del fascismo.  

Del libro di Bruno Vespa ho apprezzato soprattutto l’analisi del periodo storico che ha portato all’avvento del fascismo, dal quale emerge che, contrariamente a quanto la maggior parte delle persone credono, il fascismo si è fatto strada gradualmente e con il consenso, più che con la forza. Sono meno d’accordo con il non vedere analogie tra gli errori di allora e la situazione politica italiana ed internazionale attuale.  Preferisco comunque il libro di Friedman perché si addentra con ironia nei meandri dell’ingarbugliata situazione politica ed economica attuale, rendendola semplice e comprensibile. In un mare di informazioni contrastanti, spesso urlate e sovrapposte, si apprezza inoltre la capacità di riuscire a rilevare ed analizzare quelli che sono i reali problemi dell’Italia. 

gdech*****@libero.it

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Friedman, con mente lucida e distaccata, ci fornisce una spietata analisi di ciò che è diventato il nostro paese dal punto di vista politico, economico e soprattutto morale. Uno spaccato dell’Italia salviniana nella quale rinascono tutti i vecchi pregiudizi e i cattivi istinti, rimasti a covare sotto la cenere dalla fine dell’epoca fascista, e che Salvini alimenta e sfrutta per i suoi interessi a suon di tweet, di post, di attacchi volgari alle Istituzioni. Il tutto accompagnato da una politica economica sterile e un antieuropeismo pericoloso, condotto con compagni di avventura poco affidabili.

vill****@libero.it

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Il saggio di Alan Friedman è un saggio fulminante; una scrittura puntualissima, incalzante e avvincente che prende il lettore per mano dalla prima all’ultima pagina per mostrare dei problemi molto precisi della nostra situazione repubblicana. Un testo con suggestioni vicine a quelle del saggio Contro le elezioni di Jason Brennan, con cui condivide l’individuazione di un problema politico dilagante in gran parte delle democrazie: la diffusione dei social e la polarizzazione di opinione. Un sistema, basato sulle nostre divisioni, che catalizza l’ascesa politica di personaggi spiazzanti e indegni della pubblica stima. Duecento pagine fiammanti in cui Friedman prospetta problemi e soluzioni di un’Italia fatta a pezzi da eletti e elettori; una presa di posizione aperta contro la politica di Salvini, come del resto di altri arruffapopoli, che, se sottovalutata, rischia di modificare profondamente il nostro assetto democratico e che tuttavia prolifera indisturbata in condizioni di ristagno come quella che viviamo e da cui abbiamo disperatamente bisogno di uscire.   

tommaso*******@gmail.com

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Lettura facile e piacevole di un libro che ci racconta, quasi in tempo reale, quello che ci succede intorno. La prosa informale e ammiccante, l’utilizzo di molti punti esclamativi e di tormentoni pop ne fanno una pubblicazione che appare pensata per essere un best seller per il grande pubblico, si veda per esempio l’uso insistente dell’espressione Belpaese.

Ci si riconosce nei fatti raccontati e fa piacere rileggerli sotto questa lente scanzonata e solidale ma forse non aggiunge molto alle conoscenze di una persona mediamente informata; ho infatti preferito l’altro libro perché mi è parsa una lettura più urgente per i tempi che viviamo.

veronic*******@gmail.com

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Cos’è davvero il populismo? Cosa significa essere sovranisti? E che cos’è l’Italia sovranista? L’Italia governata dal governo gialloverde (Lega e Movimento 5 Stelle)? A queste domande Alan Friedman cerca di rispondere nel suo volume Questa non è l’Italia, libro-inchiesta che parte dalla conclusione del mandato di Mario Draghi a capo della Banca Centrale Europea per un viaggio a ritroso nel Paese governato dall’“avvocato degli italiani” Giuseppe Conte, viaggio che disegna come drammatica scoperta di una terra irriconoscibile, consumata da volgarità e odio, afflitta dalla tragica incompetenza della sua classe dirigente, in guerra permanente con l’Europa, trasformata dalla retorica sovranista nel peggiore dei nemici. L’analisi di Friedman è puntuale, condivisibile, i suoi argomenti sono solidi; ci si rammarica, tuttavia, per la superficialità che l’autore riserva alle responsabilità dell’Unione Europea, ai suoi errori, che se di certo non giustificano le reazioni sovraniste possono in parte contribuire a spiegarle.

