< Racconto d'autunno di  Tommaso Landolfi (Adelphi)

 

Racconto d’autunno di Tommaso Landolfi e Se questo è un uomo di Primo Levi sono due opere molto diverse l’una dall’altra: da un lato un sorprendente romanzo dal risvolto gotico, che proietta il lettore in una casa misteriosa popolata da spiriti, donne-fantasma, cani infernali e un taciturno anziano dall’oscuro passato; dall’altro un potente documento storico e umano davanti al quale risulta impossibile non emozionarsi. Nonostante Landolfi riesca a catturare l’attenzione del lettore fino a farlo sentire quasi impossessato dalle pagine del suo romanzo, l’opera di Levi è indimenticabile, ti entra nelle ossa e non se ne va più. È un libro toccante, crudo, intimo e allo stesso tempo ferocemente distaccato. Un resoconto commovente, spaventosamente dettagliato e tecnico di un periodo storico difficile da raccontare. Levi tratta il tema in maniera delicata ma ferma e inequivocabile, senza inserire alcuna parola di odio nei confronti dei nemici, ma solo grande incredulità e stupefatta rassegnazione di fronte alle esperienze vissute. Leggendo questo romanzo è impossibile restare impassibili e non provare pietà e sdegno verso quanto descritto.

matapi******@gmail.com

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C’era una volta un me. Più fiammiferi accende più produce ombre, che non oscurano ma rivelano l’abissale insondabilità dell’uomo. Con certosina dedizione Landolfi traccia nel suo canto autunnale una dettagliatissima mappa di quell’austera dimora che è l’animo umano.
Un insieme di vuoti divisi e connessi da muri che sovente diventano mura , in cui si annidano i sentimenti più infimi che le  fiammelle intermittenti della ragione non fanno mai in tempo a stanare.
Il lessico, ricercato ai limiti dell’iperbolico e del grottesco, sottolinea il vano, eppure rispettabile, tentativo di dominare l’esistenza attraverso la conoscenza, la ricerca, l’esplorazione.
Landolfi traccia percorsi e tratteggia contorni in una narrazione ferma ma mai statica e riesce nell’impresa di instillare nello spettatore non solo compassione per personaggi ai confini della norma sociale, ma anche disinteressata partecipazione.
Facendosi accompagnare nelle sue crepuscolari ispezioni, ci rende testimoni e fautori della realtà di cui si, e  quindi ci, circonda.
Stiamo spalla a spalla senza sentirci, occhi negli occhi senza vederci, come separati da una cortina trasparente fatta di cervello, che dalla solitudine sa cacciare solo alienazione.
Ed ecco che l’unica certezza rimane il selvaggio. Le belve si confermano le sole creature ragionevoli, obbedienti e protettive; il bosco e la pioggia governatori assoluti e a tratti indifferenti, la cui imprevedibile ripetitività però diviene la cornice che assembla e giustifica ogni avvenimento.
L’autore ci conduce così in un mondo all’apparenza privo di azioni che è invece rappresentazione teatrale di un copione minuziosamente studiato tratto da una storia vera, come il suo stile che pare incastonato nelle pagine di un resoconto ottocentesco ma che, se si fanno scorrere le dita sulle lettere, macchia ancora d’inchiostro.
E poi d’un tratto tutto si dissolve, il genio sparisce e ci abbandona nell’ attesa dello scoppio di una guerra che è già passata seminando macerie senza bombe. E che prima o poi tornerà. Come l’autunno.

Non mento. Senza ombra di dubbio metto sul trono l’ombroso Landolfi. Di lauro lo incorono se non altro per avermi lasciato annaspante a vagare pel costone boscoso coperto di scricchiolanti foglie stecchite. Son qui, ovvero lì, al crepuscolo a circoscrivere guardinga quella decadente dimora non ancora crollata popolata di fantasmi: che sono ora i miei.

dipaolon********@gmail.com

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È uno strano romanzo: un po’ favola nera, un po’ racconto gotico; con una atmosfera stregata che cattura e intriga il lettore. La “suspence” è continua e porta il lettore, insieme al protagonista,  ad esplorare  le stanze, i sotterranei e i giardini  del misterioso e labirintico maniero in rovina, dove si svolgono i fatti. La situazione, tenebrosa e vagamente diabolica, ricorda i “racconti del Mistero” di E. A. Poe.
La prosa è molto particolare e ricercata: utilizza termini inconsueti, con uno stile che ricorda i romanzi dell’ottocento. La trama resta continuamente in bilico tra atmosfera onirica e realtà inquietante. La stessa rappresentata nei quadri di Gustave Moreau.
Nella storia d’amore raccontata dalla protagonista femminile emergono episodi di sadismo, masochismo, morbosità patologiche e un vago sentore di incesto.
I personaggi sono ben definiti psicologicamente. I paesaggi ben dettagliati. I luoghi dove si svolgono i fatti vengono descritti minuziosamente nei loro particolari, tanto che al lettore sembra di presenziare agli eventi che si svolgono.
In sostanza si tratta di due macabre storie d’amore che si incrociano, sembrano realizzarsi e invece si spezzano; proiettate verso vite dove si riuniranno in futuro. Forse.

Il mio parere personale: pur riconoscendo l’importanza del libro di Primo Levi, che ho riletto con estreme interesse, mi sono sentita più catturata dal romanzo di Landolfi, proprio per le sue atmosfere misteriose e tenebrose e anche per la prosa inconsueta. Qui chiudo perché il mio PC ha incominciato a fare le bizze. Un cordiale saluto, in attesa di Vostre comunicazioni.

rita.mar********@gmail.com

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I due romanzi [Primo Levi Se questo è un uomo / Tommaso Landolfi - Racconto d’autunno, ndc] hanno in comune solo la data di composizione, vagamente lo sfondo storico e la presenza di un “io narrante”... per il resto non c’è partita: nettamente superiore l’opera di Primo Levi. A fronte, infatti, di una vicenda complessivamente onirica e nel finale addirittura vaneggiante, tratteggiata con un lessico antiquato e difficoltoso e una sintassi spesso involuta (Landolfi), l’opera di Levi è la  testimonianza dolorosa e tragica di un orrore che non sarà cancellato mai più dalla storia umana. In un linguaggio chiaro, lineare ma nello stesso tempo drammatico ed essenziale, Levi ci mostra come si possa reificare un essere umano e togliergli ogni forma di dignità. La cronaca della sua prigionia nel lager polacco (Auschwitz, assurto a “luogo di orrore” per antonomasia) procede inesorabile e dettagliata, ma non per questo fredda e asettica: la commozione aspetta ad ogni pagina. 

d.o***@libero.it

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Un duello impari quello tra il Racconto d’Autunno di Landolfi e Se questo è un uomo di Primo Levi. Da una parte la levità fantastica di una scrittura che sembra cercare la via di una sua personale costruzione, dall’altra l’essenzialità conclusiva dello stile di Primo Levi. Angusto il recinto della definizione di storie di guerra, meglio racconti di perdita. Della madre, degli affetti, della casa, dell’identità. Irrecuperabile in entrambi i casi. Viscerale e sognante il romanzo di Landolfi, testimonianza cruda quella di Levi.

A vincere è il noir di Landolfi, quella sospensione di vita irrisolta che risponde all’incertezza dei tempi che vivo, alla mancanza di soluzioni certe, tempo senza dei e senza risposte. Un tempo d’autunno senza la Madre Estate e con un figlio Inverno arido di frutti e di speranze.

accademiap**********@gmail.com

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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