< Qui dovevo stare di  Giovanni Dozzini (Fandango)

Qui di seguito le recensioni di QuiDevoStare raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Entrare nella mente di Luca Bregolisse, detto il Brego, imbianchino di quarant’anni non è stato sicuramente facile. Seguirlo nella quotidianità della provincia perugina, a me molto vicina, vederlo attraversare le strade che conosco, guardare gli scorci e usare le parole che posso anche io usare nella mia quotidianità, mi ha sicuramente avvicinata al romanzo. E’ stata una lettura non fatta a cuor leggero, a tratti pesante e riflessiva da far mancare il fiato e che per questo mi ha sorpresa. Mi sorprendo sempre di come poche pagine siano capaci di mettere noi tutti di fronte ad una realtà che fondamentalmente già abbiamo visto, ma che mai riusciremo bene a comprendere; la realtà della paura di ciò che non vediamo uguale a noi e da ciò che non conosciamo, quella stessa paura che ci rende sempre più semplice alzare il dito proprio contro quello, ma soprattutto “colui”, che è diverso.

Eleonora Pupo

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Il tema trattato poteva essere interessante, ma il tipo di scrittura rende davvero difficile la lettura di questo romanzo. Capisco che l’autore volesse simulare un flusso di coscienza, ma risulta complicato e, a mio parere, poco coinvolgente. Inoltre non ho apprezzato l’associazione della moglie con il supermercato (pam Pamela), totalmente irrispettoso e offensivo.

Karen Barbieri

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"Qui devo stare" di Giovanni Dozzini è un romanzo attraente.
Il protagonista della storia è un imbianchino di quarant’anni, che spesso lavora a nero.
"Brego" è il suo soprannome; Luca Bregolisse il suo nome vero, invece.
La sua vita è circondata da donne: sua moglie Pamela, la loro piccola figlia Caterina,
la sorella Marta e sua madre - che è venuta a mancare anni prima per un cancro, ma che
è perennemente presente "in alto a destra nel mio cranio buio sopra il sopracciglio e tra il sopracciglio e la tempia".
La storia è ambientata a Perugia, si svolge tutta in aprile, durante una primavera piuttosto fredda.
Sulla scena insieme a Brego si muovono altri personaggi, in particolare Nabil, il suo unico dipendente, marocchino,
che ha un figlio, Massimino, la cui vicenda è piena di colpi di scena.
L’altra figura importante è quella del Tordo (Claudio Tordorelli) migliore amico del protagonista e anima in pena
che spende i soldi (che non ha) giocando alle macchinette.
Il romanzo, scritto in prima persona, è un flusso di coscienza che travolge in pieno,
il linguaggio è crudo e vero, e il lettore ne è rapito.
I temi trattati sono di estrema attualità: lavoro a nero, violenza di genere, rapporti familiari, politica, populismo.
E’ un testo capace di sorprendere ogni tipo di lettore.

Giulia Eleonora Zeno

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QUI DOVEVO STARE
di Giovanni Dozzini

Il romanzo di Dozzini ha fondamentalmente la struttura di un lungo, tormentato monologo interiore. Luca Bregolisse, detto il Brego, è l’indiscusso protagonista di questo suo percorso umano, sociale e politico. Lo stile di scrittura è quello del flusso di memoria, diretto, istintivo, con considerazioni molto ripetute, per esprimere così le ossessioni del protagonista e, direi, una certa semplicità e rozzezza di idee. L’esistenza di quest’uomo qualunque ci racconta il cambiamento sociale di una tra le regioni più rosse di Italia, l’Umbria, che diventa leghista.
Una lettura “faticosa” per una storia dura, spigolosa e provocatoria.

MASSIMO BRILLO

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Un libro autentico a tratti poetico, ma spudoratamente realistico nel mettere in risalto un paese che cambia ed assapora il diverso ,facendoci riflettere da che parte dobbiamo e vogliamo stare.

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Non mi sono sentita molto coinvolta dal racconto e non mi è piaciuto il modo in cui è scritto

Beatrice Bonini

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Il testo è molto denso e di spessore, ma a tratti faticoso e lento.

Sara Celiberti