paolo.******@gmail.com

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L’Autore fa una sferzante cronaca di quanto accaduto in Italia negli ultimi anni soffermandosi in particolare sulle ragioni dell’ondata populista in Italia e smentendone i suoi “cavalli di battaglia” soprattutto in tema di antieuropeismo e di anti-immigrazione, riducendoli a slogans senza una ragion d’essere, se analizziamo la situazione in modo approfondito. L’A. mostra evidente preoccupazione sulla sorte del Belpaese non credendo – da qui il titolo – che l’Italia sia solo questo (l’incipit del libro è infatti una breve ma intensa biografia di Mario Draghi, un italiano rispettato dai tedeschi, e non è poco). Il libro è un ottimo spunto per capire la nostra situazione, anche e soprattutto in chiave di politica internazionale, perlopiù economica, senza dimenticare l’America, il Paese da cui la ventata di populismo al potere ha avuto inizio.

ste.fr******@gmail.com

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Diretto, schietto, panna senza zucchero, «Questa non è l’Italia», ultimo libro di Alan Friedman, va dritto al sodo ponendo domande e cercando di dare delle risposte ai problemi maggiormente dibattuti della nostra attualità.

Apertamente schierato contro il governo “dai variopinti colori” (giallo verde, giallo rosso) Friedman non fa sconti a nessuno, accusando le politiche populiste, descrivendo i continui cambiamenti, analizzando le criticità che pungono come spine nel fianco e compromettono l’armonia di un paese e della sua bandiera come i tagli delle tele di Fontana.

Dallo stile provocatorio e forte questo libro, scritto con un taglio saggistico/narrativo, seppur apprezzabile per il coraggio delle idee espresse senza compromessi, risulta vittima di una politica in costante cambiamento e, talvolta, il ritornello di un tormentone già sentito.

noemi*****@gmail.com

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Questa non è l’Italia è un saggio scritto con toni narrativi che Friedman scrive per raccontare dei cambiamenti del nostro Pese. Il punto di vista è quello di uno scrupoloso osservatore che con occhio critico cerca di interpretare le più recenti dinamiche politiche e le ripercussioni economiche. L’autore costruisce la sua narrazione attraverso degli interrogativi e lega la sua l’analisi con uno stratagemma stilistico che rende il libro un valido testo divulgativo. Infatti, utilizzando la chiusura di un capitolo come apertura di quello successivo, il lettore è portato in un viaggio attraverso coordinate geopolitiche interconnesse, su questioni che riguardano sia il Belpaese, sia il futuro dell’Europa e le sue interrelazioni con Russia, Cina e Stati Uniti.

giusi.c*******@gmail.com

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Ironico, graffiante racconto degli ultimi recenti anni della vita politica italiana, condotto con un taglio forse fin troppo giornalistico, che lo fa rimanere a volte in superficie, rispetto alle vicende analizzate. Un libro che fotografa un momento della storia italiana, ma che risulta già superato dalla dirompente attualità. Un libro che non "rimane".

frasca******@icloud.com

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È una dichiarazione d’amore per l’Italia il nuovo saggio del giornalista americano Friedman, Questa non è l’Italia (e anche nei confronti di Mario Draghi, visto come deus ex machina e salvatore della patria). Il giornalista ripercorre gli ultimi mesi del governo giallo-verde dalla sua travagliata nascita alla sua crisi. L’autore non nasconde la sua idiosincrasia nei confronti dei populisti nostrani, europei e d’oltremanica, del nazionalismo becero, delle sue derive razziste e xenofobe. Ne esce il ritratto di un Salvini saltimbanco, capace di mimetizzarsi, di parlare alla pancia della gente, facendo leva sugli istinti primordiali, incoerente, mendace, poco preparato, sempre pronto a screditare e a sfidare l’Europa e la Bce, a cercare un nemico comune che funga da catalizzatore dei consensi. Cosa è successo agli italiani? Abbiamo davvero dimenticato la bellezza, l’amore, la solidarietà che hanno sempre distinto il nostro popolo? L’autore però, sembra essere eccessivamente fossilizzato su una visione quasi idilliaca e stereotipata dell’Italia e dell’Europa, senza prefigurare modalità alternative di risoluzione dei conflitti, fornendo a tratti una conoscenza quasi superficiale della sua storia. Un’Europa che negli ultimi anni sembra essere stata più matrigna che madre (vedi questione migranti, Grecia, debito pubblico, le politiche vincolanti e centralizzate della Bce), sempre più lontana dai bisogni dei cittadini.

