< Ragazzi di vita di  Pier Paolo Pasolini (Garzanti)

 

Ho trovato entrambi gli autori ostici, poco scorrevoli, lenti. Resta indubbio il valore letterario delle opere ma non credo siano libri che consiglierei. Ho apprezzato molto in Pasolini l’accuratezza delle descrizioni dell’ambiente e l’onestà nel descrivere anche le situazioni più crude.
Il quasi flusso di coscienza di Berto invece non è proprio nelle mie corde. Prediligo opere strutturate in maniera più lineare.

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Leggere Ragazzi di vita e scoprire di compiere un viaggio materico, in cui i sensi si mescolano e quasi si sovrappongono, a formare livelli di vita comunicanti e, al contempo, metaforico, in un universo edenico che viene prima di ogni convenzione o ragionamento; leggere questo romanzo scritto nel 1955 e accorgersi che non ha mai smesso di essere materia viva e pulsante. Siamo negli anni del dopoguerra, in un Italia che si prepara a vivere il suo boom economico, e Pasolini ritrae un mondo di esclusi senza interferire con esso, narrandolo dall’interno e portando in scena un gruppo di ragazzi di borgata. Tra questi, spicca il personaggio di Riccetto. È una storia fatta di periferia; non una Roma di potentati, né di antiche vestigia; ma una città liminale, fatta di margini, di esclusi, prosaica e immorale perché premorale, eppure permeata da un vitalismo irrefrenabile e un po’ ingenuo di cui questi ragazzi, che vivono alla giornata, ignari di quel che verrà, sono il segno più evidente.

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Ragazzi di vita di P.P.Pasolini era da tanto che volevo leggerlo ed è stata una sofferenza. Il dialetto romanesco mi è entrato nella testa e mi ha tenuto saldamente a livello della polvere, le macerie, la miseria la sporcizia e la desolazione. Nessuna bellezza, nessuna tenerezza, avere o non avere come unica differenza.

Preferisco Il male oscuro di G.Berto che mi ha tolto il respiro alla ricerca di un punto. Un parlare ininterrotto e quello che dice è interessante, struggente, divertente e ho creduto a tutto, tranne alla fine, dove mi dicevo, tanto lo so che non è vero, che quel capolavoro tu lo hai terminato.  Bello, una rivelazione.

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Quando una partita non può finire pari, gli sforzi per arrivare ad un vincitore si fanno estremi. Con due sfidanti monumentali quali sono questi due libri, la scelta del preferito è quantomeno ardua. Da una parte Pier Paolo Pasolini, con il suo raccontare rumoroso, pieno di vita, voci, persone e personaggi nel libro Ragazzi di vita. Dall’altra Berto, con il suo flusso di coscienza, una voce sola e solitaria de Il male oscuro. E poi entrambi schietti, senza giustificazione alcuna di fronte a sentimenti umani , anche se non propriamente e sempre  nobili. Nella loro diversità hanno in comune questa verità raccontata nuda, una realtà che può persino turbare nella sua sfrontatezza.

Il narrare la perdita del padre però mi porta ad essere più vicina a scegliere Il male oscuro come mio libro preferito tra i due. Lo sforzo continuo dell’autore nell’analizzare ogni pensiero, sentimento, moto d’animo che questo evento della vita  gli chiede me lo fa sentire più vicino e la lettura diventa una sorta di seduta psicanalitica piacevole, capace di far sorgere domande e analisi personali, che è ciò che in un libro vado cercando in questo periodo.

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Vince Ragazzi di vita. Non avevo mai letto niente di Pasolini. Mi ha colpito il distacco e la lucidità con cui descrive la crudeltà e la violenza che caratterizzano il mondo di questi ragazzi. Per questo motivo sono stata quasi tentata di abbandonare la lettura. Ho trovato particolarmente duro l’episodio durante il quale Piattoletta viene quasi bruciato vivo.

Alla fine ho portato a termine il romanzo, trascinata da queste scorribande in una Roma e in un mondo per me completamente sconosciuti, e che, forse, non sono del tutto scomparsi.

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