ily.pel*******@gmail.com

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L’autore con taglio decisamente giornalistico e con un pizzico di voyeurismo lega intrecci politici e declino economico dell’Italia orfana soprattutto della sua identità e depauperata dello spessore di coloro che dovrebbero rappresentarla in campo continentale.

Al pari degli attori che utilizza per il suo siparietto l’autore cerca nel populismo che condanna l’accondiscendenza del pubblico lettore proponendo chiavi di lettura storica e ricette economiche semplicistiche.

Nella sua brevità il testo non manca di tralasciare una realtà che caratterizza lo stivale e che fin dagli anni trenta ne ha condizionato le sorti, si chiama mafia e gode di leggi, economia e politica proprie...

vittorio.*********@gmail.com

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Leggere il saggio di Alan Friedman è come affondare il cucchiaio in un budino all’apparenza invitante. La superficie è elasticamente tesa e ha nel prologo il volto enigmaticamente misurato di Mario Whatever It Takes Draghi. Il fondo è gommoso e ha nelle conclusioni la stessa consistenza di una polenta impazzita. La crisi italiana dell’ultimo decennio, malgrado abbia origini un po’ più sedimentate rispetto all’arco storico considerato, sembra ruotare intorno all’alfa rappresentata da Draghi - fatto che pare autorizzare il gioco pericoloso delle dietrologie sulla domanda “Se il Presidente della BCE non fosse stato italiano, quale sarebbe stato il destino di Roma negli anni della crisi?”- e all’omega incarnata dal sovranista altalenante Matteo Salvini, sbocco finale di una nuova possibile crisi della politica italiana.

eleonoras*********@gmail.com

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Di orientamento del tutto diverso è, invece, il saggio di Friedman, il quale si configura piuttosto come un radicale attacco al più volte citato “populismo”. La figura centrale, il bersaglio polemico del saggio è il “mini Trump” Matteo Salvini, leader del partito leghista, ministro dell’Interno e vicepremier tra il 2018 e il 2019, durante l’esperienza gialloverde. Ed è proprio su quest’ultimo periodo che l’analisi di Friedman si concentra: nel corso del saggio presenta le varie contraddizioni, falsità, moralismi, estremismi che caratterizzano la personalità di Salvini ed altri personaggi a lui legati per vicinanza ideologica (Putin, Trump, ecc.). Un’analisi volta a mettere in luce la paura dell’autore di fronte al possibile crollo dei principi politici e morali che caratterizzano la democrazia liberale, in un periodo in cui l’Italia, preda del populista Salvini, non rammenta più com’era, i valori morali su cui essa poggiava, l’“Italia culla di bellezza e di tolleranza”, di libertà: una non-Italia per l’autore. Un testo che consiglio profondamente ma il giudizio ultimo che possiamo riservare a quest’opera di Friedman non posso che lasciarla alla lucida coscienza dei lettori.

mirkop******@gmail.com

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“Sono estremisti che si esprimono in un vernacolo volgare, un dialetto buffonesco. Nel passato sarebbero stati figure marginali. Ma oggi sono politici di grande successo”. Il salto logico verso l’oggi cupo e incattivito della società italiana è razionalizzato da Friedman con prosa agile, quasi dolente. La lucida analisi studia i meccanismi di propagazione del populismo, ne mette a nudo la contraddizione fra onnipresenza comunicativa e latitanza istituzionale. Le conclusioni non lasciano troppe speranze sulla destinazione finale. A coloro “che non si riconoscono nel nuovo volto del Paese” è dedicato il libro e, idealmente, il compito di immaginare un’Italia diversa.

antonio.********@gmail.com

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Un libro essenziale, scritto con stile asciutto da un Alan Friedman che appare magari eccessivamente schematico, ma che risulta meno scolastico di quello "televisivo".

Vengono evidenziate le motivazioni che hanno portato al rapido successo dei sovranisti e dei populisti, non soltanto in Italia, individuandole principalmente in quelle di natura economica. Valutazione indubbiamente valida, cui mancano però approfondimenti riguardo le ragioni culturali ed etiche che pure hanno inciso sulle scelte di una gran parte degli italiani, e in genere dei sostenitori delle nuove destre, sempre più estreme.

Interessante il focus sui temi dell’immigrazione suffragato da elementi oggettivi (statistiche e dati) che smentiscono e contrastano efficacemente dicerie e fake news sulla presunta invasione di migranti nel nostro Paese.

Netta e decisa la presa di distanza dal governo giallorosso e soprattutto da Salvini.

Poco importa che nel frattempo il governo abbia cambiato colorazione. Il libro, per questo, non perde le caratteristiche di attualità e di interesse.

fbr***@hotmail.com

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Tra i massimi esperti di economia, Alan Friedman narra le incertezze economiche italiane e racconta, tramite un’ampia analisi degli intrecci geopolitici, il modo in cui ciò che succede oltre oceano ha influenza sullo Stivale. L’impressione è quella di partecipare a un colloquio a due, tra se stessi e lo scrittore che con il suo stile discorsivo e diretto non si perde in perbenismi o tecniche di politically correct, puntando piuttosto sulla chiarezza dei concetti sempre supportati da dati analitici e ricerche, sulla realtà dei fatti, anche quelli che non vengono mai raccontati o distorti dalle informazioni flash dei media quotidiani. Una lettura interessante e scorrevole che già dal titolo invita ad una riflessione sul ritorno ai valori della cittadinanza italiana, ormai nascosti sotto la coltre della mala politica e del populismo.

giulia.*******@yahoo.com

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Ripercorre la storia economico politica dalla nomina di Draghi alla BCE fino all’ascesa del governo Salvini. La scrittura è veloce efficace e chiara e rende il libro scorrevole e di facile comprensione anche a chi di politica è digiuno. Si affronta con piglio critico, caustico l’excursus della lega verso derive xenofobe e razziste e si riflette in modo amaro sugli effetti devastanti che la politica sovranista avrebbe potuto avere sull’ Italia e sullo scampato pericolo di vedere uccisa la democrazia.

clarc*****@gmail.com

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Ho trovato il saggio di Alan Friedman molto interessante, intrigante per la disamina economico politica del nostro paese dell’ultimo decennio e dell’ultimo anno e, a tratti anche divertente, nella descrizione di taluni personaggi e situazioni.

Ho gradito anche i collegamenti con le realtà di altri stati e continenti.

Il libro si legge volentieri e velocemente in quanto è scritto molto bene, e con una scrittura accattivante, fresca e moderna.

Trovo inoltre il saggio molto utile in quanto l’autore oltre ad evidenziare le problematiche che impattano sulla nostra economia indica anche delle soluzioni ritenute indispensabili per il risanamento.

Esprimo soltanto una piccola critica all’autore. Pur concordando con quanto scritto, ho trovato l’autore un poco ripetitivo e fazioso nell’esprimere la propria opinione su alcuni personaggi e situazioni. Avrei preferito un taglio più imparziale, quanto meno meno ripetitivo sui giudizi espressi.

raffa*****@yahoo.it

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Nel saggio Questa non è l’Italia di Alan Friedman sono evidenti i pregi e i difetti di un instant-book: gradevolezza della lettura, ma prevalente concentrazione sul presente; vividi ritratti dei protagonisti della vita politica, che però corrono il rischio di essere superati dalle giravolte dell’attualità; dovizia di dati statistici e ricerca di cause storiche per spiegare fenomeni come il populismo, ma prevalenza della nota polemica e della passione politica dell’autore. L’impressione generale è quella di trovarsi di fronte ad un interessante e approfondito dossier giornalistico, destinato ad un pubblico di lettori che cercano in esso conferma delle loro opinioni politiche.


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